Nel grande clima di distensione nei confronti della tecnologia che caratterizza i nostri anni, non potevano di certo essere lasciati indietro i cani. Il cinema da più di dieci anni ha ribaltato il ruolo del robot e dell’intelligenza artificiale, da nemico n.1 sono diventati i nostri migliori amici, anzi nei film di fantascienza i robot sono sempre di più la parte più umana di tutta la storia mentre a noi (gli umani) spetta il ruolo di antagonisti. A-X-L racconta allora di un cane robot e del suo rapporto con il ragazzo che lo trova quando lui si sta nascondendo dalla società che l’ha creato per conto dei militari.
Il padrone è un ragazzo che si sta facendo strada nel mondo del motocross, nonostante i bulli lo prendano di mira. Lui e il cagnolone robot si incontrano casualmente e stabiliscono un rapporto, solo col tempo il ragazzo scoprirà che ci sono dei militari che gli danno la caccia e che il cane ha incredibili potenzialità (è un’arma dall’intelligenza artificiale avanzata). Insieme dovranno salvarsi a vicenda. Se vi sembra la trama di Il Gatto Venuto Dallo Spazio o di qualsiasi altro film per ragazzi su quella falsariga non vi sbagliate. A-X-L è modellato sull’eterna struttura del cinema di animali per ragazzi innocuo e scaldacuore in cui più di tutto può l’amore tra un cane (o altro animale) e un ragazzo (o ragazza).
Oliver Daly scrive e dirige questo film a partire da un suo cortometraggio, Miles, che metteva in scena la medesima idea. Non è una grande idea e ha il suo apice nella scena in cui il cane robotico salta e corre assieme al protagonista in moto. In quelle evoluzioni in aria c’è una simbiosi, un’appartenenza e una somiglianza reali. Quel momento dura pochissimo però, il resto del film ripeterà il medesimo concetto ad oltranza con le metafore più stucchevoli e senza nemmeno la dote migliore del cinema per ragazzi, cioè la capacità di suscitare un ingenuo senso dell’avventura, appassionante anche per chi ragazzo non è.
Il problema di A-X-L purtroppo è proprio il cane robot, cioè quel che doveva essere il suo successo. Nel cinema di fantascienza contemporaneo, così preciso e attento ai dettagli e alla coerenza, è inaccettabile un animale robot che non si sa bene perché ha effettivamente gli stessi identici atteggiamenti di un cane, anche i difetti o i comportamenti che stupiscono i suoi creatori. L’ansia di stringere la metafora e la voglia alla fine di fare un film su un ragazzo e il suo cane manda in frantumi tutto, annulla la vera fantascienza, rende ridicolo il favolismo.
Il finale poi desidera tanto un sequel ma è difficile che qualcuno glielo compri.
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