7.12.06

La Classe Operaia Va In Paradiso (1971)
di Elio Petri

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A tenere in piedi il film, diciamolo subito, c'è Volontè. Volto carismatico, eccentrico, smisurato e decisamente "esagerato" in ogni forma. Se non fosse per la sua prestazione nettamente sopra le righe, per l'interesse che riesce a suscitare e il magnetismo che genera la sua sola presenza in campo difficilmente a mio parere il film sarebbe ricordato.
Si perchè Petri mette in scena l'ennesimo scontro con la realtà delle necessità, delle idee e del modus operandi dei gruppi rivoluzionari (in questo caso studenteschi), i contrasti con i sindacati per non dire con "i padroni", l'invadenza, la stupidità e la dannosità di tutto questo su persone che in fondo vivono solo male e a cui importa molto poco della rivoluzione.
Temi già sentiti e svolgimenti già visti.
Ma Petri ha la ragionevolezza di aver capito di poter puntare tutto sul personaggio e sulla caratura di Gian Maria Volontè. Telecamera appiccicata alla faccia, sudore e malore continuo. Un viaggio che dovrebbe essere dentro l'alienazione dell'operaio, vessato su ogni fronte, alienato dalla vita stessa (non più solo da lavoro) ma che diventa un viaggio dentro il lavoro di Volontè, in grado di mostrarsi magnificamente, ma purtroppo in maniera fine a se stessa.

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