30.11.06

Ero Uno Sposo Di Guerra (I Was A War Male Bride, 1949)
di Howard Hawks

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Piccolo gioiello del genere commedia sulla battaglia dei sessi e annoverato da Truffaut tra i "film della sua vita", Ero Uno Sposo Di Guerra è il perfetto esempio di una tipologia di cinema che è morta con l'età dell'oro di Hollywood. Quel cinema in grado di raccontare come pochi altri al mondo e che era riuscito a tramutare in un fattore di elevazione artistica il suo sistema di ottimizzazione economico basato sui grandi studios.
I film fatti in maniera industriale, i ruoli ben definiti, i generi e gli autori dedicati ad ogni genere. Tutto questo era una maniera per ottimizzare la produzione che ha finito per divenatare una facilitazione artistica per chi aveva qualcosa da dire.
Howard Hawks nel narrare questa storia di amore combattuto e difficoltà nel superarela burocrazia militare ha modo di criticare la mentalità americana mostrandola contrapposta a quella di uno straniero. Ma più di quello il cinema di Hawks parla di se stesso. Come ama ricordare Truffaut nella prima scena c'è già un colpo da maestro: Cary Grant è in macchina vestito alla francese, la macchina passa davanti alle macerie di palazzi distrutti dalla guerra, il suo autista chiede informazioni in tedesco ad un vigile, i due litigano e Cary Grant risolve chiedendo informazioni ad un americano. La scena durerà si e no due minuti ma le informazioni che Hawks riesce a far passare sono innumerevoli. Dopo soli due minuti è chiaro quasi tutto. Il ruolo di Cary Grant, la sua nazionalità, dove si trovino, in quale momento e chi altro ci sia. Inoltre sono spiegate le finalità del viaggio di Grant e il suo rapporto con gli stranieri. Tutto questo unicamente con una comunicazione implicita. Ora basta moltiplicare questi mille piccoli artifici lungo tutto il corso del film ed è chiaro come Ero Uno Sposo di Guerra appartenga al miglior cinema possibile.

E' anche questo un mercato

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In Giappone dove la rete 3G è decisamente migliore i telefoni più evoluti più diffusi e dove c'è una cultura diffusa maggiore riguardo la tecnologia sta andando alla grande il libro elettronico.
Il settore dei libri elettronici è cresciuto di 4 volte nell'ultimo anno rispetto a quanto era cresciuto in quello precedente, merito appunto dello slittamento di supporto verso il cellulare.
Le motivazioni che noi occidentali adduciamo sono più o meno sempre le stesse, principalmente il fatto che i giapponesi vivano molto di più la città, cioè stiano poco a casa e quindi necessitino di più di un internet in mobilità e tutto ciò che ne consegue.

Il sito più richiesto è quello della Bandai e proprio loro precisano che alcuni dei contenuti più richiesti sono i manga.

Alla faccia dei pirati

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Secondo il "Rapporto 2006 Economia della musica italiana" fatto da ASK il mercato è in calo del 4,9% ma le vendite online sono in aumento del 101%.
Il coordinatore della ricerca tirando le somme ha commentato che mentre prima il business era nel disco ora a prevalere sono forme diverse miste e innovative di mercato.

29.11.06

Giù Per Il Tubo (Flushed Away, 2006)
di Sam Fell e David Bowers

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Frutto del sodalizio Dreamworks/Aardman (lo studio di Wallace e Gromit) Giù Per Il Tubo è un cartone dall'impianto americano classico (ma che più classico non si può) e dall'ambientazione e lo humor inglesi, dotato di un ritmo che raramente si incontra.
Il disegno in 3D ricalca i modelli di plastilina tipici della Aardman, cioè i personaggi sono concepiti come se fossero realizzati da Nick Park e sono animati sempre seguendo quei principi (particolarmente evidente nel caso dei movimenti della bocca e delle espressioni facciali date dal sopracciglio), per creare continuità con le altre opere e soprattutto sfruttare quelle modalità espressive che si sono rivelate di successo.
Il risultato è indubbio, Giù Per Il Tubo pur non essendo nulla di speciale nè di innovativo è sicuramente ben fatto, molto divertente (nettamente più della media) e molto molto veloce. Decisamente meglio di Happy Feet, l'altro cartone i Natale, scialbo e inconsistente.
La Dreamworks dimostra di voler esplorare dimensioni diverse del disegno utilizzandolo propriamente come mezzo espressivo e non solamente come meraviglia. L'idea di creare un mondo simile per forma e movimenti a quello di Wallace e Gromit ma infinitamente più complesso di qualsiasi mondo possibile con la tecnica del motion capture (un set come quello della città sotterranea sarebbe impensabile).

LE TECNOLOGIE DEL FILM

Esiste un cinema che non sia arte?

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Questo post è frutto di una polemica poi diventata discussione portata avanti tra me Roberto Beranbò nei commenti ad un post del suo blog.
Il tema del discutere era Piano17, il film dei Manetti Bros. Come già in passato mi è capitato di fare con Emanuelazini ho attaccato fortemente il film nel momento in cui ho visto che Roberto ne parlava in toni positivi.
A partire da questa serie di attacchi il discorso si è allargato talmente tanto da indurre Roberto a proporre di tirarne fuori un post. La questione ad un certo punto era chiaramente diventata un'altra, cioè se fosse legittimo occuparsi di un cinema che non sia arte (da cui la mia frase provocatoria "Ma esiste davvero un cinema che non sia arte?") e la mancanza di questo tipo di cinema in Italia a causa di un sistema di educazione/insegnamento inadeguato.
Se dovessimo poi disquisire dell'arte della visione da Platone ai giorni d'oggi
mi troverei in fortissimo imbarazzo nel l’essere costretto ad ammettere che,
salvo rarissime eccezioni, dovrei dire che la stesa è andata degradando nei
secoli. Se considerassimo, ad esempio, la complessità iconografica di certi
pittori come che so Leonardo da Vinci, Piero della Francesca, o come
l’innovazione apportata dalle le luci tangenti del Caravaggio tanto per citare i
primi che mi vengono in mente, cosa dovremmo dire al riguardo?. Ora è evidente
che gradi così elevati di competenza nell'utilizzo dell'immagine evocativa si
sono come dire dispersi.
Non sono daccordo con Roberto quando dice che c'è un appiattimento culturale, un processo in atto non negli ultimi anni, ma negli ultimi secoli se non millenni ch ha fatto sì che il concetto di opera d'arte si sia progressivamente svilito fino alla situazione attuale.
Io credo che il concetto d'opera d'arte sia fortemente mutato negli anni senza svilirsi ma cambiando, specialmente nell'ultimo secolo con l'introduzione dell'arte moderna e dell'astrattismo. L'arte in questo modo si è allontanata da livelli di lettura più semplici ma ne ha acquistato in complessità e ricchezza, ha scoperto linguaggi nuovi e vergini a esplorare. Il cinema poi è così giovane! Vedo moltissime idee nuove e cineasti interessanti, anche cineasti di livello medio interessanti (il che significa che c'è una cultura condivisa abbastanza alta e un buon fermento culturale) solo che non sono equamente sparsi per il globo, ma questo del resto è sempre stato.
Negli ultimi anni i fermenti culturali (cinematografici) più importanti sono stati indubbiamente in Asia, prima la Cina poi Giappone e Corea, luoghi dove si continua a produrre le cose più fresche e interessanti e dove il livello medio di produzione è altissimo, segno di un fermento culturale attivo. Del resto era così negli anni '50 e '60 in Europa.

