31.8.08

Barbarossa (Akahige, 1965)
di Akira Kurosawa

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Barbarossa per molti versi sembra più un film di Welles che di Akira Kurosawa (e comunque i due autori non sono mai stati eccessivamente lontani), anche lo stesso Toshiro Mifune con il suo fare imponente e autoritario e il barbone ricorda il panzuto omone.
E' un film titanico che dura 3 ore e che racconta procedendo quasi per episodi autoconclusivi l'ennesima odissea kurosawiana di un medico nel mondo dei bassifondi, della dignità nella povertà e dell'infamia dell'indigenza.

Questa volta ad accompagnare il medico baldanzoso ma alle prime armi c'è però una figura autoritaria e deistica (ecco Welles) positiva, il Barbarossa del titolo, dottore/padrone di un grande ambulatorio per poveri, gestito con una specie di dittatura illuminata.
Barbarossa è terribile e inflessibile ma anche caritatevole. E' colmo di principi morali ma è pronto a contraddirli in un attimo, non ammette repliche ma sa vedere oltre le apparenze. E' pronto a spaccare le ossa di un gruppo di sgherri che vogliono impedirgli di curare una donna ma poi si premunisce di curarli tutti (questa dicotomia non risolta fa pensare che difficilmente Coppola (noto amante di Kurosawa) non abbia visto questo film).

Ma oltre ai grandissimi personaggi c'è soprattutto il solito stile libero del maestro giapponese fatto di una messa in scena di un rigore e una perfezione unici (o forse si dovrebbe semplicemente dire "giapponesi"), di carrelli secchi e precisi e di una composizione delle inquadrature che coniuga come poche volte estetica e funzionalità ma anche di incredibili variazioni espressive e metaforiche.
Kurosawa fa le regole e le rompe. E ogni rottura è una meraviglia! Basta pensare alla scena in cui il giovane medico vede per la prima volta la ninfomane assassina: girata quasi tutta in unico piano sequenza e quasi tutta senza parole. Kurosawa non fa scelte funzionali ma estetiche, non fa parlare i personaggi e non si vergogna di fare un uso espressionista delle luci, eppure simili scelte non si troveranno più in tutto il film.
Oppure si pensi anche alla scelta di illuminare con dei piccoli fari gli occhi della bambina semi-autistica per le sevizie ricevute (che ricorda gli occhiali dell'assassino in Anatomia di Un Rapimento).

Impossibile infine non sottolineare alcune curiosità.
Dopo circa 15 film in 17 anni insieme Barbarossa segna la fine del sodalizio Mifune/Kurosawa, il tramonto della carriera per il primo e l'inizio di una fase più "dilatata" e colma di insuccessi commerciali (ma comunque film splendidi) per il secondo. Nulla sarà più lo stesso dopo Barbarossa a causa di aspri dissapori sul tono da dare al protagonista, titanico (com'è) per Mifune e più dimesso nelle intenzioni di Kurosawa.

Ma non può non aver influito sulle future disavventure produttive e morali (è più volte caduto in depressione) del regista il fatto che il film avendo richiesto uno spiegamento di soldi non indifferente (fu costruita completamente da zero un'intera cittadina su un territorio vastissimo) non riuscì a ripagare le proprie spese. Il successo ci fu ma non fu tale da portare in un valido attivo il bilancio.

4 commenti:

Luca ha detto...

l'ho visto solo ora, ma il paragone fra Barbarossa ed un qualsiasi poersonaggio interpretato da welles mi sembre eccessivo; welles nei suoi personaggi non mette mai generosità, sono sempre arrivisti e arroganti che possono avere dei momenti di tenerezza, ma che in fin dei conti sono riservati solo a se stessi. questo Barbarossa invece è una sorta di gigante buono, come dici tu, un dittatore illuminato, si insomma è una figura assolutamente positiva, quando welles invece non lo è mai.

gparker ha detto...

hai perfettamente ragione.
Io riferivo a Welles il paragone nei termini delle caratteristiche autoritarie e deistiche del protagonista.
La bontà non ha mai albergato nei personaggi wellesiani. Anzi... ERano magnifici nel loro essere giganti e stronzi.

Luca ha detto...

piuttosto... davvero i due (Mifune e Kurosawa) si sono separati per divergenze su come interpretare Barbarossa?... tutto qui?... no perchè mi sembra un pò poco, considerando che avrei visto da dio Mifune nei panni di Hidetora di Ran!

gparker ha detto...

più che altro spesso capita che ci si saturi a vicenda
capitò anche per Scorsese/De Niro che poi tornarono insieme per Casinò ma poco altro, lui stesso (scorsese) dice che non ce la facevano più, entrambi erano stufi dell'altro.
Probabilmente è andata così anche per loro e in più ci sarà stato anche un dissapore di mezzo.