30.9.06

Tocca a tutti. Prima o poi se la prenderà anche con me

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In uno dei suoi ennesimi deliri demagogici e gustizialisti Beppe Grillo se la prende con la proposta dell'Onorevole Colasio (Margherita) di mutare il sistema di contributi statali al cinema (cosa di cui già si era parlato ai tempi delle proteste per i tagli al FUS).
Grillo si scaglia contro l'idea di tassare internet per favorire il cinema, anzi nelle parole di "L’articolo prevede che attraverso una nuova Agenzia venga succhiato il sangue a Internet per darlo al cinema già in ‘rigor mortis’". A prescindere dalla profondità di giudizio sullo stato del cinema, dovuta sicuramente ad un'approfondito studio, c'è da dire che come sempre le argomentazioni di Grillo sono inoppugnabili. Come si può prendere soldi ad internet (cioè ai provider tassando la diffusione di video) che è in grande crescita per favorire qualcosa che sta morendo? I suoi critici e indipendenti commentatori non hanno potuto che essere daccordo.
Ma come sempre Grillo racconta la sua verità, non mente per carià, magari omette qualche piccolo particolare o punto di vista che forse danno un'altra luce sulla vicenda e sulla proposta di legge che in realtà sembra molto buona (se poi lo sarà davvero lo si vedrà tra qualche anno). A fare chiarezza ci pensano BadTaste e lo stesso Colasio su Punto Informatico.
Senza enfatizzare la proposta la cui bontà è difficile da valutare (per fortuna non devo raggiungere ogni settimana una quota minima di invettive come Grillo) occorre quantomeno ricordare che la legge è ispirata ad una omologa francese, e se è vero che non è che tutto quello che si fa in Francia sia bene, è anche vero che dal punto di vista commerciale il loro sistema cinematgrafico è gode di ottima salute.
Mi dispiace però pensare come fa anche Davide che le repliche non avranno la stessa visibilità dell'attacco....

A me di certo queste cose non capitano...

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Kataweb News si è rinnovato e ha tirato fuori un aggregatore di blog, in sostanza propone sulla sua pagina il titolo e le prime righe dei post più interessanti che trova in giro linkando poi la fonte.
All'inizio, qualche giorno fa, però non era proprio così, alcuni blog (i più famosi) erano copiaincollati per intero senza riportare la fonte nè il nome dell'autore, al massimo l'indirizzo del blog.
Luca Sofri se n'è avuto a male, e ben ragione in fondo Kataweb lucra sui suoi contenuti senza neanche dire che sono suoi (anche il Creative Commons prevede che sia esplicitato il nome dell'autore), così in pieno spirito internet ha deciso che visto che Kataweb è per la libera condivisione dei contenuti in rete anche lui avrebbe copiaincollato contenuti dei giornali del gruppo L'Espresso sul suo blog.
Come provocazione allora Sofri ha fatto una di quelle cose che lo hanno reso Sofri e ha fatto questo post, solo per vedere che effetto faceva il titolo nell'aggregatore di Kataweb vicino alle loro pubblicità
Questo ha creato un certo clamore in rete, anche perchè anche altri grandi blogger erano coinvolti, cosa che ha portato Massimo Russo, vicedirettore di Kataweb a scrivere a Sofri e gli altri precisando che da ora in poi verrà chiesto ad ogni singolo blogger se vuole che il suo blog sia indicizzato assicurando che i post non saranno riportati per intero e debitamente linkati.
A seguito della prevedibile e polemica risposta di Sofri c'è stata un'ulteriore mail di Massimo Russo in cui rivendica lo spirito internet di Kataweb e un'ulteriore risposta di Sofri.
Il dialogo epistolare è tutto da leggere se non altro per il piacere di vedere come Sofri si mette in tasca Russo.
Il succo di tutto questo è quello che ha detto Mantellini, con cui stranamente sono daccordo, cioè che i media si stanno veramente interessando ai blog e il prossimo passo (se ci sarà, aggiungo io) dovrebbe essere che paghino per questi contenuti.
A parziale conferma di tutto ciò la notizia della tentata acquisizione da parte del gruppo RCS di Splinder la più grossa piattaforma di blogging italiana.