Dunque non credo alla decadenza dell'arte specialmente nel caso del cinema, credo a fasi di riflusso e credo soprattutto ad una questione di percezione condivisa del ruolo autoriale, della difficoltà cioè di trovare cineasti in Europa che non vogliano considerarsi autori ma semplici narratori, che non vogliano fare arte ma raccontare bene delle storie.
Infatti io non credo esistano tipi di cinema diversi ma credo esistano obiettivi diversi che i vari cineasti si pongono e il raggiungimento dell'obiettivo dichiarato, il mantenere le promesse che si fanno lungo il filmè l'unica cosa che conta. Per questo si apprezzano i film che raccontano storie piccole ma lo fanno bene, film senza pretese ma ben girati e che fanno il loro dovere e in alcuni casi (e questo accade nel miglior cinema di serie B) riescono pure ad andare oltr gli obiettivi posti a parlare d'altro e farlo in maniera delicata. A contrario è il cinema dell'arroganza che è intollerabile, se già è fastidioso Scorsese quando con la legittima arroganza di chi sa di essere uno dei più grandi cineasti americani della storia gira un film come The Aviator cosa dire di chi come Ron Howard si pone come un grande autore, impone i suoi film come opere d'arte che hanno mille obiettivi e vogliono tracciare complessi affreschi storici misti a racconti di umanità o indagare menti geniali e deviate tenendo ben saldo uno sfondo americano anch'esso in discussione e invece girano film di una superficialità e di una banalità sconvolgenti? E' questo il peggior cinema possibile, no Vacanze Di Natale che per quanto sia peggio realizzato, peggio scritto e peggio recitato è quantomeno onesto, non mente ai suoi spettatori non veicola un'idea sbagliata di opera d'arte.

Per questo non posso tollerare i Manetti, perchè nei loro film pretendono e nelle loro interviste ancora di più. Si pongono come un caso unico nel panorama italiano, alfieri autodeterminati di un cinema di genere all'italiana quando i loro risultati sono terribili.
Ma so che Roberto non è daccordo con me.

Facciamo a chi la spara più grossa

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I videogiochi violenti alterano l'attivita' cerebrale, provocando uno stato
emotivo sovraeccitato e inibiscono l'autocontrollo . L'effetto e' anche quello
di ridurre la concentrazione e le capacita' razionali e funzionali, cosa che
potrebbe lasciare il segno anche a lungo termine sui giovani che amano questo
passatempo sempre piu' popolare e altrettanto discusso.
Quando si comincia a sfruttare un tema si potrebbe andare avanti all'infinito proponendo idiozie non provate.
Update 11.50am
Vittorio Zambardino sul suo blog dice tutto quello che va detto.

28.11.06

E che non si dica che qui non si supporta l'internet su cellulari

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Opera rilascia il nuovo Opera Mini 3, terza versione dell'unico browser professionale gratuito.
Opera infatti ha anche una versione completa non "mini" del suo browser disponibile per i cellulari ma a pagamento.
Opera Mini non è Opera vero, ma è veloce funzionale e in una parola migliore del browser predefinito del telefono.

Dall'altra parte, l'avrete già sentito non si parla d'altro, YouTube ha deciso che distribuirà video anche sui cellulari per ora solo tramite l'operatore Verizon. Tuttavia a differenza del web sui cellulari si pagherà per i video, oltre che pagare la connessione. Difficile che abbia successo....

Signori abbiamo i primi dati

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Secondo le prime proiezioni nelle vendite delle ultime vacanze in america in testa prevedibilmente c'è Xbox, seguita da vicino da Wii e (sorpresa) entrambe distanziano di un bel po' la PS3.
Anche nelle discussioni in rete un bel 43% si pronuncia a favore di Nintendo.

Chiaramente incide moltissimo il fattore novità/curiosità del controller Wii e soprattutto il prezzo molto più accessibile 250$ contro i 500-600 di PS3. La metà. Per emergere Sony ha decisamente bisogno di tempo, non mi faccio convincere in due parole a spendere il doppio...

Io sto con Dario

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Dite quello che volete (e probabilmente avrete ragione!) ma è proprio un mito. Non tanto per le singole opere, troppe sono quelle da buttare a fronte di un esiguo numero di ottime idee, quanto per la costanza e l'immagine di sè che ha costruito negli anni.
Quell'immagine di sè che rende questa foto bellissima. Ci fosse stato un altro, anche migliore, non sarebbe stato lo stesso.
Si, nonostante tutto, io sto con Dario.

L'ho anche visto una volta al supermercato ma (colpa di quell'orso di mio fratello) non l'ho avvicinato. Gli avrei voluto chiedere cosa avesse nelle buste della spesa: "Cosa c'è lì? Teste mozzate? Cos'ha comprato? Coltelli??"

27.11.06

Il vero vincitore della guerra tra console

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Secondo Inquirer.it sarebbe IBM.
Ibm infatti fornisce i processori per le loro console sia a Nintendo, che a Microsoft, che a Sony.
Negli ultimi 3 anni Big Blue ha visto i suoi profitti annui salire da 2,5 miliardi di dollari a 2,9 fino ai 3,7 previsti per quest'anno.

26.11.06

Aspettando Spiderman 3

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Considerazioni sulle possibilità, gli obblighi e le necessità di Sam Raimi nel momento in cui si trova a dirigere il terzo capitolo della saga cinematografica dell'Uomo Ragno puntando sull'appeal del simbiota e di Venom.

Manteniamo la calma

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Qui si parla dell'evento cult/trash degli ultimi anni.
Un ritorno della coppia delle coppie del cinema (cinema???) italiano.
Pare (e dico pare perchè la fonte è TGCOM) che intervenuti all'università per stranieri di Perugia in un incontro dal titolo "primo piano sull'autore" (ma erano lì come spettatori?), i due abbiano dichiarato che stanno pensando ad un ritorno.
L'ultima volta è stato pietoso, era Botte Di Natale ed era diretto da Terence Hill.
Cmq Bud Spencer ha messo le mani avanti e ha dichiarato che ha un'età e non può più fare quello che faceva decenni fa.
Cosa vogliono tentare allora? Un film bergmaniano?
Tipo che Bud Spencer è un professore universitario in pensione al quale comunicano la morte del suo amico di vecchia data (Hill) con il quale aveva passato i suoi migliori anni accademici ma dal quale si era separato poco prima del declino. Deve fare un viaggio controvoglia per andare al funerale e durante il viaggio ha modo di fare i conti con se stesso, i fantasmi del suo passato e la sua amicizia con il morto. E tutto il film, i vari eventi, i ricordi e i rapporti che sono narrati sono una grande allegoria della loro stagione d'oro e del cinema trash che però incassava moltissimo di quegli anni e di un dimensione dei cazzotti dati per finta che orma non c'è più...
Sarebbe fantastico.

