30.11.08

E' che stanotte ho fatto un sogno...

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Era tanto che non sognavo così di violenza, tanto da squassarmi per tutta la mattina.
Storie concitate di famiglie e di treni presi all'ultimo momento rimanendo attaccati fuori mentre il treno corre.
Quando mi sono svegliato nel trambusto generale mi è venuto subito in mente Destino Cieco e quella che è forse la più bella scena mai girata intorno ad un treno che parte (e attenzione che sul tema ce ne sono di belle scene!).
Per vederla andate subito al minuto 6.53, altrimenti cliccate qui (YouTube consente i link in certi punti del filmati ma non l'embed)

29.11.08

Rachel Sta Per Sposarsi (Rachel Getting Married, 2008)
di Jonathan Demme

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Proprio pochi giorni fa si rifletteva su quanto solo 2 o 3 anni fa sarebbe stato impensabile concepire un cinema americano che utilizzi la macchina a mano per film ad alto budget. Eppure è accaduto. A 13 anni dal Dogma è accaduto e addirittura Jonathan Demme gira totalmente fuori tempo massimo un film che in tutto e per tutto poteva aderire al movimento.

Però essendo passati 13 anni le cose non stanno più come prima e le affermazioni da fare sono altre, ci sono altre necessità e altri equilibri cinematografici da mettere in crisi. Così Demme non solo gira un film con luce naturale, esterni, musica solo diegetica (o fintamente tale) ecc. ecc. Ma lo gira con una videocamera digitale di qualità inferiore a quelle che si possono usare e che danno un effetto simile alla pellicola e lo fa per affermare l'identità di ripresa tra cinema e amatoriale.

Trattando il film di un matrimonio ci sono spesso molte videocamere in scena e molti personaggi che riprendono ciò che sta accadendo, spesso negli stacchi di montaggio la palla passa proprio a queste videocamere che inquadrano la scena al pari di quelle più professionali, e teoricamente invisibili, del regista.
La cosa tuttavia non è sottolineata e solo uno sguardo attento se ne accorge. Non c'è differenza nella fotografia tra le inquadrature vere e quelle rubate alle macchine digitali (anche se nella realtà ci sarebbe), perchè qui sta l'idea di cinema che Demme vuole veicolare con Rachel Sta Per Sposarsi.

E la trama pure guarda al cinema familiare danese, raccontando attraverso il bellissimo script di Jenny Lumet una storia di rapporti lacerati da un macigno che pesa su ognuno.
Tutto ruota attorno al ritorno di Kym a casa dalla comunità di recupero per il matrimonio della sorella Rachel. Kym ha avuto mille problemi e per questi è sempre stata al centro dell'attenzione e anche nei giorni del matrimonio della sorella non riesce a smettere di mettersi al centro di tutto, lei e i suoi problemi.
E la cosa fenomenale davvero è che il film è indubbiamente su Kym e i suoi problemi ma si chiama Rachel Sta Per Sposarsi.

La grandezza del film sta davvero nel saper adattare con profondità, personalità e capacità un impianto europeo al 100% in un contesto americano al 100%, esemplare la scena perfettamente riuscita del saluto alla mamma prima accennato, poi forzato, poi impedito dall'intromissione del padre (vero personaggione del film).

YouDem vs. Red TV

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Nel mese scorso sono state lanciate due avventure italiane nella web tv. Due avventure politiche nate per motivi diversi e con spinte diverse (sebbene molto simili) sulla scia della tv online di Obama che poi viene dalla tv online di Al Gore, Current TV.

Da Current le due televisioni, quella del PD (YouDem) e quella dei dalemiani (Red TV), prendono la doppia collocazione (satellite e internet) e da quella di Obama l'impellenza politica. Eppure ognuna a modo suo rimedia diversamente quei modi di proporsi al pubblico.

Una sembra la televisione di 50 anni fa, senza nessun possibile appeal giovanilistico, forse l'equivalente di Radio Radicale, l'altra invece vuole prendere i giovani e tenta proprio di fare il lavoro di Current deviando sui contenuti più consoni al partito, ma è flagellata dalla presenza di figure politiche.

28.11.08

Solo un regista inglese poteva uscirsene così...

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Oggi a Roma per presentare The Millionaire Danny Boyle ha incidentalmente detto una cosa estremamente rivelatoria di quello che è la vera grande caratteristica del cinema britannico.
Rispondendo ad una domanda sul personale indiano della troupe e sull'importanza della persona indicata nei credits come co-regista ad un certo punto del suo discorso ha detto
[...]
la co-regista assieme al primo e al secondo assistente sono stati i membri più importanti di tutti, solitamente invece si dice che i più importanti siano il direttore della fotografia e lo scenografo
[...]
Non che non lo sapessimo già quanto il cinema inglese sia imperniato sulle scenografie e la ricostruzione (o anche semplicemente la costruzione) in studio dell'immaginario filmico, ma diverte vedere come anche inconsciamente è una cosa radicata nella mentalità cinematografica britannica.

27.11.08

Quella volta che feci imbestialire Katzenberg

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Ho un po' esitato a mettere online questa cosa perchè mi ha procurato alcuni dubbi, almeno per una giornata, poi oggi, sbobinando l'intervista con Jeffrey Katzenberg ho capito che l'evento era talmente paradossale da meritare un post con qualche nota.

