Le protagoniste di Bellissime sono tre sorelle ma è la loro madre la persona di cui Elisa Amoruso è innamorata. Tutto parte dal fatto che una delle 3, la più grande, è stata la più famosa e ricercata modella bambina diversi anni fa. Ora però è passato più di un decennio e lei, come le altre due, cercano di costruirsi una carriera nella moda, nello spettacolo o in qualsiasi ambito preveda l’uso della propria immagine.
Elisa Amoruso sta con loro per quello che sembra un lasso di tempo breve, le riprende discutere tra di loro, discutere con la madre e affrontare casting, esami e provini.
Alcuni momenti sono messi in scena, altri suonano più spontanei, su tutto però emerge un’idea di vita e di femminilità a metà tra i media e il corpo che sembra ribaltare tutto ciò che crediamo e solitamo ci diciamo. In questo senso Bellissime racconta la stessa storia di Unposted, sembra un altro capitolo di una serie documentaria che comprende anche quel film su (e di) Chiara Ferragni. I due hanno in comune l’uso cruciale del materiale di repertorio (i filmini di famiglia qui sono anche più rivelatori e ben usati che lì) e lo studio di una o più personalità che fondi la propria vita professionale e il proprio futuro sul rapporto che riesce ad intrattenere con un obiettivo.
Più in là di Unposted però va Bellissime, che specialmente quando fa parlare la madre (come se fosse facile non farla parlare) scoperchia una storia che mette in crisi molte delle nostre convinzioni. Elisa Amoruso la riprende in maniera giustamente impietosa per mostrare come lotti titanicamente contro l’età per mantenere un corpo attraente e vicino ai canoni di bellezza di massa. In parte rifatta, in parte originale ancora compete in concorsi di bellezza, fa pole dance e lotta per imporre questo stile di vita dopo che, racconta lei, le è stato impedito per tanto tempo da una famiglia prima e dal marito poi.
Ciò che consideriamo superficiale o (ancora peggio) un retaggio dello sguardo maschile che incastra, ingabbia e costringe le donne in posizioni subalterne, qui anche più che in Unposted è uno strumento di liberazione: “Io non faccio quello che mi dice vostro padre, vivo la vita che pare a me” è il mantra che ripete. E così anche le figlie (forse un filo meno libere visto che tutte sembrano seguire i dettami di una madre ingombrante) mostrano di voler dominare lo sguardo sul proprio corpo. Bellissime è la storia di come una donna abbia superato lo sguardo maschile cavalcandolo e insegni alle figlie proprio questo. Tuttavia non tutto suona così fantastico e mentre le parole lo affermano le immagini delle modelle bambine o della continua insistenza sul culto della propria immagine dicono il contrario.
E infatti al di là della diatriba in oggetto, Bellissime con il suo modo di procedere e ribaltare ciò che pensiamo di continuo, mostra che le cose sono più complicate di quanto non pensiamo, che oggettificare la donna non è una pratica priva di conseguenze impreviste né una che non lasci dei margini di libertà e ribellione allo sguardo padrone.
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