27.8.06

Ore Disperate (The Desperate Hours, 1955)
di William Wyler

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Quando si dice il piacere di una storia ben narrata.
Con il suo stile asciutto e invisibile Wyler gira un film tutto d'interni su un canovaccio teatrale già di successo (a teatro il ruolo di Bogart lo faceva un ben più giovane Paul Newman), in cui la narrazione è la vera protagonista, capace di far parteggiare lo spettatore per un personaggio inizialmente spigoloso come l'austero padre di famiglia.
Eppure l'arguzia della sceneggiatura unità all'abilità di regista e attori di disegnare personaggi affidabili ed intriganti avvince oltre ogni ragionevole dubbio.
E così si conferma l'affermazione di Truffaut secondo la quale il massimo dell'immedesimazione non si raggiunge attraverso le riprese in soggettiva, che anzi spingono lo spettatore fuori dal film, ma attraverso una regia che tenga sempre conto del protagonista.
Semmai ne aveste ancora bisogno Ore Disperate riconcilia con il cinema classico, quello delle storie narrate senza enfasi e della narrazione esperta e professionale.

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