31.3.07

Musica per un appartamento e sei batteristi

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Questo cortometraggio è anche andato a Cannes nel 2001. Veramente valido.

via ReelPop

Maradona - La Mano Di Dio (2007)
di Marco Risi

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Eppure era facile. Era davvero facile. Voglio dire, una qualsiasi puntata di Sfide incentrata su Maradona mostra come la vita, le partite e le storie legate al pibe de oro siano cinematografiche già da sole. Che ci voleva a fare un film decente? Non dico un capolavoro (quello non è MAI facile, nemmeno se ti scrive la sceneggiatura Almodovar), ma un film minimamente carino...
E invece no.
Invece Marco Risi si è dovuto concentrare sulla vita di Maradona, il Maradona uomo. Così di calcio quasi non si parla e se lo spettatore non sapesse già chi è Maradona non capirebbe che si tratta del più forte giocatore della storia ma penserebbe si tratti di un campione come altri. Ci sono pochissime immagini sui campi e alcuni capitoli della vita calcistica sono totalmente saltati (come nel caso del secondo scudetto del Napoli o di Italia '90) e quelle poche immagini di calcio ti fanno desiderare di vederne ancora meno. Basti dire che il gol in solitaria contro l'Inghilterra a Messico '86 è addirittura tagliato nel mezzo. Proprio senza rispetto, ma non per Maradona, per me che guardo! Perchè mi devi fare questo? Perchè mi devi mostrare effetti speciali da incapaci? Cos'è? I soldi ve li siete intascati? C'è stato un problema di tangenti? Perchè sono fatti così male? Perchè bisogna fare posto alla storia d'amore tra Maradona e la moglie? Ma qui bisognerebbe ricominciare con la requisitoria contro i biopic che non si sa perchè devono sempre parlare della vita privata invece di mostrare perchè le figure titaniche che ritraggono sono state titaniche, che innovazioni hanno portato, dov'era la loro bravura, cosa li rendeva migliori degli altri nel loro ambiente...
Ma Maradona - La Mano di Dio è ancora peggio, è a livello delle peggiori fiction televisive. Dotato di dialoghi scritti da un bambino bocciato all'esame di terza media, con frasi banali e scontate più tutti gli stereotipi immaginabili si trascina per due ore contando solo sulla forza del "già visto". Ci sono molti momenti nel film in cui ci si vergogna di assistere a simili scene davanti ad altra gente. Senza contare la totale mancanza di rispetto per lo spettatore, che non solo è costretto a sorbirsi un film mal recitato (Marco Leonardi sembra Pino Insegno con la parrucca di Maradona e sicuramente il più bravo di tutti è Pietro Taricone, veramente in parte) e con un pessimo audio non in presa diretta (e si sente!), ma deve anche vedersi preso in giro e trattato come una casalinga 60enne di Cosenza in scene come quella in cui una donna (chiaramente di malaffare (perchè invece Maradona...)) propone a Diego per la prima volta la cocaina e Diego (che ha già più di vent'anni) quando la vede risponde: "Ma non è proibito?". Questo è il tono del film.
Per non parlare delle scelte di regia (?), ci sono tutte le trovate più facili, banalizzate e sfruttate da pubblicità e pessimi film degli ultimi dieci anni (le velocizzazioni e la sovraesposizione luminosa quando Diego tira la coca, giusto per dirne una), più alcuni espedienti narrativi da quattro soldi (tutto il film è contrappuntato dal piccolo Diego che rischia di annegare in un pozzo). Roba che hanno più fantasia registica Hannah e Barbera in un qualsiasi episodio di I Flinstones.

Tuttavia la cosa più stupefacente rimane come (spero di essere il primo a dirlo perchè sono sicuro che lo diranno un po' tutti) ci sia molto (ma MOLTO) più cinema nelle sequenze televisive originali dei gol di Maradona che in una qualsiasi immagine del film. Tanto che, anche se "sembra una cosa presa da YouTube" (cit. da Frankie666), la sequenza dei gol di Maradona a Napoli con sotto Je So' Pazzo di Pino Daniele non riesce a non coinvolgere. Ma è merito solo di Diego (e un po' anche di Pino). Perchè quella è arte per davvero, e da sola, anche sottomessa ad una regia che la mortifica, emerge da sola.
E alla fine il momento più emozionante del film è quando si rivedono i vecchi taxi di colore giallo (lì una lacrima può scappare).

Emir pensaci tu a fare giustizia.

30.3.07

Centro sociale occupato da un fronte imprenditoriale

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Ecco io i centri sociali già di mio li sopporto poco, poi succede che vado a vedere Apocalisse Nel Deserto in uno di questi a Roma (il Brancaleone) e nell'ordine accade che:
a) prendo una birra e me la fanno pagare 4€
b) il biglietto d'entrata (biglietto d'entrata???????) costa altri 4€ e nemmeno è valido per entrambi gli spettacoli (a seguire c'era un altro film di Herzog)
c) le proiezioni sono alle 20.30 e alle 22.30 quando il primo film Apocalisse Nel Deserto dura 50', rimane dunque una pausa di un'ora tra un film e l'altro. E io che faccio?
Allora che deve fare uno che i centri sociali già li sopporta poco? Che già si infastidisce quando questi si ammantano di chissà quale boria alternativo-artistoide-culturale che in realtà non c'è (magari ci fosse! Sarei il primo a gioirne!)? Sull'opuscolo della rassegna Herzog c'era scritto "Kinski: il mio miglior nemico" (Il Mio Miglior Nemico??? Ma cos'è? Verdone vs. Muccino?), allora che deve fare uno? Uno che quando accetta di recarcisi è giusto per i contenuti e pure questi gli sono propinati al medesimo prezzo dei cineclub veri (quelli che proiettano in pellicola)?
Uno che deve fare? Parlarne male sul blog. Non è che c'è altro...

