7.1.08

Il Porto Delle Nebbie (Le Quai De Brumes, 1938)
di Marcel Carnè

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Può un film essere considerato grande in virtù di ciò che ha significato e non di come ha resistito al tempo?
Si.
Il Porto Delle Nebbie è l'opera che sta al centro del Realismo Poetico francese, ne costituisce la perfetta incarnazione e, anche se visto oggi perde di forza ed efficacia e risulta a tratti anche un po' ridicolo, la sua importanza non ne può uscire sminuita.
Se Alba Tragica (con la sua voce narrante e la struttura a flashback che pongono enfasi sul concetto di predestinazione) e Il Bandito Della Casbah (con l'introduzione di una figura proto-femme fatale) sono l'anello di congiunzione con il noir che si è poi sviluppato in america, e se il cinema di Renoir del periodo per quanto in linea ha comunque seguito binari propri, Il Porto Delle Nebbie è assolutamente perfetto, è il La Fiamma Del Peccato del Realismo Poetico e dalla sua visione si capiscono molte cose.

Specialmente come la transizione più importante operata da quel movimento (che poi movimento vero e proprio non era) sia stata quella dai rassicuranti interni borghesi ai porti, le balere e le storie disperate di gente disperata che è tale poichè si batte contro il proprio destino (ineluttabile per definizione).
In più la caratteristica formale decisamente più rilevante si capisce essere il fatto che questi film cominciavano quella rivoluzione portata poi avanti dal neorealismo, cioè la ridefinizione del rapporto tra personaggi e paesaggio (urbano o sociale), tra caratteri e scena. Il modo in cui l'ambiente interagisce e influenza la messa in scena (molto spesso in veri esterni), la storia e la percezione delle sensazioni è un elemento impossibile da trascurare.
E se si pensa a come poi il concetto di meteo, di ambiente con le sue temperature, le sue piogge o il suo caldo afoso sia fondamentale nei noir più puri, allora è chiaro che Il Porto Delle Nebbie non può essere giudicato male per i dialoghi scontati (scritti da Prevert), i personaggi cesellati un po' a colpi di accetta e i risvolti di trama immaturi.
E poi c'è Jean Gabin...

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