Un Tomba Per Le Lucciole (Hotaru no haka, 1988)
di Isao Takahata

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Frankie666 consiglia e io vedo.
Non conoscevo Takahata se non di nome e scopro che amico e collega di Miyazaki, Takahata è anch'egli uno dei protagonisti della grande svolta dell'animazione giapponese che tra gli anni '60 e '70 comincia a staccarsi dal resto dell'animazione mondiale (principalmente americana) per giungere alla maturazione neglianni '80 con opere intense, adulte e profonde.
Più realista e meno favolistico di Miyazaki (con cui ha cofondato lo studio Ghibli), Takahata al momento della realizzazione di Una Tomba Per Lucciole raggiunge, secondo l'opinione diffusa il suo picco.
Una Tomba Per Le Lucciole è un film straziante, doloroso e terribilmente sincero, ha tutta la tenerezza, la destrezza, la sensibilità e l'infinita abilità che caratterizza anche Miyazaki e l'attenzione per i dettagli, gli sguardi e i piccoli movimenti che esprimono grandi sentimenti, ma mette tutto questo al servizio dello scavo nel dolore.
L'attacco alla guerra e alle sue nefandezze è forse troppo sconvolto e violento per apparire coerente e razionale ma è sicuramente efficace. Takahata non ha paura di far del male agli spettatori e li colpisce di continuo con scene, immagini e sguardi che sono cazzotti alla bocca dello stomaco.
Non c'è felicità che sia non funzionale ad un dolore imminente e non c'è sollievo o redenzione, la realtà, la società e gli uomini condannano i protagonisti ad un inferno in cui per fortuna almeno arriva a morte.
Ho avuto serie difficoltà ad addormentarmi per il dolore....

29.9.06

Lady In the Water (id., 2006)
di M. Night Shyamalan

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Assieme alla passione per il cinema della paura e dello shock M. Night Shyamalan ha anche una grande passione per le favole, per il fantastico presente nel reale e non solo nella sua forma più terrorizzante. Molte delle ossessioni del regista riguardano l'effettivo fondamento delle leggende, dei miti e delle storie che ci narriamo noi esseri umani, una sorta di "I Want To Believe" che già si era manifestato in Unbreakable.
Shyamalan stesso dichiara che i film che più lo hanno ispirato sono stati Lo Squalo e Incontri Ravvicinati Del Terzo Tipo, e in Lady In The Water ci sono entrambe queste dimensioni di cinema: il bisogno di credere che i racconti popolari sono veri, le favole hanno un riscontro nella realtà e il piacere di provocare paura e suspense.
Se della suspence non si possa dire sia un maestro dello shock lo è sicuramente, ha un'abilità tecnica tutta speciale nel colpire all'improvviso lo spettatore anche quando questo è convinto di aspettarsi lo shock.
Ma purtroppo Shyamalan è solo questo, il folgorante exploit di Il Sesto Senso e la romantica e sognante storia di Unbreakable sono rimasti episodi e fino ad ora non hanno trovato altri riscontri nei film seguenti nè tantomeno in Lady In the Water dove è il regista palesa la sua volontà raccontare favole totalmente sganciate da qualsiasi realismo (anche nelle reazioni dei personaggi) per generare, tenerezza, poesia e per far sognare.
Purtroppo dopo poco sopraggiunge la noia spezzata solo dai colpi che ti fa prendere e la trama che si ripiega più volte su se stessa non fa che peggiorare la situazione e non serve a niente il lavoro puramente alimentare del grandissimo Christopher Doyle.
Unici momenti interessanti e divertenti sono quelli più sinceri in cui Shyamalan si diverte a ridicolizzare e torturare il personaggio del critico cinematografico in un VELATISSIMO attacco alla critica reale che giustamente gli stronca i film (questo compreso).

