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19.11.16

Ti Amo Presidente (Southside With You, 2016)
di Richard Tanne

C’è sempre di che stupirsi di fronte alla volontà americana di mettere in scena e raccontare delle storie riguardo il proprio paese con il fine di dar vita ad un mito. Barack Obama è uno degli ultimi grandi miti in questo senso, il mezzo sangue abbandonato dal padre, diventato presidente. Nato povero da padre immigrato ha girato il paese e il mondo, ha lavorato sodo ed è diventato presidente, una storia che già di suo aderisce alla grande epica dello spirito americano e che in Ti Amo Presidente (in originale il titolo è molto più soffuso Southside With You ma comunque vicino alle commedie romantiche) si arricchisce di una patina maggiore di resistenza.

Perché la storia del primo appuntamento tra Michelle e Barack ne contiene un’altra molto più grande. I due lavorano insieme ma non si conoscono bene e passeranno una giornata insieme tra riunioni di quartiere, film (Fa’ la Cosa Giusta di Spike Lee), gelati, sigarette, delusioni, racconti e tentativi di approccio. Sono gli anni ‘90 e Barack lavora in uno studio legale, la politica vera deve arrivare ma è annunciata da un bel discorso che conquista il pubblico e il cuore di Michelle (ritrosa inizialmente perché anch’essa dedita più al lavoro che alle questioni di cuore). Nonostante tutto faccia pensare il contrario, Ti Amo Presidente non è un film d’amore, finge solo di raccontare la nascita di un sentimento, in realtà quel che fa è mostrare un personaggio dall’etica di ferro ma in difficoltà (Michelle, la protagonista, donna e nera nel mondo del lavoro bianco) e un altro che entra nella sua vita mostrandole che esiste un modo per aspirare ad un domani migliore.

Dietro la necessaria, rigorosa ed esagerata adesione dei personaggi ad un’ideale di serietà e abnegazione, dietro il rifiuto di frivolezze vere, si nasconde la granitica presenza del presidente. Dietro la macchina scassata di Barack con un buco al posto dei tappetini (e Michelle lo nota subito con un certo disprezzo) si nasconde la roccia del farsi da sé, della partenza umile. Più in basso ancora però pronto ad emergere grazie ad una visione cinematografica c’è anche il sentirsi cittadini di serie B, il desiderio non di rivalsa ma di un paese migliore. Ed è bello che proprio vedendo un film delicato e rabbioso al tempo stesso come quello di Spike Lee emerga una conversazione illuminante per comprensione e giustizia.

Questa celebrazione della love story del Presidente uscente e della first lady, che in realtà è una maniera di rinnovare l’epica del sogno americano che in realtà è un period movie sugli anni ‘90 tutto resistenza e sentimenti, aveva insomma le carte in regola per scadere nella scemenza biografica, nobilitata dai suoi protagonisti. Invece Richard Tanne, al contrario di Fa’ La Cosa Giusta, non cerca il simbolo della lotta di una categoria umana ma vuole l’elegia della forza della mediazione, del potere della parola (alla fine Barack benché abbia amato il film inganna il suo superiore proprio parlando di questo). E anche Michelle alla fine, nonostante tutta la sua ritrosia e antipatia, sarà conquistata dalla forza gentile di questo leone che si presentava come un agnello.

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