31.12.06

Le mille imprese di Mariolone

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Un piccolo passo per l'uomo, un grande passo per me!

Ha aperto un blog da poco e già vuole convincere la madre di sua figlia a diventare una videogiocatrice.

30.12.06

Vittime di guerra

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Ringrazio tutti, da chi ha segnalato la presenza di armi di distruzione di massa a chi ha invaso l'Iraq, a chi ha perseguito e poi arrestato Saddam Hussein, chi l'ha processato e condannato e infine chi ha deciso la data e l'ora della sue esecuzione capitale.
Un ironico e risentito ringraziamento.
Grazie a voi tutti ieri notte RaiNews24 è intervenuta sconvolgendo tutti i palinsesti con la notizia della morte di Hussein. Il tempismo perfetto ha fatto sì che quest'evento interrompesse la messa in onda, e la mia registrazione, di Il Walzer Dell'Imperatore su Rai3 un raro film di Billy Wilder con Joan Fontaine e Bing Crosby.
Grazie tante!

28.12.06

Rotte le protezioni anche dei DVD di nuova generazione

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Nonostante le mille dichiarazioni in merito alla grande sicurezza che circonda i nuovi DVD già qualcuno ha trovato il modo di rompere le protezioni e quindi consentire la copia su disco rigido dei contenuti dei dischi in formato HDDVD. Dal disco rigido poi ad un altro HDDVD (o Blue Ray) è un attimo.
Addirittura l'autore dell'hack ha anche fatto un video promozionale dell'impresa.
Come volevasi dimostrare non sono possibili protezioni davvero a prova di pirata. La gente coinvolta è troppa, è da folli pensare che nessuno al mondo sia capace di rompere una protezione. E quantunque questo fosse davvero possibile bisogna considerare che esistono le crew, alleanze di più programmatori che si dividono il lavoro.

Al momento il codice sorgente è a disposizione ma non le chiavi crittografiche, insomma l'hack è a disposizione di tutti ma occorre una conoscenza decisamente avanzata, ma poco ci vorrà prima che qualcuno tiri fuori un'applicazione basata su questo grimaldello.




Update 29/12/06:
Pare che quest'imprevisto non darà al formato HDDVD alcun vantaggio nella guerra con Blue Ray perchè entrambi i formati si basano sul medesimo algoritmo di protezione (AACS). Dunque crackato uno dovrebbe essere quasi immediato crackare anche il secondo.

Il cosìdetto "livello medio" e la nascita dei sottogeneri

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Il 2006 ha visto la distribuzione di 15 lungometraggi d'animazione, una cifra che non ha precedenti nella storia del cinema. E come è facilmente immaginabile non tutti hanno raggiunto gli incassi che avrebbero voluto, anzi solo 3 di questi si sono rivelati un successo, gli altri si sono barcamenati tra flop e prestazioni mediocri.
I flop tra i cartoni animati dei grandi studi erano sempre stati una rarità, negli anni passati quando di cartoni ne uscivano 2 massimo 3 l'anno, ognuno era un evento e aveva un pubblico garantito a prescindere dal suo valore. Ma con l'aumentare dell'offerta il mercato seleziona, questo è normale e quindi tendono ad emergere solo i film migliori, o quantomeno i più graditi al pubblico.
Quest'anno i 3 film di successo sono stati Cars, L'Era Glaciale 2 e Happy Feet.
Senza stare a soffermarsi sui vari motivi dei singoli successi (timing, qualità, soggetti...) mi sembra molto più importante far notare come si sia raggiunta una nuova configurazione di mercato per la quale esistono ora anche i cartoni animati mediocri o di livello medio. Produzioni a costi contenuti che prevedono anche incassi contenuti (un buon esempio può essere Ant Bully), come avviene per le pellicole più tradizionali.
Ma ancora più interessante di questo è il prossimo eventuale passo. Perchè SE il trend dovesse continuare (e così pare ma non se ne può essere sicuri) la prossima fase sarebbe obbligatoriamente la divisione dei target e cioè la nascita di generi precisi all'interno del macrogenere film d'animazione per aumentare i singoli incassi e cercare di avere un potere previsionale maggiore sull'esito al botteghino di un film. Cosa che al momento esiste solo in maniera molto schematica: l'animazione americana è un determinato genere, differente da quella giapponese o dai pochi exploit di quella europea.

Torino Sacher Festival

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Grossa polemica attorno al Torino Film Festival la cui direzione sarebbe stata affidata a Nanni Morettio nonostante il parere fortemente contrario del creatore della manifestazione Rondolino, che vorrebbe continuare a lasciare la gestione al suo staff anche a scapito della popolarità di un festival che già è di nicchia ed ora è anche schiacciato tra Roma e Venezia.
La nomina di Moretti sarebbe un'ottima mossa commerciale ma molti discutono sulla sua opportunità artistica.
Mi verrebbe da prendere le difese di Moretti solo per l'abitudine di non essere daccordo con Gokachu, ma in verità pur credendo che Moretti darebbe vita ad un festival molto di nicchia mi sembra davvero opportuno provare questo cambio di gestione.

Cinema Giovani è rimasto tra i pochi festival ad organizzare retrospettive
ampie e sistematiche, non tuffi nel passato giusto per mettersi a posto la
coscienza, ma vere operazioni critiche, di rilettura delle novità espressive e
produttive alla base del cinema contemporaneo. Operazioni che lasciano una
traccia: penso ai libri molto belli che ogni anno il Festival pubblica. Mi piace
anche l'atmosfera che si respira a Torino, seria, rilassata e più attenta alla
sostanza che alla forma delle cose. E mi piace l'idea che a giudicare i film del
concorso siano cinque registi, cioè persone abituate a fare il cinema e
soprattutto a vederlo, non giurati catapultati lì quasi per caso, come spesso
capita nei festival importanti.

Nanni Moretti

Proprio ora!

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Con tutta probabilità sono quelle minacce che si fanno e poi non si matengono, ma tant'è.
In seguito a presunti scandali tutti da accertare sulla falsificazione di stock options Jobs minaccia di andarsene dalla Apple.

