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24.8.08

Il segno pratico del mancato rispetto dei diritti umani

Rientro oggi e ricominciando il giro dei feed e dei blog (sembra impensabile ma esiste ancora qualche blog senza feed...) trovo subito materia per la prima polemica stagionale, ovviamente figlia degli eventi estivi.
Emmebi cita alcuni estratti da un pezzo del Sole24Ore che a sua volta riprende parte di un'intervista a Zhang Yimou comparsa sul quotidiano cinese Weekend Al Sud.
I diritti umani rendono l'Occidente inefficiente e non gli consentono di raggiungere gli elevati standard organizzativi e artistici di cui sono capaci i cinesi [...] solo con il senso dell'ordine, con l'ubbidienza, la bellezza delle masse ed il loro movimento armonico si possono realizzare elevate prestazioni artistiche [...] Zhang Yimou esprime la sua incondizionata ammirazione per le manifestazioni politico-culturali dei nordcoreani e spiega che «questo tipo di uniformità produce bellezza», di cui «siamo capaci anche noi cinesi». Per esemplificare il suo pensiero il regista cita la scena ammirata in tutto il mondo della cerimonia di apertura, in cui sul terreno dello stadio blocchi argentei con i caratteri di stampa cinesi si sollevavano ed abbassavano come in una macchina da scrivere, risultato ottenibile solo perchè «gli esecutori obbediscono agli ordini e sono in grado di farlo come un computer, è questo lo spirito cinese». Gli occidentali, invece, «non sono in grado» di fare lo stesso, non fosse altro che per «il loro rispetto dei diritti umani» [...] Il regista spiega che proprio le rigide norme sul lavoro e la tutela sindacale incontrate nei Paesi europei gli hanno finora impedito di realizzare regie operistiche, poichè «gli interpreti occidentali lavorano solo quattro giorni e mezzo alla settimana, fanno due pause al giorno per il caffè, ma poi non sono nemmeno in grado di stare bene allineati». Come se non bastasse, attori e cantanti occidentali «hanno anche a disposizione organizzazioni di ogni tipo e i sindacati».
Secondo il regista, grazie alla loro cultura «i cinesi riescono a realizzare in una settimana quello che gli europei fanno in un mese».
La questione è sempre la medesima, quella relativa a cosa è consentito fare in nome dell'arte. Zhang Yimou non parla solo dell'organizzazione di una cerimonia olimpica ma anche di cose logisticamente più semplici come film e opere teatrali. Le cose dichiarate dal regista sono abbastanza estreme e non mancano di stupire anche chi sa che è ormai in linea con il governo.
Tuttavia il fatto che si tratti di qualcosa riportato (dunque non integrale), il fatto che si tratti di un quotidiano cinese che intervista in periodo di Olimpiadi il regista della manifestazione d'apertura e chiusura e il tono propagandistico delle affermazioni fa pensare che forse non tutto quello che sembra abbia detto sia effettivamente attribuibile alle sue intenzioni e che egli stesso non sia liberissimo di dire ciò che vuole, per lo meno in questo momento. Non voglio difenderlo a spada tratta, sia beninteso, è probabile che comunque la sua idea si discosti di molto poco da quel che si legge, è solo che mi sembra difficile immaginare altre possibili dichiarazioni in questo momento.

Possiamo pensarla come ci pare ma ciò che dice Zhang Yimou è vero. Non si ottengono quei risultati con le pause caffè e i sindacati. Poi se tutto questo sia giusto è un altro paio di maniche.
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