TOP SCORE a cura di Compatto:
Shyamalan ha diretto 7 film, i primi 2 avevano lo score di Edmund Choi, poi come di solito succede quanto il budget si alza, un regista decide di puntare ad un compositore di maggiore esperienza, Shyamalan puntò su James Newton Howard.
Howard è un grande compositore divenuto ancora più famoso per essere stato colui che sostituì Howard Shore nel film King Kong, e che in meno di 90 giorni riuscì a creare uno score che molti (e anche il sottoscritto) definiscono più che buono.
C'erano buone premesse per questo score, visto anche i risultati precedenti, Il Sesto Senso, Unbreakable, Signs e soprattutto The Village che, anche se non è questo granchè, ha uno score chr forse è uno dei migliori di Howard, tanto da essere stato condidato all'Oscar 2004.
Il risultato ha rispettato le premesse, lo score di Howard è vario, c'è di tutto, dal tema misterioso (The Blue World) con contorno di bei cori, al tema di tensione, (Ripples in the Pool), dal tema drammatico (Giving The Kii) a quello principale, il tema della 'Signora' che viene accennato all'inizio con Prologue per poi essere usato con più decisione in The Healing e soprattutto nella bellissima traccia d'azione The Great Eatlon, sicuramente la migliore del cd.
Non c'erano dubbi che Howard facesse un ottimo lavoro, anche se dopo quel capolavoro che è The Village l'impresa sembrava difficile.

Un'idea sola e ben precisa

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Assieme a Warner, ma anche di più, la Universal al momento è forse lo studio cinematografico con le idee più chiare riguardo la strategia da seguire per il cinema in rete.
Da tempo ha aderito alla vendita legale di film su internet con CinemaNow e recentemente ha aderito a SpiralFrog che quando (e se) partrà disribuirà legalmente musica gratuitamente grazie all'apporto della pubblicità e infine ha fatto causa a YouTube, accusandola di distribuire materiale di sua proprietà senza pagar i diritti. Insomma un'idea chiara di cosa consentire e cosa no e su quale percorso muoversi.

Di oggi la notizia che la Universal sarà il primo sito a consentire la masterizzazione di DVD dei suoi film acquistati in rete (sempre da CinemaNow) il giorno stesso della messa in vendita regolare del DVD. In precedenza era consentito l'acquisto ma non la masterizzazione.

Non si capisce però che idee abbia sulla cosa più importante cioè l'eventuale accorciamento della finestra tra l'uscita di un film in sala e la sua vendita nei vari mercati (DVD e rete), settore nel quale invece sono molto attivi la Clickstar di Morgan Freeman e Steven Sodebergh (per citare i più famosi).

La miglior difesa è l'attacco

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E' stata pronunciata oggi la sentenza finale del caso RIAA contro Morpheus, una delle molteplici cause che erano pendenti tra la società degli editori discografici americani e i software e i network di P2P.
La sentenza finale è stata di condanna per Streamcast, società proprietaria di Morpheus, accusato di responsabilità diretta nella violazione del diritto d'autore dei suoi utenti.

Ma la vera notizia è un'altra, cioè che Limewire, in un atto senza precedenti, è partito all'attacco della RIAA denunciandola lui per concorrenza sleale. L'accusa sarebbe che la RIAA sta usando il potere i soldi e l'influenza di cui gode per creare una posizione di mercato favorevole a se stessa di fatto eliminando i concorrenti.
Tutto è scatenato dal fatto che l'RIAA è proprietaria di iMesh, software di condivisione file, e LimeWire sostiene che in più di un'ocassione abbiano tentato di trovare un accordo con l'RIAA (a testimoniarlo le mille regole e mille avvisi che tocca approvare al momento dell'installazione del software) ma il tassello fondamentale di quest'operazione di legalizzazione di LimeWire avrebbe previsto l'applicazione di filtri (filtri che cmq sono presenti) che con l'aiuto dell'RIAA sarebbero stati in grado di bloccare i file protetti da diritto d'autore, ma al momento di collaborare la RIAA ha preferito imporre la collaborazione con il suo iMesh.

