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6.6.14

Tutta colpa del vulcano (Eyjafjallajökull, 2014)
di Alexandre Coffre

PUBBLICATO SU 
Come in quasi tutte le commedie in cui è presente Danny Boon anche Tutta colpa del vulcano verte su una forte componente d'azione. Protagonista di infiniti film ricalcati l'uno sull'altro Boon, a partire da Giù al nord, ha varato un proprio format che devia di poco dalla classica commedia sentimentale, si nutre della presenza di comprimari che reggono la scena e deborda facilmente in una dimensione slapstick della grande azione all'americana.
Tutta colpa del vulcano, in particolare, aderisce ancora di più del solito ai paradigmi americani (per la cronaca Boon non l'ha nè diretto nè scritto, lo stesso se ne sente l'influenza), mettendo due protagonisti che si detestano in corsa contro il tempo per arrivare da Parigi alla Grecia in tempo per il matrimonio della figlia. Come dice il titolo (l'originale, quello sì che ha coraggio!) a complicare il viaggio ci sarà l'eruzione del vulcano islandese che qualche anno fa realmente bloccò i voli europei per qualche giorno.

Con attitudine da gran maratoneta Cuffre inizia con calma e un po' di banalità, lasciando intuire il peggio con un ritmo per nulla attraente ma lentamente sa costruire il prevedibile con capacità. I due divorziati che si odiano, costretti a viaggiare insieme, sono la strana coppia on the road, cioè la più rodata delle situazioni comiche nel più consueto degli svolgimenti all'interno del genere, la battaglia dei sessi, di più provato successo. Eppure non si può negare che, ben lungi dall'essere un misurato esempio di commedia, Tutta colpa del vulcano a mano a mano che incede verso il suo finale sappia conquistare non solo le risate (dal passaggio con il finto-Gesù in poi si avverte il ritmo giusto) ma anche quel minimo sindacale di onestà emotiva che è lecito aspettarsi da un film.

Ad oggi Danny Boon è uno dei pochi autori di commedie così ingombranti da dare una forma anche ai film in cui è solo attore, inoltre uno dei pochi a lavorare di svolgimento. Le sue gag personali non sono quasi mai divertenti, non lo è la sua mimica, nè lo è l'umorismo verbale, tuttavia c'è qualcosa nelle situazioni comiche dei suoi film e nel loro ovvio accumulo che funziona al di là di quel che non si direbbe. Quando questo mood incontra, come avviene in Tutta colpa del vulcano, una scrittura attenta e una regia capace di osare un minimo il risultato è l'equilibrio hollywoodiano tra stupidità e credibilità, quello nel quale le cose più banali possono anche convincere se si è disposti a guardarle con occhi non velati dall'odio.

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