Happy Feet (id., 2006)
di George Miller

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Prima che cominciate ad urlare al plagio va precisato che il progetto di Happy Feet risale al 2001, prima cioè che La Marcia Dell'Imperatore sfruttasse il tema della terribile lotta per la sopravvivenza e riproduzione del pinguino imperatore.
Ora potete urlare al plagio perchè la prima parte di Happy Feet (ideato si prima del documentario francese ma realizzato dopo (questo ce lo aggiungo io)) è palesemente ispirata nei temi e nelle atmosfere a quel documentario.
Per il resto siamo dalle parti dei vecchi film Disney, con qualche idea romantica, molto conservatorismo, un messaggio di fondo buonista e banale e molto idee buone sprecate.

L'impianto è quello di un fim musicale, si canta molto, tutte canzoni note lievemente riadattate per il film e cantate dai doppiatori originali (Hugh Jackman, Nicole Kidman, Brittany Murphy ecc. ecc.), una parabola didascalica che insegna a trovare la propria strada ascoltando il proprio cuore. Niente di più melenso per una favola che alla fine risolve tutto con un deus ex machina tra i più clamorosi che si siano mai visti su uno schermo.
Insomma deludente anche perchè alcune intuizioni felici sono buttate alle ortiche, come la bella integrazione con riprese dal vivo. Ad un certo punto compaiono gli esseri umani ma non sono realizzati al computer, si tratta di riprese dal vivo leggeremente modificate nei colori per renderli più aderenti e non creare discrepanze con i cartoni, ciò dà bene l'idea di "alieni" degli uomini visti dai pinguini, rapiti come in Incontri Ravvicinati. Peccato che questo poi si perda, come si perde l'occasione per una vera commozione quando il pinguino ritorna tra la sua gente dopo un esilio che era quasi strappalacrime.
Insomma un peccato.

25.11.06

Zebraman (id., 2004)
di Takashi Miike

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"Un Miike più leggero" l'hanno definito i proiezionisti del cineclub dove l'ho visto. Originariamente dovevo vedere Happiness Of The Katakuris, ma non si sa bene per quale motivo hanno proiettato Zebraman.
Poco male perchè Zebraman è un vero gioiellino. "Un Unbreakable giapponese" come l'ha definito Frankie666.
La trama infatti è incentrata su un uomo fanatico di Zebraman, eroe dei telefilm live action della sua giovinezza, che si cuce un costume come il suo per imitarlo. Solo che gradualmente scopre sempre più similitudini tra la sua vita e quella di Zebraman, non ultimo il fatto che l'anno in cui vive (il 2010) è quello nel quale era ambientato anche il telefilm. Da qui progressivamente e senza nessun motivo apparente se non la fiducia nei sogni il professore si identifica in Zebraman e ne assume lentamente anche i poteri e comincia a combattere contro entità nemica che si palesano all'improvviso.
Lo svolgimento è a dir poco esilarante, tutto focalizzato sull'effetto grottesco di un uomo goffo che diventa supereroe, che quindi gira con un costume zebrato con tanto di mantello e si trova a combattere ancor più grottescamente contro nemesi assolutamente idiote.
Contemporaneamente Miike parodia il genere live action (che già da solo fa ridere) e quello superomistico con un perizia rara per un'operazione scanzonata come questa.
Peccato per una certa stanchezza che sopraggiunge verso la seconda metà, prima del grande scontro finale.

Supercult il live action che il protagonista guarda all'inizio mentre si cuce il costume, nel quale un non precisato eroe combatte a colpi di arti marziali contro Samara di The Ring....

24.11.06

Trono Di Sangue (Kumonosu jô, 1957)
di Akira Kurosawa

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L'ispirazione è Macbeth, l'ambientazione è il giappone feudale delle lotte intestine, il medesimo scenario di cui anni dopo Kurosawa si servirà per portare al cinema in Ran un altro lavoro di Shakespeare, il Re Lear.
A partire dal racconto di potere e perdizione, manie di persecuzione follie e manipolazione, Kurosawa riesce a parlare in maniera incredibile si se stesso e del proprio cinema. Un cinema modernissimo, probabilmente il più moderno dell'epoca, che applica la profondità di campo come una regola, un modo per conoscere il mondo.
Lo stile narrativo è abbastanza scarno nonostante la complessità e cerca di comunicare il senso di tragedia, dolore e smarrimento con le immagini anzichè con le parole. Alcune trovate estetiche sono folgoranti come la scena della moglie del re del castello del nord che scompare nelle tenebre e ne riappare portando il sake drogato o le riprese nella campagna giapponese coperta dalla nebbia.
Ma la differenza più netta con il cinema dell'epoca che proveniva dagli altri continenti è forse la commistione più unica che rara di ricerca stilistica, formale e contenutistica e spettacolarizzazione. La sequenza della ribellione dei soldati al re è un gioiello in questo senso.
E comunque non vengono mai dimenticate le radici dell'arte giapponese, il teatro no e il suo stile recitativo (qui e molto spesso in Kurosawa impersonificati dal gigantesco Toshiro Mifune).

Più vado avanti nell'esplorazione del cinema di Kurosawa più mi sembra che mai nessuno come lui abbia cercato disperatamente l'innovazione e la modernità in ogni film riuscendo a tenere molto saldi i legami con le sue origini. Forse alle volte l'ha fatto anche con una foga e una passione esagerate che hanno causato lavori meno riusciti, ma comunque con idee e risultati al di sopra di qualsiasi speranza o aspettativa.

C'è fantasy e fantasy

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Fate sporche di fango ed erba, fauni fatti quasi di legni e mostruosi e una dimensione onirica fatta di terra e fango. Il fantasy di Del Toro è ben diverso da quello a cui il cinema ci ha abituato negli ultimi anni, per certi versi più simile a Labyrinth (il grande precursore) cinematografico, ma ancora più attaccatto alla madre terra. Anche lo stesso regista lo ammette e giustifica la scelta stilistica...

continua su MYMOVIES.IT

23.11.06

Il Labirinto Del Fauno (El Laberinto Del Fauno, 2006)
di Guillermo Del Toro

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Sono proprio bellini i film di Del Toro, perchè li racconta per me, con tanta passione e amore per le trame ed il fantastico.
Come in La Spina Del Diavolo (le similitudini sono talmente tante che mi fanno pensare ai primi due capitoli di una trilogia) la storia si svolge durante il fascismo spagnola e più precisamente durante la guerra civile.
La guerra è lo sfondo, i fascisti il male, un/una bambino/a i protagonisti di una trama privata che va avanti contaminandosi fortemente di fantastico inconsapevolmente di quello che sta accadendo nel mondo degli adulti.
In particolare nel Labirinto Del Fauno realtà e fantasia si toccano molto poco, sono due piani fortemente distinti che tuttavia procedono in parallelo con protagonisti diversi. Da questo punto di vista un po' avevo preferito La Spina Del Diavolo, dove il racconto è più amalgamato, dall'altra parte però Il Labirinto Del Fauno è un film decisamente riuscito meglio che ha il coraggio di andare a fondo in quello che La Spina Del Diavolo accennava.

