Nella grande corsa alla presidenza degli Stati Uniti che è diventata la filmografia di Dwayne Johnson, Hobbs & Shaw è il film in cui si dimostra inflessibile. Se solitamente è un amorevole padre di famiglia che rigetta azione e violenza ma ci si tuffa quando è indispensabile, qui è un uomo dai metodi forti che risolve nel minor tempo possibile, uno che non ha paura di sporcarsi le mani quando la situazione lo richiede. Il rovescio della sua medaglia è Shaw, cioè Jason Statham, un po’ più in ghingheri rispetto al suo solito personaggio, che lo stesso risultato lo raggiunge con metodi raffinati (o almeno un filo meno burini) e più eleganza (cioè fa le stesse cose ma in completo e con una bottiglia di champagne in mano). Tutto questo ci viene spiegato abbastanza chiaramente nel montaggio alternato della prima sequenza. Il resto del film lo confermerà.
Troppo alfa per essere davvero amici, Hobbs & Shaw collaborano forzatamente cercando comicamente di dimostrarsi sempre migliori dell’altro, mentre un’organizzazione che sembra la SPECTRE sotto steroidi ha in mente di uccidere i deboli del mondo (proprio il grado zero del piano criminale) e ha potenziato tecnologicamente un vecchio amico, ora nemico, di Shaw per riuscirci. Serviranno i pugni coordinati dei due per mettere ko lui e la sua organizzazione, servirà una familia e le sue auto ma lo stesso il film non ne uscirà vincitore come tutti speravano.
Hobbs & Shaw è in fatti il genere di lungometraggio per interpretare il quale è necessario padroneggiare il campo “faccette” (e in questo Dwayne Johnson è maestro jedi mentre Jason Statham è solo un padawan) e che nello spettro dell’action comedy cerca goffamente di rimanere equidistante dai due poli, riuscendo a confezionare poca commedia vera (i pochi minuti in cui entra in campo Kevin Hart lo dimostrano) e a mettere su schermo l’azione grandiosa, immensa e senza limiti che ci si aspetta senza però quel senso di essere testimoni di eventi irripetibili che ha creato Fast & Furious nei suoi momenti migliori. Anzi qui sembra tutta ordinaria amministrazione nelle vite dei personaggi.
È proprio la scrittura quindi a fallire. Se la serie madre da questo punto di vista gioca sempre in difesa, cercando di fare il meno possibile per incorrere in quanti meno danni possibili, qui invece è tutto un riversarsi in attacco. Ci sono riferimenti al #cheatday dell’account instagram di Dwayne Johnson, ci sono una serie di oneline non memorabili che tuttavia desidererebbero esserlo (“Now I take you to school son”) e alcune ironie di dubbio gusto come quella per la quale la CIA è mostrata come composta da simpatici nerd di buon cuore che ascoltano le conversazioni dei protagonisti bonariamente, con simpatia e per il loro bene in fondo.
Talmente è scritto con sufficienza Hobbs & Shaw che ad un certo punto durante un viaggio in aereo uno dei due personaggi dovrà egli stesso ammettere l’assurdità della trama che sta vivendo.
E non serve a molto in questo senso l’inserimento di Vanessa Kirby (quanto era usata bene in Mission Impossible: Fallout!) se la si relega ad un ruolo incolore e insapore.
È chiaro e non ci sono dubbi che come sempre per i film della serie la matrice è il cinema asiatico. Viene infatti dal cinema cinese di grande incasso il tono, la tipologia di coolness dei personaggi e anche gli archetipi che incarnano, come il conflitto che anima il contrasto con il nemico (il classico tradimento di onore e codice tra commilitoni), come anche la maniera molto ingenua con la quale è gestita la parte sentimentale. Ma per essere a quel livello serve allora anche un piano d’azione non solo in grande stile ma davvero stupefacente. E non è così.
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1 commento:
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