24.7.06

"Questo caldo fa bollire il sangue nelle vene..."

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Essendomi io dichiarato ufficialmente in vacanza mando in vacanza anche il blog.

22.7.06

Nuove frontiere di utilizzo degli effetti speciali

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La distribuzione nelle sale Imax, l'utilizzo di Genesis (una macchina da presa digitale dall'elevatissima risoluzione), la computer grafica usata per rendere più credibile l'incredibile attraverso la manipolazione dei dettagli e la storia di come un tradizionalista come Singer sia passato alle nuove tecnologie.
Su MyMovies.it

Non sono daccordo

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Pare che Luc Besson si fosse dato 10 film, cioè che avesse deciso di fare 10 film e poi smettere di dirigere. Un numero limitato di opere, a detta del regista stesso, per non sentirsi costretto a fare film per forza, per calibrare ogni film e farlo solo se riteneva che sarebbe venuto bene: "Se hai 10 colpi solamente li usi con cautela".

Ora il suo tempo dovrebbe essere giunto allo scadere e dopo il prossimo Arthur And the Minimoys dovrebbe ritirarsi dal mondo della regia e dicarsi unicamente a scrivere e produrre, attività che ha coltivato da sempre anche più della regia.

Insomma un modo per cercare di elevare la qualità delle sue opere. Ma io non sono daccordo. Non sono daccordo proprio con l'assunto di fondo per il quale se ti poni un massimo di 10 film sai che non ne sprecherai uno e li farai solo quando penserai che siano ottime opere, io sono per un altro tipo di cinema, sono per un cinema da 1 o 2 film l'anno (anche se in questo momento è produttivamente impossibile), sono per un cinema fatto come esigenza di vita, non come calcolo. Il ragionamento di Besson presuppone che lui possa sapere fin dall'inizio che quel film che in mente verrà bene, mentre non è così (tant'è che molti gli sono venuti male), perchè succedono molte cose durante la lavorazione di un film, e molto spesso il prodotto finale va oltre le intenzioni dell'autore, diventa quasi inspiegabile a parole.
Sono un truffautiano, credo che i film vadano fatti a getto continuo, girati velocemente senza dargli troppa importanza, pronti a passare a quello successivo, esistono mille esempi che confermano e smentiscono questo mio assunto (da Kubrick a John Ford) ma sinceramente credo che possa dirsi vero nella maggior parte dei casi.

Quand'è che questa guerra per il cinema online arriverà anche in Italia??

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Guba, il sito che vende film online, ha un'interessantissima novità.
Si tratta di un sistema, o per meglio dire un filtro, messo a punto da loro stessi in 5 anni di sviluppo che rileva la presenza di materiale protetto da copyright. E' un grande database (ancora in fase di allestimento) contenente tutte le immagini e l'audio sottoposto a diritto d'autore che automaticamente passa al vaglio i video inviati dagli utenti e rileva la presenza o meno di materiale protetto.
Uan tecnologia che piace sicuramente molto ad associazioni come la Motion Picture Association of America (che ha contribuito a svilupparlo) e che potrebbe far fare a Guba il salto di qualità rispetto ai suoi competitor Movielink e CinemaNow, che da poco offrono servizi di masterizzazione DVD dei file acquistati.

21.7.06

La Marchetta Settimanale

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Le segnalazione dei film più interessanti trasmessi in televisione nella prossima settimana su Pellicole Rovinate.

I soliti markettari

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Yahoo!Music offrirà in prova, grazie ad un accordo con la Epic, il nuovo singolo di Jessica Simpson in vendita a 2€ senza DRM.
Il file sarà un Mp3 ma privo di qualsiasi restrizione. La motivazione del prezzo (doppio rispetto allo standard) è dovuta dicono ad una speciale opzione che prevede l'inserimento del proprio nome nel testo della canzone e non dall'assenza di DRM.

Questa notizia ha avuto una discreta eco ma credo si risolverà in un'operazione di marketing e nulla più, ci vuole altro per convincere le case editrici a rinunciare ai DRM.

L'era del multiplaying?

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La criticata mossa di Bill Gates di partire nel segmento delle console di nuova generazione con largo anticipo rispetto ai suoi competitor, rischiando di cannibalizzare i profitti della sua precedente console sembra pagare.
XBox360 da sola nel nuovo mercato sta spopolando e in special modo sta spopolando il portale Xbox Live dove collegarsi e giocare in multiplayer. Basti dire che il 60% delle console è collegata ad un account Live e che finora sono state giocate 2 miliardi e 500 milioni di partite ad Halo 2.

E' forse finita l'era del dominio Sony?

C.R.A.Z.Y. (id., 2005)
di Jean-Marc Vallée

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Presentato a Cannes finalmente è pronto ad arrivare anche da noi C.R.A.Z.Y., film franco-canadese dal fare leggero e dagli alti proponimenti.
Parlando delle storie di una famiglia con 5 figli (il titolo è l'acronimo dei nomi dei figli), Jean-Marc Vallée, che si concentra più che alro su uno dei figli (dalle tendenze omosessuali) e sul rapporto che intrattiene con il padre, un uomo vecchio stile, disegna una serie di amabili quadretti familiari nei quali anche le controversie più difficili e più forti sono risolte grazie all'amore della famiglia. Un quadro di una società tutto sommato benevolente che premia il buoncuore.
Tutto bene se non fosse che il film cerca pedissequamente l'approvazione dello spettatore, lo arruffiana in tutti i modi possibili (basti dire che colonna sonora trabocca di successi anni '70 dai Rolling Stones, ai Pink Floyd a Bowie) tracciando un percorso che attraversa la storia della moda e dei costumi (da quando il quarto genito nasce ai suoi ventunanni passando tutti gli anni '70). Il risultato è indubbiamente piacevole, anche perchè altrimenti non ci sarebbe arruffianamento, ma con sempre maggiore insistenza durante la visione ci si rende conto che sotto non c'è nulla e ogni segmento, ogni scenetta, ogni sfogo è lì per catturare lo spettatore. L'esempio più forte in questo senso lo si ha nel finale quando compare il titolo e ad ogni lettera si sostituisce il nome di uno dei figli, così finalmente si ha il senso (apparente) del film, ma in realtà è anche questo un artificio per accattivarsi lo spettatore poichè il film non parla del rapporto tra 5 figli o della loro famiglia, il film parla di due di loro e del padre gli altri tre sono appena abbozzati.
E' un cinema che pretende di affrontare temi difficili con un approccio leggero (che in sè non è un male, anzi...) ma alla fine il risultato ricorda molo Mysterious Skin, un accumulo di situazioni emozionali dal quale automaticamente dovrebbe scaturire il senso del film che invece stenta a vedersi.

20.7.06

Meglio di niente

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Si sa qualcosa di più sul nuovo progetto ancora senza titolo di Woody Allen, il film che sta girando attualmente a Londra.
Qui ci sono un po' di foto rubate dal set con Allen, Ewan McGregor e Colin Farrell.

19.7.06

Doveva avere una faccia anche lui e doveva essere questa!

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TOP SCORE:
Lo score di Superman Returns
a cura di Er Compatto

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Ero dubbioso sullo score di Superman Returns, perchè? Semplice, mentre i film di supereroi fanno il pienone di incassi (chi più, chi meno) e vengono acclamati dalla critica (chi più, chi meno) gli score non hanno altrettanta fortuna. Prendiamo i vari Spider-Man e Hulk (di Danny Elfman), Daredevil (di Graeme Revell), X-Men (Michael Kamen) e V for Vendetta (di Dario Marianelli) ecc. ecc. Sono pochi gli score che si sono salvati e hanno avuto molte approvazioni tra i quali sicuramente rientrano Fantastic Four e X2 di John Ottman, e proprio di lui parliamo oggi.

John Ottman è fedele compositore di Bryan Singer, ha musicato tutti i suoi film (fatta eccezione per X-Men). Non deve essere stato facile per lui prendere il testimone di John Williams. La marcia iniziale è sempre la stessa, quella composta per il primo film di Superman del 1978 e ne viene fatto un grande uso. Non manca niente a questo score, ci sono i temi misteriosi (Tell Me Everything), i temi drammatici (How Could You Leave Us? e You’re Not One Of Them), e i temi d’azione (Bank Job, Saving The World e la sorpresona dell’album Rough Flight). Nel complesso mi convince decisamente.

I miei complimenti a Ottman perchè l’ultimo compositore che prese il testimone di Williams (Don Davis con Jurassic Park III) non fece proprio un bel lavoro.