Innanzitutto la carta vincente del film è l'immaginario di Del Toro, che esteticamente sta al fantasy tradizionale (da Il Signore Degli Anelli a Le Cronache Di Narnia) come lo spaghetti western sta al western tradizionale. Il fantasy di Del Toro è molto più carnale e fangoso, sporco e naturalistico. Il Fauno non è pulito e depurato come il satiro di Narnia, ma pieno di rami foglie e legno, con una faccia mostruosa e una morale apparentemente ambigua. Le fatine sono ben più sudice e sadiche di quelle di Peter Pan. Per non dire delle creature mostruose....
Il Labirinto Del Fauno è una curiosa commistione tra modi di fare europei (non comprendendo l'Inghilterra) e americani. E' sudicio e sporco, è sanguinolento quanto è necessario ma utilizza il manichesimo come modalità espressiva. La cattiveria dei fascisti è oltre ogni dire, eppure intrigante perchè trasforma le figure reali quasi in elementi fantastici, al pari del Fauno e dei mostri.
La conferma che si può proporre qualsiasi tipo di contenuto se si sa narrare. O detto in altre parole, quando il film funziona si è disposti ad accettare qualsiasi cosa.

LE TECNOLOGIE DEL FILM

Per la serie: "Potevamo farlo ma non lo abbiamo fatto!"

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Pare che i sistemi di controllo dell'identità inglesi non siano poi così sicuri....

22.11.06

Anplagghed Al Cinema (2006)
di Rinaldo Gaspari

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- "Ti ricordi Aldo Giovanni e Giacomo?"
- "Si, erano veramente divertenti"
- "Già, una volta facevano veramente ridere...."
- "Per caso hai visto l'ultimo film? Quello che praticamente è lo spettacolo teatrale ripreso?"
- "Si, fanno sketch e situazioni nuove ma praticamente sempre le stesse, Aldo strabuzza gli occhi un po', Giacomo fa il preciso, il rompicoglioni o il vecchio e Giovanni fa l'intollerante. In tutti gli sketch."
- "Eh, una volta erano veramente divertenti"
- "Eh si..."

Eh si.

El espinazo de lo Hobbit

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Sul Guardian Xen Brooks, parlando del fatto che Peter Jackson non dirigerà Lo Hobbit (prequel ufficiale de Il Signore Degli Anelli) non si sa se per volontà sua o per volontà degli studios, si chiede che bello sarebbe vedere all'opera su una storia così giocosa e leggera (rispetto al Signore Degli Anelli) un regista come Michel Gondry o Guillermo Del Toro.
La cosa suscita immediatamente anche la mia di curiosità. Vedere gli audaci giochi formali di Gondry o gli intelligentissimi effetti e la complessa visione di reale e magico di Del Toro al servizio di una simile storia e con a disposizione QUEI mezzi hollywoodiani.

Ma poi pensi che non è questione. Che sbaglia Brooks anche solo a ipotizzare una cosa simile, perchè se è vero che la direzione di un film simile potrebbe anche andare ad uno come Guillermo Del Toro è anche vero (e lo sappiamo) che questi registi sono così originali e personali perchè sono sempre al servizio di piccole produzioni con film non convenzionali, per i quali sono autorizzati ad essere particolari. Ogni qualvolta un regista molto personale ed originale si è misurato con una produzione importante è sempre finito a dirigere nella maniera più convenzionale possibile. E' il sistema industriale americano. Le produzioni grosse devono andare sul sicuro e impongono lo stile di direzione "invisibile" quello classico di cui Ford, Hawks e Wyler sono i maestri.
Allora forse è meglio che questi film li facciano registi avvezzi a muoversi nelle pieghe delle imposizioni degli studios piuttosto che i maverick semi-indipendenti abituati a fare di testa propria.

Yahoo! passa dall'altra parte

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Benchè sia comunque la delle società che può vantare il maggior numero di pagine visualizzate in rete, Yahoo! ha comunque perso la battaglia con Google sulla fornitura di servizi di ricerca e anche sul video e quella con Microsoft neanche l'ha mai combattuta.
Insomma dei tre colossi della rete Yahoo! è quello che se la passa peggio.
Propri oper questo pare abbia deciso di prendere un'altra strada e darsi follemente all'innovazione, sperimentando, cercando nuovi partner e soprattutto ingraziandosi la comunità degli sviluppatori per avere dalla sua parte un esercito il più possibile vasto di programmatori non pagati e indipendenti pronti a sviluppare applicazioni piccole (ma magari decisive) per Yahoo!, pronti più che a trovare nuove applicazioni a trovare nuovi servizi e nuovi bisogni da soddisfare.

Una delle tante prove di questo è l'hack day che ha organizzato. Un evento che ha riunito programmatori indipendenti da un po' tutte le parti, con il fine di creare un ecosistema dello sviluppo di applicazioni per Yahoo!. Una specie di "io vi dò un ambiente che faccia per voi, dove avete quello che volete e fate quello che vi pare come vi pare e voi progettate le vostre cose per la mia piattaforma".

Update 15.34:
Leggo solo ora che Yahoo! ha anche organizzato un tour nelle università per diffondere una cultura del web 2.0, chiaramente web 2.0 firmato Yahoo!.

21.11.06

Vi ricorderete di me per film come...

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E' morto Robert Altman. Lo dico ora prima che si scatenino le agiografie. A me non è mai piaciuto. Mai. Lo potrò ricordare al massimo per Il Lungo Addio.

Agli antipodi

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Strane storie quelle che arrivano dall'altra parte del pianeta.
In Cina si afferma la libertà di link. Nonostante non si esiti a negarne, la libertà di linkare contenuti terzi pare sacra e quindi non è illegale che Baidu il principale motore di ricerca del paese (più usato anche di Google) possa avere una sezione mp3, con tanto di top100 download delle canzoni più richieste e nessuno possa fare nulla a livello legale.
Dall'altra parte in Australia si avvia all'approvazione una legge sul copyright dall'inusuale e stupità restrittività. Saranno infatti giudicati sottoponibili alle leggi del copyright anche eventi e filmati o registrazioni personali. Cioè non si potrà cantare una canzone coperta da diritto d'autore all'aperto e senza scopo di lucro nè tantomeno sarà possibile registrarla per scopi privati in video amatoriali.

Tenere alta la bandiera

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Grande botto al botteghino inglese per Casino Royale, che vola in testa battendo anche Borat. Ma accanto all'euforia c'è anche preoccupazione perchè il film da poco nelle sale già è in rete.
Almeno 200,000 i download illegali fin'ora e a quanto pare le copie pirata all'origine di questa diffusione sarebbero solamente due. Una viene dalla Russia e una dall'Italia.

Storie di ordinaria playstation

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Mariolone segnala nei commenti e io riporto alcune notiziole di colore sulle follie da Playstation 3:

Un tizio, rovinato dalla fretta di mettere all'asta la sua PS3, ha messo online un annuncio "Compralo subito" a 10 dollari invece che 1250 come da lui stesso scritto nell'offerta.

Un altro è riuscito ad entrare in possesso della PS3 pur essendo ottavo in fila in un negozio che aveva solo sette macchine: facendo il simpatico con gli altri in attesa, ha offerto il caffè a tutti, ma non prima di averlo addizionato con lassativi.

Infine un genio ha messo in piedi un'asta nella quale prometteva "3 Sony Playstation", speficando a chiare lettere "You're bidding on Sony Playstations, 3 of them". A 900 dollari. Per tre PS 1. E qualcuno c'è cascato veramente.

