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29.7.14

Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie (Dawn of the planet of the apes, 2014)
di Matt Reeves

PUBBLICATO SU 
I film seguono strutture fisse, specie quelli americani, e noi conosciamo già quelle strutture, per questo è così facile e così piacevole guardarli, anche quando non sono granchè, perchè sappiamo cosa arriverà e c'è un sottile piacere nella ripetizione di ciò che conosciamo. Per la stessa ragione qualsiasi variazione dalle strutture note è significativa, una mossa dotata di senso in sè e un'indicazione non da poco.
Ecco perchè nel finale di Apes revolution una piccola sterzata rispetto a quanto ci si sarebbe aspettati visti gli eventi molto canonici succedutisi fino a quel momento ha una grande importanza. Gli ideali e la dirittura morale sbandierati dal personaggio più retto in assoluto lungo tutta la storia vengono traditi, senza grande clamore in scena ma con grande sorpresa tra il pubblico. 

Lo scarto è tanto più clamoroso quanto più viene in un film di grande spesa, una saga che costituisce uno dei migliori esempi di blockbuster d'avventura degli ultimi anni. Sia il primo che questo secondo film, nonostante alcuni momenti fiacchi, dimostrano un atteggiamento e una capacità di manipolare generi e strutture del cinema che li collocano ai massimi livelli di godibilità. Il racconto è quello che il cinema d'avventura (sporcato di fantascienza postapocalittica) fa sempre: la riconquista di una forma d'umanità dopo che uno sconvolgimento tecnologico sembra averla spazzata via. Solo che in questo caso a riconquistare l'umanità non sono solo gli uomini ma uomini e scimmie, ognuno a modo proprio nonostante siano in guerra. Come già accadeva con più decisione in Wall-E nel futuro distopico gli uomini sono lo sfondo e non i protagonisti.

A partire dal bellissimo inizio (una scena perfetta perchè attira con un'azione ben diretta e travolgente ma poi stringe lo spettatore in una morsa sentimentale durissima che enfatizza ogni piccolo accenno di suspense o tensione) sono le scimmie la parte empatica del film. Tutti sono in guerra, nessuno ha ragione ma nel film seguiamo solo i sentimenti delle scimmie, loro è l'arco narrativo, loro il mutamento interiore e loro subiscono le conseguenze degli eventi. Gli umani fanno da spalla e va bene così, non sono loro quelli interessanti, chiusi in caratteri molto canonici e privi di contraddizioni, con buoni buonissimi e cattivi cattivissimi. Tra le file delle scimmie digitali invece sta la complessità dei caratteri, quella componente per cui è necessaria buona scrittura e buona recitazione, che qui è tutta in performance capture e, ovviamente con il Cesare di Andy Serkis, raggiunge livelli altissimi.
Sperare in riconoscimenti grandi e importanti per attori che lavorano in un blockbuster d'azione, un popcorn movie e che tra le altre cose lo fanno senza comparire davvero ma attraverso un avatar digitale è fantascienza. Eppure dovremmo riconoscere anche con qualcosa di ufficiale quello che è il più grande mutamento tecnologico del cinema moderno, uno che sta portando (e questo film ne è la prova) anche storie diverse con protagonisti diversi.

4 commenti:

tony ha detto...

Abbastanza d'accordo su tutto. Aggiungerei che m'e' sembrato anche il miglior film di scimmie dai tempi dell'originale (del 68), non che fosse difficile, visti gli altri.

Per quanto riguarda la sterzata dai canoni del blockbuster, va detto che tutti i pianeti vari delle scimmie, belli o brutti, si sono sempre tenuti lontano dall'happy ending forzato.

Credo che anche questo abbia aiutato a forgiare una loro dignita' indipendente rispetto al canone.


Gabriele Niola ha detto...

Scusa il ritardo

È vero che l'happy ending non è caratteristica della saga, tuttavia mi ha stupito che il personaggio buono non tenga fede all'unico principio che identifica egli stesso come granitico fin dall'inizio. In sostanza si potrebbe dire che quella pietra che lo rendeva positivo (non solo avere dei principi positivi e pacifici ma mantenerli saldi al contrario di tutti gli altri) è tradito. Che non è poco secondo me per il cinema americano. Un blockbusterone per la famiglia in cui il personaggio buono non lo è fino in fondo.

Daccordo con l'ultima affermazione


Fabio ha detto...

Visto oggi. Bello, molto superiore al primo film. D'accordo con le tue impressioni... dico solo una cosa: un film in cui tutte le scimmie potrebbero venire confuse visivamente dagli spettatori deve avere un montaggio perfetto per permettere di seguire i personaggi tra i vari stacchi. E questo ce l'ha.
E non ci sono scene d'azione con inquadrature di un microsecondo, che personalmente odio (tipo il delirio degli ultimi 007).


Gabriele Niola ha detto...

confermo e quoto


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