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16.6.05

Addio Mia Concubina (Bwang Bieji, 1993)
di Chen Kaige

Ho rivisto oggi per la seconda volta Addio Mia Concubina, la prima era stata almeno 2 anni fa e ricordavo veramente poco, solo che mi era piaciuto moltissimo (e non era difficile, amo incredibilmente i melodrammi). Quello che non ricordavo era l'incredibile splendore del film di Chen Kaige, il fatto che entri del vivo delle emozioni già dopo i primi 5 minuti con la scena del taglio del 6° dito, la lunga sequenza dell'addestramento con più di un momento di commozione... Cazzo l'avevo dimenticato, è stato quasi come rivederlo per la prima volta. Che fortuna.
E' la storia di due bambini che frequentano l'accademia dell'Opera di Pechino, che praticamente funziona come l'addestramento dei marine in Full Metal Jacket, i quali ben presto si mettono in luce nei ruoli del Re e della Concubina nel celebre dramma popolare Addio Mia Concubina. Uno dei due già ha delle tendenze omosessuali che con l'addestramento repressivo e l'immedesimazione nel personaggio femminile non possono che sfociare nell'amore per l'altro protagonista, il quale però sposa un prostituta (e ti credo è Gong Li!!) di cui la concubina è chiaramente gelosissimo. Le vicissitudini del paese (invasione giapponese, rivoluzione comunista e rivoluzione culturale) li segneranno ed infine li divideranno fino al tragico finale.
Addio Mia Concubina, ha vinto la palma d'oro nell'edizione del 1993 del festival di Cannes ed a tutt'oggi è l'unico film veramente valido di Chen Kaige (il cinese trapiantato a New York che fa film come gli occidentali).
Kaige è ruffianissimo (e questo me lo ricordavo), cerca la lacrima a tutti i costi e non ha assolutamente paura di ricorrere agli espedienti più bassi per riuscirci, ma questo, che solitamente è un grosso limite oltre che un terribile difetto, in Addio Mia Concubina diventano cifra stilistica che convince, qui si ricrea un atmosfera che era tipica dei melodrammi anni '30 in cui tutto era accettato ed accettabile (morti subitanee, reazioni inconsulte, svenimenti, agnizioni...). E' la magia che si manifesta anche nei film di Almodòvar dove la modernità, l'evoluzione della forma del melodramma sembra non influire più (invece influisce! e come se influisce) e si riescono a fare film "come una volta". Il ruffianissimo Kaige mi compra subito, dalla prima lacrima che scorre sul viso della concubina in erba per il sacrificio del futuro Re, già mi ha dalla sua parte.
L'unica grande pecca del film è che verso tre quarti subisce un momento di stasi, la narrazione della venuta del comunismo e dei germi della rivoluzione culturale procede a rilento e si soffre, ma si risolleva alla grande nel fiammeggiante finale dove finisce il racconto storico e parte l'epica con il confronto a tre, le emozioni che escono incontrollate, il sovvertimento dell'apparente quiete che era sopravvenuta tra le due amanti in lotta per il medesimo uomo e le lacrime scorrono a fiumi.
Ma il film riesce ad andare oltre a tutto ed è una bellissima riflessione (oltre che sul regime comunista, la violenza della rivoluzione e bla bla bla bla...) sull'immortalità dell'arte e la passione e la dedizione di una vita condizionata da questo. I protagonisti, da quando sono piccoli e per tutta la vita, interpretano i medesimi personaggi nella medesima recita, in quello sono i milgiori, sono amati e venerati dal pubblico per la perfezione e la bravura che riescono ad esprimere e così è anche per gli imprenditori e gli stranieri, fino almeno alla rivoluzione culturale, studiano e si esercitano in maniera massacrante, si piegano alla violenza, ai soprusi ed alle privazioni di un'infanzia dolorosa solo per l'arte, e tutto quel dolore e quella sofferenza alla fine paga. Non tanto in termini di fama, ma in termini di risultato, chiunque li veda recitare rimane folgorato, commosso e toccato nel profondo da una rappresentazione che in fondo per i cinesi è un classico visto e rivisto, come per noi le nostre opere classiche. Affascinante.
Impagabili Gong Li (più bella che mai), che tanto si sapeva che una come lei è difficile che torni e soprattutto il grandissimo Leslie Cheung più femminile, più stronza, più vipera della stessa Gong Li, dolce e delicato, leggero ed aggraziato. Bellissimo nei panni della concubina, in ogni momento anche nel tragico finale.
Sono rimasto di nuovo folgorato da questo film.

P.S. Chen Kaige era studente ai tempi della rivoluzione culturale e fu costretto a denunciare il padre che era regista di film dell'Opera. Qualcosa comincia a tornare....





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