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5.7.12

21 Jump Street (id., 2012)
di Phil Lord e Chris Miller

C'è remake e remake, c'è trasposizione e trasposizione. Soprattutto, quello che in molti sembrano trascurare di questi anni in cui il cinema americano riporta in sala titoli noti, è che molto spesso solo il titolo e la facciata sono un recupero dal passato mentre il contenuto è totalmente inedito. E' il caso di 21 Jump Street che con ancor più ardore di altri film ci tiene a rimarcare metatestualmente la propria originalità. La serie tv originale raccontava di due poliziotti che si infiltrano in una high school come studenti (in virtù di un aspetto giovanile), il film bene o male pure ma con toni e modalità completamente diversi e molto più azzeccati. Lo si capisce già quando, nella scena in cui il superiore gli assegna il compito, egli descrive l'operazione come "...un vecchio programma degli anni '80, una cosa che non andava benissimo ma che adesso vogliono riportare in vita. Pare che non si faccia altro ultimamente".

21 Jump Street gioca quindi moltissimo con il metacinema e la consapevolezza che le cose non siano più come una volta. Prende la generazione Glee e la prende in giro, sovverte gli stereotipi da high school (i nerd al potere) e dà al film un ritmo e un passo che impedirebbero a chiunque di parlare di un remake. 
Per osare tanto ci volevano Micheal Bacall (sceneggiatore già di Scott Pilgrim vs. The World e della chicca dell'anno, Project X) e la coppia Phil Lord, Chris Miller (già registi del capolavoro di demenzialità Piovono Polpette).

Se c'è quindi qualcosa che 21 Jump Street afferma con veemenza è che la copertina non conta niente. Il soggetto è un puro pretesto. Anche le premesse sono ininfluenti. Un film è quello che i suoi autori decidono di farne mentre scrivono e dirigono. Un film è il suo movimento interno, il modo in cui mette in relazione i personaggi, a prescindere da chi questi siano o in cosa siano coinvolti.
Le major possono continuare a voler produrre film con titoli noti, nomi già sentiti e sequel infiniti. Ma questi saranno sempre film banali se c'è gente banale a dirigerli e film interessanti se dietro ci sono autori interessanti. Non sarà certo l'origine del soggetto a condizionarne l'esito.

2 commenti:

Pietro Bianchi ha detto...

Non c'entra niente col film, ma il podcast della radio non lo fai più?


Gabriele Niola ha detto...

c'è stata pausa per il festival di taormina


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