Shortbus (id., 2006)
di John Cameron Mitchell

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All'epoca della sua uscita al festival di Cannes si era parlato di scandalo e data la presenza di qualche altro film traboccante di scene sessualmente esplicite si era anche definita quell'edizione, un'edizione a luci rosse. Così, giusto per ricordare... Se non ricordo male venni anche avvicinato dalla madre di un'amica che avendo letto chissà cosa sui giornali (e credendo che io a Roma riesca a vedere tutti i film come se stessi a Cannes) mi disse: "Beh, che mi dici di quest'edizione di Cannes? Che vergogna eh?". Non ricordo cosa risposi ma ricordo bene che avevo la testa rutilante di risposte sarcastiche che ho scartato.
Passando al film, devo dire che avevano ragione all'epoca.
Credevo che la differenza tra film normali e porno fosse che anche nell'erotico più spinto i film non porno non mostrassero mai membri maschili in erezione o eiaculazione o penetrazioni di alcun tipo. Devo invece ricredermi. Shortbus mostra tutto questo e anche di più, ma rimane un film non porno.
Ora grazie a questo film la mia nuova definizione di film porno è un film che mostra eiaculazioni e penetrazioni per un quantitativo di minuti superiore a quello in cui mette in scena dialoghi.
Per il resto oltre al porno (d'autore per carità!!) non c'è altro. Una trama fintamente corale, che in realtà è un'accozaglia di storie di sesso a New York, la velleità di fare un cinema che guarda al particolare e alla solitudine degli abitanti della metropoli e un umorismo da cinepanettone all'italiana camuffato da commedia sessuale.
Una vera porcata. In tutti i sensi del termine.

20.11.06

Quando penso alla nostra arretratezza tecnologica penso anche che però queste cose da noi non accadranno mai

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Imperativi morali nel giornalismo

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Novità nella triste storia dell'ignorante e stupido articolo denigratorio del mondo videoludico apparso su Panorama e che ha creato un po' di scandalo da italietta.
Tutto è reso ora ancora più triste dalla scoperta (non che non si sospettasse che l'autore non aveva neanche mai preso un joypad in mano ma quando lo si vede è proprio triste) che il bravissssssssimo Guido Castellano, autore del suddetto articolo nel lanciare i suoi strali scopiazza liberamente da una recensione comparsa su GamesRadar, forum di videogiocatori che ha prontamente denunciato il fatto mettendo a confronto stralci dei due pezzi.
Alcune frasi sono prese pari pari altre sono sovvertite nel loro significato.

Imperativi morali nel giornalismo

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Novità nella triste storia dell'ignorante e stupido articolo denigratorio del mondo videoludico apparso su Panorama e che ha creato un po' di scandalo da italietta.
Tutto è reso ora ancora più triste dalla scoperta (non che non si sospettasse che l'autore non aveva neanche mai preso un joypad in mano ma quando lo si vede è proprio triste) che il bravissssssssimo Guido Castellano, autore del suddetto articolo nel lanciare i suoi strali scopiazza liberamente da una recensione comparsa su GamesRadar, forum di videogiocatori che ha prontamente denunciato il fatto mettendo a confronto stralci dei due pezzi.
Alcune frasi sono prese pari pari altre sono sovvertite nel loro significato.

Tappandomi il naso

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Non amo troppo i pareri arroganti e spesso inutilmente denigratori di Massimo Mantellini, ma non posso non dirmi assolutamente concorde con il suo Contrappunti di questa settimana.
"[...]Quando molti cittadini della repubblica, domani, conosceranno meglio Internet, sarà forse possibile neutralizzare almeno in parte quella strana verginità che i media ostentano ogni qualvolta ci si accorge che in rete è possibile trovare "anche" contenuti spiacevoli o che offendono il nostro personale punto di vista[...]"

Sfida Infernale (My Darling Clementine, 1946)
di John Ford

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Poco western (giusto gli ultimi 20 minuti) e molto melodrammatico Sfida Infernale è un'incursione malcelata di Ford in generi che non gli apparterrebbero ma nei quali si muove alla grande, vedasi anche Un Uomo Tranquillo, segno che quando si possiede l'abilità narratoria il genere in cui ci si cimenta è solo un'agevolazione, una comodità.
Partendo da basi molto classiche (la storia di Wyatt Earp che sarà alla base anche di Sfida All'O.K. Corral) Ford sviluppa un western anomalo che per certi versi è precursore del suo successivo L'Uomo Che Uccise Liberty Valance, dove i personaggi sono riconosciuti come parte di un mito più grande di loro (e quindi menzognero) già in vita e dove c'è ben poca gloria per gli eroi canonici (muoiono quasi tutti i fratelli di Wyatt Earp e le storie d'amore non si concretizzano).
La cosa più bella da notare rimane tuttavia l'uso del bianco e nero con grande profondità di campo che crea un ambiente magico ed epico più che in altri casi. Le nuvole, il cielo e lo scenario tutti completamente a fuoco al pari dei protagonisti e la macchina da presa che si muove per sottolinearlo sono una delle cose più apprezzabili assieme ai fuochi melodrammatici della lotta fra donne che sono il vero cuore del film.

19.11.06

Accadde Una Notte (It Happened One Night, 1934)
di Frank Capra

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Vero grande precursore e ispiratore di tutte le commedie sulla battaglia dei sessi all'americana, una delle punte più alte del cinema dell'ottimismo di Frank Capra, vincitore dei 5 premi Oscar principali (regia, film, attore, attrice e sceneggiatura), un successo di pubblico senza precedenti in anni di post crisi del '29.
Dovrebbe bastare come presentazione.
Accadde Una Notte è chiaramente un mito del cinema, per il modo in cui è riesciuto ad intercettare pienamente i gusti del pubblico e contemporaneamente trasmettere sentimenti e un0idea di cinema, quella di Capra che mette in primo piano gli umili americani, quelli che sanno darsi da fare nonostante le avversità ma sempre con il sorriso sulla bocca.
Al di là infatti dell'avventura in viaggio del duro Clark Gable e della viziata Claudette Colbert i protagonisti del film sono gli americani di poche parole e buone maniere, gli autisti degli autobus, i marinai canterini, i ladruncoli, i locandieri e i campeggiatori.
Magistrale più della direzione degli attori e delle scelte narrative è infatti l'idea tutta capriana di eroe massa. In contrapposizione all'idea cinematografica sovietica (massimamente espressa da Eisenstein) di assenza di protagonisti per favorire l'idea della massa, del popolo come vero motore delle azioni, Capra mostra anche lui il suo popolo eroico e indistinto che sbandiera l'american way of life anche a ridosso della grande depressione.
Gira la voce (che belle queste voci!) che tale fu il successo di Clark Gable nel ruolo dell'ideale di virilità maschile che le vendite canottiere subirono una flessione terribile perchè il personaggio non l'indossava.

