18.4.08

A,B,C... Manhattan (id., 1997)
di Amir Naderi

Share |

Il secondo capitolo della trilogia su Manhattan di Amir Naderi è decisamente il più debole. Tutto centrato sulla storia di un appartamento e delle persone che lo abitano parla della diversa umanità che vive prospera e può esistere unicamente nella metropoli.
Ci sono una coppia che si scopre poi essere formata da due fratelli, un'altra fatta da due lesbiche e un bambino di mezzo. In più il solito vivere alla giornata, non riuscire a trovare i soldi e i modi per andare avanti.

Naderi continua a raccontare la Manhattan artistoide giovanile dal punto di vista più precario, senza mai scegliere come protagonisti dei veri poveri o dei veri outcast, ma sempre personaggio apparentemente integrati che tuttavia sembrano non riuscire a sopravvivere nella metropoli.

C'è sempre qualcosa di perduto che non si trova, c'è sempre un vagare nervoso per le vie della città e per gli appartamenti in cerca di un oggetto, di una stanza o di una persona. Sempre di più Naderi dà l'idea che per lui la metropoli (o anche solo Manhattan) sia il luogo in cui le cose si perdano, il caos per eccellenza che impedisce di vivere praticamente nascondendo gli oggetti o le persone.
Eppure i suoi personaggi non sono il massimo della credibilità e gli espedienti con i quali cerca di renderli umani (l'agnizione a sorpresa di un amore lesbico o la decisione di affidare il proprio figlio a qualcun'altro) suonano stonati.
Rimane però l'indubbia abilità e la lodevole volontà di compiere un racconto programmaticamente complesso attraverso una narrazione pseudo lineare.

0 commenti: