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29.8.14

Dearest (Qin Ai De Xiao Hai, 2014)
di Peter Ho-Su Chan

CONCORSO
MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA

PUBBLICATO SU 
Poche cose sono più interessanti della maniera in cui il potentissimo e vario cinema cinese rielabora i generi americani, adattandoli al proprio stile e al racconto della sua società. In particolare Dearest è un film di rapimenti, in cui all'inizio un bimbo di 4 anni viene preso da qualcuno e i genitori (divorziati) iniziano il consueto viaggio alla ricerca disperata. Il genere hollywoodiano avrebbe previsto la sostituzione dei genitori alla polizia e l'investigazione individuale con relativo abbrutimento umano (l'ultimo esempio è Prisoners ma anche Ransom non è diverso), invece Dearest stupisce, sterza più volte e nel raccontare una storia vera spiazza di continuo lo spettatore.

La missione rimane sempre la stessa, lo strappo della lacrima, e in nome di questo vengono compiute diverse aberranti scelte melodrammatiche o viene forzata in più punti una trama altrimenti molto precisa e puntuale. Lo scopo, va detto subito, è ampiamente raggiunto già nei primi 10 minuti ma la maniera in cui quel livello di sentimentalismo è mantenuto per due ore è stupefacente. 
Nella logica del cinema cinese il racconto della società emerge su quello dell'individuo e in questa ricerca di un bambino scomparso lentamente le psicologie dei genitori passano in secondo piano a favore dei mille profittatori e soprattutto di quella dei rapitori. Con un salto clamoroso infatti la seconda parte del film è centrata sul controcampo del rapimento, senza perdere nemmeno una lacrima nel frattempo e con una serie di colpi di scena clamorosi e toccanti che arrivano fino all'ultima immagine.

Della desolazione di un paese in cui i rapimenti di bambini sono una realtà molto frequente (non viene detto ma il sospetto è che le politiche di controllo della fertilità abbiano molto a che vedere con questo fenomeno) arriva un'immagine potentissima. Con trucchi da cinema italiano della liberazione la società è il vero ostacolo dei protagonisti, gli altri e il mondo che li circonda sono il vero cattivo della storia, specie nel momento in cui i villain vengono raccontati nella loro incredibile umanità.
Si accumulano protagonisti (nel finale anche un avvocato) e si accumulano le loro storie individuali ma non cambia l'obiettivo. Dearest racconta gli affetti più cari (quelli familiari) devastati nella società cinese contemporanea, i rapporti madre-figlio e la struggente potenza dell'amore umano vessato dalla legge e lo fa non sempre in maniera leggera ma con una padronanza di un racconto "grande" che è bellissima.

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