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16.10.05

Funny Games (id., 1997)
di Michael Haneke

Arrivo preparato ad uno dei film più famosi di Haneke. La visione di La Pianista e di Il Tempo Dei Lupi mi ha preparato, per quanto Funny Games sia girato in tutt'altro periodo, e sia venuto molto prima.
E' un film infatti di quando ancora faceva film in Austria e non in Francia come ora, ma le tendenza stilistiche sono chiare già dal 1997. Il maltrattamento dei protagonsti c'è sempre, un po' meno le scelte estetiche azzardate.
In compenso Funny Games ha una trama più articolata che, nel suo non spiegare volutamente i suoi presupposti e le sue motivazioni, un po' ricorda ciò che accadrà con Il Tempo Dei Lupi.
E' la storia di un'aggressione domestica in stile Arancia Meccanica. Due ragazzi penetrano con l'inganno in casa di una famiglia borghese e cominciano a torturarli per il proprio divertimento, fino ad ucciderli, facendo bene attenzione a farlo nella maniera più efferata possibile.
Ma il vero torturato sembra essere lo spettatore, il quale è costretto ad assistere impotente al massacro insensato dei protagonisti con i quali inevitabilmente parteggia (come non manca di sottolineare uno dei due assalitori che spesso, guardando in macchina, si rivolge agli spettatori ammiccando stile Belmondo in Fino All'Ultimo Respiro). Un massacro che non ha alcuna possibile via d'uscita, non c'è possibile salvezza per la povera famiglia, perchè non si tratta di una storia lineare ma di una dimostrazione di violenza domestica. E' infatti significativo il momento in cui la donna si ribella, acchiappa il fucile lasciato incustodito e spara da distanza ravvicinata ad uno dei due aggressori uccidendolo, l'altro in preda al panico cerca il telecomando del videoregistratore e premendo su Rewind riavvolge il film stesso tornando a pochi istanti prima del furto del fucile per impedirlo. Una concessione metafilmica che spezza la trasparenza tipica di Haneke (senza intaccare incredibilmente la verosimiglianza) e sancisce definitivamente lo stato di soggezione dello spettatore, vero torturato.
Come al solito non un film facile, anche se dalla trama e dallo scorrimento più agevole degli altri (eccezion fatta per le due lunghe sequenze di silenzio che seguono la morte del bambino), e come al solito mi sembra manchi l'obiettivo primario. E si che Haneke fa un gran dichiarare (e fa bene!) che non vuole dare risposte ma scatenare domande (e fa bene lo ripeto!), eppure mi sembra che a tutta questa grande tecnica cinematografica e narrativa non faccia eco poi una domanda chiara (parliamo di violenza? della società che è violenta in sè? delle insidie latenti nello stile di vita borghese? dell'esplodere dell'irrazionale nelle razionali vita borghesi? del panismo inseriti in contesti che sembrano non prevederlo?).
Come al solito mi sembra Haneke giri intorno a qualcosa (e ci gira intorno benissimo!) che non si sa che sia.





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