In sostanza Katzenberg, numero uno della Dreamworks, produttore di gran parte dei film Disney della prima parte degli anni '90 e di pietre miliari come I Predatori Dell'Arca Perduta (insomma un'uomo che mi ha intrattenuto da quando ero piccolo e che ora mi fa ridere con i suoi cartoni), è venuto a Roma a presentare il 3D.
Ha portato 20 minuti di Monsters vs Aliens in 3D e ne ha spiegato le meraviglie, i segreti, i pregi, gli scopi.... Insomma ha fatto l'imbonitore da fiera. E l'ha fatto bene. Il 3D poi funzionava anche ma non è che mi abbia lasciato di stucco.
Lui comunque le ha sparate forti vi metto quindi di seguito qualche highlight d'effetto:
Finora il cinema ha usato solo vista e udito, ora c'è una nuova possiblità

il 3D sarà ovunque, perchè noi effettivamente vediamo in tre dimensioni. E' il prossimo grande passo evolutivo dell'audiovisivo

Il 90% della pirateria è camcording nei cinema e senza occhiali specifici l'immagine sullo schermo fa veramente schifo, percui nonostante i pirati siano abituati a immagini pessime penso che queste li terranno alla larga. Certo sono conscio che prima o poi troveranno un sistema per riprendere anche il 3D in maniera efficace, ma per un po' staremo al sicuro
Eppure la scena migliore si è svolta dopo.

Madagascar 2 (Madagascar: Escape 2 Africa, 2008)
di Eric Dranell Tom McGrath

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POSTATO SU
La cosa che preferisco di tutta quest'idea di fondo che sta prendendo forma alla base della trilogia di Madagascar è il fatto che gli animali in questione finiscano prima in una giungla (cioè a contatto con la natura) e poi addirittura in Africa, nella loro terra madre della quale sentono e fortemente il richiamo, ma poi non facciano che pensare a tornare nello zoo. Una prospettiva in totale antitesi con la retorica animalista che dà una lettura al film veramente interessante. Peccato che sia l'unica cosa.

Perchè la Dreamworks ha scelto una strada e sempre di più sta radicando questa scelta probabilmente con l'idea di differenziarsi dai concorrenti (è molto poco chiara per gli spettatori la differenza tra Pixar e Dreamworks, cioè quali film siano dell'uno e quali dell'altro) puntando tutto sulla comicità, e non dico appositamente "commedia", parlo proprio di comicità.

Già in Shrek questa tendenza era molto chiara, con il procedere della serie la trama e l'interesse nei risvolti tra i personaggi era sempre minore mentre sempre più importanti si facevano le gag, fino al terzo ridicolo film in cui c'è a stento un filo logico che unisce le (molte divertenti) gag quasi in stile Saturday Night Live.

Il seguito di Madagascar sembra ricalcare quest'impronta solo con un po' di esperienza in più, la storia infatti non è azzerata ma solo semplificata. Si tratta del classico confronto paterno e del contrasto tra ciò che si dovrebbe essere e ciò che si è, tra le aspettative familiari e le pulsioni individuali. Tutti temi molti noti al pubblico, facilmente riconoscibili e trattati in fretta perchè poi il cuore di tutto sono i pinguini e le scimmie, gli ippopotami "negri" e le gag delle zebre.

Come al solito poi il risultato è molto divertente anche a tratti in una maniera "adulta", cioè che prende di mira concetti, idee e fatti di cui può avere esperienza solo un adulto (come la parte sulla partenza in aereo e sul controllo anti-forbicine) senza però dimenticare la comicità più immediata per un pubblico più infantile. Insomma quell'incastro tra diversi piani di lettura comici che non è semplice e riesce bene alla Dreamworks. Ma le storie stanno da un'altra parte.

25.11.08

Immersion

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Robbie Cooper, fotografo (e si vede dal set), ha piazzato una serie di ragazzi davanti a videogiochi diversi. Li ha ripresi e ha montato il tutto.
Il video (qui in qualità un po' migliore ma non embeddabile) è bellissimo, c'è tutto lo sforzo concettuale e il divertimento puro dei videogiochi, la passione e l'immersione. In più, come per molte delle cose ben montate, mostra la potenza del linguaggio audiovisuale e la forza del falso per la quale non sempre ciò che si vede sembra ciò che è.
Per questo motivo ognuno sviluppa un'affezione particolare per uno dei videogiocatori più che per gli altri. Io preferisco quello con le cuffie che mentre gioca sembra che sia intento in un atto autoerotico.
Anche se pure quello con i capelli lunghi biondi e lisci ha il suo inquietante perchè.

Cellulite e Celluloide - Il podcast

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Il consueto podcast settimanale della trasmissione in onda su RadioRock (106.600 FM) ogni sabato alle 17, che vede ai microfoni oltre a Prince Faster anche il sottoscritto sotto lo pseudonimo di Gabriele Vasquez.
Nella puntata si parla di Changeling descrivendone pregi e difetti, si mette in luce la truffa mediatica legata a The Orphanage, si sconsiglia la visione di Amore Che Vai Amore Che Vieni consigliando invece di cercare Effedia, si parla non male di Awake e ci si fa un po' di risate alle spalle di La Fidanzata di Papà.
In tutto questo ospite speciale "il signor qualcuno", attore enologo che ha preso parte alle riprese di Baaria, l'ultimo film di Tornatore, e che descrive senza esitare come un colossal. Mah....
Nel finale c'è anche tempo per una polemica sul fatto se Scorsese sia un artista o no. Scontata la mia posizione.