Gabriele Muccino è uno dei più grandi registi italiani

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Come molti già sanno Gabriele Muccino sta ultimando il suo primo film hollywoodiano The Pursuit Of Happiness con Will Smith, mentre hanno realizzato da poco un remake sempre hollywoodiano di L'Ultimo Bacio (che si chiama ragionevolmente The Last Kiss) con Zach Braff. Pare insomma che Muccino piaccia ad Hollywood (o sia molto ammanicato a seconda che siate complottisti o meno) tanto che, è notizia recente, ha già firmato per dirigere un secondo film nella mecca del cinema senza nemmeno che il primo sia finito, senza nemmeno cioè che abbiano visto i risultati (anche se sicuramente nell'ambiente girano i montaggi parziali o ampie sequenze tratti già realizzate). Il film si chiamerà A Little Game Without Consequences.

Detta la notizia ed espressala con il rigore che caratterizza i pensieri mi distendo e tiro fuori lo snobismo delle opinioni per levarmi una soddisfazione di cui temevo non mi sarei mai potuto liberare.

Muccino in Italia è molto seguito, riscuote successo ed è avversato da parte della critica e da una buona parte del pubblico abituale delle sale, il che vuol dire che i suoi film li vanno a vedere sia chi va al cinema abitualmente sia chi ci va veramente poco. I secondi lo apprezzano e i primi (generalmente si intende) lo avversano accusandolo di superficialità, banalità, populismo, ridicolaggine, svilimento del cinema italiano ecc. ecc. E' molto frequente insomma trovare disprezzatori di Muccino che lo assimilano al fratello minore.
Io Muccino non lo schifo, anzi lo trovo uno dei migliori registi italiani del momento, sicuramente quello tecnicamente più abile. Non ho amato particolarmente i suoi film, non ne sono fan nè penso siano grandi capolavori, questo no, e quando dico che è il miglior regista in circolazione parlo della sua abilità professionale, della sua inventiva registica e del rapporto intelligente che ha saputo instaurare con la tradizione italiana e l'innovazione americana.

Ora il riconoscimento hollywoodiano gli dà quello che si merita, cioè un riconoscimento non alle sue opere come film d'alto valore, ma un riconoscimento come grandissimo (anche e soprattutto considerata l'età) tecnico della regia, campo in cui Hollywood eccelle e primeggia.

I lavori di Muccino sono tra i pochissimi lavori italiani contemporanei che hanno un occhio fortissimo all'estetica, hanno uno stile riconoscibilissimo e molto originale, fanno un uso intelligente di tutti i tipi di tecniche di riprese, sono dinamici e interessanti e soprattutto sempre diversi pur essendo molto simili. Muccino si è formato con documentari e si vede, ha una cura per il particolare che in Italia semplicemente non c'è (nessuna polemica, solo che solitamente si segue la scuola morettiana del realismo), una cura per una messa in scena che sia fortemente e dichiaratamente artificiosa con colori barocchi e un'illuminazione creativa presente con luci che provengono quasi sempre da fuori il set. Tra i pochi in Italia a fare un cinema classico (e per questo piaciuto dagli americani) Muccino sa narrare benissimo non annoiando e a tratti appassionando, unendo il rispetto per il nostro cinema nazionale con l'evidente passione per il cinema barocco e entertaining all'americana.

La note dolenti sono i contenuti. Si, come ho già detto non ritengo i film di Muccino dei gran film, molti sono francamente stupidi e banalotti (Ecco fatto e Come Te Nessuno Mai) e altri un po' inutili e scontati (Ricordati di Me) ma alle volte azzecca il taglio, il ritmo e la storia, riuscendo a fare qualcosa di originale e poco visto (L'Ultimo Bacio).
Difetti insomma che potrebbero scomparire ad Hollywood dove il regista non si impiccia (specialmente se è un nessuno come Muccino ora) della sceneggiatura, la riceve e la deve mettere in scena e basta, ci sono altri professionisti che si incaricano di scrivere.
Spero sinceramente in un bell'exploit perchè lo merita e perchè fa un cinema che non sarà di grandi contenuti e grandi temi, ma diverso, appassionante e appassionato.

Sono curioso di vedere The Pursuit Of Happiness ma credo che il meglio lo darà nel secondo film (dove dovrebbe essere più a suo agio con la sicuramente più complessa macchina produttiva americana).

I primi al mondo

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L'Italia sarà il primo paese al mondo nel quale verrà commercializzato un telefono UMA (Unlimited Mobile Access) un telefono cioè in grado di accedere senza distinzioni e senza interruzioni di servizio alle reti GSM (GRPS/EDGE) a qualsiasi rete Wi.Fi., un telefonino in sostanza in grado di fare e ricevere telefonate in VoIP e in grado di funzionare come un normale cellulare.

Il modello in questione è il Samsung SGH-P200, dotato di fotocamera da 1.3 Megapixel e memoria da 80 MB e schermo da 1.9 pollici. Ora comincia la fase dei test per vedere come si funziona e se funziona bene il VoIP su cellulare...

Non avete l'esclusiva sull'open source!

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Nel suo Global Threat Report 2006, oltre a fare il solito punto della situazione sulle minacce informatiche dell'anno passato, McAfee si dilunga su un interessante fenomeno, cioè il fatto che i cracker (o hacker maligni o programmatori di malware, virus e trojan) siano non solo in aumento perchè in aumento sono le motivazioni (di ordine economico per rivolgersi a questo mestiere) ma sono soprattutto sempre più organizzati.
Adottando una struttura open source sempre più virus writers rendono pubblico il loro codice e si appoggiano ad altri "colleghi" per implementarlo e migliorarlo.
In più non aiuta la pratica del full disclosure, cioè la pubblicazione da parte di esperti di sicurezza delle porzioni di codice relative ad exploit o attacchi informatici subiti in modo da avvertire ed educare tutti sulle contromisure da prendere. Questo infatti fa si che ci sia in rete una grandissima documentazione gratuita su come vengano scritti e progettati attacchi informatici.
Insomma la struttura collaborativa e libera sta fomentando anche i sistemi di produzione alternativi come era prevedibile. In fondo si tratta sempre di mettere a punto applicazioni la cui affidabilità precisione e funzionalità sarà comunque migliore più il team di sviluppatori è ampio.

18.7.06

Superman Returns (id., 2006)
di Bryan Singer

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Bryan Singer devo ammetterlo è proprio bravo. Il suo Superman Returns, meglio anche dei suoi due X-Men, riesce a riportare lo spirito originale dei fumetti dell'uomo d'acciaio e riesce soprattutto a regalare soddisfazione. Singer al momento pare essere l'unico regista in grado di realizzare vero entertainment di qualità, scritto e girato pensando ad un pubblico appassionato e intelligente.
Questo nuovo (vecchio) Superman è classico, propone una storia classica con risvolti e personaggi classici, c'è tutto quello che ci si aspetta da Superman e che si desidera vedere: c'è la corsa con la camicia che si apre e sotto la S, c'è il salvataggio in extremis a velocità supersonica, ci sono le fasi di volo con le braccia in avanti e c'è un cattivo spettacolare (come sempre in questi film con dei buoni troppo buoni sono i personaggi cattivi a fare la differenza).
L'unico elemento veramente moderno è l'ironia data da quella sorta di consapevolezza di se stessi e di quello che si sta facendo che permea il film, ci sono molti richiami ad icone come la copertina del primo albo americano della serie Action Comics, ci sono le classiche frasi "E' un uccello, no è un razzo, no è un aereo...".... Insomma Singer non vuole prendere in giro nessuno e dà per scontato che sappiamo tutti la storia commerciale della figura di Superman e si diverte a scherzare sul fatto che sta facendo un film su questa grande icona.
L'unico vero grande peccato è che il film ricalchi in tutto e per tutto l'omologo del 1978, le dinamiche sono esattamente le stesse (senza contare che Kevin Spacey fa il verso a Gene Hackman): Superman arriva, Superman si fa notare, Luthor raccoglie informazioni su Superman, Luthor elabora un piano, Superman è distratto a salvare il mondo mentre Luthor fa il suo dovere, Lois Lane sembra respingerlo, Luthor neutralizza Superman con la kriptonite, Lois lo salva, Superman salva tutti.
Eppure proprio questo difetto palesa quanto questo film del 2006 sia infinitamente migliore del suo precedente e soprattutto dimostra che forse il 1978 era un momento tecnologicamente prematuro per fare un film su un personaggio che compie imprese incredibili (come raggiungere un aereo che cade in picchiata e bloccarlo a pochi centimetri da terra) e non mostrabili all'epoca (al massimo si sostituiva ai binari).

