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26.1.12

HYDRA - The Series


Nelle webserie italiane si nota un curioso doppio movimento: da una parte esiste una spinta verso idee e storie anglosassoni, cioè una fuga da tutte le storie e i luoghi comuni del cinema italiano verso luoghi altrettanto comuni del cinema e della televisione angloamericani. Dall'altra esiste una contemporanea resistenza ad abbracciare in toto quel paradigma. Pochissime sono infatti le webserie o le creazioni originali che, ricalcando un modello straniero, riescano anche ad evitare la ricerca dell'autorialismo blando e di facciata tipico delle peggiori produzioni italiane.


Di fatto è una caratteristica che si riscontra anche nel resto delle creazioni per internet, dai meme, ai fotomontaggi, ai blog, fino all'umorismo. Tutto converge verso un modello statunitense deviando da stili, forme e caratteristiche nazionali per una generica insofferenza.
Nulla di grave, né di mortale, solo un adattamento figlio di una mancanza decennale (quella di una produzione di qualità in generi che siano più popolari e primariamente d'intrattenimento) che si traduce in un mascheramento di idee all'italiana con modelli all'americana. Il risultato è alle volte pregevole, raramente perfettamente mimetico, più spesso fallimentare.

Di questo doppio movimento soffre anche HYDRA - The Series, una webserie arrivata al terzo episodio, caratterizzata da puntata lunghissime (oscillano tra i 15 e i 18 minuti abbondanti), da una trama che gira intorno alla fantascienza distopica (filone del contagio con sospetto di zombismo) e da uno sforzo produttivo encomiabile, non tanto dal punto di vista economico quanto da quello della forza di volontà.
La storia è quella di un futuro prossimo in cui un virus letale ha decimato la popolazione (si parla di 400 milioni di persone sane e 9 miliardi di morti su 16 miliardi totali, il resto sono infetti), tutto raccontato a posteriori. Come si sia arrivati a questa situazione non è chiarissimo (qualche delucidazione la dà il terzo episodio, ma niente di esaustivo), quello che si capisce è che le città non sono più abitate e le persone vagano nelle campagne, prede di altri esseri umani sani. Gli infetti, per il momento, non si vedono.

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