LA PUNTATA DEL 15/11/08

Per i file occorre ringraziare il prode Luca che pur non avendo nulla a che vedere con l'amministrazione della radio ha deciso in proprio di registrare, tagliare e mettere online i file.
Ordunque adesso anche se non siete di Roma o dintorni potete godere anche voi di queste perle radiofoniche e sottoscrivere i podcast come più vi aggrada. O consultare l'archivione.

Solo Un Padre (2008)
di Luca Lucini

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POSTATO SU
Siccome sono infido e pieno di pregiudizi oggi sono andato con molta spocchia a vedere Solo Un Padre, film con Luca Argentero diretto da Luca Lucini. E siccome sono anche ignorante identificavo Luca Lucini solo con 3 Metri Sopra Il Cielo (che peraltro nemmeno ho visto (shame on me!)) e Amore Bugie e Calcetto (che nemmeno ho visto (meno shame però)), mentre è soprattutto il regista di L'Uomo Perfetto, una delle commedie più carine degli ultimi anni, girata con una spensieratezza, un'abilità e delle pretese così moderate da rivelarsi vincente su tutta la linea. E Solo Un Padre si è rivelato in questo solco.

Tratto da un libro il film di Lucini è un filmetto, etto etto, con qualche pretesa in più del solito che affiora in alcune sequenze abbastanza retoriche e melassate (in riva al mare con il bambino in braccio a riflettere sul senso della vita e della paternità), ma che poi azzecca per larga parte davvero il ritmo giusto, le cadenze farsesche (aiutato da una colonna sonora che si fa notare per funzionalità e non è la solita da film italiano!!) e che utilizza benissimo Luca Argentero, non grande attore ma ottima maschera di bello poco sicuro.

Ed è proprio da questa figura principale di uomo bello, affermato ma in fondo semplice, da poco, un po' pavido e assolutamente medio che il film trae grande forza. Quello intepretato con naturalezza da Luca Argentero è un gran bel personaggio (nell'ambito del suo genere ovviamente) non eccessivamente semplice ma perfettamente funzionale alla storia, inusuale e ricco di spunti, tutti ben sfruttati.
Ah! Se il nostro cinema medio potesse essere tutto così!

24.11.08

La perfetta sintesi

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Al primo weekend Twilight 70 milioni di dollari di incasso, Transformers 50 milioni.
Questo prova che robot giganti del cazzo non tengono testa a milioni di ragazzine urlanti

Twilight (id., 2008)
di Catherine Hardwick

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Siccome per vari motivi ho perso la proiezione stampa di Twilight mi sono messo in pari andando oggi allo spettacolo delle 3 e mezza in un cinema vicino casa.
Nel cinema (monosala e grande, una rarità) eravamo io e 6 ragazzine divise in due gruppi da tre, che durante l'intervallo si gridavano da una parte all'altra della sala: "Di che scuola siete?" e durante il film commentavano ad alta voce e scattavano foto col flash. Mi hanno regalato una marea di chicche esilaranti.
Ma a vincere è stata un'altra figura. Un genio. Il bibitaro, quello che all'intervallo passa con popcorn e coca cola. Basso, tozzo, ben oltre la mezza età ma che con aria faceta e spensierata si avvicinava ridacchiando e dicendo: "Aho! So' 'n vampiro! Che non ce lo sai?!". Respect.

Il film è stato ben meno divertente del contesto purtroppo. E peccato perchè la prima parte non era male. Avevo visto i venti minuti d'anteprima all'auditorium e mi era sembrato proprio Buffy, in realtà solo la seconda parte è così.
La prima parte invece è quella che ha l'arduo compito di condensare in pochi minuti il lungo e travagliato corteggiamento fatto controvoglia e contronatura che porta il leone ad innamorarsi dell'agnello. E nonostante si intuisca l'esigenza di molto più tempo per dispiegare la lenta conversione dall'odio all'amore, dal desiderio famelico a quello carnale, lo stesso l'idea dei colori desaturati e metallici, il pallore continuo (anche della protagonista) e il contrappunto (spesso giocato sugli sfocati) con gli altri ragazzi sortiscono l'effetto riuscendo nella sintesi estrema di quella che poi dovrebbe essere la parte più interessante di tutta la storia. E nonostante tutto il film si svolga in un mondo a parte (una cittadina mai baciata dal sole) lo stesso i due protagonisti sembrano a parte anche in quel mondo a parte.

Dopo invece è tutto un divertissment tra battaglie, partite di baseball e atti sessuali non consumati per non rischiare di essere sopraffatti dall'eccitazione e divorare la donna amata. Eppure. Non sarò certo il primo a dirlo. Ma sotto sotto. Questa storia d'amore in cui "occorre trattenersi", in cui ci si bacia dopo una vita e ci si tocca poco pur amandosi tanto. Insomma non mi piace vedere un complotto dietro ogni cosa, se l'avessero girata in Francia nemmeno ci avrei pensato ad una visione bigotta. Ma è pure americano...

