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3.8.16

Le Sorelle Perfette (Sisters, 2015)
di Jason Moore

Non l’hanno scritto direttamente Amy Poehler e Tina Fey questo film ma è come se fosse andata così. Un po’ perché la sceneggiatrice, Paula Pell ha in repertorio alcune puntate di 30 Rock, la serie tv di Tina Fey; un po’ perché il regista Jason Moore, già perfetto direttore di commedie al femminile, come dimostra Voices, proprio per quel film aveva già collaborato con un’altra sceneggiatrice della scuderia 30 Rock (Kay Cannon); un po’ infine perché Tina Fey e Amy Poelher sono un brand, hanno un modo di interagire e una comicità molto chiare e come spesso avviene in casi simili il margine di adattamento a sé del testo è ampio come lo è l’improvvisazione.
Le sorelle perfette, come si capisce, non è quindi solo un film con Tina Fey e Amy Poelher è la piena espressione di quel mondo comico che con fatica sta arrivando nelle sale (specie italiane) ma che costituisce una delle più vivaci novità nel panorama.

Sarebbe tuttavia ingiusto giudicare questa commedia solo in base al fatto che si tratta di una storia tradizionalmente maschile (la festa folle, la voglia di tornare adolescenti, l’insofferenza verso la responsabilità) in panni femminili. Sarebbe ingiusto nei confronti del fantastico lavoro fatto sulla coerenza delle due protagoniste e sulle loro motivazioni, sui dialoghi anche non comici per non farne dei meri momenti di passaggio utili a muovere la trama e soprattutto sull’inventiva. Se una commedia si giudica anche sulla base di quale tipo di umorismo riesca a fare proprio e allargare al mondo che descrive, Sorelle Perfette merita il massimo rispetto. Non solo trova nelle solite situazioni anfratti di grottesco nuovi ma ha anche l’abilità di usarli senza scadere necessariamente nel banale cinismo o nella facile cattiveria.

Che l’opera fosse ambiziosa lo si poteva intuire già dalla sua struttura. Con una decisione e una precisione invidiabili Le Sorelle Perfette si divide infatti in due. Nella prima metà vengono introdotte le protagoniste, prima separatamente e successivamente insieme, una è donna crocerossina (effettivamente) sempre preoccupata per il prossimo, l’altra un’irresponsabile con figlia più matura di lei e senza un chiaro obiettivo nella vita. La prima interazione delle sue sorelle in auto è in questo senso perfetta, le due si completano e quello è l’obiettivo di ogni interazione comica. Non si tratta solo far ridere ma di portare avanti il senso del film costruendo gag che arriveranno più avanti, quando sarà servito il piatto forte. Il problema delle due infatti è che i genitori intendono vendere la casa in cui sono cresciute, quella in cui hanno tutti i ricordi e, in un eccesso di nostalgia e desiderio di rivivere la loro adolescenza, le due radunano gli amici di una volta (tramite Facebook) e per un’ultima grande festa in cui però nessuno si dimostrerà pronto ad esagerare come un tempo. Almeno fino a che non arrivano le droghe.

Quell’estetica da party sregolato in cui ogni eccesso aumenta l’atmosfera comica, in cui i colori passano rapidamente dai blu, viole e verde elettrici ai soffusi baige della quiete apparente delle camere da letto, insomma quel tipo di dinamica narrativa inventata da quell’opera seminale e sempre più fondamentale che è Project X (e ripresa con gusto anche dalla Pixar nel corto Partysaurus Rex), occupa qui ben metà del film. Tutta la seconda parte di Le Sorelle Perfette è la lenta escalation insensata della festa, la dimostrazione delle insofferenze e delle comiche inadeguatezze declinata in un’ora pieno delirio.
È qui che Jason Moore dimostra il controllo maggiore nel dosare gag lungo tutta la durata dell’evento. Il film sembra non finire mai le idee comiche senza ripetersi, bilanciando tempi e ritmi magistralmente (la parte con il carrillon, comicamente calma e silenziosa, poteva uccidere il ritmo invece è una digressione esilarante).
Detto in parole povere è commedia ben scritta, ben diretta e ben interpretata che come sempre quando sì incrociano queste tre condizioni riesce a dire molto più di quel che è scritto in sceneggiatura. Detto con un po’ più di coraggio è la commedia americana moderna come dovrebbe essere.

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