Apocalisse Nel Deserto (Lektionen in Finsternis, 1992)
di Werner Herzog

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Poco dopo la prima guerra del Golfo Herzog si reca nel deserto del Kuwait a filmare i pozzi di petrolio che prendono fuoco e ne fa un documentario di 50', uno dei documentari più "documentari" dei molti girati dal regista tedesco.
Pochissime parole, nessuna trama (nemmeno l'avventura del regista alla scoperta di un determinato tema come spesso fa), nessun filo logico, solo le riprese dei pozzi, la musica (tutta musica classica che spazia da Mahler a Grieg) e qualche frase dello stesso Herzog fuoricampo che spiega l'accaduto e dà qualche intuizione poetica (alle volte forzando anche un po').
Il risultato sono immagini assolutamente fuori dal comune di eventi fuori dal comune. Un paesaggio deserto reso irriconoscibile da laghi e laghi di petrolio che ad una prima vista sembra addirittura acqua. Una chiara metafora dello scenario postbellico con l'Apocalisse cristiana e un piacere visivo raro. Le riprese in elicottero mandate ad una velocità leggermente rallentata sono incredibili, per visionarietà e dettaglio.
Pure lo scenario, vicino all'immaginario post-atomico, è contrappuntato da una scansione in capitoli (dieci) che richiamano all'apocalisse della bibbia, come del resto molte delle frasi che pronuncia Herzog.
Il titolo italiano mi era piaciuto molto ma scoperto che l'originale è Lezioni di Tenebra, come al solito, mi sono cascate le braccia di fronte all'esigenza immotivata di "adattare" anche nel caso di opere che sono lontane anni luce dalla commercialità.
Gira voce che alcuni di quei fuochi li abbia appiccati Werner Herzog stesso. Rendiamoci conto.

Il nuovo cinema nigeriano

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Secondo il Guardian potrebbe essere la Nigeria il prossimo bacino di innovazione cinematografica.
Dopo la Spagna, la Danimarca a metà anni '90 e poi fino ad oggi il Giappone e la Corea del Sud, di qui a qualche anno potrebbe toccare alla Nigeria, che ha un'industria cinematografica poverissima ma fortissima.
In Nigeria si girano circa 1.000 film l'anno (una delle nazioni più prolifiche al mondo) anche se non ci sono molte sale, tutto funziona con un mercato principalmente pirata e Home Video. Cosa può accadere a tutti questi registi nel momento in cui scoprono o semplicemente accedono alle tecnologie di distribuzione in rete? Certo in Nigeria le connessioni a banda larga non sono molte ma nel resto del mondo si.
E che formazione hanno questi registi? Cosa hanno visto del cinema mondiale? Forse poco forse tanto, ma a cosa si ispirano? Pare che i sistemi narrativi popolari nigeriani siano fortemente legati alla magia e al voodoo, storie in cui il superstizionismo ha un'importanza fondamentale. Una simile contaminazione cosa può dare al nostro cinema?
Certo si può obiettare che il cinema indiano (altra industria pazzesca) non è riuscito ancora a contaminare o comunque contribuire all'evoluzione delle restanti cinematografie mondiali, e dunque la stessa cosa potrebbe avvenire per il cinema nigeriano. Eppure... Chissà che idee hanno quelle centinaia di registi che lavorano lì con un background e una preparazione molto diversa dalla nostra...

29.3.07

Il cinema è passione e ricerca

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Wired sottolinea giustamente l'ironia della questione relativa al viral video e alla diffusione di trailer e anticipazioni pubblicitarie in rete.
Per Spiderman 3 sono stati spesi, nell'ordine, 600.000$ per piazzare un spot durante American Idol e 200.000 per metterlo durante Heroes, spot che con tutta probabilità non sono stati visti da una buona metà degli spettatori perchè seguono il programma registrandolo (in America per il sistema con cui viene emesso il segnale televisivo i videoregistratori mentre registrano possono saltare la pubblicità) o perchè hanno cambiato canale durante la pubblicità o perchè si sono alzati. Di quel 50% che l'ha visto poi chissà quanti non avevano interesse nel film o erano distratti.
Invece su internet, su siti come YouTube, il filmato del trailer è scaricatissimo e genera attese, contatti (quindi soldi) e passaparola virtuoso. A costo zero.

E anzi io mi sento di aggiungere che, per il meccanismo dell'attesa e della ricerca attiva, gli stessi che quando il trailer passa in tv si distraggono poi magari lo cercano spasmodicamente in rete. Perchè una cosa è quando te lo spingono e un'altra è quando lo vuoi vedere tu.

Io sto con Viale Mazzini

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La RAI dopo aver annunciato le rivoluzioni nel suo sistema di emittenza, in linea con il nuovo contratto di servizio, che puntano a distribuire i suoi contenuti su una molteplicità di piattaforme e device, tutte a disposizione degli abbonati, ora denuncia YouTube imponendogli di rimuovere le clip delle trasmissioni RAI.
Nel momento in cui decido di distribuire da me, gratuitamente, il mio materiale non faccio in modo che qualcun'altro ci lucri.