Più che altro ci vorrebbe qualcuno che si prendesse la briga di fare un bello studio socio-cinematografico sulla figura del vampiro e le sue mutazioni, cioè su come siamo passati dal vampiro anni '30 che gira in frac all'opera e fuma le sigarette lascivamente a quello moderno che è un sanguinario che morde, squarta e combatte. Il Dracula classico non si sarebbe mai messo a combattere, al massimo mordeva le signore (e non lo donne da poco) sul collo e ancora meglio sul polso mentre elle sono riverse dalla goduria, un vero lord!
Al giorno d'oggi anche i vampiri non sono più quelli di una volta. Dall'essere dei veri seduttori di classe sono passati (ma già nel Dracula di Coppola) ad essere umani e colmi di sentimenti contrastanti che ti fanno penare per un bacio.
Ci vuole qualcuno che scopra le motivazioni sociologiche di tale cambiamento. Chi si offre?

23.11.08

Ma com'è sto 3D?

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Questa è la domanda che mi hanno fatto tutti dopo che ho assistito alla prima di Bolt fatta a Torino all'apertura del Cineshow alla presenza delle autorità locali e del presidente del Museo Del Cinema. Una proiezione che si è avvalsa dello standard XPanD, cioè proiettore e occhialini di prima categoria (eh si, non tutti i 3D sono uguali, e comunque non sono più quelli di una volta).

Il 3D in realtà molti l'avranno anche già provato, è un anno buono che è presente in tante sale italiane (specialmente al nord), però non essendoci ancora a Roma (cosa veramente ridicola) io non l'avevo ancora testato. O meglio non a questi livelli d'eccellenza (tecnica) perchè poi piccoli esperimenti di tre dimensioni me li ero già fatti.

Insomma questo 3D è qua per rimanere?

22.11.08

Ultimatum Alla Terra (The Day The Earth Stood Still, 1951)
di Robert Wise

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Nei suoi primi stadi di sviluppo la fantascienza era più una variazione "light" del cinema del terrore che un genere dai forti punti di contatto con la riflessione sull'uomo e la sua natura fondamentale attraverso l'immagine di ciò che potrebbe diventare o i contatti con le esperienze aliene che potrebbe avere.
E' stato con gli anni '60 che il cinema di fantascienza ha cominciato a far prevalere quella dimensione metaforico/introspettiva su quella dell'orrore (che tuttavia è sempre rimasta, basti vedere Independence Day).

Ultimatum Alla Terra è un inusuale film di fantascienza dai toni di tensione e paura che professa un ideale pacifista ed ideologico. La storia della caccia all'alieno Klatu, portatore di un messaggio di pace e tolleranza che non viene compreso dagli umani, si connota dalla forte tensione che la presenza del suo automa/protettore dagli immani poteri porta con sè. Una tensione tipica da anni '50 cioè quella paura data dalla percezione condivisa che la scienza operi secondo leggi, maniere e modalità inconoscibili all'uomo comune.

Il film di Robert Wise però con l'altra mano lascia alla sola scienza la speranza di salvezza. Ultimatum Alla Terra è infatti insolitamente concentrato su dialoghi e spiegazioni e sulla matematica come grande linguaggio universale (una cosa anticipa molta fantascienza futura come quella di Contact o quella di Incontri Ravvicinati Del Terzo Tipo).
Molto verboso e con pochissima azione ben concentrata si tratta di uno dei più originali punti di contatto tra fanta e scienza, tra paura dell'ignoto e ricerca del noto, cioè delle reazioni umane e dell'incapacità della nostra razza di comprendere i diversi e assimilarne i messaggi di pace.

Esilaranti come sempre in simili film le mille piccole cose incredibilmente datate, come i costumi degli alieni, i dischi volanti, il fatto che ad un certo punto addirittura Klatu dica "Solo l'onnipotente può dare e levare la vita" (come se su un altro pianeta fosse scontato che siano tutti cristiani) e l'idea dell'onnipotenza fisica dell'essere alieno.
Interessante sarà vedere il remake, anche solo per capire cosa possano adattare di una storia così datata.

20.11.08

U Turn (id., 1997)
di Oliver Stone

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Con U Turn Oliver Stone unisce due grandi miti del racconto statunitense: la provincia estrema come culla di minacce alla liberta individuale e il deserto come luogo-limite, confine quasi mistico in grado di mettere chiunque (specialmente chi non è abituato a viverlo) a contatto con se stesso e con le proprie contraddizioni (a tal punto è impossibile non ripensare a Valerio Mastandrea che quando il beduino gli dice "Attento! Tu nel deserto sei diverso!" gli risponde "Si ma che vor dì? Anche te se te metto sulla tangenziale sei diverso!").

Con un tono paradossale che incrocia le forzature estreme di montaggio di Assassini Nati e le idee scorsesiane di Fuori Orario, in U Turn tutto ha un senso preciso e cioè l'ossessione umana per la salvezza individuale, la deriva mentale che porta l'uomo ai bisogni naturali e alla salvezza personale. Un Detour portato (fin dalla prima inquadratura) alle estreme conseguenze.

Sovrapposizioni, inquadrature sghembe, punti di vista non ortodossi, superfici riflettenti inquadrate a dovere e molte altre trovate continue e spiazzanti utilizzate in maniera crescente creano quell'ambiente surreale che, con la complicità di una trama lineare ed ossessiva nel girare intorno all'impossibile fuga, danno l'idea del film non come consueto viaggio verso la risoluzione di un intreccio ma come tortura del protagonista.

