10.12.12

The Grey (id., 2012)
di Joe Carnahan

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Ci sono due modi di fare un surviving movie: gestirlo come un film d'azione o gestirlo come un film di interazione tra personaggio e ambiente, uomo e natura, elementi e spiritualità. Predator appartiene al primo gruppo, Into the wild al secondo, The Grey vuole essere entrambi. E ci riesce.
Nella storia del fuciliere addetto a sparare ai lupi per evitare che si avvicinino ad un impianto petrolifero nelle nevi, che precipita con un aereo proprio sulle suddette nevi assieme ad altri uomini dell'impianto, Carnahan decide di infondere un profondissimo senso della morte, non tanto in senso carnale e viscerale, quanto in senso spirituale e trascendentale. Lo fa accennando un suicidio nell'introduzione e portando lo spettatore nel vivo non tanto con una sequenza d'azione quanto con una di morte. Il primo deceduto, dopo la caduta dell'aereo, è un uomo rimasto tra le lamiere mezzo vivo e mezzo morto che Liam Neeson invece di curare (sarebbe futile) accompagna verso la morte dolcemente con una voce suadente e tranquillizzante, in totale antitesi con le premesse e le aspettative sul film.

Questa sequenza regola l'andamento del film intero, ne setta il passo e le aspirazioni. A metà tra la violenza più efferata e un rapporto con la morte complesso e articolato (sfuggita con un instinto di sopravvivenza e un attaccamento alla vita straordinari ma anche in certi momenti abbracciata con una serena rassegnazione che ha il sapore dello spiritualismo). The Grey è una grande sorpresa, un surviving movie tra i più gretti che non si vergogna di identificare nei lupi tutto il male possibile, eppure dotato di un'anima lieve. Un film sugli animali, uomo compreso, che tramite un facile parallelismo tra branchi (branchi di lupi, con le loro gerarchie, branchi di uomini, con le loro) cerca di sviscerare la natura bestiale dell'uomo e nel farlo non riesce a non girare intorno al tema della morte.

Ovunque in The Grey c'è morte. Nei più ostili spazi immaginabili, in cui la vita è messa alla prova anche senza il confronto con i predatori, un gruppo di uomini che diventa presto un branco tenta di sopravvivere in maniera non meno disperata del muto protagonista di Essential Killing: vagando e tenendo duro.
Anche per questo alla fine, la trasformazione definitiva di Liam Neeson in bestia ha il sapore della chiusa anche senza che ci sia una vera definitiva conclusione della trama.
Impagabile la microsequenza dopo i titoli di coda. Da cinema sperimentale.

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