Vita da vicepresidente

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Spike Jonze è un formidabile regista, forse ancora un po' immaturo, ma sicuramente dotato di grandissimo talento e di una ferma volontà di guardare al cuore delle cose.
Se questo si percepisce in maniera relativa nei suoi lungometraggi, dove divide il merito con l'eccezionale sceneggiatore Charlie Kaufman, è invece assolutamente ovvio nei suoi lavori precedenti.
A chi non li conoscesse consiglio di farsi una cultura, sono piccole perle di ricerca di una via personale in lavori su commissione.
Più facile è conoscere i videoclip di Jonze, molti dei quali sono noti (qui una rassegna), nei quali riesce a riunire ricerca estetica con emozioni, una cosa che in una forma d'arte commericale come il videoclip raramente è presente e raramente con tale sincerità. Molto carine e sulla stessa scia (nche se ad un livello inferiore) sono le molte pubblicità che ha realizzato.
Ma il campo nel quale Jonze emerge con una forza straordinaria è il documentario. Non ha ne girati molti e alcuni, come What's Up, Fatlip? non valgono molto, ma altri, quelli più personali ed autentici sono delle vere chicche di minimalismo.
Jonze va al cuore delle cose, è in grado di levare tutti gli orpelli, rimuovere ogni cosa superflua per andare dritto all'essenza delle cose, dritto alle emozioni delle persone che parlano, è incredibile il modo in cui riesce a tirare fuori dai racconti e dalle brevi interviste l'anima delle persone che inquadra.
Stato dell'arte dei suoi documentari è Amarillo By Morning, meraviglioso reportage di una giornata passata con dei ragazzi di qualche stato del sud dell'America che sognano di diventare delle stelle del rodeo. Si respira un'aria di disperazione incredibile.
Oggi vedo che gira in rete un altro documentario di cui non sapevo nulla, sulla campagna presidenziale di Al Gore. Il pezzo presente su Google Video è di 13 minuti e affronta una giornata assieme a Gore, ma ci ho visto tutto Spike Jonze nel modo in cui vede l'essenza delle cose.

Si comincia a creare l'attesa

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Ricominciano ad intensificarsi le indiscrezioni riguardo la prossima mossa Apple, ormai è precchio che non ci sono novità sostanziali e c'è chi è disposto a scommettere che gennio 2007 vedrà un nuovo annuncio da parte di Steve Jobs e da mesi pare ufficiale che sarà il vero iPod Video.
Per vero si intende che avrà uno schermo migliore e poco altro perchè poi tutte le funzionalità come la possibilità di collegarsi agli hot spot Wi.Fi., la radio incorporata, il riconoscimento vocale, nuovi tipi di display ecc. ecc. sono assolutamente scartate da Cupertino. In sostanza pare ci sarà colo un miglioramento del design, ma tanto queste cose lasciano il tempo che trovano anche perchè Jobs l'ultima volta aveva detto: "Il Video non ci interessa".

I DRM cominciano a mutare

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Movielink, sito di vendita ufficiale via download di film in digitale messo in piedi da 5 grandi studios hollywoodiani, ha deciso di introdurre delle modifiche nei DRM (o almeno in alcuni) che applica a determinati file.
Non si sa ancora per quali film di quali studios però sembra ufficiale che sia stato messo a punto un sistema che consentirà agli utenti che hanno pagato di masterizzare il file downloadato su DVD. Per garantire un numero limitato di masterizzazioni l'operazione avverrà attraverso remoto cioè sarà possibile mettere su DVD video il file in questione solo attivando l'operazione dal sito di Movielink che potrà quindi controllre il numero di volte che quest'opzione viene attvata.
Mi sembra una decisione abbastanz importante dal punto di vista dell'evoluzione dei DRM, tepo fa si piangeva pensando che questi sarebbero stati la fine delle libertà e che ci avrebbero tarpato le ali e costretto a spendere decisamente più del dovuto, invece al momento (in una fas in cui sono altamente immaturi) si stanno dimostrando uno strumento utile funizonale e abbastanza flessibile (perchè flessibile è l'uso che ne viene fatto dalle case di produzione).
Chi conosce un minimo il funzionamento di questo tipo di mercati sicuramente non si stupirà nel vedere come i DRM piano piano si allontaneranno dallo strumento semi-tarpante che sono ora e si avvieranno verso una dimensione più libera.

17.7.06

Riso Amaro (1949)
di Giuseppe De Santis

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In piena epoca di "cinema italiano della liberazione", De Santis gira un film duro e crudo che solo apparentemente si può iscrivere nella corrente del neorealismo.
Se infatti molti degli espedienti narrativi utilizzati sono tipici dei film di quel filone, troppi sono gli elementi che se ne discostano. Riso Amaro è più un noir macchiato di neorealismo, un'opera a metà tra quello che faceva Germi in quel momento e quello che facevano tutti gli altri.
Innanzitutto l'argomento (un colpo organizzato a seguito di uno fallito) e poi la trama (troppo di genere ed elaborata nei suoi intrecci per essere neorealista) fanno intuire la direzione che prende De Santis, il quale fa l'ottima scelta di avvalersi degli elementi neorealisti solo se e quando gli soo funzionali, di modo da non rimanerne imbrigliato.
La componente sociale è tenuta solo di sfondo (come accadrà per le commedie all'italiana che arriveranno di lì a poco) ed in primo piano non ci sono le classiche figure neorealiste che si battono contro un sistema che li vessa incapaci di trovare aiuto nei propri simili, ma una forte comunità, compatta, organizzata e attraversata da sentimenti ed emozioni forti e permeanti.
Non c'è il rigore di Rossellini o l'infinità pietà di De Sica, non ci sono i pedinamenti zavattiniani nè il crudo documentarismo di Visconti.
Eppure è la quintessenza del cinema italiano Riso Amaro, tutto giocato com'è sui registri del melodramma ma tenuto in un forte equilibrio documentarista, molto legato al territorio e alla realtà dei fatti (in questo caso il mondo delle mondine) ma capace comunque di dare vita ad una trama classica fatta di personaggi archetipi (il ladro Gassman, capace di traviare con promesse di ricchezza e passione la più volubile Silvana Mangano).
Una prova di rara flessibilità da parte del nostro cinema che invece ha solitamente il difetto di cristallizzarsi all'interno di determinate tendenze.

"Ogni regista è prima di tutto un'illusionista"

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Orson Welles era fissato con l'illusionismo, i trucchi dei maghi, perchè amava riuscire a far credere al pubblico che l'impossibile fosse possibile, amava la mistificazione (e l'ha celebrata in F for Fake) e quindi spesso ha paragonato l'arte dei maghi con quella dei registi, narratori di storie, bugiardi, mistificatori e ingannatori per definizione. Un buon regista deve sapere come ingannare il suo pubblico, come fargli credere a quello che mostra anche se è tutta finzione e anche il pubblico ne è conscio.
Tutto questo per dire che il prossimo film di Christopher Nolan, intitolato The Prestige, è su due maghi di fine '800 a Londra (Christian Bale e Hugh Jackman) che si fanno la guerra per essere i più grandi, imbastendo trucchi e illusioni sempre più sofisticate. C'è anche David Bowie che fa Nikola Tesla.
Il trailer l'ho visto oggi qui (me l'ha segnalato il sempre vigile e prode Frankie666) e mi ha decisamente ben disposto. Basta che non sconfinano nello steampunk o nelle stupidaggini tipo magia vera...

16.7.06

Ciao, Pussycat (What's New Pussycat?, 1965)
di Clive Donner

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Nel bel mezzo degli anni'60 Clive Donner gira una commedia a sfondo sessuale, con riferimenti più o meno impliciti ad impotenza, orge e tradimenti che sfrutta un umorismo tipico dell'epoca, fatto di inseguimenti effetti di straniamento e psichedelia, che oggi stenta a funzionare.
Lo stesso Peter Sellers, coinvolto in uno dei ruoli più importanti, non riesce a convincere e non servono a nulla nemmeno le illustri partecipazioni come quella di Ursula Andress.
L'unico che si salva di tutto il mucchio è il grandissimo Woody Allen, qui alla sua prima apparizione cinematografica, che è anche autore dello script (in origine teatrale) anche se sembra che abbia scritto unicamente le sue parti.
Allen porta in scena il suo personaggio classico, il suo omino a metà tra Chaplin e Groucho Marx e si diletta in gag verbali, slpastick e come spalla. Ogni volta che lui entra in scena il film sembra assumere di nuovo un senso o quantomeno una finalità.

15.7.06

Strategia promozionale o fuga di materiale?

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Pare che sia stata proprio la Warner Brothers ad aver messo online qui i primi 24 minuti di A Scanner Darkly, recentemente presentato alla stampa americana.