Nulla che non si sia visto, tuttavia c'è un momento, alla fine, in cui Oliver Stone osa più che mai, abbandona tuto quello che ha fatto in precedenza (i rapporti falsi guidati dalle esigenze, gli svelamenti, le ossessioni...) per puntare in maniera palese e violenta a Duello Al Sole, cioè al modello di ossessione statunitense per amore e morte.
In un paese dove le armi e il loro padroneggiamento è all'ordine del giorno è così che si misura tale tensione: tra sassi, sole, sabbia, sangue e pallottole. Anche se non è un western.

Live Blogging intrappolato in una polemica Univideo

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Sono al Cineshow di Torino, in una conferenza su "Internet: nuova risorsa per il cinema o spostamento di risorse esistenti", c'è il Wifi libero e quindi posto mentre la conferenza è in corso.
A parlare c'è Davide Rossi, di Univideo cioè l'uomo che rappresenta la filiera dei venditori di DVD, la cui opinione in materia è prevedibile.
Non so come mi sono impelagato in una discussione con lui a partire da una sua osservazione per la quale "eliminare gli intermediari nella distribuzione fa sì che in un futuro avremo un unico distributore su internet che farà il bello e il cattivo tempo". A questa cosa non ho resistito e ho alzato la mano per dire che non èvero e che la rete moltiplica le fonti.

Insomma siamo partiti con una discussione in cui Rossi è arrivato a dire che la coda lunga non funziona, non è vera, ma anche (e cito letteralmente)
“il mondo di internet è così inquinato dalla pirateria che non c'è spazio per operazioni legali e allora il triste e banale meccanismo della pubblicità che finanzia è la prova di come qualche operatore stia arrancando. non sono nuove risorse ma uno spostamento da una tasca ad un'altra”
non ne esco più. Ho capito tardi che non ha senso discutere e non riesco ad uscirne.
Poi Rossi aggiunge massi su massi. Ora ha detto che i blog non sono niente, si asciugheranno ben presto e non calcola che invece hanno cambiato il modo in cui ci si scambia informazioni e e domani moriranno ci scambieremo pareri e informazioni su facebook e dopo facebook un'altra cosa e via dicendo.
Ma come glielo dico?
E come posso stare zitto mentre si dicono queste cose in mia presenza??

Avete suggerimenti?

Update: Cioè qui si dice "perchè non fare una cosa che noleggiamo i file da internet e poi questi dopo un po' diventano non eseguibili?" ignorando che GIA' C'E'!!! Ma qui non faccio che dire "Già c'è!!" facendo trall'altro sempre i soliti nomi (Amazon, iTunes ecc. ecc.). E che proprio non dovevo iniziare, dovevo stare zitto e sopportare...

Update: Ora si è intromessa nel dibattito una sedicente (mai sentita) regista che sembra avere 50 e passa anni passati tutti fuori dalle tecnologie...

Update: Ecco. Ci siamo arrivati. Pensavo mi sarei salvato almeno da questo ma siamo immancabilmente arrivati all'argomento di dibattito "Perchè noi siamo un paese di furbi all'estero fanno rispettare le regole".
Si talmente tanto che fanno uscire i film prima da noi per non rovinarsi con la pirateria! Ma stavolta mi sto zitto. Non mi farò trascinare in un'altra dicussione nella quale mancano le basi fondamentali.

Update: E ora tocca "questi blogger che possono pubblicare quello che vogliono devono prendersi la reponsabilità per quello che fanno, non possono diffamare a caso", l'obiettivo sono i commenti ai video su YouTube "pieni di insulti e nessuno ne ha la responsabilità" e ancora "Mediaset ha fatto bene a fare causa a YouTube!". Ma qualcuno gliel'ha detto che la causa è decaduta?

Update: Siamo alla fase "autocoscienza", si è alzato uno e ha preso la parola dicendo "Io scarico film pirata da internet, perchè non ho alternative". Se la tua vita è un disastro però non è colpa mia...

Ho contribuito a scrivere un libro che si chiama Copio , dunque sono.
Ecco se fossi un grande, un uomo vero ora mi alzerei e direi: "Tutto quello che stiamo dicendo in realtà è sezionato analizzato e sviscerato in questo libro (e lo tiro fuori). Un'opera intensa, alta e ncessaria. Non fotocopiatelo, compratelo su www.ilmiolibro.it! Ho finito. Grazie".

Update: E' suonata l'ora del peer to peer che "crea dipendenza". Davide Rossi è galvanizzato dall'argomento più facile di tutti da attaccare.
L'uomo dell'autocoscienza continua a ripetere di utilizzarne.
Comunque il vero nemico di Univideo, ancora più dei pirati è Telecom! Le TLC sono davvero la loro nemesi da come ne parlano.

Update: "Dobbiamo educare la gente alla qualità!! Se no siamo preda dei reality! La televisione ha fatto questo percorso dal cinema alla produzione a basso costo e non vedo perchè internet non dovrebbe farlo! C'è la moda dello user generated content (non so poi perchè si usino queste locuzioni inglesi) e questo sono! Stiamo parlando di gatti che suonano il pianoforte. E' la candid camera!"
Basta me ne vado. Questa tortura finisce qui!