I veri grandi lavoratori

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Ci sono 10 uomini, 10 uomini di diverse nazionalità (4 sono russi e uno ucraino, un americano, un hongkonghese, un israeliano e un canadese) che si danno da fare per 1000. Il cui lavoro è sotto gli occhi di tutti, tutti i giorni in tutto il mondo, dei veri e propri eroi della produttività che nessuno celebra.
Secondo Spamhouse sono questi 10 moderni impiegati Stakanov i responsabili dell'80% dello spam mondiale.
Alcuni sono già ricercati da tempo altri latitanti, di altri si sono perse le tracce nel tempo e altri ancora sono rispettabili impiegati!
Otto mail su dieci riguardanti giovani vogliose o pillole di viagra a costi stracciati che ricevete è merito loro. Sono loro che senza sosta (e senza fantasia) producono e inviano mail a profusione. Si industriano per avere la potenza di calcolo e la banda necessaria per le loro attività e inventano sempre modi nuovi per aggirare i filtri anti-spam.

17.11.06

Ho intenzione di sottoporre un mio laptop al trattamento

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Si chiamano Linux Angels e sono ragazzi, per lo più studenti di liceo, che rimettono a posto computer obsoleti. Come parte di una campagna di sensibilizzazione sulla maggiore facilità e praticità d'uso dei sistemi opern source, l'Operazione Lilliput, i Linux Angels prendono pc vecchi e ritenuti ormai inutili e li trasformano in ecto-pc cioè computer che funzionano solo con software web-based....

continua su Punto Informatico

Primi risultati

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Lo Zune strappa a stento la sufficienza e soprattutto NON E' COMPATIBILE CON IL NUOVO WINDOWS VISTA! Follia....

Invece Nintendo Wii strappa consensi a destra e a manca (sia dal pubblico che dagli sviluppatori), specialmente da chi non è un grande videogiocatore (che poi era l'obiettivo).

Anvedi chi ce sta!!!

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Non ci avevo pensato, non avevo collegato il fatto che Tom Cruise si sposi a Roma al fatto che caleranno qua una cifra incredibile di pezzi grossi di Hollywood....

Qualcuno si ricorda ancora che il cinema è un'esperienza sociale

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Lycos Cinema non ha un grande catalogo e sono quasi tutti film indipendenti fruibili in streaming solo da pc con una recente versione di Internet Explorer, eppure ha una caratteristica interessante, cioè che i film possono essere visti in gruppi, più utenti si trovano insieme e vedono il film con la possibilità di commentarlo mentre viene mostrato.
Una cosa niente male che se impementata per bene (ora come ora è solo una buona idea) può dare un senso alla fruizione di un film via pc che ne ha decisamente poco....
Il funzionamento lo spiegano direttamente da Lycos:

LYCOS Cinema lets users host their own Screening Rooms, inviting others to
watch high-quality video content, while the host of the room controls the video
experience. Screening Room hosts can pause, rewind and fast-forward video
streams, and most importantly, chat with other Screening Room viewers. Users can
view profiles of other guests in the Screening Room audience and build buddy
lists for future watch and chat sessions. Users may also congregate in virtual
lobbies within the LYCOS Cinema environment, browsing lists of available
screenings, conversing with other users with whom they can watch and chat. For
added privacy, Screening Room hosts can password-protect screenings, making
watch and chat sessions available by invitation only.

16.11.06

E per i vecchi teenagers?

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Non parlo quasi mai di politica perchè non mi piace farlo in rete, ma la frase dell'On. Luca Volontè che vuole vietare "il commercio dei videogiochi violenti che ispirano alla violenza i nostri giovani teenagers" (gioiello di scorrettezza sintattica e ignoranza dei termini presi in prestito da altre lingue) merita quantomeno di essere associata ad imperitura memoria alla parola "ignoranza".
Il tutto prende il via da un articolo abbastanza idiota comparso su Panorama, che aveva tempestivamente segnalato Alessandro Longo sul suo blog, e che con una grande forzatura affermava che è in uscita un videogioco in cui vince chi seppellisce la bambina. In realtà lo scopo del gioco è l'esatto opposto, non farla seppellire, ma è chiaro che la tematica è forte.
A seguito di questo sono partite le solite dichiarazioni moraliste dei politici, e fin qui nulla di strano, se non fosse che la Sony per evitare grane non distribuirà il gioco in Italia con la motivazione che il senso del pudore giapponese è diverso da quello italiano e si vocifera di una commissione bicamerale per l'infanzia che vigili su questi videogiochi.
Commissione bicamerale per l'infanzia?? A parte che molti giochi (specialmente quelli più violenti ecc.ecc.) non sono venduti ai minori di 16 anni e comunque il grosso dei compratori ha decisamente più di 18 anni.
In sostanza si vorrebbe che questi giochi non raggiungessero nemmeno il mercato italiano, privando i consumatori adulti e responsabili di poter scegliere se averlo o meno.

Almeno ci provano

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La Sony attraverso Grouper il portale acquisito poco tempo fa ha cominciato a mettere a disposizione spezzoni da almeno 100 dei suoi film.
Spezzoni disponibili sul sito e utilizzabili liberamente con il beneplacito di Sony.
Non è molto ma è un'idea.

Che belle queste voci....

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Pare che The Register abbia ripreso una notizia dal Commercial Times di Taiwan secondo la quale la società Foxxcon - Hon Hai Precision avrebbe ricevuto l'ordine dalla Apple di produrre 12 milioni di iPhone.
Si avete letto bene: iPhone.

Quale Amore (2006)
di Maurizio Sciarra

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Proprio a me doveva capitare. Proprio a me che sono innamorato fracico della cultura (e quindi della letteratura) russa... Proprio a me doveva capitare di andare a vedere un film di Maurizio Sciarra liberamente ispirato a "La Sonata a Kreutzer" di Lev Tolstoj.
La cosa peggiore di tutto il film, che è sceneggiato con una vena intimista e sospesa come gran parte dei peggiori exploit italiani, è che ogni tanto si intravedono le fiamme del romanzo cui si ispira, a tratti sembra quasi di intuire come era il testo d'origine, quei melodrammi d'alta società e nobiltà russa zarista....
A me, che avevo odiato anche l'Anna Karenina con Greta Garbo, proprio a me doveva toccare vedere Giorgio Pasotti e Vanessa Incontrada interpretare un Tolstoj moderno ambientato in Svizzera...
"Quale amore?" si chiede Pasotti verso la fine del film, mentre io contemporaneamente mi chiedo: "Quale amore??? Ma quale film?!?!".
A sconvolgermi, come sempre in questi casi, è la freddezza del film. Una freddezza assolutamente ricercata, si vede dalle scelte cromatiche, dallo stile della recitazione dei protagonisti e dalle inquadrature sempre abbastanza distanti dalla vicenda e dalla narrazione. Una freddezza programmatica che rende ancora più difficile un compito già arduo, una freddezza che sposta ancora più in alto gli obiettivi del film e che quindi diventa arroganza di essere convinti i poter rendere il fiammeggiante melodramma tolstojano attraverso uno stile freddo e distaccato.
Ancora una volta mi ripeto, mi sembra che il problema in questi casi sia di non sapersi rendere conto di quali siano le proprie abilità e quali i propri difetti, di non avere la lungimiranza di capire quale tipologia di film sarebbe migliore realizzare, magari con meno aspirazioni, magari più piccoli e personali, che se riuscissero bene sarebbero una vera boccata d'ossigeno.