28.9.06

Cambia La Tua Vita Con Un Click (Click, 2006)
di Frank Coraci

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C'è tutto un filone di commedie hollywoodiane, solitamente prodotte dalla Columbia Sony Pictures, che raccontano storie di quotidianità familiari nelle quali irrompe un elemento fantstico in grado di alterare la realtà. La presenza di questo elemento porterà il protagonista in un turbine di eventi che sembreranno mettere in discussione la sua famiglia in favore del suo lavoro, fino a che alla fine non avrà imparato la lezione, che è sempre la medesima, cioè lasciar perdere la carriera e dedicarsi alla moglie e al figlio e/o figli piccoli.
Sono commediole non troppo sofisticate, fondate su umorismo e valori molto semplici, dove i buoni sono ben identificabili al pari dei cattivi e dove tutto lo svolgersi la trama ha il tipico svolgimento: presentazione di una vita problematica a causa dei conflitti lavoro famiglia - arrivo dell'elemento fantastico - divertimento legato allo sfruttamento delle gag derivanti dall'uso dell'elemento fantastico - conseguenze nefaste e apparente fallimento del protagonista - e fondamentale redenzione finale e mega lietofine (ma veramente lieto).
Solitamente quest commedie hanno il doppio intento di attirare pubblico di famigliole felice di andare a vedere qualcosa che già sa come sarà e che li rassicurerà e di promuovere il comico di turno che applicherà il suo stile comico a questo format.
L'abbiamo visto con Bugiardo Bugiardo (per dire) e Click ne è l'ennesimo esempio.
Non si può dire che non abbia i suoi momenti, non si può dire che Sandler non azzecchi più d'una gag, non si può dire che l'espediente che scatena l'intreccio (un telecomando con il quale agira sulla realtà come fosse un film registrato) non sia intrigante e infine non si può dire che l'atteso relief finale non arrivi prontamente.
Eppure posso dire che Click è in certi punti pesante, lento e inutilmente mieloso, non riesce a procedere svelto e agile come altri film che lo hanno preceduto e non apporta nulla di nuovo al genere se non un'attualizzazione (in America è molto venduto il TiVo, decoder digitale in grado di fare con i programmi televisivi quello che si fa con i film in DVD).
Secondo me non è il massimo nemmeno per una seratina pioggia, divano, pizza e DVD....
Si salva solo Christopher Walken che si vede come sia l'unico vero attore del film.

Barton To Barton

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Meravigliosa parodia dei Simpson del video The Hardest Button To Button dei White Stripes diretto da Michel Gondry.
Tra i più ipnotici mai visti.

via Onanrecords

27.9.06

Tutto questo non lo facevamo per la musica!

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Interessante l'iniziativa del New York Times (cartaceo) che indica assieme ai dati del box office tradizionale anche il box office della rete, cioè i film più scaricati da CinemaNow e Movielink.
In testa al primo c'è I Pirati Dei Caraibi, il primo episodio, seguito da underworld Evolution, V For Vendetta, Ultraviole e Syriana.
In testa al secondo c'è Brokeback Mountain, King Kong, Underworld Evolution, Aeon Flux e V For Vendetta.

Non deve meravigliare che ci siano risultati così discordanti perchè i due videostore non hanno le medesime concessioni, cioè alcuni studios distribuiscono i film su uno e alcuni sull'altro e solo pochi su entrambi.
Più che altro viene da chiedersi perchè su uno Underworld Evolution vende più di V For Vendetta e sull'altro il contrario (e anche di molto).

I due siti hanno pubblici diversi?

Nokia ingaggia David Bowie

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L'obiettivo dichiarato di Nokia è di sostituire l'iPod con i suoi telefoni che se dovessero confermarsi degli ottimi lettori mp3 in più potrebbero anche fare telefonate. Gli ultimi modelli della serie N (N70, N91, N80 ecc. ecc.) hanno infatti hard disk che arrivano anche a 8Gb, cioè quanto un iPod Nano, il che li mette in diretta concorrenza.

Notizia di oggi è che in Inghilterra e Australia Nokia aprirà un servizio insieme a nientepopodimenoche David Bowie. Il grandissimo Duca Bianco metterà il suo bel faccione al comando di Music Recommenders, con l'obiettivo di raccogliere notizie e brani selezionati e raccomandati da 40 etichette indipendenti diverse da vendere a poco più di un euro. In più Starman si metterà dietro a progetti come dei podcast.