Quello che si vede in più rispetto agli spezzoni cui si aveva avuto accesso in precedenza è soprattutto la fluidità dei movimenti di macchina e la tipologia di narrazione che Linklater adotta. Stranamente per un adattamento di un novella di Dick il tono è abbastanza scanzonato e mancano molti elementi noireggianti che finora avevano caratterizzato questo tipo di adattamenti. Bene. Il rotoscoping non è niente male, spiazza di continuo lo spettatore con trovate alla volte sofisticatissime (i movimenti facciali e il modo in cui ricalca la recitazione originale) e alle volte molto naif come il modo semplice con cui sono tratteggiate le mani, che se da un lato palesano di continuo la messa in scena, dall'altro sono elementi visuali che spiazzano di continuo.

Silent Hill (id., 2006)
di Christopher Gans

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Silent Hill è una curiosa coproduzione americana, canadese, giapponese e francese che prende spunto dall'omonimo videogioco a cui purtroppo (per me ma non per il giudizio del film) non ho avuto modo di giocare.
Ogni nazione porta qualcosa di evidente, attori americani diretti da un regista francese con troupe francese che girano un film dalla trama e dall'estetica fortemente giapponese in Canada.
E' forse quest'estetica giapponese la croce e la delizia del film, che in sè non è nulla di che non fosse per lo sforzo di CG che è stato fatto per renderlo un lungo incubo allucinato.
Della trama meglio non parlare, raramente si sono visti tanti buchi, tante incongruenze e tanta cattiva narrazione, è più opportuno come già detto soffermarsi sugli elementi attraverso i quali si sceglie di creare il terrore.
Se l'elemento cardine è la contrapposizione forze del bene/forze del male (con una tanto insospettabile quando ben accetta propensione dei buoni per le seconde) la forza della paura è data dalla lenta ed inesorabile costruzione di un universo visivo terrificante, caratteristica tipica del cinema giapponese che preferisce mettere paura per immagini piuttosto che creare elementi di suspense che sfocino nello stato impaurito (come facciamo noi). Alcune immagini va detto sono di una forza indubbia (anche perchè si travalicano in ogni modo le frontiere della truculenza) e sinceramente sono ben concepite per quanto spesso sembrino rimandare ai video di Marylin Manson.
Ma il problema è che davvero c'è solo quello. Alla fine il cuore può anche battere più forte per lo spavento e l'impressione ma il film non lascia altre tracce di sè.

Riguardo le considerazioni fatte un po' di tempo fa sugli horror estivi ho fatto una breve indagine demoscopica in sala surante la fine del primo tempo, come anche per La Spina Del Diavolo ed ho trovato un pubblico più in linea con le previsioni: gruppi di amici uomini e coppie che escono in 4, eppure anche stavolta c'erano due ragazze (anche abbastanza compite) venute da sole. Secondo me credevano si trattasse di un altro film....

La tecnologia avanza anche in questo modo

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Praticamente i cinesi hanno scardinato Skype.
Cioè lo hanno preso, si sono scaricati il programma e lo hanno smontato tutto e rimontato tutto. Si chiama reverse ingeneering, nulla di nuovo è la procedura attraverso la quale si studia un software quando questo è già compilato (cioè quando è finito, pronto per essere eseguito) invece che quando è in fase di programmazione.
Cosa ci guadagnano e che notizia è? Praticamente smontando e rimontando tutto ora lo conoscono e lo possono replicare esattamente uguale, possono cioè fare un programma che sia al 100% compatibile con Skype e possa quindi usufruire dei suoi canali e dei suoi servizi.
Skype non ha più l'esclusiva sulle sue iniziative.

Scelta fatta

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Da un'intervista data in esclusiva a MSNBC, Amanda Congdon resterà nel mondo del videoblogging (e quindi in concorrenza con Rocketboom del quale continua a possedere il 49% delle azioni) e non farà alcun salto nel mondo dei media mainstream.

14.7.06

Non ci si crede....

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Ne ricevo comunicazione e non posso non farne un post.
Il premio Pubblicità&Successo, giunto alla sua 17ma edizione, ha quest'anno premiato nella categoria Miglior Product Placement l'agenzia Camelot per come ha saputo inserire il cliente 892 892 all'interno del film Eccezzziunale Veramente Capitolo Secondo... Me.
Anzi nelle loro parole:
"Il Premio per l’innovazione conferma l’importante ruolo di CAMELOT nella 'contaminazione dei linguaggi' del nascente mercato del product placement italiano.
In particolare nel film Eccezzziunale veramente. Capitolo secondo (me) Diego Abatantuono, nei panni del “Ras della Fossa”, il pittoresco tifoso milanista di ritorno a Milano dopo un esilio spagnolo, si trova in scena con i due gemelli 892892."

Per quanti (savi) non avessero visto il film posso riferire (come feci all'epoca in un post ad hoc) che si tratta di una delle cose più ridicole ed imbarazzanti che mi sia mai capitato di vedere.
Il personaggio in questione cerca la sua vecchia casa, entra nell'appartamento che possedeva e vi trova una famiglia di immigrati ai quali chiede come fare a trovare i suoi vecchi parenti: "Come posso trovarli? Chi mi dirà dove sono?" e compaiono in casa in quel momento i gemelli 892 892 con lo stacchetto accluso, una cosa veramente immotivata, di un trash totale. Forse il peggior e più ridicolo product placement che si sia mai visto.

La Marchetta Settimanale

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Le segnalazione dei film più interessanti trasmessi in televisione nella prossima settimana su Pellicole Rovinate.

Non è una tregua ma la vera guerra

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E' un momento quasi storico nel settore dell'instant messaging, per la prima volta due tra i più importanti e utilizzati IM sono interoperabili.
La nuova versione di MSN Messenger detto anche Live Messenger e la nuova versione di Yahoo!Messenger with Voice sono in grado di comunicare fra loro. Una tregua tra i due che ha stupito non poco e che a detta di Microsoft che ha richiesto talmente tanto lavoro che ad un certo punto credevano che il matrimonio non sarebbe stato possibile.

In questo modo accade che gli utilizzatori dell'uno diventano consapevoli dell'esistenza dell'altro, nel senso che l'instant messanger è una killer application della rete, cioè è una di quelle applicaizone che spinge la gente a connettersi (specialmente le donne) cioè un programma che fa da apripista per la presenza in rete di molte persone che non ne avevano esperienza e quindi spesso non sanno dell'esistenza di più programmi di instant messaging. In questo modo in sostanza i due programmi si mettono in guerra aperta perchè il confronto tra le potenzialità dell'uno e dell'altro è più serrato. Anche chi non sapeva dell'esistenza di Yahoo!Messanger ora, parlando con utenti che lo utilizzano può decidere di passare all'altro sistema se i vantaggi ci sono.

Cose serie

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Le Pagine Utili integrate nella barra di Skype è una piacevole novità che getta una luce diversa sulla legittimazione che sta ricevendo Skype.

13.7.06

The Rocketboom situation

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Time ha un'intervista con Amanda Congdon nella quale le pone 10 domande sul suo futuro. Ne esce un quadro non più chiaro di prima sulle cause vere del divorzio Rocketboom (ma io credo sul serio ad una divergenza di opinioni) ma più chiaro sulla popolarità di Amanda la quale adesso è nella difficile posizione di dover scegliere tra molte opzioni di lavoro che provengono da grossi nomi della rete e grossi nomi dei media tradizionali, un dilemma di non facile risoluzione.

Dall'altra Rocketboom è tornato online. Operazione anche questa difficilissima. Cosa fare? Come ripartire? Andrew Baron ha scelto a mio parere la cosa più giusta.
Nella puntata di ieri (la prima di Rocketboom 2.0) ha portato una nuova conduttrice, Joanne Colan, che ha preso ufficialmente il posto di Amanda, è il nuovo volto del vlog e fa quello che faceva Amanda. Rocketboom procede dunque senza timore nella direzione che aveva intrapreso fin dall'inizio.
Se questo ora da una parte fa emergere quale fosse il contributo (o forse dovrei dire lo specifico) di Andrew Baron alla scrittura dei programmi (contributo forte a quanto si vede perchè poco è cambiato), dall'altra fa intravedere le novità che arriveranno assieme a Joanne.
Joanne viene da Mtv e si vede, benchè i testi siano più o meno gli stessi di prima la conduzione è proprio diversa molto più in stile Mtv e quindi molto più in stile televisivo (anche se una televisione particolare). Questo da una parte fa perdere a Rocketboom la sua particolarità di linguaggio che lo distingueva da una qualsiasi clip per internet preparata da persone che lavorano in televisione, dall'altra, se sfruttata a dovere, può essere una buona occasione per fare un salto di professionalità. Joanne ha più esperienza di Amanda si è resa (per quanto mi riguarda) già simpatica e accettata. E poi ha un accento inglese stupendo.

