C'è un po' di esaltazione in giro per le idee di Timur Bekmambetov di far diventare i sottotitoli una forma d'arte.
Nel suo film Dusk Watch (anche noto come NightWatch 3), terzo capitolo dal già trascurabile I Guardiani Della Notte, Bekmambetov ha progettato dei sottotitoli per le versioni straniere non doppiate che non siano solamente scritte in sovrimpressione, ma scritte animate la cui animazione si accordi con il parlato. Se c'è una parola scandita a chiare lettere queste compaiono una alla volta, se c'è una parola urlata le lettere si ingrandiscono e se ce ne sono di pronunciate in stati confusionali la scrittura si muove o è irregolare.
Un espediente che come detto sta riscuotendo risonanza in rete ma che trovo, oltre che vetusto anche molto cretino.
Nei film muti europei (specialmente quelli aderenti alle correnti espressioniste) era frequente che le scritte nei cartelli (i fotogrammi tutti neri con i dialoghi) utilizzassero caratteri e dimensioni diverse per rendere i concetti del parlato, ma in quel caso si aderiva allo stile dell'espressionismo (sempre fuori misura) e soprattutto si trattava di immagini a sè e non sovrimpressioni.
La differenza, trovo, sta nel fatto che la sovrimpressione dei sottotitoli è una violenza che si fa all'immagine e per questo deve essere il più lieve possibile. Aggiungere delle scritte e focalizzare l'attenzione dello spettatore (anche se per pochi attimi) in altri punti dell'immagine è una violenza fatta al film che vede aggiungere alle scene elementi non previsti. Certo è una violenza necessaria (non posso comprendere tutte le lingue del mondo) e decisamente più accettabile del doppiaggio (che è proprio una tortura), ma pur sempre di violenza si tratta.
Le animazioni di Bekmambetov trovo non facciano che accentuare la violenza spostando (pur se di poco) ancora di più l'attenzione dal film al sottotitolo.
Nel suo film Dusk Watch (anche noto come NightWatch 3), terzo capitolo dal già trascurabile I Guardiani Della Notte, Bekmambetov ha progettato dei sottotitoli per le versioni straniere non doppiate che non siano solamente scritte in sovrimpressione, ma scritte animate la cui animazione si accordi con il parlato. Se c'è una parola scandita a chiare lettere queste compaiono una alla volta, se c'è una parola urlata le lettere si ingrandiscono e se ce ne sono di pronunciate in stati confusionali la scrittura si muove o è irregolare.
Un espediente che come detto sta riscuotendo risonanza in rete ma che trovo, oltre che vetusto anche molto cretino.
Nei film muti europei (specialmente quelli aderenti alle correnti espressioniste) era frequente che le scritte nei cartelli (i fotogrammi tutti neri con i dialoghi) utilizzassero caratteri e dimensioni diverse per rendere i concetti del parlato, ma in quel caso si aderiva allo stile dell'espressionismo (sempre fuori misura) e soprattutto si trattava di immagini a sè e non sovrimpressioni.
La differenza, trovo, sta nel fatto che la sovrimpressione dei sottotitoli è una violenza che si fa all'immagine e per questo deve essere il più lieve possibile. Aggiungere delle scritte e focalizzare l'attenzione dello spettatore (anche se per pochi attimi) in altri punti dell'immagine è una violenza fatta al film che vede aggiungere alle scene elementi non previsti. Certo è una violenza necessaria (non posso comprendere tutte le lingue del mondo) e decisamente più accettabile del doppiaggio (che è proprio una tortura), ma pur sempre di violenza si tratta.
Le animazioni di Bekmambetov trovo non facciano che accentuare la violenza spostando (pur se di poco) ancora di più l'attenzione dal film al sottotitolo.
















































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