15.11.06

Le credenziali per parlare

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Sempre più spesso sono portato a pensare che i registi non abbiano credenziali sufficienti per parlare di cinema. Ci sono sicuramente molte eccezioni ma i vari Truffaut, Scorsese ecc. ecc. sono una minuscola percentuale di autori che hanno dimostrato di sapere anche parlare di cinema oltre che farlo (non parliamo poi di attori.... Lì non mi è mai capitato di sentire qualcuno la cui opinione cinematografica valesse l'ascolto).
Ultimo caso quello di Josh Appignanesi filmmaker indipendente che in virtù di questo suo status scrive sul Guardian nella sezione di cinema. Nello specifco oggi commenta la storia di Robert Redford e del suo Sundance festival che sponsorizza i film sui cellulari.
Le conclusioni di Appignanesi sono di un'arretratezza culturale e un conservatorismo assolutamente immotivati per qualcuno che lavora nell'industria nell'era moderna. Eppure, come sicuramente farebbero molti suoi colleghi anche più di successo, non esita a affermare cose come:
[...]when Redford says it will "help artists develop and grow", why do I find
myself thinking, "Yes, just like the tumours to which mobile devices may or may
not contribute"? Perhaps my cynicism is brought on by hearing indie doyen
Redford so fluently speak the language of corporatism we're all having to become expert in. Or perhaps it's just the queasiness I feel when the word "artist" is used in the same sentence as "customer". Is it naive to hope that self-proclaimed bastions
of independence ought not to take quite such overt delight in helping telecoms
multinationals access these "customers".
Appignanesi non si vergogna di non capire come la forma filmica abbia molte possibili declinazioni che non si limitano al "big size cinema" cui fa riferimento in un altro punto. Le possibilità di crescita per un artista sono sicuramente più in un cinema nuovo che sia necessariamente e profondamente diverso perchè fruito su un mezzo diverso. Poi magari (e lo credo) il cinema sui cellulari non funzionerà mai, ma tentare di fare qualcosa che sia al tempo stesso profondamente nuovo e profondamente cinematografico è senz'altro una possibilità di crescita.
E poi ancora con questa retorica dell'arte contrapposta al consumo. Gli spettatori sono consumatori da sempre, da sempre pagano un biglietto, da sempre chi produce i film pensa al guadagno, da sempre i veri registi sono quelli che riescono a fare film in grado di incassare il necessario permandare il bilancio in positivo e realizzare contemporaneamente opere di alto valore. Lo spettatore è sempre sempre sempre consumatore.

Le migliori menti del nostro paese...

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SVVV cerca lavoro.
Come farsi sfuggire l'occasione più unica che rara di assumere l'unica segretaria/blogger della rete.
Se le guardate sotto il tallone destro troverete il marchio "consigliata da gparker".

Confessioni Di Una Mente Pericolosa (Confessions Of A Dangerous Mind, 2002)
di George Clooney

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Prendendo spunto dalle memorie di Chuck Barris lo sceneggiatore Charlie Kaufman scrive la storia grottesca e sognante di un uomo diviso tra il sogno di una professione intellettuale (autore televisivo) e l'esigenza di uccidere.
Allaregia c'è George Clooney, alla sua prima prova passata un po' sotto silenzio, e in effetti non c'è molto da dire. Lo stile è barocco e forsennato per adeguarsi ai ritmi (non facili) delle sceneggiature di Kaufman ma verso metà del film tutto comincia a stancare, il racconto come le idee sembrano fermarsi e sopraggiunge un po' di stanchezza.
Più che altro la cosa più evidente è come alla narrazione non convenzionale (e questa volta poco riuscita) di Kaufman non venga abbinata una regia non convenzionale, ma assolutamente in linea con i dettami della "non banalità" hollywoodiana. Altri esempi (benchè agli antipodi) come Il Ladro Di Orchidee e Eternal Sunshine Of A Spotless Mind danno un'idea di come si possa pensare di gestire queste sceneggiature che baroccamente traboccano di idee e intenti.
Un po' trite le varie colorazioni delle diverse epoche e i flashback solarizzati. Molto azzeccati invece i piccoli cammei di Brad Pitt, Matt Damon, Rutger Hauer e quello (non tanto piccolo) di Julia Roberts.

14.11.06

I Figli Degli Uomini (Children Of Men, 2006)
di Alfonso Cuaron

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"C'è voluto Harry Potter e Il Prigioniero di Azkaban per poter girare I Figli Degli Uomini", questa è una frase che ha pronunciato proprio Cuaron introducendo il suo film all'anteprima romana, intendendo che dopo Y Tu Mama Tambien di certo nessuno gli avrebbe finanziato una simile produzione, che invece lui aveva nel cassetto già da quel periodo. La cosa poteva avvenire solo dopo il grande successo di Harry Potter.
Ed è stato un bene. I Figli Degli Uomini è bellissimo ma quel che più conta è ragionato. Si tratta di un'opera intelligente e calcolata al punto giusto. Se già con Y Tu Mama Tambien Cuaron metteva in scena un modo di conoscere la realtà con I Figli Degli Uomini spinge in avanti quest'idea del cinema come strumento per una descrizione reale girando un film che si nutre di profondità di campo e piani sequenza per tentare di restituire un perverso realismo simbolico. Riuscendoci totalmente.

Si tratta di fantascienza compiutamente europea, che investe più nello scenario e meno nel sogno futuribile, l'anno 2027 di Cuaron è altamente probabile per come mostra un mondo che (sconvolgimenti sociali dovuti alla trama a parte) non è lontano dal nostro, solo leggermente più avanti nella linea evolutiva che abbiamo intrapreso. Per questo scenario il regista sceglie una messa in scena che finge di registrare tutto programmaticamente attraverso la già citata profondità di campo e i piani sequenza (di cui uno lunghissimo e meraviglioso verso la fine, al momento di entrare in un palazzo sotto attacco) con spirito altamente funzionale al tipo di narrazione scelta. Superando anche la scelta di figure un po' scontate come quella di Michael Caine.
E' un'idea di cinema vera e funzionante quella di Cuaron e il film riesce insperabilmente a far passare con astuzia, efficacia e sottigliezza anche accuse banali come quelle al fanatismo ideologico e anche un antimilitarismo semplice, perchè alla fine c'è una visione seria, unica e autorevole di come il film debba essere e di come debba parlare. E questo vince su tutto.

TOP SCORE (a cura di Compatto):
Lo score di Children of Men è composto da John Tavener che nella sua vita ha composto score per solo 6 film, e oggi ho capito il perchè.
Si tratta di uno score non lento, de più: lentissimo. E poi come se non bastasse sopra Tavener ci mette anche una specie di coro femminile da soprano che è presente in quasi tutti i 50 minuti ma che dopo 2 già ha stancato. La cosa che non capisco è la mancata presenza di score d’azione visto che il film è catalogato anche come film d’avventura, questo è un quesito a cui solo chi ha visto il film può rispondere.
Il mio giudizio è negativo, anche perchè nei 50 minuti non sono riuscito ad individuare un ‘tema principale’.
Vi dico soltanto che dopo questo score, per riprendermi mi sono dovuto sentire 30 minuti di roba composta da Mark Mancina, compositore che apprezzo molto.

Da oggi in tutti i negozi americani

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Zune, il lettore mp3 di Microsoft, è in vendita da oggi in America (e da noi tramite eBay), per 250$ ti porti a casa un lettore da 30Gb. E già ci sono le prime recensioni che si dividono tra chi sostiene che sia molto pratico e chi invece si lamenta per la mancanza di funzioni.