Il primo social network serio italiano

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E' da poco partito DueSpaghi.it, social network per ristoranti. Il sito è da formare, cioè bisogna ancora che la gran massa di utenti cominci a segnalare i ristoranti e immetterne i dati (io un po' lavoro da par mio l'ho fatto), per poi passare alla fase del tagging e arrivare quindi ad avere una rete di ristoranti consigliati e ordinati secondo criteri decisi dagli utenti, ma già si vede che è qualcosa di valido. Anche perchè fino ad ora il settore delle guide per ristoranti in rete si limitava a segnalare numeri di telefono ed indirizzi al pari delle pagine gialle non potendo contare su alcun recensore di cui la gente potesse fidarsi.
Mi sento di dire che è il primo social network italiano perchè non ho notizie di altri, quantomeno altri social network ufficialmente partiti (non in beta) e originali nostrani.
E' facile sottolineare come il primo social network nostrano sia un sito che si occupa di mangiare bene e che si propone di indicizzare e indirizzare meglio le scelte in fatto di ristoranti, ma io lo trovo interessante più che caratteristico. Cioè nel momento in cui la rete propone una forte innovazione tecnica (il web 2.0 e quindi social tagging ecc. ecc.) la nostra cultura ancora una volta risponde con qualcosa di locale, di autoreferenziale.
Da sempre fuori dal grande giro del business del software in rete (e on si è mai bene capito perchè) gli imprenditori della rete italiani puntano con forza crescente sulla località, sulle realtà presenti nel territorio e sulla possibilità di utilizzare internet come uno strumento per migliorare la qualità della vita reale e non la qualità della vita in rete, che invece è nella maggior parte dei casi l'obiettivo delle applicazioni 2.0 di grande successo internazionale (da Flickr, a Del.icio.us, a digg....).
E' una prospettiva strana che sembra credere più alla rete come strumento innovativo che crea nuovi servizi per la vita di tutti i giorni che alla rete come strumento rivoluzionario in grado di costituire in sè un nuovo mondo per il quale sviluppare servizi.
Non so se sia una prospettiva necessariamente sbagliata, di certo non è euforistica e sognatrice ma più prudente e tutto sommato potrebbe a lungo andare rivelarsi la più corretta.

12.7.06

Rocky Balboa diretto da Sylvester Stallone

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Il primo trailer ufficiale è qui.

Come l'iPod più allungato...

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Finalmente si sa qualcosa sul cosìdetto iPod Killer che Microsoft dovrebbe far uscire a Natale. Engadget tira fuori un'immagine che sostiene essere ufficiale, in quanto proveniente da una fonte interna alla Microsoft stessa, del nuovo device, un immagine che fa il pari con quelle più incertee sfocate che sempre Engadget aveva tirato fuori poco tempo fa.
Da quello che si vede Argo (questo il nome, ma molti dicono anche Zuna) ricorda molto l'iPod anche se il design non è a livello. La parte "killer" dovrebe essere costituita dalla capacità Wi.Fi. dell'apparecchio che consentirà la connessione ad internet e quindi l'acquisto di tracce audio o video direttamente dall'aparecchio. Ma non solo, Argo infatti dovrebbe essere distribuito sotto il marchio XBox e pare che debba essere un prodotto in concorrenza con la Playstation Portable o il Nintendo DS, dunque qualcosadi più dell'iPod.
Microsoft poi dovrebbe avere pronti oltre al device anche il software e il media store (forse Urge).
Passando ai pareri personali per essere un vero iPod Killer, Argo dovrebbe essere molto migliore a livello di design e non tecnicamente, in quanto quella è stata la caratteristica che ha fatto fare il vero salto all'iPod da strumento utilizzato a lettore Mp3 per antonomasia. Anche perchè in pochi comprano tracce online e quindi questa possibilità non mi sembra fondamentale. Lasciamo stare poi le velleità di personal medium, peggio mi sento. Concordo con Jobs e la sua strategia di fare una cosa sola ma farla bene.

Cambi della guardia

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Il Nintendo DS (aggregando le vendite della versione Lite e non) ha superato ufficialmente la PSP e si appresta a crescere.
Il perchè non è difficile da individuare, la console Nintendo infatti dispone di un parco videogiochi non indifferente e tutti di qualità, mentre la console Sony si basa ancora sui giochi della Playstation 2. Con tutta probabilità questo era dovuto al fatto che l'obiettivo della PSP era di promuoversi come un dispositivo per la fruizione multimediale totale, ennesimo esperimento di personal medium andato a vuoto. Infatti i film in formato UMD sono drammaticamente falliti nonostante il supporto degli studios (ne erano usciti di titoli appetibili).
E secondo molti (ma ancora non ci credo) la Playstation 3 non riuscirà a superare nelle vendite la Xbox360, lasciando a Nintendo Wee la solita piccola quota. Ma qui aspetterei a parlare.

11.7.06

Mi piaci perchè non molli

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L'aveva detto alla fine di Lost In La Mancha che prima o poi sarebbe tornato sul suo progetto del Don Chisciotte e così è. Dopo I Fratelli Grimm e Tideland (che già in molti dicono essere di molto inferiore alle aspettative) Gilliam dovrebbe essere nuovamente al lavoro, sempre con Johnny Depp, sul set del Don Chisciotte dopo che almeno 5-6 anni fa ci aveva provato senza successo.
Come narrato appunto in Lost In La Mancha una serie di incredibili incidenti funestò la lavorazione del film, una sfiga dietro l'altra costrinsero la produzione a sospendere il tutto, ma Gilliam aveva detto che non si era dato per vinto. Che tristezza se poi il film fa schifo....
Ma ci sarà Rochefort che tanti problemi aveva dato?

Emozioni della metropoli

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Sempre a proposito di mappe c'è un bellissimo esperimento inglese chiamato Bio Mapping che a quanto leggo sul sito va avanti già da un po' di tempo che si propone di sovrapporre alle ormai classicissime mappe di Google un layer che traccia le emozioni degli abitanti. Cioè come si sente la comunità in determinati luoghi.
La cosa si può fare grazie ad un dispositivo da indossare che manda un segnale GPS con le coordinate di dove la persona si trovi e un segnale GSR (Galvanic Skin Response) con i propri dati biometrici (dai quali si derivano umore, stato d'animo ecc. ecc.).
Le mappe ancora non si comprendono benissimo però è una cosa decisamente interessante, poichè è noto che l'architettura della metropoli e la storia particolare di ogni suo luogo provocano sensazioni abbastanza definite. Posso supporre che luoghi come i parchi comunichino sensazioni positive e luoghi come il distretto lavorativo negative (e fin qui è facile) ma ci sono considerazioni decisamente più intense e profonde riguardo la maniera in cui i cittadini vivono la città. Luoghi legati ad eventi storici (il Circo Massimo a Roma) e manifestazioni di massa possono essere esempi scontati ma responsi positivi si potrebbero avere a sorpresa in zone assolutamente insospettabili causandone una rivalutazione che a quel punto sarebbe opportuna.
Per consultare meglio le mappe conviene andare nella sezione Map Data e scaricare il file KMZ da vedere con Google Earth.

Comunicazione di servizio

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E' partito Blogmap.it, servizio tanto semplice da immaginare quanto arrivato in ritardo, tramite le mappe di Google ogni blogger mette la bandiera sulla località da cui blogga.
Un'idea simile l'avevano sviluppata autonomamente i blogger stessi quando Frappr aveva messo a disposizione il suo sito per realizzare delle mappe a tema, cui ogni membro poteva aderire (in fondo a destra di questo blog per esempio c'è il link alla mappa dei cinebloggers).
Con grande disappunto noto che ancora quasi nessun blogger di Roma si è segnato.

Essere John Malkovich (Being John Malkovich, 1999)
di Spike Jonze

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Finalmente rivedo per intero Essere John Malkovich dopo la prima visione che avvenne al cinema. Da quella volta ho imparato a conoscere le opere e il modo di procedere sia di Spike Jonze che di Charlie Kaufman e rivedendolo ora mi accorgo di molte cose.
Il film innanzitutto è molto legato al successivo, e bellissimo, Il Ladro Di Orchidee (sempre della coppia Jonze/Kaufman) con il quale ha in comune non solo alcune scene di raccordo (secondo la trama del secondo il protagonista del film è lo sceneggiatore di Essere John Malkovich, quindi Charlie Kaufman) ma anche una forte ispirazione, cioè la ricerca di un'identità ed un posto nel mondo.
Se in Essere John Malkovich questo avviene in maniera grottesca e metaforica ne Il Ladro di Orchidee è molto più diretto e palese. Entrambi i film parlano di un'esistenza solitaria rischiarata dalla possibilità di un'amore destinato ad infrangersi miseramente ed entrambi i film tentano di fare un tipo di narrazione che vada oltre la trama per essere metacinema.
Malkovich e le sue tre vite (attore, burattinaio e poi pensionato) o Kaufman e la sua doppia vita (lui e il suo gemello) sono espressioni di una medesima ricerca.
Invece dal punto di vista registico mi stupisce sempre moltissimo come un uomo con un'esperienza limitata ai videoclip abbia una simile abilità a cogliere sentimenti ed emozioni con una sola inquadratura. Un vero maestro (considerata l'età e l'esprienza) Spike Jonze che nella sequenza della fuga nell'inconscio di Malkovich (una strategia narrativa che verrà ampliata a dismisura in Se Mi Lasci Ti Cancello) si ricicla anche un po' di tecniche che aveva messo a punto per qualche videoclip.
Alle volte penso che forse la triade Jonze, Kaufman, Gondry sono la nuova hollywood che sta arrivando, ma più probabilmente credo si tratti di un movimento intestino fine a se stesso.

