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23.11.12

Il sospetto (Jagten, 2012)
di Thomas Vinteberg

Il fatto che il film di Thomas Vinterberg, regista danese che per l'occasione lavora con il cinema svedese, sembri ricalcare uno dei casi di cronaca italiani più noti di qualche anno fa, non è segno di un'ispirazione ma del fatto che simili eventi sono più frequenti e diffusi di quanto non si creda.
Il sospetto (in originale "La caccia", cosa che ha molto senso essendo i protagonisti tutti cacciatori e vista la scena finale) racconta di un maestro d'asilo accusato di atti osceni prima da una bambina e poi da tutti i suoi compagni. L'accusa infamante è più forte di qualsiasi prova (il giudice lo scagiona perchè il racconto dei bambini è incongruente e pieno di cose impossibili) ma la comunità lo giudica a prescindere, come se contagiati da un pensiero che è più forte di qualsiasi evidenza.

Vinterberg dichiara subito l'innocenza del suo protagonista e si chiede fino a quanto le nostre convinzioni morali siano giuste. Visto da vicino Il sospetto è una presa di posizione sulle facili condanne dei mostri (ed è significativo che sia stata scelta una faccia da villain come quella di Mads Mikkelsen per il ruolo protagonista) ma visto da lontano, considerando anche il resto della filmografia di Vinterberg (diventato famoso più di un decennio fa con Festen) è chiaro che Il sospetto è più che altro un film sui piccoli nuclei e l'aberrante realtà che si viene a creare quando si è costretti a vivere assieme a delle persone. Vale per le famiglie ma anche per i piccoli paesi come in questo caso. Come spesso accadeva anche nei film di Von Trier, gli altri sono violenza e tanto più si passa tempo con le persone tanto più si finisce per infliggere e subire violenza fisica e mentale allo stesso tempo.

Amici che diventano nemici e poi clamorosamente tornano amici ma con il sospetto che nulla sarà più uguale nonostante non si possa abbandonare quel contesto.
Il paesino dove è ambientata la storia è come una famiglia, tutti si conoscono da tempo e nonostante questo (o forse proprio per questo) sembrano non provare pietà l'uno per l'altro.
Certo Vinterberg ha facile campo a guadagnarsi la benevolenza dello spettatore, con il suo personaggio innocente vessato senza sosta dagli altri, spesso e volentieri senza che si veda il volto degli aggressori. Tuttavia se ci si estranea per un momento dalla prospettiva del caso di accuse pedofile e si guarda a Il sospetto come un film sullo schifo dei piccoli centri e delle piccole mentalità, il sapore diventa già più gustoso.

2 commenti:

el señor dionigi ha detto...

considerando anche il tema centrale di festen, c'è da chiedersi cosa hanno fatto da ragazzino al povero vinterberg...

film molto bello comunque, molto solido. se l'ultima stagione cinematografica ha avuto come tema caldo il modo in cui è cambiato il sesso urbano e consapevole negli ultimi anni (con shame come manifesto), sarebbe bello si aprisse ora un analogo filone che investigasse come è cambiato il rapporto con i bambini, visto che anche solo dare un pizzicotto ad un nipotino (non dico un bimbo cicciottello incontrato per strada) è ormai diventato un tabù.


Gabriele Niola ha detto...

Se si aprisse mai un simile filone (assolutamente necessario) saremmo invasi di proteste, trasmissioni, Moige, investigazioni, casi ecc. ecc. Non so cosa sia peggio.


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