6.10.08

La Congiura Dei Boiardi (Ivan Groznyy II: Boyarsky zagovor, 1958)
di Sergej M. Eisenstein

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Quella che è diventata la seconda parte di Ivan Il Terribile, uscita decenni dopo la prima, ma che doveva essere parte di un unico film sulla figura titanica dello zar che unificò la Russia ovviamente prosegue sulla riga della prima parte.
Ma se inizialmente Eisenstein insiste molto sul titanismo dello zar nella seconda sembra volerlo demolire, o quantomeno mostrarne le debolezze e il lato tremendamente umano.

E' in questa parte della sua storia personale che Ivan diventa il Terribile, quando lasciato solo, tradito e preda di una congiura arriva a dover ammettere davanti a tutti con un sguardo dritto in macchina sul quale si potrebbero scrivere 8 libri: "L'avete voluto sarò quello che dite che sono: il Terribile". E terribile lo è davvero lo zar che si mise contro tutti, cosa sottolineata dal regista facendogli indossare sempre vesti nere.
La cosa non deve sembrare nè un caso nè una forzatura critica, il legame del doppio film con lo stile disneyano è palese e la caratterizzazione cromatica dei personaggi è netta ed inesorabile.

Pù che altro è curioso come la massa, intesa nel senso di popolo, non trovi il suo spazio in questa seconda parte incentrata sulla difficoltà di essere zar. Eisenstein mostra il regime di profonda corruzione e di insicurezza che caratterizzava il governo zarista e pur esaltando le doti dell'uomo che ha unito il paese (in un curioso individualismo) non manca di rimarcare nel primo capitolo come questa sua forza e questa sua legittimazione sia venuta in primis dal popolo che non lo ha abbandonato anzi sempre sostenuto. Invece La Congiura Dei Boiardi trascura tutto per indagare gli intrighi di palazzo, anche se poi i nemici sono i Boiardi, ovvero gli aristocratici.

Certo lo stile è sempre folgorante e da quel punto di vista davvero poco cambia rispetto alla prima parte se non una dimostrazione ancora più forte delle libertà di Eisenstein che davvero non era vittima di nessun dogma e rinnegava ogni rigore a favore di un cinema che spazia di stile in stile e che non teme di negare anche se stesso a favore della messa in scena.
Esemplare la sequenza del gran ballo che d'improvviso introduce il colore nella pellicola fino a quel momento in bianco e nero. Tutti toni che chiaramente girano intorno al rosso, come del resto rossa era la bandiera che sventolava in cima all'incrociatore Potemkin (anche in quel caso unico elemento colorato).

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