10.7.06

Vita Smeralda (2006)
di Jerry Calà

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E' la quarta regia per Jerry Calà e come già per due volte nel passato decide di affrontare il tema della bella vita, dei locali frequentati da volti noti e ragazze che aspirano. Il mondo dell'effimero che si rivela tale davanti agli occhi innocenti di chi pensava di trovare il paradiso.
Andando al sodo, Jerry Calà è tempo che è convinto che siano tornati gli anni '80 filmici, che dato il successo, dato dalla televisione e da internet, dei film di quel periodo sia venuto il momento di riproporre quel tipo di commedia. E cita sempre Sapore di Mare che con questi suoi film non ha nulla a che vedere perchè quella era un'operazione nostalgia, che ha tutto un altro pubblico rispetto a questa commedia estiva.
Divertente vedere come ad interpretare la parte dei VIP ci sono solo quelli che Calà si è potuto permettere (da Demo Morselli ad Amedeo Goria, da Costantino al numero 1 Briatore). Le velleità di critica sociale fanno decisamente ridere, molto di più del film in sè, perchè, anche non badando alla forma filmica, Calà fa la discutibile scelta di condannare dei singoli stereotipi (il truffatore, il maniaco sessuale, il ricco svogliato voglioso di sesso...) pretendendo che questo si allarghi per metonimia a tutto l'ambiente, volendo in sostanza dire che questi sono esempi del male che si trova in questo tipo di vita, mentre perchè ci sia vera denuncia dovrebbe sottolineare il male che c'è (se poi c'è) tra chi invece si comporta bene e non ha eccessi ma comunque appartiene a quell'ambiente.

9.7.06

TOP SCORE:
Score per videogiochi
a cura di Er Compatto

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Cosa è successo agli score dei videogiochi? Come si è passati dal sintetizzatore che si usava per piccoli score di videogiochi del Nintendo 8 bit, come per esempio Zelda, Mario Bros. ad un orchestra per giochi come GUN o Spellforce II: Shadow Wars?
Non lo so, posso solo formulare un'ipotesi: i videogiochi diventano sempre più graficamente complessi, tocca spendere molti soldi, poi bisogna pensare anche al fatto che alcuni giochi sono doppiati da attori professionisti come GUN, doppiato da Thomas Jane, Kris Kristofferson, Lance Henriksen e Brad Dourif che ovviamente costano, allora uno pensa: "Abbiamo una bella grafica, attori professionisti... A questo punto puntiamo anche su uno score che abbia un certo impatto."
L'evoluzione, se così posso chiamarla, credo sia avvenuta nel 1999 con Medal of Honor, videogioco di guerra prodotto da Steven Spielberg (un gioco prodotto da Spielberg ha un grosso budget), e Spielberg è uno che tiene molto allo colonna sonora, ed ecco lo score tutto orchestra di Michael Giacchino. Spesso comporre un buon score per videogiochi può essere un ottimo trampolino di lancio per i compositori che vengono notati e presi per musicare film, come è successo appunto a Michael Giacchino, ma non solo a lui, anche a Bill Brown, Christopher Lennertz che raccolse l'eredità di Giacchino componendo lo score di 4 Medal Of Honor.
Poi può accadere il contrario, cioè che compositori affermati vengano presi per comporre lo score di un gioco come è accaduto a Graeme Revell, James Michael Dooley e addirittura anche Howard Shore (famoso compositore dei 3 film del Signore degli Anelli) spesso con buoni risultati (Revell con Call of Duty 2: Big Red One e James Dooley con Socom 3: U.S. Nave SEALs) e spesso con risultati a mio parere un po' deludenti (Howard Shore con Soul of Ultimate Nation).

Ma qui sorge un problema: e se uno vuole fare il film di un videogioco che succede allo score? Ovviamente il problema non sussite se lo score del gioco non ha convinto, ma se lo score piace che si fa? Si prende lo stesso compositore anche per il film? E se non lo si prende i temi che il compositore ha fatto per il gioco che fine fanno? La risposta potremmo averla nel 2007 visto che è la data di uscita prevista per il film del famoso videogioco Halo, prodotto da Peter Jackson, per il momento è stata confermata la presenza di Martin O'Donnell compositore del videogioco, per i temi staremo a vedere, o meglio, a sentire.

Come mai certi videogiochi (specialmente per pc) hanno uno score così bello e con temi così forti da superare spesso anche la bellezza di score dei film? Pure qui la risposta è facile quanto semplice, bisogna pensare al fatto che i compositori per quanto professionisti possano essere sono pur sempre esseri umani e se un gioco li prende particolarmente dal punto di vista emotivo più di quanto possa fare un film allora lo score sarà accuratissimo con delle belle orchestrazioni, bei temi e magari anche diretto bene.

ER COMPATTO CONSIGLIA:
Commandos Strike Force (PC) score composto da Mateo Pascual
Spellforce II: Shadow Wars (PC) score composto da Pierre Langer & Tilman Sillescu
Crimson Skies: High Road To Revenge (PC) score composto da Stan LePard
Praetorians (PC) score composto da Mateo Pascual
Imperial Glory (PC) score composto da Mateo Pascual
Headhunter (PC) score composto da Richard Jacques
Kameo: Elements of Power (PC) score composto da Steve Burke
Advent Rising (PC) score composto da Tommy Tallarico

Parla Con Lei (Hable Con Ella, 2002)
di Pedro Almodòvar

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Visto all'epoca della sua uscita era parecchio che meditavo di rivedere questo film di Pedro che mi era sempre sembrato un minore. Non che il mio parere si sia mosso di molto anche dopo questa seconda visione, tuttavia a distanza di qualche anno acquista decisamente più senso.
Evidentemente parte di un dittico, assiema al precedente Tutto Su Mia Madre, anche Parla Con Lei affronta, pur se in modo diverso, la solitudine provocata dalla morte, la vita a contatto con lo spettacolo (e quindi la vita come messa in scena (in questo caso si spazia dal teatro al canto alla corrida)) e la solidarietà tra sessi (donne solidali con donne, uomini solidali con uomini).
Non è un mistero che a Pedro riescano meglio i ritratti femminili tant'è che anche gli uomini di Parla Con Lei hanno tratti femminei, o quantomeno una modo panico di vivere la vita che ricorda quello femminile.
Dopo la visione de La Spina Del Diavolo, l'altro giorno, riflettevo sul momento di forte impulso artistico che sta vivendo la Spagna e dicevo che il lume è Almodòvar. Più vedo suoi film e più mi convinco di quest'affermazione. Nessuno come lui ispira, con la sua personalità, con la sua cura, con la sua altissima abilità tecnica e con la sua inarrivabile complessità di scrittura, nessuno come lui può essere il punto di riferimento massimo.
Anche in questo film infatti i piani narrativi sono tantissimi, gli intrecci molteplici e la narrazione di eventi assolutamente improbabili e incredibili è credibile e coinvolgente al punto che si stenta a rendersi conto dell'improbabilità di tutte queste coincidenze. Un modo di fare questo tipico di Pedro, che se era comprensibile e abbastanza semplice da motivare quando faceva commedie (intrecci improbabili sono anche più divertenti) è diventata pura abilità e sperimentazione quando ha cominciato a fare i suoi drammi.

Il trash non è finito finchè non è finito

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Dopo il primo teaser trailer ecco le prime immagini di Rocky VI che pare avrà come titolo ufficiale Rocky Balboa. Sono prese da un programma televisivo americano che le ha mostrate in esclusiva totale.


8.7.06

La Marchetta Settimanale

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Le segnalazione dei film più interessanti trasmessi in televisione nella prossima settimana su Pellicole Rovinate.