27.12.06

L'Avventura (1960)
di Michelangelo Antonioni

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Se c'è qualcuno che non ha vinto la prova del tempo trovo questo sia Antonioni. I suoi film un tempo esaltati (ma nemmeno da tutti) come grandissimi capolavori e prove di un cinema intenso e ricercato oggi sono di una noia mortale (ma forse anche allora) e soprattutto di una banalità e di una scontatezza rara. E come tutte le cose banali e scontate risultano assolutamente inefficaci.
Tuttavia ogni volta che viene trasmesso qualcosa di Antonioni che non conosco mi sento in terribile dovere di vederlo. Un costante supplizio.
L'Avventura è il primo capitolo della trilogia sull'incomunicabilità (che comporende i successivi La Notte e L'Eclisse) ed a grande sorpresa si rivela di gran lunga il migliore dei tre (ma anche dei restanti film di Antonioni).
Nonostante la terribile prevedibilità e la profonda vecchiaia il film riesce ad essere interessante innanzitutto a livello estetico. La prima parte, ambientata su un isolotto delle Eolie, è un raro esempio di come l'asperità del paesaggio si rifletta sui personaggi e sull'azione e mostra in una chiave ineditamente coinvolgente la solita borghesia stanca ed incapace di comunicare nonostante la vuota ricerca di un panismo che non trova.
Finalmente trovo un film di Antonioni che non guardi da mille miglia lontano i suoi personaggi ma che, nel bene o nel male, li guardi da vicino (in tutti i sensi, anche per quanto riguarda le inquadrature) comprendendoli, compatendoli e a volte condannandoli ma mai facendo questo da posizioni privilegiate. Finalmente trovo un film di Antonioni che non mi respinge dall'azione ma mi ci butta dentro, mettendo in scena e non solo suggerendo quel vuoto emozionale di cui parla.

26.12.06

Giglio Infranto (Broken Blossom, 1918)
di David W. Griffith

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Giglio Infranto è ad occhio e croce il 500esimo titolo della filmografia di David W. Griffith, l'uomo che inventò il cinema.
500esimo perchè per gran parte degli anni in cui ha lavorato nel cinema Griffith ha realizzato corti, come si usava nei primi anni del novecento, ne realizzava circa un centinaio l'anno variando di tipologia in tipologia fino al monumentale Nascita Di Una Nazione, inizio convenzionale della storia del linguaggio cinematografico.
Giglio Infranto come si diceva viene pochi anni dopo Nascita Di Una Nazione e soprattutto dopo le feroci accuse che seguirono questo film, accuse di razzismo più che altro, che Griffith tentò più che potè di respingere girando subito dopo Intolerance e poi film che avessero alla base una condanna del razzismo. Giglio Infranto non fa eccezione e racconta di un cinese e una londinese che nei sobborghi di Londra si trovano e cercano di porre sollievo alle rispettive sofferenze (mancata integrazione per l'uno e una difficile situazione a casa per l'altra) ma la società gli impedirà di trovare gioia.
Un melodramma classico di impianto favolistico come vuole la tradizione americana che si nutre di grande verbosità nei cartelli, particolare che personalmente non amo. E' per questo che prediligo il cinema muto europeo rispetto a quello americano perchè nei cartelli non cerca la spiegazione o la descrizionema si limita ai particolari fondamentali, lasciando alle immagini l'arduo compito di parlare. E questa matrice non è mai scomparsa, tutt'oggi trovo continui ad essere una delle differenze dei due stili di produzione.
Certo è indubbia la grandissima abilità narratoria di Griffith (non meraviglia che un grande come Raoul Walsh sia stato suo allievo) che con pochi espedienti di linguaggio filmico (alcuni portati a perfezione da lui stesso) come il montaggio in parallelo, i flashback, i primi piani e i mascherini riesce a rendere una poesia e un ambiente. In particolar modo colpiscono le studiatissime inquadrature, i set e gli scenari di grande impatto, le colorazioni del negativo e lo stile recitativo che, al contrario di quanto si faceva in Europa, tende sempre più alla sobrietà.

24.12.06

Il Diamante Bianco (The White Diamond, 2004)
di Werner Herzog

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Ennesimo doumentario herzogiano sull'ennesima figura folle che si batte per imprese titaniche ed inutili.
Ma questa volta sembra che qualcosa non sia andato come doveva. Il viaggio fatto dalla troupe di Herzog al seguito del progettista di dirigibili (o almeno quello credo sia il suo lavoro) nel sud america per documentare il titanico tentativo di dare vita ad una diversa dimensione di esplorazione della natura (un dirigibile più piccolo e maneggevole che possa muoversi agilmente e esplorare zone ancora vergini) con tutta probabilità deve aver deluso Herzog, anche perchè effettivamente accade poco. Così il genio tedesco trova altre cose con cui dilettarsi.
Un lavoratore del luogo con lo sguardo del sognatore che pensa alla sua famiglia lontana dalla quale vorrebbe volare, magari con quel dirigibile che gli ricorda un diamante bianco (la nazione che li ospita impiega moltissimi uomini nell'estrazione di diamanti dalle cave). Si concentra sulla natura spietata e bellissima e sui locali che quando vedono arrivare il dirigibile in volo e poi atterrare nel loro villaggio non rimangono stupiti da qualcosa che non hanno mai visto, semplicemente lo ignorano. Non lo capiscono e per loro non esiste.
Insomma molti temi in un documentario che questa volta sembra avere poco di finto e che Herzog, contrariamente alle sue abitudini, è costretto a narrare adottando alcuni stratagemmi tipici del cinema di finzione, come le anticipazioni di eventi futuro ("Non lo sapevamo ma quel pezzo ci avrebbe dato molto fastidio in seguito") o il ritardo oculato di un racconto molto importante o infine la costruzione empatica di situazioni che in fondo non l'hanno (la scelta di non mostrare il retro della cascata per rispetto delle tradizioni).
Insomma questa volta ce la deve mettere tutta per tirare fuori qualcosa di buono da un materiale non eccezionale. Inutile dire che ci riesce, Il Diamante Bianco non è un capolavoro come Grizzly Man o Il Mio Nemico Più Caro ma ancora una volta un ottimo film capace di parlare di cinema e di Herzog, di uomini e di natura, di imprese folli e di sogni umani.

Un momento puramente herzogiano tuttavia c'è, ed è quando litiga con il costruttore del dirigibile perchè ci deve essere un primo volo sperimentale e Herzog vuole metterci una telecamera da subito, perchè teme che non ci saranno altri voli. Ma essendo il primo volo i rischi sono altissimi e non può mandare un operatore, come datore di lavoro non può assumersi questo rischio, quindi deve andare lui. Alla fine riesce a convincerlo e sale.
Sa che ci sono alcune probabilità di morire. Non che siano parecchie, ma ci sono. Non lo dice, ma di fatto era così, probabilmente lo ha pensato o quanto meno lo ha messo in conto. E mentre è inquadrato durante i preparativi si volta e dice all'obiettivo: "In celluloid we trust". Una frase che se fosse morto sarebbe stata la sua ultima dichiarazione.
Che senso della messa in scena...