Previsioni improbabili

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Uno apre il sito della Reuters e legge:
La diffusione nelle sale di tutto il mondo del cinema digitale, che lo scorso anno ha registrato un'impennata imprevista, sta procedendo a un ritmo tale da far prevedere entro sei anni, nel 2013, il sorpasso dei proiettori digitali su quelli a pellicola 35 millimetri.
La previsione, elaborata in base a modelli matematici, è stata annunciata da Media Salles, progetto che opera nell'ambito del Programma Media dell'Ue col sostegno del governo italiano, per promuovere la distribuzione nei cinema di prodotti audiovisivi europei.
E pensa: "L'abbiamo detto noi. Adesso me lo segno e tra tre anni voglio vedere come siamo messi a cinema digitali".

La rimonta del cinema italiano???

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Si sta generando un entusiasmo diffuso riguardo gli incassi al box office dei film italiani in questa stagione. Non ultimi arrivano i dati positivi riguardo l'ultimo trimestre secondo i quali i film italiani hanno conquistato il 40% del mercato aumentando del 23% la loro quota di incassi, "numeri che non si vedevano dagli anni '70".
A parte che non si può giudicare in base ad un solo trimestre, già è difficile fare una valutazione di anno in anno poichè ci sono anni in cui il cinema straniero è più forte e anni in cui è più magro (come il nostro del resto), figuriamoci di tre mesi in tre mesi. Il risultato è troppo influenzato dal tipo di uscite. In questi ultimi mesi infatti ci sono stati sia Notte Prima Degli Esami Oggi che Ho Voglia Di Te, exploit che non capitano tutti i mesi e nemmeno tutti gli anni.
Comunque il concetto è un altro, anche se il trend continuasse in questa maniera non ci sarebbe secondo me troppo da gioire. Lungi da me lamentarmi tuttavia un simile incremento degli incassi dovuto a qualche blockbuster nostrano non cambia molto. Dovrebbe essere la media dei film italiani a crescere non le sue punte, altrimenti non c'è vero avanzamento.
Si può obiettare certo che qualche grande exploit può causare un aumento nella fiducia degli spettatori verso i film nazionali e quindi aumentare gli incassi in generale, e può anche causare un reinvestimento massiccio in produzioni di opere prime. Se questo accadrà sarà un'altra storia.
Tuttavia per ora c'è da gioire con molta moderazione secondo me.

28.3.07

Gli EXTRA

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Chi segue il blog normalmente (cioè non tramite feed) potrà notare sulla sinistra la finestra video Revver. Si tratta del primo di una serie di esperimenti di video post fatti e distribuiti in collaborazione con screenWEEK.it.
L'obiettivo è parlare, sottolineare e mostrare una o due particolarità di un film, a prescindere dal suo valore globale, perchè alle volte pessimi film contengono magari una sola scena molto molto bella e viceversa.

I Colori Della Libertà (Goodbye Bafana, 2007)
di Bille August

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Non ho mai amato i biopic perchè trovo che non abbiano mai nulla da dire e che siano tutti concentrati sul contenuto senza curare mai la forma del racconto. Vincolati dai fatti veri e dall'agiografia, sono sempre discretamente ridicoli ed attenti a non rubare la scena al protagonista della storia.
E poi le storie essendo vere e non necessariamente selezionate perchè meritevoli di un racconto (come invece potrebbe accadere per un film tratto da un fatto di cronaca) raramente sono davvero adatte ad un racconto. Si può citare l'eccezione di Toro Scatenato, ma poi? Anche Michael Mann è caduto sul biopic con il pessimo Alì... A questo punto i migliori sembrano essere quelli minori, più umili e senza ambizioni come Dragon - La Storia di Bruce Lee, il che è tutto dire.
Figuriamoci dunque quanto potessi essere ben disposto nei confronti di I Colori Della Libertà, che non solo è un biopic ma anche uno di quelli dove non succede nulla! Bille August poi non è cretino e il ritmo nel film c'è, non è che ci si annoi, ma questi attori trasformati e scelti per le somiglianze (non è il caso di Fiennes chiaramente), questa fotografia realista, questa ricostruzione storica inevitabilmente di parte (quanto ci piace far vedere come disprezziamo la mentalità razzista di una volta)....
Insomma io i biopic non li posso vedere e I Colori Della Libertà è un biopic a tutti gli effetti.

Grandi verità

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Quando devi scrivere più di quanto riesci a leggere è sempre un brutto segno.

27.3.07

Il geoblog europeo

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Continuano gli esperimenti di real social tagging e riappropriamento dei luoghi pubblici di Carlo Infante. Questa volta è un progetto europeo, si chiama Europèdia ed è un'installazione di comunicazione pubblica abbinata ad un geoblog che marca con le tag i luoghi istituzionali ed emozionali dell'Europa.