E bravo Bowie che non disdegna di divertirsi con le nuove tecnologie, ma soprattutto brava Nokia che con Music Recommenders ha un obiettivo preciso che non è vendere musica, perchè il music store Nokia non è questo ma quello che partirà l'anno prossimo, ma di creare una community.
Music Recommenders sarà infatti strutturato per favorire consigli, segnalazioni dagli utenti, discussioni ecc. ecc. Nokia vuole creare un social network via cellulare e cosa sfrutta? La musica, la killer app per eccellenza del momento.

The Ant Bully - Una Vita Da Formica (Ant Bully, 2006)
di John Davis

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John Davis, già autore di Jimmy Neutron, continua sulla linea del cartone animato classico (anche se disegnato in 3D) dove lo spettacolo e l'intrattenimento non ammiccano allo spettatore, dove non ci sono riferimenti che vanno più in profondità del primo livello di lettura e dove l'intento didascalico sembra l'unica preoccupazione. La facile e stucchevole morale della forza del gruppo rispetto all'individualismo viene presentata come un dogma, una regola da accettare in toto.
Con Ant Bully Davis non cerca in alcun modo una dimensione "adulta" del cartone animato e usa la tecnologia del disegno in tre dimensioni per narrare una storia come si faceva e si fa con il disegno a due dimensioni. Ma là dove il disegno bidimensionale operava una ricerca estetica scovando, nei casi migliori, la poesia nella semplicità, qui c'è solo una storia narrata in fretta e seguendo i binari classici.
L'unica concessione a una dimensione cinematografica di più ampio respiro è la sequenza del volo con i petali di rosa, esempio di quello che questo film poteva cercare di essere.

26.9.06

The Black Dahlia (2006)
di Brian De Palma

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Già De Palma aveva commentato leggendo il libro: "Come posso farlo più depalmiano di così?" e non aveva torto, la storia di Ellroy si presta particolarmente ad essere messa in scena dal buon Brian che come da copione fa il suo lavoro, rendendo grande onore alla storia e all'intreccio narrandolo con coerenza, attenzione, abilità e un po' di personalità.
Ci sono i grandi piani sequenza, ci sono gli obiettivi bifocali (che in questo film sostituiscono gli splitscreen) e ci sono le sequenze di suspense classiche, più la ricostruzione finale di tutta la trama. Insomma i depalmismi ci sono tutti.
E' un bel film The Black Dahlia, senza dubbio, teso, intrigante e a tratti coinvolgente. E' ben narrato e molto ben recitato (specialmente da Hilary Swank e Aaron Eckhart) e ambientato con arrogante sontuosità da Dante Ferretti. Ma non è un capolavoro e da Brian De Palma io non posso non aspettarmelo, mi sento quasi in dovere.
Intelligente, abile ed esperto il regista utilizza tutto il suo repertorio per rimettere in scena tutto ciò che ha già fatto, per "andare sul sicuro", non c'è nulla di nuovo nè nulla di vecchio riproposto in nuova chiave, potrebbe quasi essere diretto da qualcuno che lo imita.
Altra cosa era Femme Fatale, che pur essendomi piaciuto meno ammetto sperimentasse di più e cercasse qualcosa di nuovo, altra cosa era Omicidio In Diretta (solo per citare gli ultimi).
The Black Dahlia da questo punto di vista ricorda più Mission: Impossible...

LO SCORE a cura di Compatto:
In principio doveva essere James Horner a comporre le musiche di Black Dahlia, ma poi, non si sa per quale motivo Horner viene licenziato e al suo posto arriva Mark Isham (compositore sempre più in ascesa), forse il regista voleva puntare su uno score molto noir sapendo che Isham è uno che ha molta dimestichezza col sax, tant'è che in una famosa foto lo si ritrae col sax in mano.
Mi piacerebbe poter dare due giudizi diversi per questo score, un giudizio positivo per quanto riguarda l'azione, molto potente e veloce, in puro stile Goldsmith, e un giudizio negativo invece per la parte drammatica/romantica. Il primo difetto è che tra la parte drammatica e romantica non c'è distinzione, e questo è male, il secondo problema è che a me il sax non piace, sebbene in un film noir sia d'obbligo, potrei sopportare il sax solo se allegato ad un tema bellissimo, ma qui i temi drammatici/romantici non mi hanno convinto per niente, molto, ma molto meglio i temi d'azione che mi fanno dare il premio come migliore traccia dell'album a Death At The Olympic.
Per farla corta e per farla breve, se dovessi dare un voto a questo score, il voto sarebbe 6, ovvero la media tra il 4 dei temi drammatici/romantici che si confondono e 8 ai temi d'azione potenti e veloci.

