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26.10.15

Propaganda game (id., 2015)
di Alvaro Longoria

SELEZIONE UFFICIALE
FESTA DEL CINEMA DI ROMA
È un misto di tenacia e casualità che ha portato Alvaro Longoria in Corea del Nord. Il documentarista a lungo aveva tentato di andare a filmare nel paese in cui nessuno può filmare, l'ultima dittatura misteriosa del pianeta ma forse in assoluto l'ultimo luogo di cui sappiamo quasi nulla in tutto il mondo. È un uomo spagnolo che ha scelto di vivere e avere una carriera politica in Corea Del Nord il tramite, l'incaricato dei rapporti con l'estero un occidentale che può introdurre Alvaro Longoria e ovviamente seguirlo (come si sa nessuno straniero in visita può girare liberamente per Pyongyang), in una parola fare da ponte non tanto tra lui e la cultura locale ma tra lui e il regime.

Si era preparato bene Longoria prima di andare in Corea e intervistare locali e funzionari, politici e militari, bambini e guide turistiche, ma è anche evidente che è tornato senza risposte chiare e con molto materiale di difficile catalogazione del quale sembra però aver fatto l'uso migliore. Propaganda game è un documentario che racconta non un paese ma lo stato d'animo di uno spettatore curioso che l'ha attraversato e non ha potuto non notare come quello sia il vero terreno di negoziazione della propaganda oggi. Non solo propaganda locale, di regime, ma anche quella occidentale. 
Muovendosi tra ciò che è vero e ciò che è falso, tra quel che si sostiene nel resto del mondo e si spaccia per realtà e ciò che il regime spaccia per vero è difficilissimo dire quanto di quel che a Longoria è stato fatto vedere sia la vera Corea Del Nord. Di certo non è vera nemmeno quella che a noi fanno vedere o raccontano i notiziari, affamati di qualsiasi bufala su Kim Jong-Un.

Alla fine Propaganda game si fa la domanda giusta, che non è come si viva e quale sia la realtà della Corea Del Nord (impossibile saperlo davvero) ma come sia possibile che esista un posto così misterioso e a chi convenga tutto questo? Quali sono le forze in campo, a chi conviene quest'isolamento che si nutre di bugie?
Per lo spettatore Propaganda game è una festa di posti impossibili, interviste al limite del surreale, personaggi realmente plagiati e altri teneramente ignoranti, indottrinati e lasciati a se stessi. Con un villain d'eccezione (lo spagnolo che lavora da ponte), svelato tutto nel finale con grande abilità, e diverse interviste importanti a fare da spina dorsale, questo documentario è il più grande documento sulla maniera in cui funziona al comunicazione mondiale oggi.

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