26.3.07

Un Ponte Per Terabithia (Bridge to Terabithia, 2007)
di Gabor Csupo

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Disney Channel alle 3 del pomeriggio di sabato. O al massimo allo stesso orario su Italia1.
Questa la destinazione ideale di un film come Un Ponte Per Terabithia, non il cinema. Non ha nulla di cinematografico.
Una storia adolescenziale di bambini con diverse difficoltà familiari e scolastiche (vedi bulli) che si rifugiano in un mondo immaginario nel loro nascondiglio nella foresta. Scuolabus, ricerche, disegni, portare fuori la spazzatura, bulli che poi si scopre che sono così perchè a casa il padre li picchia ecc. ecc. Tutto quello a cui gli scuola-movie americani ci hanno abituato.
Pubblicizzato ingannevolmente come un finto-Narnia in realtà questo film non a nulla a che vedere con il successo del Natale scorso. Il fantasy praticamente non c'è se non per qualche secondo e si tratta sempre e comunque di proiezioni mentali dei bambini, il cuore della trama è altrove, è nella crescita difficoltosa, la scoperta dell'amicizia e blah blah blah....

Grazie a Dio non ci sono teneri gattini....

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Sono ufficiali i risultati degli YouTube Awards. Nulla di sorprendente, ma si tratta comunque del punto su quanto prodotto dagli utenti della rete nell'ultimo anno. Un modo di giudicare anche il livello medio di ciò che viene visto in giro e dei gusti dell'utenza video in rete.

Balloon Movies

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Alcuni anni fa un regista indipendente ha realizzato questi piccoli video con sequenze da film classici modificate dalla preenza di un palloncino. Ideati per una campagna pubblicitaria di un parco giochi poi soppressa ora girano su YouTube. Vi consiglio di guardarli nell'ordine con cui li linko perchè gli ultimi di Casablanca sono esilaranti.

Butch Cassidy - Intrigo Internazionale - L'Impero Colpisce Ancora - Casablanca 1 - Casablanca 2

via Giavasan

25.3.07

In Memoria Di Me (2007)
di Saverio Costanzo

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E dire che Private era così bello....
In Memoria Di Me invece è noiosissimo, ma di una noia incredibile. E' vano, vanesio e ripiegato in se stesso, sembra l'altro lato della medaglia di Private perchè cade là dove il film precedente decollava.
Private riusciva, raccontando della quotidianità di una famiglia costretta a vivere con dei militari in casa, a parlare di molte cose e soprattutto a fare del gran cinema: asciutto, minimale, di poche ambizioni e grandi risultati.
In Memoria di Me invece, raccontando della quotidianità in un seminario non riesce a parlare di nulla, le immagini scorrono silenziose e per lo più mute cercando un'espressività e una comunicatività che non arriva. Mai. Costanzo sembra pretendere la comprensione da parte dello spettatore invece che cercare di porgergliela su un piatto d'argento.
Così nonostante un tema interessante, il film si perde in silenzi e lunghe riprese, senza riuscire mai ad avvincere con uno sguardo un evento o un piccolo gesto. Non c'è delicatezza nè furia, non c'è grossolanità nè finezza. In Memoria di Me è davvero documentaristico, ma nel senso peggiore del termine. Lo dico come fosse un insulto.

24.3.07

E ho detto tutto

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a recent survey -- commissioned by the Motion Picture Assn. of America and Nielsen Entertainment/NRG -- suggesting that such auds are actually eager to head to the movies for certain types of films: the more home entertainment technology a consumer owns, the more likely he is to go out to theaters
fonte: Variety

Il Giustiziere Della Notte (Death Wish, 1974)
di Michael Winner

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Finalmente vedo il famosissimo (ormai entrato nella cultura pop) Giustiziere Della Notte, uno dei ruoli percui più è ricordato Charles Bronson. E ne rimango veramente impressionato.
Soprattutto perchè a fronte di un contenuto netto e deciso: la storia della progressiva dipendenza di un uomo dall'omicidio di criminali a seguito dell'uccisione della moglie e delle violenze subite dalla figlia, il film presenta anche una messa in scena assolutamente coerente.
Secco e asciutto come le espressioni di Bronson e la volontà del suo personaggio il film procede come un treno nel mostrare, con continui obiettivi deformanti, la realtà metropolitana di New York e più si va avanti nella narrazione più aumentano i primi piani e le inquadrature strette, più aumenta il coinvolgimento emotivo del protagonista che trova un continuo piacere nel "fare giustizia sommaria" (in questo senso ancora una volta è molto più significativo il titolo originale). Non c'è uno sparo che sia di troppo o una morte che non sia funzionale alla trama e al messaggio (questa volta si può davvero parlare di "messaggio") del film.
La condanna della giustizia privata è mostrata nella maniera più seducente e sociologica possibile, il ruolo della polizia che deve limitare in ogni modo la fama (anche negativa) del giustiziere per evitare che questo sollevi il desiderio di violenza di ogni cittadino è emblematico in questo senso.
Il viaggio negli stati del sud e la presentazione della connotazione "naturale" che in certi luoghi dell'America ha l'arma da fuoco è selvaggia, tanto quanto la ribellione del protagonista. Davvero avanti con i tempi e vero precursore di Un Giorno Di Ordinaria Follia.
All'epoca fu accusato di fascismo, ma solo perchè ancora non era uscito 300.
Ora mi mancano gli altri 4 seguiti.

23.3.07

Per una volta che avevo una domanda da fare...

