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5.5.10

Top Score Del Mese: The Time Machine
a cura di Compatto

The Time Machine è un film del 2002 diretto da Simon Wells discendente di H.G. Wells che ha scritto il libro.
Non so se il film è fedele al libro, perché non conosco bene la storia, ma ho visto il film e posso dire che non è un filmone.

La storia narra del mite professor Alexander Hartdegen che per poter riportare la sua amata in vita (uccisa da due rapinatori per una vile questione di denaro) decide di isolarsi dal mondo e costruire una macchina del tempo.
Ci riesce ma scopre che la sua donna è destinata a morire e tutti noi che abbiamo visto Final Destination sappiamo che quando la morte ci si mette non si sfugge, decide così di allontanarsi dal suo mondo per andare a scoprire cosa nasconde il futuro, scopre così che la Luna distruggerà la Terra e altri cazzi.

Durante il viaggio per tornare indietro il professore sbatte la testa e perde conoscenza per un lungo tempo, si ritrova così svariati anni nel futuro e scopre che la Terra è dominata da creature abitanti del sottosuolo conosciute come Morlocks, il loro capo, uno sdrumato e stanco Jeremy Irons vuole accoppiarsi con le donne umane per costruire la razza perfetta.
Ovviamente il buon Alexander non ci sta e aiuta la civiltà umana sopravvissuta, che si chiamano gli Eloi a uccidere i Morlocks, una volta fatto si trova una sensuale femmina Eloi da sbattersi e decide di rimanere lì per sempre.

Lo score che punta più sul drammatico che sull’azione è composto dall’allora novellino Klaus Badelt al suo primo lavoro da solista.
Ne abbiamo già parlato, Klaus ha fatto parte del team Remote Control per svariati anni, dal 1997 al 2002 aiutando Hans Zimmer a comporre grandi score come il Gladiatore, Hannibal, Pearl Harbor, Mission Impossibile II, Invincibile e altri.
Stupisce come Klaus sia riuscito a creare un suo stile di composizione senza dimenticare gli insegnamenti di Hans e company, solitamente i compositori di casa Remote Control sono cresciuti ed allenati a diventare dei finti Hans Zimmer.
In pratica succede che quando qualche produzione non può permettersi Zimmer per l’eccessivo costo, si prende un suo surrogato a scelta tra Geoff Zanelli, Steve Jablonsky, Atli Orvarsson, James Dooley e Ramin Djawadi.

Klaus invece fa parte di quei pochi compositori che sono riusciti a creare un loro stile, posso citare giusto Harry Gregson-Williams e John Powell, insieme a Badelt sono gli unici che si sono fatti valere anche come compositori solisti.
Se solo Steve Jablonsky si impegnasse un po’ di più! E' grande la forza in lui.

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