I film muti non sono diversi da quelli moderni

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22.12.06

Anche i Boia Muoiono (Hangmen Also Die, 1943)
di Fritz Lang

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Diciamolo subito Anche i Boia Muoiono non è tra i migliori film di Lang, eppure, proprio per questo, è utile a dare l'idea della grandezza del regista austriaco capace di mantenere un livello medio di qualità elevatissimo anche in opere non fondamentali.
In Anche I Boia Muoiono il terreno di esplorazione non va molto lontano da M, c'è una figura negativa dalle insospettabili fattezze, ci sono due organizzazioni per il mantenimento dell'ordine (una legale e una no) che lavorano parallelamente, c'è lo scontro di intelligenze e c'è soprattutto la condanna sociale, c'è cioè una fortissima rappresentazione della volontà popolare sotto forma di giudizio e aiuto, quasi un eroe-massa. La rivolta silenziosa dei viennesi, le mancate confessioni e soprattutto la grande alleanza finale contro il traditore non sono molto lontane dalla società di barboni e criminali di M alleata e coordinata contro il mostro.
Visivamente poi il cinema di Lang è sempre quello che Truffaut non esitò a definire: "Inesorabile in ogni inquadratura", ogni informazione viene dalle immagini e non dalle parole ci sono mille piccole raffinatezze e colpi da maestro anche non semplici da cogliere e soprattutto c'è un recupero di acuni stilemi espressionisti (vedi i due fotogrammi di destra e sinistra). Alcune iquadratura come l'assassino nascosto alla Gestapo o il piano sequenza che porta al primo piano del professre quando detta il messaggio per il figlio sono indimenticabili.
Peccato per una trama un po' dilungata e per quel po' di stanchezza che sembra sopraggiungere ad un certo punto.

21.12.06

Tra il dire e il fare

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Dopo mille parole finalmente qualcuno ha fatto causa a AllOfMp3. Staremo a vedere chi ha ragione.

Mi Sono Perso Il Natale (Unaccompanied Minors, 2006)
di Paul Feig

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La categoria è quella dei film anni '80 con protagonisti bambini pestiferi contrapposti al mondo stereotipico e incasellato degli adulti, a sua volta una rivistazione dei film degli anni '60 di matrice Disney che proponevano storie di ragazzi (anche se meno contrapposte agli adulti) che a sua volta affondava le radici nelle Piccole Canaglie.
Per quanto mi riguarda i migliori risultati del genere sono i film come I Goonies (che in particolare combina il film di ragazzi con l'avventura), E.T. (che lo combina con la fantascienza), Mamma Ho Perso L'Aereo e Io E Zio Buck (alcuni metterebbero dentro anche il più recente Matilda 6 Mitica, io non lo so...). Tutta roba diretta da signori registi che mi sembra elevarsi sopra la media perchè riesce a dare un ritratto interessante e intrigante non tanto del mondo infantile, quanto del mondo adulto.
In Mi Sono Perso Il Natale qualcosa è rimasto di tutto ciò ma si perde nel buonismo generale. Per ampi tratti il film sa dare una visione veramente parodistica, ironica e graffiante della società degli adulti (impagabili la zia e il padre dei protagonisti) e giustamente infernale della vita infantile sballottata in situazioni che si possono unicamente subire (la sorella minore affidata alla terribile figlia unica), e pur mostrando dei protagonisti con psicologie azzerate, li fa interagire in maniera abbastanza credibile azzeccando anche qualche gag. Ma poi troppe sono le cadute di stile che culminano nel terribile finale.

Perchè una web-tv e non una IPTV

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Dal 26 ottobre è nata ShareMedia una piattaforma italiana che offre tutti i servizi necessari alla strutturazione di una web-tv per chiunque voglia intraprendere questo business.
Le promesse sono di una trasmissione in qualità televisiva disponibile a chuinque sia dotato di connessione ADSL.

continua su Punto Informatico

20.12.06

Eragon (id., 2006)
di Stefen Fangmeier

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Ma si devono cimentare proprio tutti con il fantasy?
Eragon ha un solo grosso problema (anzi due se contiamo anche l'edizione italiana dove il drago è doppiato da Ilaria D'Amico (davvero, perchè facciamo queste cose? C'è qualcuno che le apprezza? Si può fare un sondaggio tipo su Repubblica.it a questo proposito?)): il suo autore.
Ma in questo caso non parlo del regista (un mero esecutore che si limita a copiare pari pari le soluzioni visive di Peter Jackson (ma si può fare?)), parlo dell'autore del libro Christopher Paolini, scrittore prodigio che a 22 anni sta facendo grandi soldi con i libri fantasy di questa serie (credo si tratti di una trilogia di cui Eragon è il secondo libro).
Ora il problema con Paolini è sostanzialmente che è americano. Non voglio mettermi a fare razzismo ma semplicemente constatare come le forme narrative americane non si adattino al genere fantasy, tradizionalmente terra di conquista inglese. Con questo non voglio nemmeno dire che gli americani non possono fare del buon fantasy, dico solo che secondo me le forme narrative americane non sono adatte allo scopo. Dunque può pure saltare fuori che ci sono dei grandissimi scrittori di fantasy americani, ma dubito che applichino quello stile narrativo.
Di che stile sto parlando? Delle dinamiche tipicamente filmiche che Paolini trasferisce su carta, dei protagonisti eroi in formazione, di figure pseudopaterne che fanno da mentore, di personaggi che hanno commesso un grave errore in passato e hanno "la seconda occasione" (vero topos americano), del classicissimo scontro finale con il grande mostro, degli antagonisti che incarnano sempre il "male assoluto", di elementi utili alla soluzione finale che vengono anticipati a metà racconto nella parte: "formazione del giovane" e delle eterne figure in cerca di riscatto che lo troveranno matematicamente nonstante la diffidenza generale. Insomma la narrazione americana classica.
Ecco vederla applicata al fantasy non mi è piaciuto, perchè, almeno per come lo conosco, è un genere che nutre le sue figure archetipe di una complessità necessariamente diversa.
Un buon metro di paragone può essere la differenza con Le Cronache Di Narnia, film di poche pretese ma basato su solidi romanzi inglesi, nulla di eccessivamente complesso (almeno la resa cinematografica) ma una narrazione sostanzialmente diversa da Eragon.
E comunque anche all'interno di una dimensione americana Eragon è narrato di schifo.