18.11.08

Bolt (id., 2008)
di Chris Williams e Byron Howard

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La Disney fa la Disney, questo l'abbiamo capito e Bolt conferma la tendenza.
Il nuovo film in CG di quelli che una volta erano i re incontrastati dell'animazione è un prodotto fuori dal tempo al quale non siamo più abituati. Non si tratta dei nuovi cartoni in CG in cui i genitori ridono con i figli e gli adolescenti ridono per conto loro ma uno di quelli vecchi stampo in cui i genitori ridono per l'innocenza del mondo che viene proposto ai loro bambini e che gli adolescenti disertano.

Lo spunto di partenza del cane attore che anche nella vita vera crede di avere i poteri che il suo personaggio ha nella serie infatti si esaurisce subito e il film rientra sui binari più classici del racconto di formazione, un evergreen riproposto in più fogge e più forme dalla Disney nel corso dei decenni.
Bolt è in sostanza la fiera del già visto e soprattutto del superato, per quanto ben realizzato e abbastanza divertente il flim vive solo sul vecchio principio disneyano del divertimento nell'antropomorfizzazione delle bestie, mentre i cartoni moderni a tali bestie antropomorfe danno un'anima.

Tutta l'evoluzione dei cartoni digitali verso contenuti più adulti che possano andare bene ad una pluralità di pubblici viene dunque spazzata via con un colpo solo e se qualcuno si facesse venire dei dubbi al riguardo l'arrivo della classica canzone (cantanta in italiano nella versione italiana) non lascia scampo e ci riporta al 1990.

Viene da chiedersi come dei bambini "nativi Pixar" possano prendere un simile cartone che propone loro contenuti più acquietanti rispetto all'irriverente Dreamworks e meno originali degli innovativi Pixar.
Forse una grande parte non noterà la differenza fino a che c'è da ridere (e obiettivamente ce n'è) ma poi come lo può prendere il "nuovo pubblico dell'animazione", quello degli adolescenti nella fascia 18-35?

14.11.08

Per gli amanti della lunga vita e della prosperità

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Segnalo che oggi J.J. Abrams ha presentato a Roma 25 minuti del suo prossimo Star Trek (l'undicesimo!).
Qui il resoconto con megaspoilers, le opinioni e le avventate considerazioni.

12.11.08

Presenze chapliniane

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Oggi mentre vedevo The Orphanage, nel quale ha un ruolo Geraldine Chaplin (che per chi non lo sapesse è una delle molte figlie di Charlie Chaplin), pensavo a che cosa strana che sia la sua presenza in qualsiasi film.
Sono tantissimi i figli d'arte che portano i lineamenti dei propri padri o madri illustri sullo schermo da Liza Minnelli (uguale a Judy Garland) a Michael Douglas, Charlie Sheen e anche ovviamente Christian De Sica. Molti anzi appartengono alla famiglia Chaplin (l'ultima, Oona Chaplina, figlia di Geraldine sta in Quantum Of Solace).
Eppure nessuno ha una somiglianza così forte (si direbbe che non avesse nemmeno un gene recessivo!) con qualcuno di così importante e di così "fisico" come Geraldine Chaplin.

Charlie Chaplin era molte cose ma di sicuro prima di tutto era "corpo" nel senso che la sua presenza scenica è la cosa più importante e devastante tra le tante che carattarizzano il suo essere cinematografico. E la sua presenza scenica è stata per tantissimi anni mascherata dal trucco da vagabondo. La prima volta che l'abbiamo visto senza baffi o trucco era in Un Re a New York, quando aveva già 68 anni.
Ora la grinzosa Geraldine Chaplin inevitabilmente rimanda al grinzoso Charlie Chaplin senza trucco. Quel volto così espressivo, quel sorriso e quella parte inferiore del volto così inconfondibili sono un'incredibile contaminazione nel cinema moderno della presenza fisica chapliniana.

Ogni volta che la vedo non riesco a pensare direttamente a lei, il rimando è diretto al padre, senza mediazioni. Non nel senso che mi sembra di vedere lui (non sono COSI' malato!) ma che ricollego quel volto alle sensazioni e all'esperienza chapliniana allo stesso modo in cui immediatamente si ricollega il volto di De Niro all'esperienza scorsesiana o quello di John Wayne al western fordiano.
E la presenza chapliniana che continua a "infestare" il cinema moderno è una cosa affascinantissima.

The Orphanage (El Orfanato, 2008)
di Juan Antonio Bayona

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POSTATO SU
Dovrebbe dirla molto lunga già il fatto che il film viene distribuito con un titolo inglese quando è una pellicola ispanico-messicana. Dirla lunga cioè sullo stile americaneggiante.
Ma si tratta talmente tanto di una caratteristica introiettata da certo cinema spagnolo (basti pensare a quanto successo con The Others) da scostarsi quasi dall'imitazione per approdare ad una sintesi nuova.

La vera caratteristica di tutto questo cinema horror latino è però il fatto di svolgersi a cavallo di due mondi, con i protagonisti che passano dall'uno all'altro o che da uno guardano l'altro. E' un tema che troviamo nel dittico di Guillermo Del Toro (La Spina Del Diavolo, Il Labirinto Del Fauno), nel già citato The Others e nell'episodio di Peliculas Para No Dormir di Alex de la Iglesia.