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Ieri sono stato in Parlamento per una conferenza stampa dove l'On. Gabriella Carlucci presentava una proposta di legge per il cinema.
Si tratta di una proposta che ha come obiettivi principali: 1) svincolare la produzione dei film dal supporto statale 2)favorire la produzione dei privati 3)incentivare l'adozione di sistemi di proiezione HD e digitali per le sale
Come tutte le proposte di legge poi tocca un po' tutti gli argomenti anche se marginalmente. Sono comunque questi 3 i punti fondamentali.
Durante la discussione sono intervenuti, rappresentanti di Sky, di Medusa, dei produttori cinematografici, degli esercenti, del mondo dell'Home Video, dell'Anica e chi più che ne ha più ne metta. Tutti felicissimi di questa proposta. Compreso anche un esponente della sinistra.
Non hanno consentito ai giornalisti di fare domande (non so se sia consuetudine nelle conferenze stampa nel parlamento era la prima a cui andavo). Questa volta avrei avuto io una bella domanda da fare. Perchè investire tutti questi soldi e favorire così tanto la produzione quando quello non è il problema? In Italia si producono tantissimi film ogni anno, tantissime opere prime e opere seconde, ma pochissime vengono distribuite e quelle poche vanno in 20 sale in tutto il territorio. Praticamente sono invisibili. Perchè non si incentiva la distribuzione invece che la produzione?

Recensioni al volo

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Pare che la Apple TV sia uno strumento buono ma un po' immaturo, eccessivamente chiuso nel mondo Apple (strano!) e di non eccessiva qualità....

Ah! I francesi.....

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In Francia i videogiochi sono ufficialmente considerati espressione culturale e dunque meritevoli di incentivi statali e i loro migliori creatori diventano cavalieri dell'Ordine delle Arti e delle Lettere al pari di Monet, Truffaut e quant'altri....
Giuro!

300 (id., 2006)
di Zack Snyder

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Eccola la nuova trasposizione cinematografica di un fumetto di Miller dopo Sin City (che a me era piaciuto discretamente). Il risultato è più o meno lo stesso. La traduzione pedissequa da carta a pellicola funziona fino ad un certo punto, perchè alcune cose che sono ottime su carta non è detto che vadano bene in un film, ma d'altra parte altre cose hanno una forza tale da essere belle comunque.
Le scelte estetiche sono meno debitrici al fumetto rispetto a Sin City, in questo senso 300 è più un film a sè, ma non un gran film perchè Snyder non è un gran regista e si vede. Fa il solito uso del ralenti nelle scene d'azione (basta! Non ce la faccio più! E' ora di inventarsi qualcos'altro, il ralenti ha fatto il suo tempo!) e dove può prende da Miller senza metterci nulla di proprio, anzi quel poco che ci mette (le sequenze a Sparta) vale poco. Tuttavia come ho detto la forza del fumetto, il suo irresistibile fascismo, la sua durezza ed esaltazione del corpo e della guerra rimangono affascinanti. Certo manca il "senso del cinema" che era molto più presente in Sin City (anche perchè si trattava di un genere cinematografico già proprio del cinema, il noir).
La cosa che colpisce di più comunque sono i contenuti, perchè questi visti in un film sono decisamente più impressionanti che in un fumetto che, per quanto acclamato e di successo, non ha la diffusione di una pellicola.
Vedere un film in cui si dice e si mostra tutto quello che è considerato "sbagliato" nella società moderna è quasi sollevante. Inni alla guerra, esaltazione della forza, dell'onore e della morte, disprezzo per le altre culture (i cattivi appartengono a mille razze diverse e spesso sono meticci o sessualmente ambigui) e per la deformità (in pieno accordo con la kalokagathia, chi è bello è anche buono e chi è brutto è cattivo). Insomma il massimo del politicamente scorretto.
Infine le scelte estetiche cercano di rifarsi in ogni momento il referente cartaceo, giocando moltissimo sulle secche e minimali geometrie di lance e scudi (immagine a destra) ma la dimensione irreale in cui colori e effetti di postproduzione inseriscono la vicenda non riesce ad essere irreale ed evocativa come in Sin City, tranne che per qualche sparuta sequenza come quella bellissima della lotta con il lupo (immagine centrale) e della scalata della montagna.
Chi ci vede riferimenti alla guerra americana è il solito malato di geopolitica che vede messaggi subliminali ovunque. Ecco l'ho detto.
LE TECNOLOGIE DEL FILM

22.3.07

Non Torno A Casa Stasera (The Rain People, 1969)
di Francis Ford Coppola

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Non che non conosca il cinema di Coppola, ma più vedo i film considerati minori di quest'uomo più ne rimango esaltato.
Rispetto ad opere più gigantesche e magniloquenti (peraltro splendide) come Apocalypse Now! e Il Padrino, i film minori di Coppola, quelli con un budget minore e ambizioni più contenute (Rusty Il Selvaggio, Peggy Sue Si E' Sposata, I Ragazzi Della 56° Strada ecc. ecc.) esplicitano molto più chiaramente le idee e il linguaggio del regista.
Un linguaggio che somiglia moltissimo a quello di Spielberg (che però viene ben dopo di lui), asciutto e centrato al 100% sulla narrazione. Tutto avviene per il racconto, nulla gli sfugge e nulla sfugge allo spettatore, anche le cose più complesse sono difficili solo per il regista ma mai per lo spettatore che anzi proprio in virtù di queste comprende tutto al meglio.
In particolare Non Torno A Casa Stasera (il titolo originale è mille volte meglio) è una storia minuscola, tutta compresa nell'arco di una giornata, dalla mattina alla sera. Una donna esce di casa al mattino presto, se ne va perchè è incinta e non vuole il bambino ma non sa come dirlo al marito. Prende un autostoppista, un ex giocatore di football che è diventato scemo e se lo ritrova accollato. Rimorchia un poliziotto e ci finisce a letto.
Chiaramente non anticipo il finale, ma tutti questi elementi sono svelati lentamente durante il film utilizzando tutte le tecniche più invisibili possibili, il racconto scorre e fluisce lento ma inesorabile come una ruota.
E soprattutto le emozioni sono fortissime, emergono da ogni piccola inquadratura o movimento. Un'opera davvero magistrale.