TOP SCORE a cura di Compatto:
Lo score di Eragon è composto da Patrick Doyle, famoso per aver musicato tutti i film di Kenneth Branagh tra cui Frankenstein e Henry V (decisamente gli score migliori).
Doyle è stato scelto sicuramente per il suo ottimo lavoro nel musicare il film Harry Potter e il Calice di Fuoco, non era facile sostituire John Williams, ma lui ci è riuscito benissimo.
L’approccio di Doyle a questo score è orchestrale (fatta eccezione per i timpani che sono elettronici) le melodie sono epiche ed eroiche, effettivamente questo score non ha nè deluso, nè sorpreso, era proprio come ce lo si aspettava, per molti è stata una scoperta, per altri una conferma della bravura di Doyle.
Il tema principale di Eragon viene ripetuto moltissime volte, ma è così innocuo che non dispiace mai sentirlo, lo score di Eragon, come anche quello di Frankenstein puntava molto sull’azione in cui Doyle è ben portato (basta sentire Battle for Varden, la traccia migliore dell’album), nonostante ciò non mancano le traccie drammatiche che definisco classiche e belle in puro stile fantasy. Congratulazioni a Patrick Doyle, ora aspettiamo tutti con ansia il film The Last Legion solo per sentire il suo score.

LE TECNOLOGIE DEL FILM

Siamo tutti più buoni

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Ringrazio per l'anonimo utente che ha raggiunto questo blog cercando "negozi di katane a Roma" per avermi ricordato che Natale è alle porte.

In fondo potevamo aspettarcelo

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Nonostante tutto l'hype e la pubblicità, le prime recensioni del download service di Clickstar sono molto molto negative.
Pare che le restrizioni siano parecchie che tutto funzioni unicamente sotto Windows e con IE7 e che i tempi di download siano lunghetti. Oltre a questo i recensori aggiungono che la grafica del sito è molto poco userfriendly.

Le note positive sono che almeno la qualità sia del download che dello streaming è molto buona, ma il succo rimane. Cioè che Clickstar non è niente di diverso da Movielink o CinemaNow, che anzi al momento hanno più esperienza sul mercato e cercano soluzioni più permissive.
La speranza risiede (e non è poco) nel fatto che almeno tentano l'accorciamento della finestra...

19.12.06

Email che mi toccano il cuore

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"Lo so.
L' azione non è + quella degli anni 90. Non c' è + quello spirito. E' tutto accentuato, sembra un manifesto pubblicitario...
C' è la solita retorica da film americano.
Il regista non si sa chi sia, gli attori nemmanco, la trama sa di cazzata lontano un miglio...
E purtroppo lui sembra troppo fico, rispetto al passato.

Ma l' ultimissima scena mi ha fatto capire perchè io lo amerò alla follia:
Ha rifatto quell' espressione del viso. Quella fottuta espressione...

Lacrime rigano il mio viso"
Frankie666

Chi indovina chi è il ragazzetto accanto a Bruce?

Sony ci riprova

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Dopo il fallimento della vendita di dischi UMD con sopra i film la Sony ci riprova ma questa vota con il cinema immateriale.
Voci insistenti infatti la danno in trattativa per consentire la vendita o il noleggio di film da vedere sulla PSP.
Dovrebbe essere pronto nel 2007 il servizio che consentrà di scaricare legalmente film sul pc per poi essere trasferiti sulla PSP tramite memory card. Oltre ad un proprioservizio Sony cerca anche alleanze con Amazon, Movielink e CinemaNow.
Non va poi dimenticato che la PS3 è in grado di comunicare wireless con la PSP...

La Strada Scarlatta (Scarlet Street, 1945)
di Fritz Lang

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Immediatamente dopo La Donna Del Ritratto e con quasi il medesimo cast Lang gira un secondo film che parla di colpa e redenzione, ma questa volta senza il deus ex machina finale del sogno.
Ancora una vota c'è la pittua a smuovere tutta la trama, ancora una volta Edward G. Robinson è al centro di una storia di perdizioneche culmina con un omicidio.
Remake di La Chienne di Renoir, la Strada Scarlatta è un curiosissio noir visto dal retro. Invece che concentrarci sulla discesa all'inferno del protagonista (che questa volta all'inferno già ci sta e cerca una disperata via d'uscita finendo più in basso ancora) Lang preferisce mostrare i meccanismi della truffa e dare più spazi ai truffatori che al truffato. Nessun mistero o scioglimento finale, siamo partecipi fin dall'inizio delle decisioni e dei maldestri piani criminali orchestrati alle spalle del protagonista. Dopo il grande successo di La Donna Del Ritratto Lang poteva disporre dell'autonomia creativa che gli ha consentito di girarne un continuo, più cupo e disperato.
Il protagonista è ancora una volta un uomo medio che incarna un male sociale, come era anche l'archetipo langhiano di tutto ciò, M, e lotta contro se stesso per la sua redenzione che matematicamente non può arrivare.
Memorabile la scena dell'uccisione e le voci ossessive che non abbandonano il protagonista.

Vi ricorderete di me per film come...

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E' morto Joseph Barbera di Hanna e Barbera. Sinceramente non ho mai amato quei cartoni.

18.12.06

Perchè cerchiamo rappresentazioni reali di cose fantastiche?

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Non avevo mai notato come nei film moderni la gente muoia bene finchè non mi è stato fatto notare.
In effetti muoiono proprio bene, cioè quando gli sparano non è che fanno le smorfie che facevano negli anni '40 e tenendosi la pancia si accasciano al suolo e muoiono. No, vengono sbalzati dal colpo e cascano scompostamente e senza vita.
Sarà per la minore censura, ma del resto anche tutto il resto della messa in scena è sempre più fotorealistico, sempre più fedele alla realtà. I baci, la recitazione, i colori, la fotografia ecc. ecc.
Eppure continuiamo a raccontare storie fantastiche tramite espedienti narrativi poco probabili....

continua su Pellicole Rovinate

Io propongo PhonePod

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Si era parlato molto nei giorni scorsi di un pesunto annuncio dell'iPhone, il telefono cellulare targato Apple. Tutte voci a cui avevo dato il minimo spazio possibile perchè mi sembravano abbstanza vaghe nonostante ci fosse una dat precisa. Vaghe perchè solitamente questi annunci hanno tutt'altra eco.
Alla fine si è infatti scoperto che c'era si in progetto l'annuncio dell'iPhone ma che questo è un telefono VoIP della Linksys e non il cellulare Apple.
A questo punto Apple non potrà chiamare così il suo telefono, ma forse non gli è mai interessato farlo altrimenti avrebbe registrato il nome. Del resto non è che devono dare lo stesso nome a tutti i loro prodotti...

