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3.6.15

10 anni fa aprivo questo blog e cambiavo la mia vita. Un post autoreferenziale


Arrivato al decimo anno io questo blog lo volevo chiudere, come molti altri hanno fatto prima di me del resto. Fare un cerchio completo, giungere ad una conclusione epica con la doppia cifra. 
I blog non hanno più senso oggi, non sono quello che sono nati per essere: un formato di pubblicazione adatto al mezzo che li veicola. Ci sono modi molto migliori per scrivere di cinema, parlare di cinema, (s)consigliare film e far girare le idee, e io sono il primo ad usarli. Questo blog sopravvive per la gentilezza di una testata che da diversi anni mi consente di pubblicare qui quel che scrivo per loro. Altrimenti non ce la farei mai. 
Eppure sono talmente affezionato a questo luogo di internet che ho arredato per me da non riuscire a staccarmene, forse anche per una certa identificazione tra quel che mi è accaduto in questi 10 anni e quel che si è visto e detto qui. Senza questo blog non sarei mai riuscito a fare il lavoro che faccio oggi nella maniera in cui lo faccio oggi. Non sarei mai riuscito a conquistare così in fretta un’arroganza personale. Mai. Alle volte penso che questo blog rappresenti la parte migliore di me degli ultimi 10 anni e chiuderlo mi dà l’idea di rinunciarci.

In realtà non sono nemmeno 10 anni esatti, la data del primo post dice 23 maggio ma li retrodatavo. Volevo partire con un archivio dietro le spalle, almeno di una decina di giorni, non volevo sembrare un novellino. Non sapevo nemmeno quanto sarei andato avanti e che ritmo avrei tenuto. Mi dispiaceva chiuderlo con 4 post in croce e allora ne scrissi diversi retrodatati prima di andare online, se avessi chiuso almeno avrei avuto qualcosa per dimostrare che è stato aperto per un certo periodo. Ad oggi i post sono 4955 (una media di 1,3 al giorno che non so come io abbia fatto a tenere) e la data vera in cui nasce questo blog effettivamente non esiste o se esiste io non me la ricordo.

Mi ricordo invece chi eravamo, chi altro aveva un blog di cinema o un blog in assoluto, mi ricordo chi leggevo e cosa pensavo. Mi ricordo che mi pareva incredibile che a gratis si potesse avere un luogo di internet nel quale qualcuno ti leggesse. Mi ricordo che era eccitante l’idea di poterci provare e avere delle chances che dipendevano solo e unicamente da te, che nessuno avrebbe interferito con le tue decisioni senza senso (che tali erano). Che potevi fallire magistralmente battendoti controvento se lo volevi. Tutto questo esiste anche oggi (anzi, oggi più che mai) ma quelli erano i primi anni in cui era possibile. 
Facevo siti cretini per me stesso dal 1996 ma non avevano senso, non avevano contenuti e giustamente nessuno li guardava, con il blog c’era la sensazione che oltre alla possibilità di farlo per la prima volta c’erano anche persone interessate a leggerlo. Poche ma c’erano. Tutte concentrate in quelli più leggibili e migliori ma c’erano. Io addirittura venivo da un altro lavoro! Avevo 24 anni e uscivo da un impiego nel marketing di una grossa società di TLC, ma quando tornavo a casa guardavo film e quando ero lì leggevo blog di cinema. Mi ricordo che quel che i giornali e le testate non dicevano stava sui blog, che i film di cui nessuno parlava erano lì (il cinema asiatico, specie coreano, di quegli anni grazie ai primi timidi download illegali) e che tutto somigliava a quel che è accaduto e sta accadendo negli ultimi anni con il video online: un posto in cui tutto ciò che non viene approvato nelle sedi ufficiali di quella forma di produzione trova sfogo e apprezzamento, dopodiché le sedi ufficiali cominciano a mangiare quei contenuti, normalizzarli e approvarli, cominciare a pagare e stipendiare chi prima faceva gratis.

Ad oggi il linguaggio nato con i blog è la regola per il 50% degli articoli di cinema che leggo, quelli scritti da una parte dei miei coetanei e dalla quasi totalità di quelli più giovani di me. Non lo inventavamo noi di certo, non possiamo prenderci il merito di averlo creato ma di certo ci prenderemo quello di averlo riconosciuto e cavalcato per primi. Quel linguaggio informale, smaliziato, brutale e impermeabile a molte regole giornalistiche è adesso la regola su intere testate (per le quali anche lavoro e con le quali sento un’identificazione di intenti e visione quasi commovente) e com’è logico corrisponde ad una maniera diversa di guardare, percepire e ragionare a tutti i livelli sui film. Una forma diversa che genera un pensiero diverso.

In 10 anni qui ho scritto e detto alcune delle cose peggiori e di cui più mi vergogno in assoluto (per fortuna nel caos generale sono ormai introvabili per chiunque tranne che per me), ho ospitato una rissa tra tossici (storico post di Fuori vena), ho ospitato un’ondata fandom fuori luogo di carampane (post I pirati dei caraibi - La maledizione del forziere fantasma), ho ospitato dei registi che addirittura sono venuti qui a fare polemica, ho criticato i primi esperimenti di cinema in rete ricevendo insulti di autori con cui poi sono diventato amico, grazie a questo blog sono andato ad un incontro di blogger al vaticano (perché mi accettarono con un blog di cinema non l’ho mai capito) e ovviamente con questo blog ho cominciato ad accreditarmi alle proiezioni stampa. Uno dei primissimi tempi alla Sony, a film appena iniziato, l’ufficio stampa mi chiese di uscire e subito fuori la sala mi accusò di averli presi in giro perché nel foglio presenze accanto al mio nome avevo scritto l’indirizzo del blog “Cos’è? Uno scherzo?”. Dagli torto…..

Alla fine come faccio a chiuderlo? Anche se non ha più senso, anche se una delle sue funzioni fondamentali (la discussione e il feedback), si è trasferita quasi interamente sui social network da anni, anche se la sua funzione primaria nella mia vita l’ha esaurita, con quale cuore mi privo di questo luogo?

Ovviamente non lo faccio, cambio il layout solo per renderlo meno vecchio e ridicolo, per cercare di dargli una dignità nella sua terza età e lo lascio qui a pascolare per chissà quanto ancora. Un monumento a qualcosa che non c’è più. 
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