20.5.07

L'Anno Scorso A Marienbad (L'Année dernière à Marienbad,1961)
di Alain Resnais

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Provocatorio e corrosivo all'epoca della sua uscita tanto da guadagnarsi gli strali del pubblico e l'ovazione della critica (Leone D'Oro a Venezia), visto oggi L'Anno Scorso a Marienbad è quanto di più superato ci possa essere, simbolo di una direzione che il cinema stava intraprendendo e che non ha avuto seguiti superata dal altri tipi di narrazione per il cinema d'avanguardia.
I dialoghi rarefatti e scollati dalle immagini, il viaggio nella coscienza, la recitazione votata alla fissità, le situazioni non spiegate e i personaggi poco penetrabili, sono fortunatamente rimasti avulsi dal resto della storia del cinema, lasciando il film di Alain Resnais come un documento di ciò che non abbiamo deciso di non far diventare il cinema autoriale.
Fortunatamente la narrazione ha prevalso.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Recensione molto superficiale. "L'anno scorso a Marienbad" è un capolavoro che ha influenzato il film di personalità geniali come David Lynch, David Cronenberg, Peter Greenaway, e tutto quanto di meglio si trovi nel cinema come arte. Cinema come narrazione? E perchè mai? Sarebbe come avere una musica come narrazione. Perchè fare del cinema un testo illustrato? Perchè farne un figlio del teatro piuttosto che un'arte autonoma? Certo io non voglio farne neanche il figlio delle arti figurative, così sono contrario anche all'idea di un cinema per pure immagini. Ci vuole qualcosa di nuovo. Un cinema come musica, sinfonia dello sguardo interiore. E "Marienbad" rende meravigliosamente questo concetto. Se poi c'è chi non ci segue, non abbiamo detto che un certo tipo d'arte debba piacere a tutti.

gparker ha detto...

Sono molto scettico sul fatto che Cronenberg e Greenaway siano figli del cinema di L'Anno Scorso a Marienbad, mentre Lynch ha fatto un discorso talmente personale che alla fine, benchè sempre di cinema non lineare si tratti, non mi sembra di vedere troppe somiglianze.

Il cinema non deve essere narrazione per forza, tuttavia ad oggi il cinema come narrazione è quello che (stando alle produzioni) si è dimostrato più valido.
Il cinema della non narrazione (tipo Eraserhead, per rimanere sul battuto) ha avuto exploit interessanti e anche interessantissimi ma ancora non è in grado di dare vita ad uno stile o un linea produttiva proficua, nemmeno all'interno del cinema più di nicchia.
Sembra che la nono linearità sia confluita più che altro nel video e nella videoarte, lasciando al cinema la narrazione. Poi non ritengo che attenersi alla narrazione sia imitare il teatro. Del resto il teatro non imita i romanzi.