Poi discuteremo se andarne fieri o meno

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Intanto è importante segnalare che The Pursuit Of Happiness, il film americano di Gabriele Muccino con Will Smith, nel primo weekend ha fatto un ottimo incasso. 27 milioni di $ in soli tre giorni battendo Eragon e realizzando quanto Apocalypto ha fatto in due settimane.
A giudicare dalle immagini e dai primi trailer sembra una commediola dai buonissimi sentimenti e dai ritmi molto rallentati (per essere un film americano, s'intende), la classica parabola dell'uomo medio e un po' sfigato che con l'amore (in questo caso per il figlio suppongo) ce la fa.
A giudicare poi dalla promozione che ne viene fatta sulle riviste americane specializzate sembra che sarà molto spinto agli oscar...

Deja Vu (id., 2006)
di Tony Scott

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Si è colpa mia. Colpa mia che ancora una volta ho accettato di vedere un film di Tony Scott al cinema. E dire che era già accaduto con Nemico Pubblico! Quindi ora addirittura ne ho visti due di film del fratello sfigato di Ridley Scott al cinema. Incredibile....
Deja Vu è anche peggio di quello che ci si può aspettare, perchè non solo ha una trama che più improbabile, inverosimile e mal narrata non si può, ma non fa neanche buon intrattenimento.
C'è tutto quello che ci si aspetta da Tony Scott, la voglia di stupire a tutti i costi, di sorprendere lo spettatore facendo una critica sociale da quattro soldi, in questo caso a metà tra il voyeurismo, la voglia di conoscere dell'uomo e l'esigenza di sopravvivere nel post-Katrina (questo veramente non c'entra nulla!). Ci sono le psicologie abbozzate e i caratteri ridicoli, i dialoghi al limite del surreale e la solita aderenza scriteriata alle regole del cinema americano.
E' il massimo della mediocrità insomma, condito da grande film, con i suoi momenti fintamente toccanti (vedi l'inizio al rallentatore) e i banali tentativi di fare un cinema d'azione elevato come Michael Mann.
Terribile.

17.12.06

TOP SCORE
a cura di Compatto

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La decisione di dare l’oscar ad Ennio Morricone è un enorme errore.
Perchè dico ciò? Per il semplice fatto che secondo me Morricone non merita l’oscar, anzi, non merita nessun premio, che poi l’oscar non è manco sto gran premio, ma si sa che i giudici dell’Academy sono dei cretini, lo si capisce dal semplice fatto che l’oscar come miglior score del 2005 è stato dato a Finding Neverland di Jan A.P. Kaczmarek quando tra i nominati c’erano The Passion of the Christ di John Debney e The Village di James Newton Howard, ma sorvoliamo. Ve ne potrei fare molti altri di esempi ma questi sono più che altro questioni di gusti.
Morricone non si merita l’oscar alla carriera, perchè? Per il fatto che questo compositore ha composto nella sua vita pochi score ottimi, ne cito alcuni, La Trilogia Del Dollaro, C’era una volta in America e Gli Intoccabili...anche se a me piace a malapena Per Qualche Dollaro in Più, è ovvio che in questa scelta ha contato più il nome di Morricone che le sue musiche, è diventato famoso perchè ha composto 3 score belli e basta.
Di score certo ne ha fatti, ma tutti alquanto bruttini. Non si può allora dare un oscar alla carriera ad un compositore che nella sua vita ha composto si e no 5-6 score buoni.
Concordo invece col dare l’oscar alla carriera a John Williams (se accadrà) che non amo molto come compositore ma che nella sua vita ha composto temi memorabli o a Bill Conti (sempre se accadrà), ma Morricone di temi memorabili ne ha composti decisamente pochi. Non concordo uno l’Oscar alla carriera se lo deve meritare e Morricone non se lo merita neanche un pò.
Dico no all’oscar alla carriera a Morricone.

Il senso del blogging

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La pubblicazione giovedì scorso su Nòva24 (l'inserto di tecnologia e internet (anche se questa definizione lo sminuisce) del Sole24Ore) della mappa della blogosfera italiana elaborata da Ludo a partire dalle rilevazioni di Blogbabel ha generato un rigurgito di fierezza e autoreferenzialità nei blog. Vedersi sulla mappa e vedersi in tanti rappresentati graficamente dei legami che si sono stretti sembra aver generato un nuovo senso di inquietudine riguardo il mondo dei blog e il suo senso.
Così sia Mantellini che Luca DeBiase (che trallaltro è uno dei caporedattori di Nòva) si trovano a tirare delle somme di cosa la blogosfera italiana possa fare, materialmente faccia e possa significare.

Io credo che i blog siano abbastanza ininfluenti a livello sociale e che abbiano molta più importanza per la forma che assumono più che per i loro contenuti. Cioè che i blog esistano nella forma di una collaborazione partecipata, di una conversazione continua è più importante di qualsiasi discorso si possa poi fare all'interno di questi.
Detto questo sono anche convinto che i blog facciano bene a chi li tiene. E basta.
"[...]ma la forza della mappa era chiarissima: anche il blog più linkato, se non partecipa alla conversazione, sembra una grossa stella isolata nel buio. Il mondo dei blog si illumina davvero quando molti parlano a molti. La lezione è semplice. I blog cambiano davvero le strutture di senso dei media. C'è da divertirsi."

da Braudel

Ancora dubbi sulle potenzialità di Nintendo Wii?

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Si, la linea verde è proprio l'iPod. Non avete visto male.

Intanto la comunità ha fatto presto a scoprire che il segnale che permette la comunicazione tra il controller e la console funziona via Bluetooth. Quindi a quel punto è bastato che quest'informazione cadesse nelle mani di qualcuno che conoscesse le specifiche Bluetooth e in particolare quelle degli apparecchi riconosciuti da Windows come Human Interface Device nonstandard per progettare un driver Windows per il controller Wii.
Addirittura Carl Kenner, l'australiano che per primo a messo online un driver per windows di Wiimote (il controller Wii) l'ha progettato senza averne uno in mano in quanto la conosole non era uscita in Australia. Si è basato unicamente su quanto fatto per un modello di guanto interattivo dalle specifiche simili.

