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9.9.16

Gantz: O (id., 2016)
di Keiichi Sato e Yasushi Kawamura

MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA
FUORI CONCORSO
Di tutto ciò che rende gli anime una forma d’espressione audiovisiva originale e fuori dagli schemi in Gantz: O c’è pochissimo, solo gli stereotipi. Prendendo dai fumetti l’espressionismo delle forme da pinup e la stilizzazione dei movimenti, la versione anime che comprime e lancia i presupposti per fondare una serie animata (di film) sul manga che già è diventato serie tv, perde per strada quella capacità di lavorare sul mistero e sul fascino che è tipica dello storytelling nipponico (ma ne mantiene il peggior difetto: la confusione e la poca capacità di sintesi). Quel che invece trova, o almeno si sforza di trovare, è l’eccitazione. Eccitazione sessuale in primis, ma anche eccitazione d’azione, esaltazione eroica e la consueta epica della coolness.

Lo stile di racconto dozzinale condanna però Gantz: O nel girone degli ignavi. Nonostante un’animazione in CG, che punta al realismo per poi tradirlo con l’esagerazione delle forme, che pare ai massimi livelli possibili (anche quanto ad espressioni facciali non in motion capture), la maniera in cui tratta la parte ambientata ad Osaka della storia originale manca di ogni finezza. Invece di partire da scelte visive per piegare il racconto alla volontà di una mente che sembra concepire gli eventi solo in quanto disegno come tipico degli anime, Gantz: O vuole unicamente eccitare, ma il modello del suo spettatore è il più naive possibile.

Senza il suo creatore originale a scrivere ma con uno sceneggiatore di lungo corso televisivo, il film di Gantz: O è semplicemente improponibile, capace di rendere noiosa anche una lunga lotta violenta e sentimentale tra umani e demoni. Non si chiede ovviamente chissà quale ricerca formale o finezza stilistica, non si chiede nemmeno di innovare, basterebbe solo interpretare a dovere la tradizione nipponica in materia, invece Gantz: O non riesce nemmeno a costruire bene il climax del confronto finale, non riesce ad appassionare al grande showdown o a sorprendere con le morti improvvise. Nemmeno le basi!

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