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9.1.13

Quello che so sull'amore (Playing for keeps, 2012)
di Gabriele Muccino

PUBBLICATO SU 
Il nuovo film americano di Gabriele Muccino ci arriva sull'onda dell'insuccesso al boxoffice, delle critiche feroci e di diversi articoli che ne hanno cavalcato il disastro, cantandone i mille problemi. Difficile quindi avercela con lui, perdente designato, cane bastonato che cerca riscatto nel paese d'origine.
Quello che so sull'amore è una commedia sentimentale dallo stile americano ma con qualche elemento di complessità all'europea, ovvero con comprimari più drammatici del solito, situazioni più estreme e tristi e decisamente meno umorismo. Non stupisce che non sia andato bene oltreoceano.

E' anche impossibile dire che sia un film riuscito. Il ritmo non ha la forza potente e incalzante che solitamente anima i film di Gabriele Muccino, non ne ha le magistrali caratteristiche tecniche e nemmeno quella sorta di asciutto sentimentalismo che dava potenza a La ricerca della felicità.
Sebbene dietro le disavventure dell'ex giocatore di calcio che ora cerca di riprendersi la moglie intenzionata a sposare un altro e il figlio in cerca di padre, sia comunque possibile leggere l'idea mucciniana della ricerca di un proprio percorso di vita, il guardarsi avanti sperando di trovare un disegno o un ordine che dia senso al presente, lo stesso Quello che so sull'amore risulta un film pieno di grumi e dossi da appianare, come fosse una versione non finita.

Personaggi come quello di Dennis Quaid sembrano irrisolti e non pienamente inseriti nel flusso drammaturgico (troppo centrale per fare quelle poche comparsate sporadiche, troppo marginale per il peso che hanno le sue azioni) e anche le avventure erotiche del protagonista sembrano susseguirsi una dopo l'altra matematicamente come nelle trame peggiori. Si è sempre detto che il problema di Gabriele Muccino fosse l'ostinazione nello scrivere le proprie sceneggiature, vista la discrepanza tra gli spunti e le idee di regia contrapposti a quelle di sceneggiatura, ma qui Robbie Fox fa un lavoro nettamente peggiore.
Sono quindi i momenti più tipici del genere, quelli di sentimentalismo e confronto tra personaggi gli unici a beneficiare da questo approccio ibrido al genere e appaiono più sinceri e sentiti che nelle molte altre commedie a sfondo matrimoniale (se c'è un abito nuziale è a sfondo matrimoniale) che si vedono. Merito anche di un cast di ottimi attori (sebbene commercialmente bolliti) sfruttati, quelli si, con la consueta maestria.

3 commenti:

frankie666 ha detto...

e con estremo orgoglio che oggi posso dire che da quando esiste Muccino io non ho mai visto manco un suo film.

I miei soldi non li avra mai.


Gabriele Niola ha detto...

A parte che l'ignoranza non è mai vanto, semmai una colpa, comunque non fa onore aver sempre criticato senza aver mai saputo cosa.


Flavia ha detto...

Io l'ho trovato inutile ma non orrendo. Si è visto ben di peggio in sala ... Un po' eccessivo il parrucco di Butler, si capisce anche senza che è un figo!


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