16.12.06

I cineasti non sono persone normali

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Michel Gondry dimostra di saper risolvere il cubo di Rubik in meno di due minuti e usando solo i piedi.
Ma ad uno sguardo smaliziato e soprattutto conoscitore delle tecniche di Gondry l'impresa risulta fasulla, c'è un trucco anche se ben nascosto. Quale?

Pronta la Beta di Photoshop CS3

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Photoshop di Adobe è forse l'esempio più evidente di come le tecnologie digitali mettano nelle mani di tutti ad un costo bassissimo mezzi di produzione pari a quelli professionali.
Più ancora di Final Cut (per Mac), Photoshop è il simbolo dell'estendersi delle possibilità di produzione a chiunque, il simbolo della democrazia digitale.
Esce ora la prima Beta della CS3, la nuova edizione di Photoshop che sarà ufficialmente pronta a primavera. Qui qualche schermata.

The Rocketboom situation

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Non avevo fatto in tempo a postare della nuova trasmissione sulla ABC di Amanda Congdon (e mesi prima ancora su Amanda Across America), che leggo un comunicato ufficiale di Andrew Baron (l'altro 50% legale di Rocketboom nonchè mente del progetto) nel quale spiega che tutti i nuovi progetti di Amanda (compreso un certo progetto per la HBO di cui non so nulla) sono tutte "usurpazioni".
L'uso del termine da parte di Baron è pregnante perchè secondo lui si tratta di progetti non solo ideati da lui ma portati avanti nel tempo attraverso, richieste, contatti, pianificazioni.... Insomma portati veramente avanti e di cui Amanda si sarebbe impadronita. Dunque a parte aver copiato Rocketboom per la ABC (e questo è vero) Amanda avrebbe anche plagiato le idee dell'ex socio che chiaramente sta adendo vie legali.

Little Miss Sunshine (id., 2006)
di Jonathan Dayton e Valerie Faris

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"I film Sundance sono tutti uguali" lo diciamo ogni volta che se ne vede uno (che regolarmente è il vincitore dell'annuale edizione). Little Miss Sunshine non fa eccezione.
Una commedia con attori poco noti, poco truccati e poco belli. Il tema intorno alla solitudine umana e alla sconfitta in tutte le sue forme, una critica sociale (ma proprio accennata) all'America dei belli e vincenti e qualche ammiccamento intellettuale.
Film girati da nerd che si sono evoluti verso i lidi cinematografici, che applicano le regole della critica alla perfezione, che confezionano prodottini impeccabili con tutte le caratteristiche che sono richieste per essere opere d'arte indipendenti.
Addirittura Little Miss Sunshine arriva al livello di dover spiegare le proprie metafore apertamente mettendole in bocca ad un personaggio.
Certo poi il film è fatto molto bene, è assolutamente arguto, divertente e fluido, ha un ritmo elevato e scorre senza intoppi con le caratteristiche trovate che intervallano la narrazione rendendola più leggera come la corsa per mettere in moto il camioncino.
Ma alla fine non può che essere un filmetto che mette in scena i soliti personaggi disperati che si fanno forza l'un l'altro in questa America spersonalizzante. Con una forma che più furba non si può vengono messi in scena apparenti negazioni alla morale come l'educazione alla sessualità della bambina, il continuo propugnare il culto del vincente e della bellezza (padre e nonno), la trafugazione della salma ecc. ecc. Quando poi ad imperare è il buonismo più assoluto di tutti i personaggi che alla fine si vogliono bene, si parlano con gli abbracci e pur non risolvendo i propri problemi andranno avanti lo stesso indomiti.

15.12.06

Parte l'avventura della Clickstar

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Da oggi è possibile scaricare a pagamento 10 Items Or Less, il film di Brad Silberling con Paz Vega e Morgan Freeman dal sito Clickstar. Il film è uscito al cinema in America solo due settimane fa e ora parte la sovrapposizione delle due distribuzioni.
Freeman sostiene che non si leveranno spettatori a vicenda mentre gli esercenti temono di si.
Questa è una delle nuove forme di distribuzione digitale, a basso costo e quindi accessibili a tutti.
Non mi piace molto lo spot con cui viene promosso il servizio perchè insinua il concetto che vedere un film a casa sia meglio del cinema e non semplicemente diverso, ma tant'è.
Da oggi gira in rete.

Nerdorious B.I.G. feat. 2Pac(Man)

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Valerio mi segnala questo trailer di Nerdocre For Life un documentario sulla crescente mania dell'hip-hop tra nerd.
Veramente incredibile.
Il concetto alla base sarebbe che l'hip-hop è una musica di rivendicazione sociale per chi si sente emarginato ma è fiero di essere quello che è e dunque si adatta perfettamente al mondo dei nerd.
Vedere sul palco a muoversi su ritmi hip-hop gente vestita da hobbit o da impiegato modello è incredibile.

L'anello di congiunzione

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Parte oggi il videoblog di Amanda Congdon dal sito di ABC News. Una cosa tutta professionale (annunciata da molto tempo) fatta con i soldi della ABC che scimmiotta Rocketboom (il videoblog numero 1 dal quale si è dovuta separare qualche mese fa dopo averlo cofondato) e lo si fa chiamare videoblog anche se non ha i feed e non ha i commenti.
Discretamente triste.
Se non fosse per il fatto che effettivamente si tratta dell'anello di congiunzione tra videoblog e televisione. Se conoscete Rocketboom e vedete questo primo filmato, la cosa che più salta agli occhi è come alcune cose siano state mantenute e altre soppiantate dai tipici stilemi del linguaggio televisivo. Particolarmente indicativo il finale e il modo di presentare le notizie in stile TG.
Amanda è più sorridente e più accondiscendente di prima. Più ruffiano diciamo.
Si respira proprio la diversità tra qualcosa di spontaneo e qualcosa di costruito. E quella maglietta informale non mi trarrà in inganno.