Ma ci ha mai gareggiato a Venezia?

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E' ufficiale quest'anno il leone d'oro alla carriera lo prende Tim Burton.
Non è proprio il massimo accodarsi a stupide polemiche che tanto saltano fuori comunque, chiunque sia il premiato. Ma siamo sicuri?
David Lynch aveva quantomeno un'età... Burton è ancora giovane, qual è il motivo di un simile premio? Non ci sono in giro cineasti con una carriera migliore? Non so, tanto per dirne due a caso Kusturica e Herzog.
E' chiaro che il discorso dei confronti regge poco, per qualunque premiato chiunque può trovare qualcuno che ritiene lo meriti di più, per questo sostengo anche che Burton è inadeguato in assoluto a ricevere il leono d'oro alla carriera, quantomeno adesso. Del resto se l'abbiamo chiamato "leone alla carriera" un motivo ci sarà!
A me dispiace dirlo ma questa sembra proprio una mossa di marketing...

Giuro che lo volevo dire io. Giuro!

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Ecco cosa succede a tenersi i post in testa invece di scriverli subito.
Un po' di giorni fa ho ricevuto l'invito ufficiale ad entrare tra i beta tester di Joost. Ora posso dire che in tutto e per tutto è come BabelGum ma con contenuti lievemente migliori e più televisivi.
Leggo oggi che Braham Cohen, inventore di BitTorrent, dichiara:
Joost is kind of a quirky thing, it’s fundamentally based on the channels concept, which, like I’ve said, is kind of an old media way of doing things…Pieces of content can be organized any which way, and a channel is just one of many ways of organizing those.
Ecco è esattamente quello che avrei voluto dire io.
Cos'è tutto questo entusiasmo intorno a Joost? E' la televisione sullo schermo del pc, uguale!

21.3.07

Chi l'avrebbe mai detto

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Stando agli ultimi progetti dichiarati la Rai mira a costruire una piattaforma serissima per mettere in rete tutti i suoi contenuti. Disponibili su più piattaforme e on demand da subito dopo la messa in onda per tutti quelli che pagano il canone.

Sarò in prima fila

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Michael Eisner è stato 20 lunghi a capo della Disney, il numero uno dei numeri uno dell'animazione e per certi versi i numeri uno dell'entertainment, dato che producono e distribuiscono anche film, serie televisive e hanno canali televisivi, parchi giochi ecc. ecc.
Insomma un colosso simile ora ha messo su Vuguru, casa di produzione con la quale intende esplorare le possibilità della produzione di materiale esplicitamente dedicato ad internet.
La prima serie si chiamerà Prom Queen e sarà per stessa ammissione di Eisner molto simile a Beverly Hills 90210, anche se a giudicare dal trailer sembra più Desperate Housewives.
La serie sarà fatta da 80 episodi e parte il 2 aprile. Non sarà a pagamento chiaramente, tutto è pagato dalla pubblicità (ci saranno banner sulla pagina che visualizza il filmato e spot prima e dopo l'episodio.
Per quanto riguarda i copyright non ne hanno voluto sapere di licenze Creative Commons o roba simile, tutti i diritti sono riservati e i filmati saranno protetti da DRM.

Il punto riguardo tutta questa operazione è che è un investimento più o meno massiccio in una serie di stampo televisivo fatta esplicitamente per la rete, una cosa senza paragoni se si conta che lonelygirl15 era un esperimento che casualmente è arrivato alla notorietà.
Tutto fatto da un vecchio leone del mondo dell'entertainment, cosa che in sè costituisce sia il punto di forza che il punto debole della questione.

Still Life (Sanxia haoren, 2006)
di Zhang Ke Jia

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La classica domanda che segue la visione di un film vincitore di un festival come Venezia è "Lo ha meritato?", "Era da Leone D'Oro?" Il problema è che spesso i film in concorso non valgono poi molto e dunque vincono film non eccezionali.
A me sembra questo il caso di Still Life. Non che sia brutto, ma in astratto non mi sembra un film da Leone D'Oro. Solo tra quelli che ho visto gli ho preferito Proprietà Privata, I Figli Degli Uomini e Cuori.
Eppure non è che sia uno schifo, il suo perchè ce l'ha solo che ce l'ha tutto concentrato sullo sfondo. Lo scenario in cui si svolge l'azione (due ricerche di due personaggi per i loro amati) è quello di una località della Cina, una zona che stanno demolendo e smantellando per far posto ad una diga. Tutto sarà allagato e si provvede dunque a demolire le città e anche zone archeologiche vecchie di millenni.
In questo luogo in continua demolizione dove ogni tanto sullo sfondo crollano e implodono palazzi si perdono le persone, non ci sono indirizzi, non ci sono punti di riferimento, non c'è nulla e la vita (come suggerisce il titolo) si ferma.
La fotografia pure è molto bella, un digitale povero a toni molto contrastati che spesso e volentieri nega il sistema campo/controcampo per soffermarsi su un solo soggetto della conversazione o dell'azione. Zhang Ke Jia usa carrelli molto lenti, lentissimi, per descrivere le piccole azioni del quotidiano e marca il film periodicamente con indicazioni di sigarette, fumo, alcohol... E ogni tanto si concede astrazioni metafisiche (il palazzo che parte come un razzo è un vero momento!).
C'è una forte di ricerca di "rarefazione", delle atmosfere del miglior Kim Ki Duk, ma purtroppo la storia non è al pari dello scenario e dopo un po' sopraggiunge la noia e il disinteresse per questioni di cui, stranamente, a tratti sembrano disinteressarsi i protagonisti stessi.

