1.5.09

Catene (1949)
di Raffaello Matarazzo

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Parte da qui la straordinaria collaborazione Matarazzo/Nazzari/Sanson che ha dato vita a 7 film in 10 anni, aprendo di fatto la via italiana al melodramma.
Niente americanismi, anzi! Catene comincia il ciclo importando anche alcune scene rubate dalla realtà (cosa che difficilmente si vedrà più avanti) e raccontando storie popolari nel vero senso del termine: incentrate su fatti tipici del popolo (emigrazione, storie di piccola criminalità, povertà e aspirazioni) e orchestrate secondo agnizioni, svelamenti e dinamiche vecchissime adattate alla grande per la narrazione più moderna del cinema.

L'Italia rappresentata è palesemente indietro rispetto al suo stesso tempo, le dinamiche di vessazione della donna mettono in scena strati bassi e probabilmente meridionali del paese senza mai condannare, anzi fomentando sibillinamente l'adesione e l'immedesimazione. E' un cinema che davvero cavalca i gusti e le idee del suo pubblico indirizzandolo dolcemente verso la catarsi della commozione.
Per larghi tratti oggi il film è risibile, nel senso che molte dinamiche sono talmente fuori dal tempo da risultare involontariamente comiche, tuttavia la forza espressiva, la chiarezza di intenti e la precisione con la quale Matarazzo procede verso i suoi obiettivi è invidiabile.

Catene (al contrario di altri esempi dello stesso regista) è un film solidissimo che racconta di una famiglia dai valori e dalle dinamiche molto chiare senza la minima volontà di giudicare, di imporre una morale o di spargere buonismo. E' una storia di vessazione e di passione negata raccontata con imparziale amore per le dinamiche melodrammatiche.

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