Festa del cinema di Roma, conferenza ufficiale

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Sapevo che l'Auditorium non mi avrebbe tradito

Le premiere e gli eventi speciali fuori concorso saranno:
THE DEPARTED di Scorsese
BORAT di Larry Charles
NOS JOURS HEUREUX di E. Toledano e O. Nakache
L'UOMO DELLA CARITA' - DON LUIGI DI LIEGRO di A. Di Robilant
VIAGGIO SEGRETO di R. Andò
ALATRISTE di D. Yanez (con V. Mortensen)
LE CONCILE DE PIERRE di G. Nicloux (con M. Bellucci)
FUR: AN IMAGINARY PORTRAIT OF DIANE AIRBUS di S. Shainberg (con N. Kidman)
THE HOAX di L. Hallstrom (con R. Gere)
N (Io e Napoleone ) di P. Virzì
THE NAMESAKE di M. Nair
THE PRESTIGE di C. Nolan
LA SCONOCIUTA di Tornatore
UNO SU DUE di E. Cappuccio
LES AMBITIEUX di C. Corsini
EFTER BRILLUPET/AFTER THE WEDDING di S. Bier
OFFSET di D. Danquart

In Concorso:
A CASA NOSTRA di F. Comencini
AKUMU TANTEI di S. Tsukamoto (si è proprio lui non un omonimo)
L'ARIA SALATA di A. Angelini
BES VAKIT/TIMES AND WINDS di R.Erdem
CAGES di O. Masset-Depasse
CHAN ROOZ BA'D.../A FEW DAYS LATER... di N. Karimi
FU ZI/AFTER THIS OUR EXILE di P. Tam
L'HERITAGE/THE LEGACY di T. e G. Babluani
PLAYING THE VICTIM di K. Serebrennikov
JARDINS EN AUTOMNE/GARDENS IN AUTUMN di O. Iossellani
MON COLONEL di L. Herbiet
NACIDO Y CRIADO/BORN AND BRED di P. Trapero
LA STRADA DI LEVI di D. Ferrario
THIS IS ENGLAND di S. Meadows
LE VOYAGE EN ARMENIE di R. Guediguian
WU QINQUYAN/THE GO MASTER di T. Zhuangzhuang

Sempre fuori concorso nella sezione extra ci sarà il tanto atteso FASCISTI SU MARTE di Guzzanti e a sorpresa UNE HISTOIRE D'EAUX di Bertolucci nonchè RIDING ALONE A THOUSAND MILES di Z. Yimou e SORELLE di Bellocchio.

Le retrospettive saranno una su Sean Connery (con esattamente i film che vi immaginate ci possano essere) e una sull'actor studio anni '50 (con roba che va da Fronte Del Porto a Un Tram Chiamato Desiderio, tanto per capirci).


La conferenza stampa è quella delle grandi occasioni, ci sono tutti da Veltroni a Gasbarra a Marrazzo, da Isabella Rossellini ad Ettore Scola, da Morricone fino a anche a Davide Croff (che ho sinceramente temuto fosse venuto imbottito d'esplosivo). Tutti gli sponsor, tutti i giornalisti di Roma e chissà quanti blogger...