In più El Orfanato lavora sulla percezione dello spettatore e su quanto esso possa aspettarsi da una pellicola di questo tipo a partire da locandine, trailer ed esperienza pregressa. Bayona gioca molto con quello che ci si può aspettare, concedendo alcune facili previsioni e spiazzandone altre.

Ma sembrano tutti espedienti furbi messi in piedi intorno a poche buone idee in grado di giustificare la produzione di un film. Alla fine della fiera El Orfanato è un po' lungo (specialmente nel centro) e in certi momenti involontariamente comico, cose che appesantiscono le parti interessanti ed efficaci come quella finale all'interno della casa, che incorpora soluzioni visive e di regia diverse dal solito e molto ben studiate per creare tensione anche con i soliti semplici principi (porte che si sbattono, presenze che compaiono).

La locandina lo promuova come "Dopo The Others", ho controllato su imdb non c'è nemmeno un membro della troupe in comune. Nemmeno un elettricista.
Ma quelli del marketing possono tutto? Cambiano titoli, fanno abbinamenti arbitrari e decidono locandine? Sono i veri grandi burattinai della distribuzione?

11.11.08

Invisible Friend

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E' la serie per la rete che racconta della vita e del presunto omicidio di un amico immaginario.
Raffinata nello stile e anche abbastanza nell'umorismo, tutto ovviamente centrato sul paradosso dell'interagire con un amico immaginario che però tutti sembrano vedere, la serie sembra giocare molto con le premesse da Dexter o CSI.
Attenzione! Non con le trovate formali di quelle due serie ma con quell'universo simbolico.

Non si tratta di materiale per chi ha amato Dexter ma per chi gli è capitato di vederlo o di vedere altre cose sul genere e che quindi è alfabetizzato a quel tipo di dinamiche.
Teoricamente questa sarebbe la perfetta descrizione del concetto di parodia, ma Invisible Friend non è un parodia del genere, rimane ben ancorato a quello dimensione thirtysomething delle produzioni per la rete, solo che parla a quel tipo di pubblico e interagisce stando alle regole dei telefilm polizieschi.

La cosa più interessante infatti è l'aperto contrasto tra lo stile di regia molto serio e minuzioso e la finalità assolutamente di divertissment della serie. Diciamo che solitamente cose così cretine e leggere non vengono fatte in maniere così ricercate, nemmeno al cinema (dove ad una forma più elaborata può anche corrispondere una commedia o un film comico ma allora il film prende subito anche dei toni più "alti" perchè la forma stessa li comunica).

Ascoltiamo conversazioni cruciali per voi

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E' veramente un idiota
Frase pronunciata sottovoce da un esponente dell'ufficio stampa del film La Fidanzata di Papà e da me ascoltata "casualmente" quando stavo per entrare in sala ed era appena uscito Massimo Boldi chiedendo in maniera frenetica "Dai, dai, iniziamo iniziamo".

10.11.08

Cellulite e Celluloide - Il podcast

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Il consueto podcast settimanale della trasmissione in onda su RadioRock (106.600 FM) ogni sabato alle 17, che vede ai microfoni oltre a Prince Faster anche il sottoscritto sotto lo pseudonimo di Gabriele Vasquez.
Bilancio del Festival Del Film di Roma, numeri alla mano, e poi i film della settimana. Vengono sviscerate le motivazioni di La Banda Baader Meinhof, si parla bene con entusiasmo moderato di Il Passato E' Una Terra Straniera, ci si stupisce di quanto High School Musical 3 sia un buon film, si stronca Pride And Glory, ci si interroga sulle possibilità di successo di Giù Al Nord e infine si dice quanto agli altri sia piaciuto Si Può Fare.
In chiusura si segnalano le chicchette della manifestazione romana tra cui JCVD e RockNRolla.

LA PUNTATA DELL'1/11/08

Per i file occorre ringraziare il prode Luca che pur non avendo nulla a che vedere con l'amministrazione della radio ha deciso in proprio di registrare, tagliare e mettere online i file.
Ordunque adesso anche se non siete di Roma o dintorni potete godere anche voi di queste perle radiofoniche e sottoscrivere i podcast come più vi aggrada. O consultare l'archivione.

8.11.08

In Compagnia Dei Lupi (The Company Of Wolves, 1984)
di Neil Jordan

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Le favole tradizionali non sono racconti adatti ai bambini, raccontano atrocità, esseri umani mangiati dagli animali, bambini abbandonati dai genitori e violenze all'ordine del giorno, o quantomeno non sono adatte ai bambini di una società come quella moderna, nella quale la violenza e la morte non sono più esposte pubblicamente ma sempre nascoste negli ospedali.

Neil Jordan sembra partire dall'effettiva efferatezza delle favole (in particolare Cappuccetto Rosso) per allargarne il mondo fino a comprendere la sessualità e addirittura tematiche sociali. Molta è l'attenzione alla costruzione materiale dell'ambiente (come tipico della scuola inglese) e ai colori dominanti (che escludono il rosso per evidenziarlo quando compare nella mantella o nel sangue).