La Guerra Di Mario (2005)
di Antonio Capuano

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Piccolo caso cinematografico italiano del 2005 La Guerra Di Mario me lo ero perso (come tutte le cose interessanti del resto!) e finalmente lo recupero, carico di aspettative e di commenti recensioni e anticipazioni.
Fortunatamente non è un film dove la trama (nel senso di intreccio) conta più di tanto. E' un film decisamente moderno (non nel senso di "un film dei nostri tempi", ma nel senso di "cinema moderno" contrapposto a "cinema classico") che vede l'azione funzionale ai personaggi e non viceversa. E mi sembra un esempio lampante di come spesso (ma solo nei migliori casi!) l'arte trascenda le intenzioni dell'autore, di come spesso un film riesca a prendere direzioni imprevedibili, anche autonome, oltre ogni volontà particolare, anche (come ho già detto) oltre quella dell'autore stesso. Antonio Capuano, che non ha solo diretto ma anche scritto (e benissimo) il film, ha sostenuto (come ho letto in giro da più d'una fonte) che questo suo film è contro la pedagogia (riassumo banalizzando un discorso ben più complesso) che rifiuta le belle inquadrature e la bella fotografia per concentrarsi su quello che le immagini mostrano.
Eppure è tutto il contrario.
La Guerra Di Mario è fotografato in maniera bella e intelligente (senza protagonismi stupidi ma con personalità) dal grande Luca Bigazzi e non propugna nessuna tesi particolare. La bellezza del film sta nell'incredibile equilibrio che è capace di creare nel narrare una storia dove è impossibile stabilire chi abbia torto e chi ragione. E' una storia narrata con forte modernità ma anche con grande classicità narrativa. C'è il montaggio sconnesso e c'è il taglio documentaristico tipici del cinema moderno e ci sono inquadraturre ravvicinate, iperboli acustiche, trucchi visivi e alcuni personaggi paradossali fortemente stigmatizzati (i genitori di Mario) che sono artifici tipici di una narrazione classica.
Capuano ha uno stile tutto suo, forte e arrogante, con il quale centra perfettamente il punto, concedendosi forse (ma questo è anche il mio gusto personale) qualche velleità poetica di troppo, tuttavia alla fine riesce a raccontare con incredibile distacco e altrettanta incredibile partecipazione alcuni giorni nella vita di Mario, bambino proveniente dalle peggiori borgate campane dato in affidamento temporaneo ad una donna borghese che si dà anima e corpo alla cura e all'amore di questo bambino nella speranza di ottenere l'affidamento.
Certo guardando questa storia di un bambino non amato dai propri genitori, inquieto, che passa i suoi giorni tra una malefatta e l'altra, guardando le sequenze di corsa liberatoria e di colloquio con la psicologa è proprio difficile non pensare a I 400 Colpi. Ma se pure è evidente il debito con il fim di Truffaut, mi sembra necessario andare oltre queste similitudini. Perchè La Guerra di Mario al di là di tutto riesce a fare quello che fanno solo i migliori film: pone moltissime domande senza dare risposte (al contrario di quello che poi fa Capuano di persona) e mostra una realtà vera e complessa attraverso il filtro della narrazione.
Si. Era veramente un bel film e me lo sono perso quando era al cinema.

14.12.06

Ve piacerebbe eh?

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Grande panico si è sparso nella rete e non nei giorni scorsi all'annuncio di una forte crisi di guadagni di iTunes.
A riportare la notizia era Forrester Research, prestigioso istituto che fa analisi e ricerche di mercato. Subito tutti si sono messi a sparare a caso le possibili cause della crisi, facendo un abuso di termini com DRM, sistemi proprietari ecc. ecc.
E nonostante Apple abbia subito smentito questi dati, molto ci è voluto prima che l'allarme rientrasse.

Il punto era che Forrester Research aveva pubblicato un suo studio frutto di un sondaggio che nulla aveva a che vedere con i dati ufficiali Apple. Secondo questo sondaggio negli ultimi sei mesi ci sarebbe stata una crisi negli acquisti da iTunes come mai se ne sono viste. In realtà le cose non stanno così, pare anzi che stia andando particolarmente bene.
Alla Forrester non hanno considerato molte cose, in primis il fatto che è nella natura di iTunes avere delle flessioni periodiche, si è verificato anche tra gennaio e giugno scorsi, perchè quando si alza il picco di vendite di iPod c'è un corrispettivo innalzamento del picco di vendite brani che poi riscende subito. Sono i nuovi utilizzatori che provano il servizio comprando una canzone e poi non lo usano più. Secondo non hanno realizzato il sondaggio con soggetti volontari che hanno acconsentito a far monitorare la loro carta di credito non considerando le altre forme di vendita brani come le gift card.

Secondo infine i numeri Apple le vendite rispetto al medesimo periodo di un anno fa sarebbero aumentate leggermente passando da una media di 20 canzoni acquistate per iPod a 23.
Certo è una percentuale bassa in assoluto, solo il 6% del mercato, ma decisamente non in crisi.

I videogiochi di Rod e Tod Flanders

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Finalmente sotto la lente d'ingrandimento c'è un gioco che non propugna finte violenze o banali immoralità, ma che si colloca dall'altra parte della barricata.
Il gioco si chiama "Left Behind: Eternal Forces", lo scenario è la New York del futuro in cui è scattata l'apocalisse e la chiesa è stata già rapita. Per quei pochissimi infedeli che non hanno confidenza con le dinamiche dell'apocalisse preciso che secondo il vangelo quando arriverà il giorno del giudizio ci saranno una marea di passaggi intermedi prima della fine del mondo o per meglo dire preparatori, uno dei quali è il rapimento della chiesa cioè tutti i veri fedeli scompariranno dal pianeta perchè saranno salvati dal signore. Dopo il rapimento della chiesa parte la tribolazione.
Dunque rapita la chiesa sulla terra rimangono gli infedeli, cioè le forze del male capitanate dall'anticristo (che è già in terra), e gli indecisi. L'obiettivo è convertire e reclutare un esercito che combatta il male.
Il gioco è di chiara ispirazione cristiana (una chicca: dopo che uccidi qualcuno i punti anima si abbassano e per ricaricarli devi inginocchiarti e pregare un po'), ed è stato molto criticato perchè mostra una visione intransigente del cristianesimo. In sostanza il problema sarebbe che vengono mostrati cristiani che uccidono chi non è daccordo con loro.
La verità è che il nostro gioco perpetua la preghiera e la devozione e che non c'è nessuna uccsione fatta nel nome di Dio. Ci sono uccisioni certo, è un videogioco. Ma la base di tutto è il benessere spirituale.
L'anticristo è il cattivo principale e tu hai a che fare con i suoi scagnozzi. Entrambi gli schieramenti cercano di conquistare i cuori e le menti di chi non è da nessuno dei due lati
Questo è Troy Lyndon, CEO di Left Behind Games Inc. in difesa del gioco. Le argomentazioni contro il gioco fanno abbastanza ridere come sempre, anche perchè se partiamo dal presupposto che è scattata l'apocalisse le altre religioni non esistono più, cioè nella finzione del gioco esiste solo il cristianesimo perchè è provato, dunque non esistono i musulmani, sono solo indecisi o esercito del male. Insomma non si possono applicare regole della vita vera.
E soprattutto: non posso uccidere nemmeno gli scagnozzi di Satana??