20.3.07

E' ancora la Spagna il centro del nuovo cinema?

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Solitamente quando ti accorgi di un movimento, di una tendenza o di una corrente è perchè questa orai è balzata agli onori delle cronache e questo coincide con l'esaurirsi della spinta propulsiva. Insomma una corrente artistica o di gusto quando diventa nota a tutti solitamente è perchè ormai ha terminato il suo corso ed ha cominciato l'exploitation, cioè lo sruttamento delle sue caratteristiche salienti in maniera commerciale.
Ecco io credevo che il nuovo cinema spagnolo, quello orginato dalla movida e fortemente postmoderno, fosse ormai storia e che i fuochi che vediamo ora (le nuove produzioni di Del Toro, Almodovar e de la Iglésia) fossero in realtà l'emanazione di botti avvenuti un decennio buono fa.
Ma leggo oggi di Planet One, progetto di animazione spagnolo in uscita nel 2008 e soprattutto vedo questa foto e penso che sia molto molto molto più avanti di Arthur e i Minimei che già era avanti rispetto al resto della produzione europea. E ci lavora pure Joe Stillman, uno degli autori di Shrek.
"If you want to compete with the big international productions, especially American, you have to make films with equivalent quality. The industry can't survive eternally thanks to subsidies or appeals to Spanish identity and patriotism."
Ignacio Perez Dolset

Norbit (id., 2007)
di Brian Robbins

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Continua la mania trasformista di Eddie Murphy, continua si migliora, si perfezione e diventa sempre più articolata nel trucco e negli effetti speciali. Ma sempre più povera sul piano della storia e del divertimento.
Se Il Professore Matto aveva qualche buona ragione d'esistere e a tratti anche i suoi momenti, già il suo sequel che insisteva di più sulle trasformazioni di Eddie Murphy aveva stufato e figuriamoci ora che l'indimenticato Principe Cerca Moglie oltre ad interpretare il protagonista più la terribile moglie cicciona e il padre adottivo cinese, si mette anche a scrivere il film con il fratello.
Sorvolando sulle terribili variazioni nazionali del nostro adattamento che fa parlare un cinese in siciliano (ma con le L al posto delle R), il film propone la classica comicità nera, fatta di eccessi e ostentata sessualità su un canovaccio orrendamente trito. Ma ancora ci si potrebbe salvare se questo stupido canovaccio di commedia amorosa fosse sbeffeggiato, se fosse preso in giro nella sua banalità e nella sua impossibilità di rispondere ad una storia moderna.
Ancora un ideale di amore puro non contaminato dal sesso? Ancora delle donne angelo e uomini dal cuore d'oro contrapposti a squallidi donnaioli pluridivorziati che lo tengono segreto? E tutto questo seriamente??? Si.

Il mio bar ha un blog, dal 2002

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E lo pubblicizza con un adesivo sul bancone.
A chi se lo stesse chiedendo preoccupato rispondo: "Si, niente paura. Ce l'ha la foto di Totti autografata. Ce l'ha.".

Ci sono effettivamente due cinema italiani?

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Sabato sono stato ad una premiazione del Cinecircolo romano, il più grosso cinecircolo italiano e forse europeo (parole loro). Premiavano le opere prime del 2006 che avevano presentato in una rassegna di una settimana e che erano state votate dagli spettatori del cinecircolo.
Sono stato sia alla premiazione (come detto) sia soprattutto al buffet che l'ha preceduta (perchè quando c'è l'arte di mezzo....) situato in una stanzettina e al quale erano presenti anche alcuni tra quelli che sarebbero stati premiati. Gente più o meno famosa, c'era Sabrina Impacciatore e Francesco Fei (per citare uno per categoria), e tra di loro erano tutti amiconi, parlottavano e ridacchiavano ecc. ecc.
Tutti tranne uno, fuori da ogni discussione e che credo (ma non ne sono sicuro) nemmeno si sia salutato con loro, tant'è che anche io ho stentato a riconoscerlo non identificandolo tra i premiati. Fausto Brizzi.

19.3.07

Il 26 marzo gli YouTube Awards

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Si tratta del primo evento di rilievo che mette in mostra, premia e celebra lo user generated content.
Ci sono sette categorie votabili solo dagli utenti registrati, e le nominations le fanno quelli di YouTube basandosi sui video più visti e dal ranking più alto (anche se non è matematico). Rigorosamente esclusi i video professionali ospitati dal colosso del video online (tipo la roba della NBC).
Ancora non si capisce quali siano i premi e quale rilevanza che YouTube darà all'evento (per il momento poca), quanto cioè pubblicizzerà ed esporrà sul suo sito i vincitori. Quanto insomma ci guadagneranno i video e i loro creatori. Sarà qualcosa di ambito?
A Google/YouTube basterebbe poco: un po' di pubblicità qua e là (anche se raramente a Mountain View mischiano i servizi) e subito la cosa diventerebbe ambitissima.