Partendo da un libro il regista punta moltissimo sulla costruzione di un universo dove la paura domina sia a livello di paesaggi (a partire dagli ambienti e dalle scenografie) che a livello psicologico e immaginifico.
La paura del sentiero non battuto, degli animali, della violenza e della doppiezza umana (gli uomini lupo) sono la grande costante assieme al sottofondo sessuale sempre più esplicito e all'attrattiva che la protagonista sente crescere per i lupi, cioè il mondo che viene condannato dai suoi compaesani.

Ma come è ovvio in un film sulle favole anche il racconto ha un'importanza determinante, foriero come sempre di conoscenza sia buona che cattiva, forma principale non solo di conoscenza ma soprattutto di avanzamento psicologico e culturale e mai opera fissa ma testo negoziabile. Attraverso i racconti che la nonna le fa per spaventarla la protagonista sviluppa attrattiva per i lupi e attraverso il racconto consolatorio finale il lupo si spaventa ancora di più.

Così quando ad un certo punto vengono pronunciate le frasi "Che occhi grandi che hai" ci si rende conto che si sta assistendo a qualcosa di completamente diverso, una storia che non vuole insegnare come le favole ma coinvolgere come un film.

7.11.08

Un Altro Pianeta (2008)
di Stefano Tummolini

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POSTATO SU
Per fare un buon film non ci vogliono soldi. Ci vogliono idee. E chiunque nasconda le vergogne dei propri peccati cinematografici dietro la mancanza di soldi bara.
Un Altro Pianeta dimostra (solo a chi ha la memoria corta) proprio questo: cioè che è possibile realizzare un bel film con 1.000 euro totali di budget (spesi per la metà nell'acquisto di un disco rigido esterno per i file in alta risoluzione). Certo nessuno dice che sia facile, ma quando c'è l'idea (sia del film che di cinema), quando c'è una capacità di raccontare e di immaginare altre vite e i modi di metterle in immagini, si può anche fare un film tutto ambientato in spiaggia e illuminato dalla luce del sole.

Scenari naturali, costumi da bagno portati da casa dagli attori che hanno lavorato gratis per una sola settimana di riprese, luce del sole e tante prove per digerire e rielaborare la sceneggiatura. Mille erano i vincoli posti dal budget ristretto ma vedendo il film sembrano tutte scelte, è questa la dimostrazione della forza di Un Altro Pianeta.
Non è certo un film perfetto sia chiaro, in diversi punti scivola nell'eccessivamente patetico e scontato con i personaggi che guardando nel vuoto e si interrogano ad alta voce sul senso della vita. Ma in altre parti, e anche più in generale, riesce a restituire un senso globale, un sentimentalismo pudico e raffinato che non si sporca nemmeno nella bellissima scena di amplesso finale.

Più di tutto comunque stupisce la straordinaria padronanza che Tummolini ha del mezzo. Senza orpelli o artifici ma solo con la grammatica del cinema e i rumori naturali riesce nella prima parte del film a creare un senso di calore opprimente e cocente che ricorda quasi Il Piacere E L'Amore di Ceylan.

6.11.08

Forse vi ricorderete di me per film come...

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E' morto Michael Crichton. Anche se non è stato un grande del cinema ha dato vita ad alcune delle idee che più mi hanno appassionato come Jurassic Park o ER.
Ma alla fine della fiera io lo ricorderò per il supercult Il Mondo Dei Robot

Quantum Of Solace (id., 2008)
di Marc Forster

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POSTATO SU
Ok. Non è Casino Royale.
Ora che abbiamo appurato che Marc Forster non è riuscito a imitare la rigorosa esaltazione a cui Martin Campbell e Paul Haggis avevano portato 007 nel precedente film possiamo passare a dire che Quantum Of Solace ha i suoi punti di interesse e soprattutto è un film divertente.

Lo dico perchè in fondo, a parte tutte le storie sulla psicologia di Bond ecc. ecc., i film della serie devono essere divertenti, devono scatenare desiderio di imitazione ("Gli uomini vorrebbero essere come lui, le donne vogliono cambiarlo!") e (per usare LA più abusata delle espressioni) devono far sognare.
In questo senso Quantum Of Solace raggiunge il suo scopo, è un film colmo d'azione diretta in maniera poco convenzionale, cosa che a tratti è una boccata d'aria fresca (la parte sulle impalcature o sugli aerei con la macchina da presa che segue gli spari) ma in altri punti risulta un po' pesante a causa di un montaggio che vale poco e rende alcune scene confuse.
Esemplare è la scena iniziale dove l'azione si scatena di colpo e in maniera anticonvenzionale in uno scenario convenzionalissimo (l'inseguimento automobilistico), seguita poi da un'altra sequenza molto bella come quella per i tetti di Siena.

Poi certo Paul Haggis l'ha scritto per modo di dire visto che era preso con lo sciopero degli autori e il resto l'ha dovuto fare Marc Forster, abile a disegnare i sentimenti e i rapporti (bellissimo quello approfondito con M) ma meno a raccontare intrighi affascinanti.

Però Daniel Craig che fa tutto senza controfigura, l'intrigo più disperato del solito (ad un certo punto 007 si ritrova abbandonato anche dall'MI6) e alcune immagini veramente vincenti come quella vista e rivista di loro due in abito da sera sdrumati in mezzo al deserto (foto centrale), alla fine convincono.
Anche il grande e ovvio richiamo a Goldfinger che si vede ad un certo punto mi è piaciuto, è bello e impressionante come dovrebbe essere.