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24.6.15

Ted 2 (id., 2015)
di Seth MacFarlane

La forza del primo Ted stava tutta nel fatto che il protagonista non fosse Ted ma l'umano che lo possedeva e ci era amico. L'orsacchiotto parlante era la maniera in cui il film trattava il tema abbastanza abusato degli adulti mai cresciuti, dell'essere eterni ragazzini alimentati a cultura pop. John non abbandona mai il suo orsacchiotto perchè anch'esso cresce con lui: c'è un modo di essere ragazzini che si evolve e arriva fin'anche ai 40 anni. In Ted 2 invece il protagonista è proprio Ted e la sua paradossale lotta per essere riconosciuto come umano. L'orsacchiotto come i gay e gli afroamericani, cestinata qualsiasi idea più elevata il film è un lungo collage di situazioni e gag, tutte molto riuscite ma decisamente più deboli dal punto di vista narrativo.

Non si può infatti negare quanto MacFarlane sia bravo a manipolare la risata del pubblico. Anche quando deve piegare la testa a regole e regolamenti del cinema di grandissima produzione riesce a farlo con stile (le droghe fanno male, quindi a fronte di tutto il fumar canne i protagonisti devono mostrare segni di malessere o paradossali radiografie), anche quando deve essere romantico riesce a trovare una one-line che alleggerisca tutto, anche quando vuole essere banale (tutta la parte dei "cattivi" della Hasbro) riesce ad essere sufficientemente scemo da conquistare.
Bravissimo con l'umorismo di parola e quello di sceneggiatura (le gag ricorrenti delle ricerche su Google) e ancora di più con quello fisico (le solite scazzottate, ormai marchio di fabbrica, ma anche la corsa verso il banco dei testimoni o Ted arrabbiato che si mette a giocare ad Angry Birds), MacFarlane dimostra ancora una volta di saper mettere in scena l'umorismo, sia quello complesso che quello molto elementare (non per questo più facile da rappresentare con efficacia).

Eppure al secondo film sul suo orsacchiotto non centra l'obiettivo più elevato. Il teddy bear che ti accompagna sempre, la parte più infantile di te che ti rimane accanto qui viene trattata effettivamente come un personaggio e non come un'allegoria. La scelta meno originale e più diretta.
Lo stesso quel che il film poteva essere lo si intuisce in alcun momenti lungo Ted 2, scene che non sono utili a nulla, non servono la trama nè contengono gag, momenti di pura amicizia tra i due protagonisti che sembrano lasciar intuire qualcosa di superiore che non arriverà mai. Una birra rubata dal frigo, nascosta e poi spruzzata in faccia, fa pensare per pochissimi secondi di essere in una striscia di Calvin e Hobbes ma anche gli scherzi che i due si fanno a vicenda (quelli fotografati e postati online come anche quello più assurdo alla fine) rivelano un senso intimo e coinvolgente dell'amicizia virile che molto del cinema comico americano non riesce a raggiungere. C'è più di una scena in cui si desidera davvero un amico come Ted, nonostante il suo essere apertamente pessimo o forse proprio per quello si desidera davvero quel tipo di legame. Peccato che quest'ode ai pessimi amici sia solo un assaggio e non la portata principale.

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