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9.8.14

Universal soldier: Day of reckoning (id., 2014)
di John Hyams

PUBBLICATO SU 
Il principale problema distributivo italiano (d'estate non si fanno uscire film a cui si tiene anche un minimo) alle volte si ribalta e regala autentiche sorprese come Universal soldier: Day of reckoning, su cui nessuno avrebbe scommesso evidentemente. Chi non l'avesse visto nei 2 anni che sono passati dalla sua prima uscita americana si è trovato di fronte una vera sorpresa farcita di tutte quelle idee che i restanti 5 film della serie non avevano mai mostrato. 

Tutta l'azione decerebrata dei precedenti film viene lavata via da un tono compassato che esalta le sparute ma potentissime scene d'azione e applica alla classica storia di vendetta il filtro "refn" (evidente fin dalla prima apparizione dei villain, immobili e mascherati in un'inquadratura composta alla perfezione, il simbolo stesso delle fobie da minaccia domestica) senza seguirne però i deliri cromatici, solo la passione per una visione concreta di tutto quel che pone dei problemi e quindi rende interessante ogni discorso sulla violenza.

Universal soldier: Day of reckoning inizia con un grande pianosequenza in soggettiva del protagonista (il grande Scott Adkins al posto dei classici Van Damme e Dolph Lundgren, qui rimbalzati nel ruolo di villain) che introduce le premesse di una storia di controllo mentale vissuta da dentro. Le allucinazioni di John lo conducono lentamente in un inferno di lutti e poi fino alla meta della sua vendetta, un Jean Claude Van Damme in aperta versione Kurtz di Apocalypse Now, glabro e infestante, che sbuca da ogni specchio con sguardo penetrante (sic!!) per ricordare al protagonista il proprio obiettivo e contemporaneamente la sua maledizione. Un demonio in cui l'assenza di peli sembra suggerire l'assenza di personalità.

Anche i confronti fisici immancabili sono centellinati per non fargli perdere senso e pompati nei dettagli violenti ed efferati. Perchè alla fine Universal soldier: Day of reckoning è il primo film della serie a raccontare realmente quello che era già il tema del primo e originale, ovvero la supremazia della violenza fisica sul controllo mentale, la mescolanza tra follia efferata e condizionamento al sangue. E che per farlo sia stato preso un intero cast di atleti marziali più o meno abili realmente, ma comunque abbonati al cinema delle poche parole e molte botte, per farli recitare sul serio, pare l'ironia e lo sforzo maggiore.

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