E' chiaro che il paragone obbligato è con il prodotto che detiene il 75% della quota di mercato, l'iPod. Rispetto al lettore di Apple lo Zune pare essere più funzionale ma decisamente meno dotato di accessori (giochi, calendario, memo, podcast ecc. ecc.), come si sapeva non può leggere musica venduta attraverso i vari music store che vendono tracce codificate con standard DRM di proprietà Microsoft (Napster, Rhapsody, AOL, Urge...) neanche quelle comprate dall'ormai defunto MSN Music, ma solo quelle vendute dal suo specifico music store. E sembra he la cosa su cui si punti maggiormente sia la capacità di comunicare con altri suoi simili via Wi.fi. per condividere musica e playlist.
C'è anche chi ha provato il pacchetto completo, cioè oltre a provare il device ha fatto tutte le sperimentazioni possibili con il software abbinato a Zune e non ne è rimasto soddisfatto. Innumerevoli crash, e riavvii senza ottenere nulla di buono.

Ma con tutta probabilità le intenzioni di Microsoft sono altre. Aver messo sul pmercato un device privo di design accattivante, più economico e in grado di leggere solo tacce dal suo music store non sono certo errori ma una precisa volontà di discostarsi dalla Apple. C'è tutta una fetta di mercato che non vuole essere cool, non vuole il device musicale più bello e costoso ma vuole solo un lettore mp3 che funzioni e se costa meno meglio. Microsoft, ora che ha Zune, può cominciare a trattare con case discografiche e studi cinematografici. E se il primo modello non va molto bene (anche se in molti lo danno per più funzionale dell'iPod) non deve meravigliare, probabilmente il secondo sarà un lettore di cui avere paura.

Sono il primo a non crederci

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Tuttavia non è possibile non provare un senso di speranza mista a spasmodica attesa per il film dei Simpson in uscita a Luglio in tutto il mondo.
Da oggi è disponibile il nuovo trailer.
A giudicare da un prima occhiata all'animazione non ci hanno speso molto più di quanto facciano per un episodio normale e l'unica differenza sembra essere il fatto che adottano soluzioni più tipiche da Futurama...

Fantascienza all'europea

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Alle volte per ottenere il massimo del realismo dalle tue riprese devi ricorrere al massimo degli artifici. In questo modo, con un misto di tecniche digitali e di approcci classici (profondità di campo e movimenti di macchina), Alfonso Cuaron è riuscito a girare I Figli Degli Uomini, uno dei film di fantascienza che più mi hanno dato un "effetto di realtà".

continua su MYMOVIES.IT

13.11.06

O mio Dio....

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Lo so che è una notizia un po' da Cineblog o da Bad Movies, ma non riesco a tenermela dentro.
Sono decenni che gira la voce che Michael Madsen e John Travolta dovrebbero interpretare i fratelli Vega in un prequel a sia Pulp Fiction che Le Iene, chiaramente diretto da Tarantino.
Ma ormai la cosa è abbastanza infattibile anche perchè i due attori difficilmente potranno sembrare più giovani di quanto fossero dieci anni fa (uno a 58 anni e l'altro 48...) per il prequel e il sequel non ci può essere perchè sono entrambi morti nei rispettivi film.
Eppure stando a Michael Madsen, che ne ha parlato con Tarantino, un'idea possibile ci sarebbe. Sarebbe far interpretare a loro due i fratelli gemelli dei rispettivi personaggi che vengono a vendicare la morte dei fratelli.
Una cosa agghiacciante.........

Il problema con i social network

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Ci pensavo oggi mentre giravo su Digg. Che i social network o i siti come Digg che per la produzione dei loro contenuti si basano sulla selezione fatta dagli utenti hanno un problema fondamentale: gli utenti.
Siti come YouTube vivono delle loro comunità, ma quando viene il momento di portare ordine nel caos, di appoggiarsi a queste comunità per stilare classifiche dei video o comunque dei contenuti più visti o più votati entra il problema comunità che a seconda della sua composizione orienta i contenuti. Perchè la comunità non è un'entità neutra che lavora per il meglio possibile.
Prendiamo Digg. Su Digg le notizie sono messe in ordine di importanza a seconda del giudizio che gli utenti danno di quelle notizie. Più una notizia è ritenuta interessante dalla gente più sta in alto. Il problema in questo caso specifico è che Digg ha più che altro una comunità di geek (perchè era nato come sito di notizie tecnologiche) dunque in cima ci sono quasi solo notizie di tecnologie (e in quel campo ci sono effettivamente le migliori) seguite da altre di vario genere ma comunque dal tipico appeal geek che non interessano a chi ha poco a che fare con quel tipo di cultura.
Ma il problema si avrebbe anche nel caso di una comunità molto ampia e quindi più rappresentativa della realtà, lo possiamo vedere con Star Control, la nuova applicazione di Repubblica.it che indica le cose che più interessano ai suoi lettori. In cima alla categoria musica ci sta la musica mainstream. Dunque, nel caso di Digg, se le notizie fossero anche votate da una comunità più ampia il sito avrebbe un taglio nazional-popolare, simile in tutto e per tutto ad una testata normale.
Dovrei trovare una comunity come me che mi suggerisca le notizie che più mi piacciono. Ma allora non è meglio il servizio di Google News che in base alle notizie che hai visto in passato ti segnala quelle di oggi che ti possono interessare? Dove cioè la comunità sono solo io.

Giusto perchè non si dica che parlo sempre male della Playstation

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Nonostante la forte presenza sul mercato della XBox360 e la forte innovatività di Nintendo Wii in molti scommettono sulla vittoria finale della PS3.
Intanto come era prevedibile i primi dati di vendita sono più che positivi.

12.11.06

Pistol Opera (Pisutoru Opera, 2001)
di Seijun Suzuki

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Non che non mi sia piaciuto. Pistol Opera è degno davvero di ogni stima, un film pieno di coscienza cinematografica che si impegna per dare un'idea di cinema diversa dal normale. Eppure alla fine anche a fronte di tante trovate non mi ha rapito come mi auguravo.
Forte di mille influenze e capace di influenzare altrettanto (in primis Kill Bill) questo film di Suzuki parte dall'assunto del rifiuto del cinema iperrealistico e della stilizzazione della violenza che ha caratterizzato l'evoluzione del genere fino ad ora (specialmente in Asia).
Suzuki rifiuti di mostrare scene di violenza, rifiuta di mostrare scenari probabili e proietta la sua opera di pistole in un mondo che ha più a che fare con il teatro che con il cinema (anche se il film è girato con una grande consapevolezza dei mezzi di enunciazione cinematografica).
E' un'opera sulla morte, un musical senza musiche per colori, dinamiche e ricercatezza stilistica. Un musical dove l'argomento principale è il rapporto tra vita e morte esplicitato più che dalla trama (che lo chiarisce più verso il finale) dalle scelte estetiche. Una profondità di campo totale che coglie ogni elemento della realtà, suoni e recitazione espressioniste e una costante caricatura.
Ma una certa stanchezza che arriva verso metà e alcune similitudini con le opere più narcise di Greenawaynon mi hanno convinto...