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5.7.09

La Sconosciuta (2006)
di Giuseppe Tornatore

Ci voleva Tornatore per vedere un bel thriller italiano che, a fronte delle tante critiche mosse, di sicuro ha le atmosfere giuste, azzecca il taglio e disegna un mondo affascinante e giustamente "perduto" in cui muovere i personaggi.
Lo dico subito, a me è piaciuto abbastanza La Sconosciuta, caso cinematografico di 3 anni fa che molto fece discutere in merito alle modalità con cui fare del thriller in Italia e intorno a quale possa essere un nostro stile in merito, oggi. Ma non lo ritengo un vero thriller.

Tornatore non bada molto alla coerenza del racconto o alla "verosimiglianza", ma agisce bene per distrarre lo spettatore evitandogli di realizzare le molte implausibilità mentre mette in campo personaggi convincenti e fascinosi. Il glabro Muffa è ottimo (e anzi io lo avrei voluto un po' più presente per fare di lui il vero "cattivo" che regge il film, cazzo un pelo più di audacia e davvero me lo sognavo la notte!) e la protagonista è altrettanto rigorosa e "spietata" nel perseguire il suo obiettivo come nel thriller classico. A ragione infatti Hitchcock è stato il paragone più abusato, specialmente per il modo di "insegnare" le cose allo spettatore (dov'è la cassaforte, qual è la combinazione, quanto tempo c'è per aprirla) e poi mettere in scena momenti di suspense che sfruttino quella conoscenza maturata per scatenare la massima empatia.

Ma se è vero che ad un certo punto il film dimentica la sua natura thriller e diventa un vorticoso melodramma matarazziano (ma moderno negli intrecci e nel tema), è altrettanto vero che riesce sempre (hitchcockianamente) a portare avanti un discorso sul senso di colpa delle società del benessere nei confronti delle sconsciute che si mettono in casa le quali, spesso, sono più competenti, furbe, intelligenti, preparate, volenterose e abili delle persone per le quali sono a servizio ma che scontano i propri natali. E per questo scatenano paure ataviche.

Qui addirittura la protagonista meriterebbe la figlia più della madre ufficiale. Non solo la cerca furiosamente, la trova e ordisce un piano sofisticatissimo per riunirsi a lei ma la alleva anche, le dà un'educazione (discutibile) ma forte e amorevole al tempo stesso per superare i suoi problemi.
Per questo secondo me più che un thriller che poi fallisce La Sconosciuta è un bel melodramma tirato che si sporca le mani qua e là con il thriller, con il poliziesco e che forse sconta un finale in cui spiega troppo.
Si perchè finalmente (per il cinema italiano) c'è un film di questo genere che cura tutti i particolari senza escluderne uno (le somiglianze, il casting, la fotografia raffreddata, lenti, obiettivi, montaggio analogico...) e che ha la forza di usare volti noti in ruoli di contorno aumentandone la forza (ma quello si può fare solo con un regista di questa fama).
Insomma, a me è piaciuto.
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