Yahoo! si ficca in un buco lasciato libero da Google

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Fin'ora Google aveva il dominio anche delle ricerche sul desktop, cioè sui singoli computer con il suo Google Desktop. Fin'ora.
Yahoo! all'interno della sua nuova politica di arrufianamento dei geek, ha dato vita, grazie ad un unione con IBM, ad un software per la ricerca interna di grosse aziende. Cioè le aziende che non hanno i fondi per permettersi lo sviluppo di un sistema proprietario di ricerca sui files interni possono utilizzare quello di IBM/Yahoo!.
Già esistono software "generici" di questo tipo, in grado cioè di adattarsi alle diverse situazioni e assolvere al loro compito ma quello di Yahoo!/IBM, denominato OmniFind, è gratuito.

Yahoo! dunque si allinea alla politica googliana? Google ha imposto il suo modus operandi? IBM già era passata all'open source e ora ecco che contribuisce a software distribuiti gratuitamente. E' questo lo sviluppo più efficace dell'open source? La sua versione socialmente accetabile?

Il Cavaliere Della Valle Solitaria (Shane, 1953)
di George Stevens

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Archetipo generale della figura del cavaliere solitario, Shane arriva all'inizio del film e se ne va alla fine, la prima e l'ultima inquadratura mostrano infatti rispettivamente l'arrivo e la partenza del cavaliere errabondo, non troppo dissimile da una certa tipologia di samurai, e "risolutore".
Se Shane ha in sè tutto quello che è necessario per essere l'archetipo della propria categoria la medesima cosa non si può dire del film. Con Il Cavaliere Della Valle Solitaria George Stevens dirige uno dei suoi peggiori western, lento e noioso, impacciato nell'incedere e indeciso tra mito e realtà.
In molti hanno sottolineato come la realtà della descrizione della vita e delle diatribe dei contadini si contrapponga ed esalti la figura di Shane che in questo modo ne acquista in mito, ma tutto questo non l'ho visto.
In bilico tra epica e descrizione di un western diverso, quindi tra tradizione e innovazione, Il Cavaliere Della Valle Solitaria sembra più un western irrisolto che ha un ultimo sussulto nel finale, quando con maggiore coerenza il duello tra Shane e l'altra faccia della sua medaglia, il cowboy mercenario e assassino (interpretato da un Jack Palance ai suoi esordi) è ripreso con un eccesso di inquadrature e un'incredibile dilatazione dei tempi.

13.12.06

La mobile Tv di Vodafone punta sulle serie

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SKY si allea con Vodafone e dà vita alla seconda mobile tv italiana. La prima è quella fatta da 3, dotata di canali autonomi e alcuni mutuati sempre da SKY.
Similmente Vodafone offre una selezione di canali trasmessi in DVB-H decisamente diversa da quella di 3. C'è il calcio ma non c'è il cinema, c'è invece Deejay Tv, Fox One (unione di Fox, Fox Crime e Fox Life), Disney Channel e i canali SkyTg24 e SkySport24.
Insomma Vodafone fa una scelta diversa e più ragionevole di non trasmettere film (difficilmente fruibili) ma serie tv che hanno il pregio di essere più brevi, concepite per uno schermo più piccolo e soprattutto seriali, cioè che se ti perdi un episodio in qualche modo lo devi recuperare.
Tutto questo sarà gratis (assieme al tvfonino) fino al 31 marzo 2007.

Un'immagine vale più di mille post

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La strip di oggi dell'immancabile Zorflick è dedicata a me, Frankie666 e alla battaglia dei film di Natale.
Roba da stamparla e distribuirla fuori dai principali multisala italiani...

Commediasexi (2006)
di Alessandro D'Alatri

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Non ho mai amato particolarmente i film di D'Alatri, benchè gli riconosca una cera abilità non mi sono mai lasciato affascinare nè dai temi trattati nè soprattutto da come sceglie di trattarli.
In questo caso si è voluto misurare con il pubblico natalizio. E' stato lui a dichiarare che voleva provare a fare film per il pubblico, cercando di andare incontro ai suoi gusti pur mantenendo il suo stile. E alla fine, in risposta alla classica domanda sulla guerra dei cinepanettoni ha detto che il suo film vuole essere un'alternativa, un gusto diverso, e l'ha definito quindi cinepandoro. Per questo, per il garbo, la leggerezza e la maggiore cura ai dettagli cinematografici questo film non può farcela. Non può essere un film di Natale.

Bisogna dire innanzitutto che il film è diverso da come viene promosso. Il personaggio principale non è Bonolis, ma Rubini. Il genere è la commedia all'italiana più elementare e il titolo è assolutamente pretestuoso. La trama invece è proprio quella di Una Top Model Nel Mio Letto.
Mai mi era capitato devo dire di vedere un film contemporaneo tanto simile alle commedie italiane anni '50, quelle con Sordi e Franca Valeri per fare un esempio. Fino almeno a tre quarti di film (poi l'intreccio decade e il film lentamente si affloscia arrancando fino alla fine) la struttura, il modo di presentare i personaggi e farli agire, il tipo di umorismo e di satira assolutamente politically correct della società sono identiche a quelle commedie (chiaramente con Bonolis che imita Sordi). Una commedia garbatissima che sembra diretta da Fabio Fazio.

Per questo non mi è piaciuto, o meglio l'ho trovato assolutamente innocuo e inutile. Non ho nulla contro la nostra tradizione ma non si può fare oggi un film come negli anni '50, si può riprendere quelle finalità e quell'idea di cinema (come fa Virzì nei suoi migliori film) ma non riproporre quello schema. Tanto più quando poi non si riprende lo schemo di chissà quali capolavori ma di quei filmetti girati in maniera industriale, tutti uguali e che si reggevano unicamente sulle trovate comiche di alcuni protagonisti.
Unica nota veramente positiva è il bell'assortimento di comprimari, tutti grandi attori, tutti calati in ruoli parodistici e tutti assolutamente funzionali.