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7.9.13

La Jalousie (id., 2013)
di Philippe Garrel

CONCORSO
MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA

Credo sia stato un inguaribile ottimismo mescolato ad una folle voglia di credere nel cinema che mi ha di nuovo spinto a vedere un altro film di Philippe Garrel. Qualunque cosa fosse è stata una pessima decisione.
Garrel filma in bianco e nero una storia di diverse gelosie incrociate, storie di un uomo con una figlia e delle sue diverse fidanzate, delle donne con le quali le tradisce e gli uomini con i quali loro tradiscono lui fino alla gelosia finale, quella della figlia piccola per il padre e le sue donne.

Più che girandola di sentimenti è girandola umana quella che vuole ritrarre Garrel, l'avvicendarsi nelle vite di diverse persone, sentimenti, passioni e affezioni, l'emozione delle storie quando partono, la stanchezza di quando finiscono unite dalla la rabbia della gelosia.
Ci si chiede davvero il senso di simili operazioni. La Jalousie è un film volutamente ripiegato su standard d'altri tempi, che raramente parla dell'oggi e che intende la "modernità" in un senso passato e sepolto. 
Assodato che il cinema di Garrel ha un'idea di sensualità e di emozione da rivista osè degli anni '20, un senso della relazione tra corpi che non sarebbe accettabile nemmeno se i suoi film fossero stati effettivamente girati decenni fa, è anche la parte sentimentale più semplice a deludere.

Completamente fuori fuoco rispetto a qualsiasi concetto di nouvelle vague, cui la fotografia in bianco e nero e un certo uso della narrazione fuoricampo rimanda, La Jalousie è un pomposo e noioso delirio anziano. Snob nella sua pretesa di essere in sè intellettuale senza mai provarci davvero è uno dei film più insopportabili di quest'edizione.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Pezzo completamente sballato. In cosa sarebbe pomposo? Nella semplicità assoluta con la quale descrive sentimenti e persone? Nella durata minima di 77 min.? Nella grazia e delicatezza con la quale dipinge questa storia di affetti prima di tutto familiari? Va bene non apprezzare un regista ma questo pezzo sembra scritto da uno che o non ha visto il film oppure era entrato in sala con delle idee abbastanza chiare. Al di là di tutto recensione ridicola (quante sono 2000 battute?)e qualunquista. complimenti farai sicuramente strada


Gabriele Niola ha detto...

E' pomposo nel suo proporsi come intellettuale senza fare un vero sforzo, riciclando i soliti consueti stilemi del cinema intellettuale senza avere delle motivazioni, delle idee o degli stimoli effettivi a sostenerli.
Tu parli di grazia e delicatezza nel disegnare i personaggi quando in realtà di aggraziato non c'è nulla i protagonisti si muovono, parlano e agiscono come spinti dalla voglia di essere in un film di Garrel e non con la volontà di mostrare la vita vera (come il realismo del film suggerisce).

La pomposità non si misura con la lunghezza del film, una recensione non si misura con la lunghezza delle battute


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