Lo specifico umano

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In un periodo che sono in crisi nella ricerca degli specifici cinematografici incontro questo filmato e penso che queste cose mettano in evidenza lo specifico umano. Cosa ci differenzia da tutto. La volontà ferma di esprimersi che si traduce nell'utilizzo di qualsiasi mezzo. Qualsiasi.


via CristianContini

Note a margine della visione di La Spina Del Diavolo

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Tre punti si sono sollevati in me durante la visione del film:
1) La Spagna ha il reparto effetti speciali più efficace, avanzato e integrato (nei film e nei generi) d'Europa, se si escludono i francesi (che però mi fa giustamente notare Frankie666 hanno venduto la loro anima all'America rinunciando ad ogni forma di personalizzazione). Sono capaci non solo di ottime prestazioni tecniche ma sanno anche farne un uso "europeo", cioè finalizzato al film senza distinzione di genere. Mi stupisce sempre come le commedie di Alex de la Iglesia siano piene di effetti speciali ottimamente integrati.

2) La Spagna è palesemente in un momento di fertilità cinematografica fortissima, come non ne ha mai auti nella sua storia. Con Almodòvar a fare da faro ci sono (giusto per dire i più noti) Guillermo Del Toro, Alejandro Amenabar, Alex de la Igelsia ecc. ecc. E questi sono solo quelli che al momento arrivano da noi. Succede come sempre nei momenti di fertilità artistica che emergono anche molte altre professionalità che hanno la possibilità, lavorando con bravi autori, di fare cose più interessanti in film importanti, hanno la possibilità di crescere e mettersi in mostra. Ci sono attori come Javier Bardem, Penelope Cruz, Marisa Paredes e Carmen Maura, ci sono direttori della fotografia come Navarro, seneggiatori come Jorge Guerricaechevarria.
Abbiamo anche noi attori bravi, ma chi li mette in luce, chi gli dà ruoli che li esaltino?
Mi chiedo: ora che ci stiamo accorgendo di questo movimento spagnolo non è che è già finito?

3) Qualche settimana a partire da questo post si faceva un discorso sugli horror e sull'estate, perchè escano tutti d'estate e perchè anche la televisione si metta a trasmetterne solo d'estate. A prescindere dalla motivazione che l'horror è un genere che tira di meno e d'estate si raschia il fondo del barile (questo però potrebbe valere anche per altri generi), c'era chi aveva avanzato l'ipotesi che l'horror serve a rimorchiare, d'estate è il momento del corteggiamento e quindi la ente è più propensa ad andarli a vedere perchè "funzionali". Beh ieri in sala c'era una sola coppia. Una sola. A sorpresa c'erano anche due ragazze da sole. Da quando in qua due ragazze da sole escono per andare al cinema e si vanno a vedere un horror???
Continuo a parteggiare per l'ipotesi che ebbe ad esprimere Gokachu nei commenti.

La Spina Del Diavolo (El Espinazo Del Diablo, 2001)
di Guillermo Del Toro

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Dopo averne letto un gran bene in giro mi reco il prima possibile a vedere La Spina Del Diavolo. Di Guillermo Del Toro conoscevo solo Blade II, da tutti considerato un ottimo serie B ma io sinceramente non ci ho visto nulla di entusiasmante.
Altro discorso per La Spina Del Diavolo, pur non concordando con quanti hanno esaltato oltemodo questo film non posso non dirmi soddisfatto della visione. Guillermo Del Toro immagina e gira un film che è solo sporcato d'horror, che utilizza stilemi e stereotipi del cinema d'orrore per narrare di tutt'altro. Se solitamente i film dell'orrore sono incentrati sull'elemento horror (apparizioni, serial killer ecc. ecc.) La Spina Del Diavolo sembra disinteressarsene.
Il film tratta infatti di un momento nella vita di un ragazzo, momento in cui è abbandonato in un orfanotrofio durante la guerra civile spagnola, in questo luogo entra a contatto con molte cose: altri bambini soli come lui, adulti spietati e buoni, la morte e un fantasma. Ed è proprio questo fantasma (mooooolto asiatico nelle sembianze) a costituire, com'è ovvio, la parte horror che è presente e forte ma non centrale. Personalmente mi sono messo discretamente paura in più d'una scena nonostante non ci fosse alcuno stratagemma particolarmente originale, tuttavia, pur sapendo che sarebbe arrivato lo spavento, questo in più d'un'occasione mi ha colto in pieno. Un punto per Del Toro.
Per andare al sodo il bello di La Spina Del Diavolo è il modo di narrare con una forte attenzione ai particolari, la cura di ogni personaggio e la decisione di ritrarre un mondo permeato dal soprannaturale, un mondo dove, semplicemente, le credenze popolari sono realtà. Se i film horror solitamente raccontano di fatti spaventosi in un mondo fortemente reale, questo tratta di fatti fortemente reali in un mondo spaventoso. I fantasmi, la paura, la superstizione sono lo sfondo della vicenda, in primo piano ci sono i personaggi.
Peccato per le molte superficialità e leggerezze, da alcuni dialoghi ridicoli, ai personaggi cattivi.

6.7.06

Ne parlano tutti ma non lo leggerete su nessun giornale

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Rimbalza da tutte le parti e su tutti i blog la notizia della rottura dei due autori di Rocketboom.
Di Rocketboom ne avevo parlato un po' di tempo fa, si tratta dei pionieri del videoblogging, ogni giorno 3 minuti di notizie tecnologiche, tutto molto ironico e divertente con in più a condurre la personalità di Amanda Congdon, ex-modella spigliata.
Tanto era amato nella blogosfera Rocketboom che nessuno si capacita dell'accaduto e, ripeto, prevedo che nessuno ne parlerà su alcun giornale.
Questo il video con cui, da un altro blog, Amanda Congdon ha dato l'annuncio.

I fatti sono stati che lei e il suo partner lavorativo (ma molti dicono anche nella vita) hanno litigato e lui, Andrew Baron, detiene il 51% delle azioni percui decide.
Dapprima il comunicato ufficiale di Rocketboom è stato che lei era scappata ad Hollywood e loro non potevano seguirla per lavorare lì e quindi nonostante rimanessero a braccia aperta, lei non ne ha voluto sapere, poi lei ha smentito tutto accusandoli di mentire e dicendo che non vuole scappare a Los Angeles ma non approva il modo di lavorare in coppia di Andrew e quindi è costretta.

Sabrina (id., 1954)
di Billy Wilder

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L'ho detto più volte che secondo me Billy Wilder è uno dei registi più tecnici della storia del cinema (paragonabile a maestri come Walsh o Hitchcock) con una spiccata passione per la scrittura, capace con le sue commedie di oscurare anche il suo maestro Lubitsch.
Sabrina è l'ennesima commedia perfetta del maestro viennese, commedia meno feroce rispetto a quelle scritte in coppia con I.A.L. Diamond, ma altrettanto acuta, divertente e passionale.
Se mancano i feticci di Wilder (Lemmon e Matthau) c'è però un grandissimo Humphrey Bogart a supportare una Audrey Hepburn nella media (tanto Audrey Hepburn quello sapeva fare e quello faceva). Ancora una volta mesi a posto i protagonisti in ruoli ben definiti che si scioglieranno durante il film, Wilder ha occasione di dedicarsi alla sua passione, i comprimari. Anche questa volta il casti che fa da sfondo è da prim'ordine, tutti immensi caratteristi calati in ruoli che gli calzano a pennello (dal padre dei Bogart, al maestro di cucina, alla cuoca di famiglia, al barone conosciuto a Parigi).

L'era dei music store italiani è partita?

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E' online MusicShop il music store online di Mediaset.
Chiaramente non c'è molto, ma siamo all'inizio. Ci sono tutti i dischi più venduti del momento, molta roba italiana e poca roba internazionale. Ampio spazio dedicato a cose come suonerie per cellulari (che sono sempre il 50% del mercato della musica digitale) basi di Amici di Maria De Filippi e la playlist di Liguori (una chicca).
Più interessante è il DRM che utilizzano. Si tratta di una licenza che richiede Windows Media Player (dal 9 in su) e che consente di salvare i brani su 3 pc diversi,fare 7 masterizzazioni e copiare i file su 5 device mobili compatibili Microsoft (leggi: Non sull'iPod).
Insomm un DRM molto leggero che lascia olte libertà e che punta ad un segmento di mercato che non ha l'iPod cioè un segmento di mercato che non vuole spendere molto per avere un prodotto superiore ma si accontenta di avere un prodotto, come si accontenta del resto di avere la musica del momento e come si accontenta di girare su un music store con la playlist di Liguori. Si rivolge in sostanza (secondo me) al pubblico giovanile delle trasmissioni Mediaset, quel pubblico che compra HitManiaDance e scarica la suoneria con il proprio nome.
La domanda mi sorge spontanea: quanta propensione ha quesa categoria sociale a comprare musica da internet?

Ma funzionerà?

