17.3.06

Le Fanciulle Delle Follie (Ziegfeld Girls, 1941)
di Robert Z. Leonard

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Terribilmente noioso, orrendamente banale e insulsamente colmo di personaggio dallo spessore inesistente, mi sono messo a guardare Le Fanciulle Delle Follie consapevole che sarebbe stata una lenta agonia tra un numero di ballo diretto da Busby Berkeley e l'altro.
Un'ora e venti minuti ci sono volute prima di vedere il primo e unico numero veramente degno del nome del grande coreografo, un'ora e venti minuti di indifese ragazze in cerca di successo, un successo effimero che però non riempirà davvero le loro vite. Però ne è valsa la pena. Sarà la suggestione ma in quei momenti mi sembrava migliorasse anche la qualità della fotografia, ma con tutta probabilità saranno stati dei giochi di colori fatti da Berkeley a fara pparire tutto più luminoso e contrastato.
Prima che Michael Powell rompesse ogni regola e con la lunga sequenza del ballo in Scarpette Rosse, determinasse un nuovo standard nel modo di riprendere un balletto, Berkeley era il dio in terra delle coreografie. E questo titolo se lo meritava non solo per lo sfarzo degli allestimenti (una cosa tipicamente MGM) e dei costumi, ma soprattutto per l'infinita quantità di idee che riusciva a mettere in campo e la grande espressività del tutto.
I balli di Berkeley sono una vera e propria rottura nella trama e costruiscono un universo a sè, il film potrebbe non esistere (ed in questo caso sarebbe stato un bene) e i balletti non cambierebbero di una virgola.
Anche in questo musical c'è Edward Everett Horton. Credo si tratti dell'unico caratterista da commedia musicale che non ha (quasi) mai cantato.





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