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23.9.15

La prima luce (2015)
di Vincenzo Marra

Tutto in La prima luce sembra gridare mediocrità, non tanto dagli esiti (quello può capitare) quanto già le premesse. La storia di un uomo meridionale dai costumi moderni ma fieramente autoritari che vuole costringere la moglie (originaria dell'America latina) a continuare a vivere con suo figlio a Bari e non trasferirsi a casa nonostante il suo evidente malessere, è già di per sè una miniera di luoghi comuni (che il film finito non si lascia sfuggire), in più lo svolgimento prevede che, fuggita di nascosto la moglie e tornata nel suo paese, il marito si trovi costretto a seguirla e iniziare una battaglia legale là, nel paese di lei, una che non potrà vincere, rimanendo inebetito di fronte alla lotta per vivere con suo figlio. Non è quindi l'intreccio il punto di forza del film, purtroppo però non lo è nemmeno lo svolgimento.

C'è un bambino al centro di questa storia ma è come se non ci fosse, è un macguffin per raccontare il protagonista, quest'uomo che non ammette risposte, che pensa di poter costringere chi gli sta vicino e che ha un suo modo di intendere la vita. La prima luce fa scontrare queste sicurezze granitiche, questo potere tradizionalista e maschilista contro un'altra legge, un altro luogo e una situazione nella quale quel suo atteggiamento sembra non poter funzionare. Come un animale in gabbia Riccardo Scamarcio non si muove, guarda, osserva e vive con una rabbiosa passività una situazione che sembra senza uscita. 
Ma è tutto futile. La prima luce non ha mai modo di mettere a frutto i poverissimi spunti forniti dalla storia, pieno com'è di luoghi comuni del buon cinema italiano non riesce mai a utilizzarli concretamente. Li presenta, li mette in fila e li correla correttamente eppure non generano senso.

È il fallimento peggiore che si possa temere: un film che procede lungo tutta la sua durata senza riuscire mai ad arrivare là dove desidererebbe. La prima luce sembra come la prova generale svogliata di qualcos'altro, è un film che confida eccessivamente nella capacità dei suoi attori e della sua messa in scena di donare senso ad una storia che di suo non vuole averne. La trama di un figlio portato lontano e della lotta per riaverlo è un trampolino per qualcos'altro (con chi stiamo? chi ha ragione? nessuno? cosa ci dice questa storia sull'umanità che la abita?) ma La prima luce ignora questa caratteristica, non riesce a mettere a frutto nemmeno l'adesione di Scamarcio a personaggi e svolgimento (indubbia quanto inutile) e addirittura non fa sua nemmeno la differenza evidente di paesaggi tra i due luoghi in cui si ambienta la trama tanto è blando e scialbo il lavoro di fotografia.
Ci si chiede quale fosse l'idea originale dietro il progetto.

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