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5.6.14

Controra - House of shadows (2014)
di Rossella De Venuto

PUBBLICATO SU 
Un horror che si nutra tanto delle classiche oscurità, cioè del massimo del buio, quanto del sole e quindi del massimo del chiaro. L'idea di partenza è già fortissima e per essere resa plausibile si appoggia ad alcune vere leggende meridionali (come tipico di molto cinema di paura italiano contemporaneo, diciamo dall'arrivo nella scena internazionale di Guillermo Del Toro in poi) inusuali per come ribaltano i luoghi comuni dello spavento.
Le presenze di la Controra si palesano nel momento più caldo della giornata, quando il sole è allo zenith (controra è il nome di quel momento in cui per l'eccessivo caldo non si esce ma si sta chiusi in casa), dunque alcune tra le sequenze più spaventose si svolgono in un eccesso di luminosità cui fa da contrasto l'ombra dei palazzi e delle vie.

Rossella De Venuto è molto brava a giocare su questi contrasti, assieme al direttore della fotografia irlandese Ciaran Tanham, e a trovare un'estetica tutta propria del terrore in pieno giorno. Appoggiandosi ad un canovaccio estremamente canonico per il genere (una donna straniera arriva in un paesino meridionale, aliena fin dalla sua apparenza nordica, non sa nulla, nota tutto ed entra in contatto con ciò che le è stato detto di lasciar perdere) imbastisce una serie di situazioni originali solo per lo spunto folkloristico ma lo stesso per molti versi efficaci nella rincorsa di una paura originale.
Si capisce però ben presto che la Controra non è un film interessato ad andare a fondo nelle implicazioni più scomode, fastidiose e destabilizzanti della paura, ad andare insomma alle radici del terrore umano, è semmai più interessato a sfruttare l'idea di una presenza ultraterrena e la paura dei morti per parlare di qualcosa di terreno.

Sempre come nel cinema di Guillermo Del Toro infatti l'elemento horror/fantastico è uno strumento che Rossella De Venuto utilizza per affrontare in realtà un altro orrore, uno che non ha nulla di ultraterreno e tutto di umano e materiale. Nel caso specifico di parla di una forma malata di familismo e intrighi con la chiesa (l'occasione per la quale la protagonista arriva nel paesino è la canonizzazione di un parente del suo fidanzato).
Proprio questa scelta il film muore lentamente a mano a mano che si avvicina al finale, perde di interesse e spegne progressivamente quel fuoco che lo teneva vivo inizialmente. Tuttavia rimane una sorpresa non da poco per capacità, volontà, idee e sapienza nel metterle in scena.

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...ma sono vivo e non ho più paura! by Gabriele Niola is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 3.0 Unported License.