Perchè Te Lo Dice Mamma (Because I Said So, 2007)
di Micahel Lehmann

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Esiste un cinema per le donne? Si.
Come del resto esiste un cinema smaccatamente maschilista. Ma ci sono dei gradi, ci sono film in genere preferiti dal pubblico femminile e film in genere preferiti dal pubblico maschile. Perchè Te Lo Dice Mamma si colloca ad un estremo. Quello femminile chiaramente.
Diversamente dal cinema di Pedro Almodovar (che riscuote sicuramente più successo tra il pubblico femminile che tra quello maschile), questi film non mostrano l'universo femminile ma una visione femminile (e non femminista! anzi tutto il contrario) dell'universo. E non lo dico come critica ma come dato di fatto. Il film in sè è leggero in tutti i sensi, senza pretese e giustamente banale come ci si aspetta che sia, ma la cosa curiosa è che (almeno alla proiezione cui ho assistito io) le risate che si sentono in sala sono quasi unicamente femminili.
Di solito il cinema prediletto dal pubblico femminile è quello delle commediole rosa a lieto fine in cui le figure maschili sono più o meno aderenti alla realtà se non altro nella maniera in cui battibeccano e non comprendono le donne. Perchè Te Lo Dice Mamma invece propone uomini da romanzo Harmony, assolutamente irreali e frutto di elucubrazioni puramente femminili. Il corrispettivo delle Ragazze Del Coyote Ugly, che esistono solo nella mente maschile.
In Perchè Te Lo Dice Mamma ci sono uomini dolci comprensivi, belli, artisti, con gusto nel vestire e soprattutto incredibilmente comprensivo e "paterni" contrapposti a uomini freddi. Neanche cattivi, semplicemente freddi. Tutto il resto sono mezze seghe. Più sorelle che sono come amiche, matrimoni a sfare e tutto in un ambiente alto borghese ma dove comunque si lavora poco.
Però Diane Keaton è sempre Diane Keaton e la sua recitazione, il suo approccio al film è ormai irrimediabilmente alleniano. Anche in un film come questo in più di un caso le scappano delle battute o delle espressioni che sembrano uscite fuori dai personaggi di Woody.

Ecco una cosa da seguire

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Jack Black assieme a Channel101.com e la rete televisiva VH1 ha messo su Acceptable.tv. Si tratta di uno show televisivo che ha l'obiettivo di selezionare il materiale uploadato al sito e mettere in giro roba che valga la pena guardare, la dichiarazione di Black in merito al nome del sito è stata: "Because some things are just not acceptable". Ecco un promo che spiega bene di cosa si tratti.
E' tutto molto MTV, giovane e scanzonato, per ora sono disponibili una serie di video tutorials con Jack Black stesso che spiegano cazzeggiando alcune regole fondamentali per non girare di schifo e un paio di promo che spiegano come Acceptable.tv non voglia sostituire la televisione. Questo è particolarmente carino.

Per fare tutto questo hanno deciso di appoggiarsi a Revver che è un YouTube con pubblicità, cioè paga i propri iscritti in base al numero di visite che il loro video riceve (chiaramente c'è una cifra minima sotto la quale non si viene pagati e un controllo molto rigido sul materiale uploadato). Revver è il medesimo fornitore di spazio a cui si appoggia lonelygirl15, per dire.
Le cose migliori del sito vanno in onda nello show settimanale mandato da VH1 in televisione assieme ad alcuni contenuti prodotti dalla produzione.

Non è nulla di incredibile ma è qualcosa. Magari non tanto dal punto di vista dell'evoluzione della fruizione o della tecnologia ma da quello della mentalità. Spesso Scorsese parla dei film di John Cassavetes (Ombre, Volti e tutti quei film girati come improvvisazioni) spiegando cosa abbiano significato per lui e per una generazione di cineasti in erba. Quei film dimostravano che un cinema diverso era possibile, che tutti potevano fare un film se avevano qualcosa da dire e delle idee, che la dimensione indipendente poteva valere come i grandi studi di produzione. Il valore "divulgativo" e "didattico" di quei film è stato probabilmente superiore al loro valore artistico. Quello che hanno provocato, una nuova ondata di registi indipendenti, è stato probabilmente più devastante del loro impatto sul pubblico o sul medium.
Ecco perchè SE Acceptable.tv riuscirà a proporre qualcosa di buono (non dico eccezionale) potrebbe costituire un punto di avvicinamento ad una dimensione diversa di televisione, creare un segmento di produzione diversa o far partire un processo che potrebbe poi culminare con un possibile matrimonio tra la televisione e la dimensione di internet.

Cinema italiano indipendente che forse un giorno vedremo

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Occupato! Storie in un bagno pubblico è un film indipendente italiano di Maurizio Failla. Il film è tutto girato in un unico pianosequenza da una macchina da presa digitale piazzata in un bagno pubblico.
Qui il sito. Qui i diversi trailer.

18.3.07

Chi lo sa risponda...

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A chi ha visto Lezioni di Volo chiedo se non sia che Francesca Archibugi ha rubato questa scena a Lègami....