È un peccato che Outlaw King pensi di essere un film d’autore, perché così perde l’occasione di essere un buon film commerciale. Perde tempo cercando un ritmo rallentato, lunghi piani sequenza e una dimensione visiva che lo avvicinino ai grandi esempi recenti di autori alle prese con i grandi spazi medievali, ma in realtà al suo cuore ha la scrittura di Robin Hood Il Principe Dei Ladri (soprattutto la grossolana caratterizzazione delle parti in gioco e i trionfi di melodramma a cui giunge) associata all’impianto naturalista di Braveheart. Potrebbe anzi quasi essere il seguito di Braveheart perché la storia che racconta, quella dei diversi regni di Scozia in guerra con l’Inghilterra, avviene poco dopo quella di William Wallace, apertamente menzionato all’inizio.
Sono passati 20 anni dal film di Mel Gibson, ci sono stati Il Signore Degli Anelli e Il Trono di Spade a ritoccare l’estetica di spade e cavalli, re e regine, evidentemente Outlaw King - Il Re Fuorilegge ne tiene conto per il suo misto di violenza e naturalismo, ma dimentica di ritagliarsi un po’ di personalità. Mckenzie davvero si inventa poco. Divide rigidamente i suoi personaggi in buonissimi e cattivissimi, vuole assegnare colpe e non riesce a fondere l’impresa del re fuorilegge con una storia d’amore in cui Chris Pine è l’anello debole, quello meno capace di andare oltre la propria barba mentre Florence Pugh recita per tutti e due. Tra realtà storica e finzione melodrammatica Outlaw King non trova davvero mai un equilibrio soddisfacente, e a seconda dei momenti esagera da una parte o dell’altra: Il re e la sua donna divisi dalla guerra grida cinema classico, come anche il villain con il complesso del padre così esplicito, invece l’incredibile lunghezza, la composizione delle inquadrature e il montaggio lasco dicono tutt’altro.
A Mackenzie alla fine della fiera sembra interessare più di tutti il lavoro politico sulle truppe e i soldati, i veri eroi da sempre di guerre in cui non c’erano regole. Per il resto davvero ha poco trasporto.
Ad ogni modo l’ironia più grande di Outlaw King - Il Re Fuorilegge è che con i suoi ampi scenari, i droni, le comparse, le vallate e le highlands, le gabbie sugli oceani e i costumi, una volta sarebbe stata l’orgoglio del cinema in sala, la potenza dell’immagine colossale e delle produzioni ambiziose, mentre ora deve ringraziare Netflix se raggiunge un pubblico senza dover andare in deroga a niente di tutto ciò.
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