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5.2.09

Il 3D: la tesi complottista (un post debeppegrillizzato)

Senza lasciarsi andare a clamorose rivelazioni su grandi manovre di cui siamo all'oscuro ci sono dei particolari inediti e interessanti che sono emersi nel corso del 3D Day di Bologna. Particolari ai quali non avrei dato nemmeno ascolto se non li avessi sentiti uscire dalla bocca del segretario generale dell'ANEC e che vi riporto etichettandoli come "tesi complottista".

Lo stesso segretario generale me l'ha messa come: "I complottisti sostengono che..." lasciando intendere che nemmeno lui creda fino in fondo che le cose stiano effettivamente così. Tuttavia come sempre un fondo di verità c'è.
Per questo ora espongo la tesi complottista e di seguito quello che a me è sembrato di capire possa essere una probabile realtà.

LA GRANDE TRUFFA DEL 3D
Intorno ai primi anni del 2000 la proiezione digitale diventa non solo una realtà ma un progetto effettivo. Proiettori digitali e soprattutto distribuzione digitale. Alta qualità di visione e abbattimento dei costi di veicolazione dei film.
I distributori sono entusiasti: se tutti adottano i proiettori digitali loro risparmiano milioni. Con questo scopo danno il via ad una campagna per l'ammodernamento delle sale, ammodernamento che tuttavia non prende piede perchè questi proiettori digitali costano parecchio e agli esercenti non ne viene nulla. Digitale o pellicola il costo del biglietto è lo stesso e di certo una visione digitale non attirerà più spettatori.
Così viene creato il virtual print fee, un sistema per il quale gli esercenti possono richiedere al distributore di finanziare l'installazione del proiettore digitale. I soldi che si risparmiano nel distribuire si reinvestono nell'ammodernare. In sostanza: "A te conviene e quindi te lo paghi".

Proprio negli anni dell'instaurazione del virtual print fee (circa due anni fa) parte alla grande il discorso del 3D. Katzenberg e altri cominciano a non parlare d'altro. Bisogna passare al 3D, tutti col 3D, i film in 3D, il 3D è il futuro ecc. ecc.

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