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Sono sempre stato un po' scettico su questi accrocchi....
C'è questo sistema chiamato JaJah che consente di fare telefonate VoIP nella maniera più comoda. Ti connetti al sito e digiti il tuo numero e quello che vuoi chiamare e lui vi mette in connessione, cioè ti squilla il telefono mentre squilla anche all'altro.
Al solito le tariffe sono molto agevolate.

5.7.06

Uno non fa in tempo a farci un post...

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Proprio a proposito del post dell'altro giorno in cui mi interrogavo sulle sperimentazioni digitali di Richard Linklater e Robert Rodriguez come espediente per ottenere un controllo totale sulla messa in scena, oggi vedo che esce un nuovo trailer per Renaissance.
Il film di Christian Volckman dovrebbe uscire in America il 22 settembre (è prodotto dalla Miramax), in tre o forse quattro cinema, ed è realizzato anch'esso con una tecnica che fonde girato tradizionale con animazione digitale. Non è il rotoscope di A Scanner Darkly, ma il più banale ed utilizzato motion capture (da Hulk a Polar Express, da Il Signore Degli Anelli a Guerre Stellari).
Tuttavia le cose da notare sono:
1) E' un film europeo (più che altro francese)
2) E' un film di fantascienza ancora una volta (quando applicheremo queste tecniche a film non di fantascienza?)
3) Questa volta samo andati un po' più avanti nella sperimentazione visiva, non sono gli acquarelli di Linklater, ma qualcosa di già visto ma più bello, un bianco e nero a contrasti netti che promette bene (specialmente se come è facile immaginare si tratterà del solito noir fantascientifico)
4) Guardando il trailer sembra akiresco (ancora Akira??)

Per dare un giudizio immaturo e affrettato direi che mi sembra un bellissimo esperimento visivo e tecnico (penso sia stato anche d i più facile realizzazione dell'infernale A Scanner Darkly) ma la solita cretinata a livello di trama.
Il tipo di disegno poi mi ricorda uno spot Nike ambientato a Roma di tanti anni fa che andò in televisione credo una volta sola e su Mtv, parlava di un futuro catastrofico nel quale a Roma c'erano ribelli che sfidavano le guardie ad una partita di calcio e riesumavano dal passato Totti. una cosa coattissima ma disegnata e mostrata benissimo.

Una volta tanto che si era fatta una cosa seria...

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Unisco la mia voce a quella di Dario Salvelli nel domandarci che fine abbia fatto Roma Wireless, il progetto tutto veltroniano che tanto aveva esaltato noi romani amanti della connettività senza fili.
Oggi il sindaco di Parigi ha dichiarato che per l fine del 2007 (quindi per il 2008) vuole realizzare una copertura totale della capitale francese e renderla quindi la capitale più connessa d'Europa. Ricordo un'affermazione più o meno simile riguardo Londra.
Al momento sono tutte affermazioni che valgono quanto il Wi.Fi. di Roma, tuttavia spero che qualcosa si faccia, sarebbe una svolta che ci riempirebbe di prestigio e possibilità.

La Parola Ai Giurati (12 Angry Men, 1957)
di Sidney Lumet

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Non ho mai amato il cinema di Sidney Lumet, mi ha sempre deluso in una maniera o nell'altra, così mi sono visto La Parola Ai Giurati senza alcuna aspettativa e mi sono dovuto parzialmente ricredere.
Oltre ad un'ottima scrittura (la vera caratteristica vincente del film) ad opera di Reginald Rose, il film è anche diretto con una maestria che raramente si vede. Pur essendo il film ambientato tutto in una stanza (con la sola eccezione di una sequenza all'inizio, una alla fine e una nel bagno) Lumet riesce ad essere incredibilmente vario. Non solo l'ambientazione sempre uguale a se stessa ma anche la struttura, abbastanza ripetitiva (votazioni, conversioni, litigi e votazioni di nuovo), creano non pochi problemi a chi deve mantenere sempre viva l'attenzione e inventare sempre punti di vista diversi e maniere diverse di mettere in scena una situazione che è già accaduta. Eppure Lumet riesce a trovare semre prospettive diverse e punti di vista particolari senza ricorrere a soluzioni estreme (telecamere piazzate sul soffitto o sottoterra).
In certi punti, alcuni primi piani molto stretti e inquadrati leggermente dal basso mi ricordavano La Passione di Giovanna D'Arco di Dreyer, anch'esso in fondo un film su un processo per condanna a morte.

4.7.06

A Scanner Darkly riporta in auge i dibattiti tra Truffaut, Hitchcock, Michael Powell e Lars Von Trier (e chi più ne ha più ne metta)

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Qui potete trovare alcune clip e alcuni trailer da A Scanner Darkly, il film di Richard Linklater tratto da una novella di Dick che si segnala più che altro (in attesa di sapere come sarà chiaramente) per l'utilizzo della tecnica rotoscope.
Come si può vedere alle immagini tradizionali viene sovrapposta una grafica vettoriale che trasforma (apparentemente) il film in un film d'animazione. In realtà si tratta di un ibrido perchè i disegni ricalcano la realtà delle scene effettivamente girate in più inpost produzione vengono elaborati gli sfondi e tutti gli elementi che non necessitano di animazione.

Credo si possa dire senza esagerare che, per quanto sia una tecnica diversa, tutto ciò dal punto di vista teorico è in linea con quanto successo con Sin City, cioè il controllo totale della messa in scena di un film tradizionale ottenuto utilizzando computer grafica (che non centra nulla con i film che mischiano umano e cartone come Fuga Dal Mondo Dei Sogni), cosa che si capisce meglio guardando le clip di A Scanner Darkly che ho linkato.

Dato questo presupposto teorico (il controllo totale della messa in scena), mi sembra che questi esperimenti siano sempre meno esperimenti e sempre più modalità fortemente filmiche di fare cinema. Cioè in fondo è la stessa cosa che predicavano Hitchcock e Michael Powell: l'importante è il risultato, non importa che per ottenerlo io debba sospendere l'attore a metri da terra o utilizzare incredibili artifici tecnici, il risultato sarà l'unica cosa che conta. Michael Powell addirittura nel caso di Narciso Nero aveva ricostruito (perfettamente!!!) tutta l'ambientazione himalayana in studio (anche per le scene all'aperto) per poter controllare TUTTO!
Questo non è la stessa cosa? In più c'è anche una ferma volontà non-realistica che secondo me non guasta.

Ad onor delle cose mi sento in dovere di precisare che nel cinema è sempre esistita anche la corrente opposta (altrettanto seguita), quella cioè che voleva il cinema come emanazione della realtà e quindi fim girati sempre in esterni con audio in presa diretta e attori che concordano le battute con il regista e a tratti improvvisano. E' il cinema di Pasolini, De Sica, Truffaut, Moretti e Lars von Trier (quest'ultimo in maniera particolarmente avvelenata e ottusa secondo me) per dirne alcuni.
Non resisto dal citare una frase di Truffaut. Una volta gli chiesero come avesse fatto ad ottenere quella splendida nebbia densa ed avvolgente che si vede in una ripresa di Jules E Jim e lui rispose che se l'è trovata a sorpresa nel luogo in cui giravano, ma non era fortuna, perchè queste cose capitano e ne capitano tante, per questo bisogna uscire, girare e cogliere gli elementi che si presentano.

Cars - Motori Ruggenti (Cars, 2006)
di John Lasseter

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Erano 7 anni che John Lasseter non dirigeva un film, dai tempi di Toy Story 2, 7 anni in cui si è dedicato alla gestione della Pixar e alla produzione di capolavori come Monsters & Co. e Alla Ricerca Di Nemo, opere che hanno segnato l'evoluzione tecnica e di linguaggi dei cartoni animati, molto più che contemporanee opere concorrenti di grande successo come L'Era Glaciale e Shrek. Eppure nonostante sia stato al centro di una simile evoluzione il suo Cars è un gioiello solo dal punto di vista tecnico.
La trama, i personaggi e lo svolgimento infatti sono quanto di più banalmente classico ci possa essere, un film degno degli ultimi scarsi film a due dimensioni della Disney. Ed è chiaramente un peccato dato lo sforzo tecnologico che ci è voluto per realizzare quello che è il film d'animazione più complesso mai realizzato. "Abbiamo messo i nostri computer in ginocchio" ha dichiarato Lasseter, per le sequenze più complesse ci sono volute anche 20 ore per fare il rendering di ogni frame, un lavoro immane. E non è stato nemmeno il classico lavoro freddo sugli effeti tecnici, la caratterizzazione delle auto di Cars è quanto di più puramente e romanticamente cinemtografico si potesse fare, i grandi occhi luminosi e giapponesi sui parabrezza, il fare fumettoso e una certa tendenza all'irrealismo sono sicuramente da apprezzare, così come le corrispondenze tra tipo di vettura e carattere dei personaggi. Eppure il film non può andre più in là di un semplice "che carino!".