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16.11.14

Words and pictures (id., 2014)
di Fred Schepisi

PUBBLICATO SU 
È destino di Fred Schepisi quello di dirigere piccole chicche. I suoi film non si valutano bene nell'immediato ma nel tempo, invecchiano con una grazia rara e si costruiscono un pubblico negli anni, resistono lasciando emergere un romanticismo gentile che è l'esatto opposto della violenza emotiva spesso cavalcata dal cinema. Sono suoi Roxanne, Un grido nel buio o Genio per amore e ora Words and pictures si inserisce subito nel novero delle sue opere più ispirate. 
Come sempre il canovaccio è dei più semplici: un professore di letteratura disilluso dalla vita, privo di motivazioni e un po' alcolista non se la passa bene ma la sua vita è rischiarata dall'arrivo nella scuola in cui lavora di una professoressa d'arte la cui vita è invece funestata dall'artride reumatoide. Uno è fervente sostenitore della supremazia della parola, l'altra di quella delle immagini e nonostante queste premesse tra il drammatico e il secchione il film è lo stesso molto leggero.

Si può approfondire con umanità quel che il cinema produce industrialmente senz'anima? Questa commedia sentimentale instradata sul più canonico dei percorsi non somiglia a nulla cui dovrebbe somigliare. Ci sono due protagonisti che battagliano fino a stringere un legame sentimentale, c'è una rottura all'inizio del terzo atto che fa temere il peggio e una clamorosa riconciliazione finale (non mi dite che vi ho spoilerato nulla che non si capisca già dalla locandina!), eppure in ogni passaggio Schepisi trova un briciolo di verità.
La trova nell'onestà con la quale quasi da subito il burbero professore che prende di mira la sua collega, pungolandola sulla diatriba Parole/Immagini, dichiara d'essersi innamorato, la trova nel modo in cui riesce a mettere in scena l'arte, sia quella letteraria che quella pittorica (con un briciolo d'inevitabile retorica ma anche ettolitri di ammirazione onesta) e infine la trova nella maniera in cui segue con dignità un percorso obbligato, costringendo il suo protagonista a cadere prima di rialzarsi e la sua protagonista a vivere tormentata dall'elemento melodrammatico per eccellenza: "la malattia".

Inoltre questa volta Schepisi può godere di due attori tra i migliori del momento, fermamente intenzionati a non tirare i remi in barca ma anzi fiduciosi della possibilità di fare di questa storia banale, qualcosa di speciale. Sia Clive Owen che Juliette Binoche sono ottimamente diretti (mai un'esagerazione anche nei momenti in cui sarebbe stato più facile) e regalano alcuni dei loro indugi migliori (specialmente la Binoche che nelle esitazioni si esalta) lavorando nei panni delle persone comuni.
Dovrebbe essere proiettato obbligatoriamente per i molti che in questi anni realizzano film con storie di persone non giovani che non rinunciano a vivere.

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