19.4.08

Marathon (id., 2002)
di Amir Naderi

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Al terzo tentativo Amir Naderi centra l'obiettivo. Con l'ultimo capitolo della trilogia su Manhattan riesce infatti finalmente a fare un discorso coerente e convincente che metta in scena un concetto solido di metropoli.

Marathon è la storia di una ragazza che come ogni anno cerca in una giornata di risolvere quante più parole crociate è possibile. In 24 ore deve battere il suo record precedente di 77. Per fare questo gira per la città e specialmente in metropolitana, poichè solo nel caos riesce a concentrarsi.

Con grandissima abilità Naderi utilizza l'espediente di trama per mostrare la città finalmente in maniera valida. Di tanto in tanto suggerisce personaggi, mostra emozioni e porzioni di trama, ma rimane sempre molto concentrato sulla protagonista e soprattutto sui rumori.
Marathon è infatti tutto focalizzato sui rumori della città, legge Manhattan a partire dall'inquinamento acustico e ne fa stavolta un ritratto intrigante.

Mentre apprendiamo da alcuni messaggi lasciati in segreteria telefonica che molta della spinta a fare la maratona viene dalla madre della protagonista, la quale già ne aveva compiute in gioventù (con un record migliore della figlia), Naderi scende sempre più in basso nell'abisso dell'anonimizzazione data dal caos.
La protagonista, che nel caos dice di trovare la concentrazione, verso la fine sembra impazzire, perde la concentrazione e non riesce ad andare avanti, si chiude in casa e ricrea artificialmente il rumore della città ma non serve.

Girato in un bianco e nero violento Marathon è ufficialmente complesso, non cerca molto una trama ma la suggerisce e nega soprattutto l'intreccio. In più riesce a trovare un finale degno di questo nome che, a fronte di tanto mettere in primo piano Manhattan, risolleva la personalità della protagonista.

2 commenti:

Christian ha detto...

A me francamente non era piaciuto per nulla, non era riuscito minimamente a suscitare il mio interesse per le vicende sullo schermo e per quello che facevano i personaggi. Mah! Tanto ho amato il Naderi iraniano, tanto ho trovato insulso quello americano...

gparker ha detto...

Invece a me era sembrato che finalmente la sua tanto desiderata riflessione su Manhattan arrivasse ad un punto concreto, mi era sembrato che dopo esperimenti francamente molto terra terra approdasse a qualcosa di forte e di cinematograficamente alto per come unisca grande uso tecnico e grandi idee...