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20.5.15

Mediterranea (2015)
di Jonas Carpignano

FESTIVAL DI CANNES
SEMAINE DE LA CRITIQUE

C'è di nuovo il problema dell'immigrazione in un film italiano. Argomento fondamentale dell'attualità viene continuamente masticato e digerito dalla nostra produzione cinematografica, dimostrando la salute della seconda e la cocenza del primo, il problema semmai è la difficoltà di avere punti di vista differenti dalla media e l'incapacità di uscire dai soliti stilemi triti e incapaci di dare conto della complessità della situazione.

Mediterranea racconta i fatti di Rosarno partendo alla lontana, partendo dalle origini dei migranti in questione, raccontandone l'Odissea prima e poi le difficoltà di permanenza in loco, donando all'esplosione di violenza finale (che poi è il fatto noto) un background che ne spieghi i termini precisi e ne inquadri la gravità. Tuttavia inquadrarne la gravità è l'ultimo dei compiti di un film sull'argomento, là dove il primo invece dovrebbe essere avere uno sguardo originale, personale e (magari!) significativo sulla questione. Mediterranea non lo ha, guarda i suoi protagonisti africani con la benevolenza dell'abbiente che si interessa alle questioni sociali, li dipinge con i toni più positivi immaginabili e rifiuta di donare loro il beneficio della complessità.

Aprioristicamente schierato da una parte il film non riesce a guardare la questione con l'obiettività necessaria a renderne la complessità, determinato a creare santi malmenati da demoni non spiega nè coinvolge davvero, perchè i protagonisti anche nei loro momenti migliori rimangono stereotipi, visioni idilliache prive di vera umanità. Personaggi così apparterrebbero meglio ad un'opera di pura finzione, magari di genere, meno attaccata alla realtà, invece Mediterranea con la sua macchina a mano e il suo stile di recitazione e di scrittura dei dialoghi è molto vicina al reale.
Così vicino e così lontano il film parla una lingua piena di imprecisioni grammaticali e si fa capire solo da chi ha già deciso cosa pensare prima che inizino i titoli di testa. Chiunque invece si aspetti da quest'opera il lavoro del cinema, ovvero dimostrare che a seconda di come i fatti sono raccontati e mostrati è possibile svelare connessioni, legami e sensazioni che la cronaca non riesce a rendere, rimane deluso.

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