26.12.05

La Città Delle Donne (1980)
di Federico Fellini

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Poco dopo Il Casanova di Federico Fellini, il regista riminese torna ad indagare il tema della perduta sessualità e di un nuovo rapporto con le donne. Fonde così sia parte delle istanze del Casanova che parte delle istanze di Amarcord, tracciando un percorso onirico tra le donne della sua vita fino a quelle della modernità.
Un modo autoritario e arrogante di fare i conti con il femminismo e le femmine nel senso più lato possibile. Ma più che i contenuti e gli intenti del regista quel che delude è la programmatica oniricità. Mentre nell'insuperato e insuperabile Otto e mezzo, il regno dell'onirico era perfettamente fuso con il regno del reale, e la comunicazione tra i due avveniva per un continuo e incredibilmente trasparente slittamento dello spettatore, qui il passaggio è netto e dichiarato, il protagonista (il solito Fellini/Mastroianni) si addormenta in treno e sogna, sogna delle sue donne.
E' un classico Fellini ultima maniera, totalmente svincolato dal realismo, autoreferenziale al massimo e narciso.
E come spesso accade nei Fellini ultima maniera il film parte molto dinamico e con l'incedere lentamente si spegne nel ritmo e si accende nelle pretese.





9 commenti:

Valerio ha detto...

certo non è il migliore, siamo già nella fase discendente della sua produzione, però è pur sempre tecnicamente, fellini.

gparker ha detto...

Ma il punto è che alle volte sembra la caricatura di se stesso. Per carità poi è chiaro che stiamo parlando di livelli qualitativi molto alti e di una concezione di cinema talmente forte e arrogante forse da non avere uguali.

Valerio ha detto...

in effetti è cosi. lui amava molto le caricature, amava i pagliacci e li riprendeva, li disegnava, ci si tavestiva pure...credo che il tema dell'autocaricatura sia imponente nella produzione fellinina. qualcosa comunque di non casuale.

gparker ha detto...

Questo non l'avrei mai insinuato.

Non.sense.active ha detto...

Ho appena finito di vedere"La Strada": capolavoro, girovagando su Fellini in google ho trovato il tuo blog. Cercavo "la città delle donne".
Volevo farmi un idea di cosa ne pensano gli altri di questo "delirio edipico", così chiamo la città delle donne.
Non so cosa dice la critica o tutto il resto ma per me è assolutamente strabiliante, dopo il film ho detto: Fellini è un Freudiano di sicuro. Il film ebtra nell'inconscio e nelle rappresentazioni della madre che si fonde con la donna amata e con la donna stessa......passando da un apparente femminismo all'invidia del pene e al suo mito ben raccontato nelle immagini della "villa fallica"......credo che i significati del film non siano facilmente comprensibili dando un' interpretazione fatta paragonando questo film con gli altri suoi capolavori

gparker ha detto...

Secondo me, simbolismi e significati a parte, quello che rimane di La Città Delle Donne è l'impressione di un film che vuole saldare i conti con le donne, l'opera di un uomo maturo che utilizza la metafora del viaggio in un universo unicamente femminile per fare i conti con le donne della sua vita.
Ci sono attacchi al femminismo, ci sono le tipologie di donne amate e quelle odiate, ci sono le madri, le mogli e le amanti, un campionario femminile che vuole dare l'idea al contempo della complessità di quel mondo e anche delle sue caratteristiche fondamentali.
Ma più di tutto quello che regna è il punto di vista di Fellini (Mastroianni) che vaga incessantemente, sempre guidato da una fame sessuale e da una repulsione verso ogni tipo di dominazione.

Anonimo ha detto...

Anch'io lo consideravo un film selvaggiamente manierista, autocompiaciuto, criptico nel suo carattere onirico, ma l'ho rivalutato molto a una recente visione. Secondo me la chiave di lettura del film è il caos, l'impossibilità di afferrare e trasfigurare in senso estetizzante la realtà e l'universo femminile, la propria stanchezza, la propria vecchiaia e il relativo isterilimento dell'ispirazione. In questo senso il film si pone in maniera dialettica e demistificatoria con le opere precedenti dell'autore e in particolare con con quel capolavoro assoluto che è Il Casanova. Di qui quel senso di disagio, di confusione, di disarmonia e di delusione delle aspettative che probabilmente abbiamo provato entrambi. Di qui anche l'esplicita stomachevolezza di alcune sequenze, in cui non interviene più il senso del "bello" proprio dell'autore a sedurre e a suggestionare come di consueto, di qui la caricatura che Mastroianni fa dell'immagine di se stesso in 8 1/2.
Se sei interessato a leggere un mio commento al film, visita il mio blog: http://unborghesepiccolopiccolo.splinder.com/

Francesco Di Benedetto

Anonimo ha detto...

PS
Un altro commento per me molto bello al film, e che io condivido in pieno, lo trovi a questa pagina web di un forum online di cinema: http://forumfilmup.leonardo.it/forum/viewtopic.php?mode=viewtopic&topic=37903&forum=3&start=105

Anonimo ha detto...

certo la critica al femminismo non è delle più velate,ahahah, fantastico il modo di mettere in ridicolo il movimento,attraverso la canzoncina che le donne intonano al congresso con strofe totalmente prive di senso..secondo me uno dei concetti che più risaltano è l'incomunicabilità tra i sessi..