Non ci sono dubbi che fosse la tenerezza di Fiore il sole verso cui tende La Paranza Dei Bambini, versione per il cinema rivista, aggiustata e cambiata dallo stesso Saviano (con Claudio Giovannesi e Maurizio Braucci) dell’omonimo romanzo. Storia doppiamente finta, inventata da zero già per il libro e poi ancora modificata per il film, che tuttavia fa di tutto per essere vera, che lavora sulla plausibilità estrema, cerca gli ambienti più reali e si concentra tantissimo su facce, corpi e dialetto. Non è accaduto ma poteva accadere e sarebbe andata esattamente così.
Non è il cinema di Matteo Garrone (che il romanzo più noto di Saviano l’aveva piegato come voleva, guardando proprio i fisici delle persone e trovando volti e voci incredibili) ma uno più educato, normalizzato, in cui i protagonisti sono i ragazzini minorenni di una banda che non viene da Scampia ma dai quartieri di Napoli. Sono bravi ragazzi, alcuni hanno facce pulite, altri sembrano quasi un po’ sfigati, non hanno l’aria dei gangster né lo sguardo della disperazione di provincia. Questo è un racconto che parte fuori dal crimine, da famiglie oneste e non da clan malavitosi, e solo ad un certo punto ci entra nel crimine, come parte del proprio intreccio.
Dopo i primi piccoli atti criminali (la tradizione del ceppo di Sant’Antonio) la visione della madre a cui viene estorto il pizzo fa scattare nel protagonista il desiderio di raddrizzare tutto e la sua determinazione lo fa prima armare, poi entrare in contatto con i camorristi e infine,radunato un gruppo di amici, cercare di prendere il potere nel quartiere. L’obiettivo non è sostituirsi ai boddi prima ed estorcere il pizzo ma restaurare il regime mitico di cui tutti gli parlano, quello dei boss di una volta, che tenevano la pace e non chiedevano il pizzo.
Il mito della Camorra buona stimola omicidi e tradimenti nel più pieno stile Gomorra (la serie), di cui Giovannesi ha diretto diversi episodi e di cui sembra aver introiettato diverse dinamiche e soluzioni. La Paranza dei Bambini non ha certo l’ossessione per i luoghi che ha quella serie, i suoi establishing shot clamorosi, non ha il rigore delle inquadrature ma una libertà autoriale che grida cinema, si muove con macchina a mano, fa quello che vuole, devia dalla storia e chiude prima che si chiuda l’intreccio. Tuttavia spesso lo stesso l’impressione è che nonostante tutto ciò l’intreccio criminale rimanga la parte più interessante.
Il film esiste per raccontare la vita sentimentale di minorenni che trovano nel crimine un modo per fare la rivoluzione e cambiare il mondo. La storia d’amore, il desiderio sessuale e tutto quello che perdono quando scelgono di imbracciare le pistole, sono i dettagli verso i quali va lo sforzo del film. Eppure La Paranza Dei Bambini invece che trasformare il genere criminale in cinema d’autore, invece di marginalizzare l’intreccio per mettere in risalto l’umanità, sembra esserne rimasto un po’ vittima. I momenti migliori infatti arrivano quando si comporta da cinema di genere, quando racconta l’ascesa e gli scontri, le fughe e i tradimenti, quando invece (per la maggior parte del tempo) vuole fare un passo in più, adottare altre strade e creare un’altra storia, più intima lascia a desiderare.
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