Mario Sesti che ha curato tutta la parte sul lavoro dell'attore, ha molto parlato del fatto che il festival si concentrerà sugli attori con la medesima intensità e volontà con cui ci si concentrava negli anni '50 sugli autori.
L'intenzione è di ripercorere in 3 anni tutta la storia dell'actor studio. Quest'anno tocca agli anni '50. Si vuole stare molto vicino al pubblico, questo è chiaro, lo si dice anche ufficialmente, ma a me la convinzione che tutto ciò sia fatto per dare una parvenza d'intellettualismo e ricercatezza ad un festival che si propone come popolare non me la leva nessuno. Per la serie: una retrospettiva su autori seri ce la snobbereste, ma i grandi attori vi conquistano di sicuro. Anche perchè una cosa simile significa necessariamente proiettare film dalla qualità discutibile perchè nessun attore, per quanto grande, azzecca tutti i film, anzi, solitamente ne gira parecchi di cui la maggior parte abbastanza brutti.
Mi sembra che la storia della retrospettiva su Sean Connery renda l'idea: una retrospettiva di un festival in cui vengono mostrati film come Robin e Marian, Mai Dire Mai, Cinque Giorni D'Estate e Gli Intoccabili, sinceramente fa abbastanza sorridere.

Per dare un'idea del tono della conferenza in questo momento stanno presentando in pompa magna Borat, come si trattasse di una commedia di un novello Woody Allen, sono volati anche paragoni con i Monthy Pyton.
Non si è nemmeno parlato chiaramente di Tsukamoto nè tantomeno di Zhang Yimou, presente con il suo penultimo film.

25.9.06

Lo faccio solo per il Guinness

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Domani mattina alle 11.30 inizierà la conferenza stampa del comitato organizzativo della Festa Del Cinema di Roma nella quale dovrebbe essere svelato tutto (concorrenti, presenze, film in gara e fuori concorso, retrospettive ecc. ecc.).
Io sarò lì con il imo portatile con ricevitore Wi.Fi. incorporato.
Nell'eventualità in cui l'auditorium fosse fornito di una copertura Wi.Fi. (fuori o dentro le sale) potrei essere il primo essere umano sul pianeta a dare la notizia dei film in concorso. Nonchè forse il primo in Italia a postare su un blog una notizia di cinema prima degli organi ufficiali.
Farà fede l'ora del post.

Se tutto va male (mi spaccano il pc all'entrata, non c'è il Wi.Fi., mi prende un artrosi alle dita all'ultimo secondo...) tenterò di fare un post e inviarlo tramite telefono cellulare non appena esco dalla conferenza. Forse potrei essere lo stesso il primo.

Mezzi di locomozione alternativi

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Un ragazzo cambogiano attraversa a tutta velocità a cavallo di un bufalo il villaggio di Vihear Sour nel corso della tradizionale gara annuale (Heng Sinith/Ap)

Matador (id., 1986)
di Pedro Almodovar

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Pochi registi contemporanei sono abili narratori quanto Almodovar. Semplice ed essenziale, asciutto eppur barocco, Pedro riesce a concepire e narrare storie incredibilmente complesse sia per trama che per riferimenti, intrecci e simbolismi e Matador ne è l'ennesimo esempio.
Concepito con una trama degna di un film tratto da un libro e narrato in maniera sorprendente Matador è un thriller senza suspense che parte in un modo e finisce in un altro e cambia i protagonisti a metà.
Il punto di riferimento (esplicito) è Duello Al Sole, perchè anche Matador è un'indagine sul rapporto tra eros e thanatos, tra l'estasi che si raggiunge nel delitto e nell'amplesso e come queste possano essere unite.
In un mondo dominato dall'eros si muovono i personaggi almodovariani (legati dalle solite improbabilissime coincidenze) che, meno melodrammatici che in futuro sono comunque dominati da passioni eccessive e animati da forti spiriti.
Neanche la tipica struttura gialla viene rispettata, infatti quando a metà film lo spettatore crede di aver già capito come finirà Pedro scopre tutte le carte e dichiara subito il colpevole, a quel punto il film cambia protagonisti e l'accento si sposta dal thriller al dramma di passione ("Non hai paura che io ti uccida?" "No ho paura di vivere senza di te").
Moltissime le citazioni tutte funzionali (come tipico del cinema postmoderno) ad una visione diversa del linguaggio filmico, meno legato a concetti "morali" come poteva essere in passato, e più libero di mostrare e mostrarsi, di ripegarsi su se stesso.
Già si intuiscono alcune delle future ossessioni del regista spagnolo come l'arte dello spettacolo in tutte le sue dimensioni e la messa in scena di una realtà che ha in sè, nella sua quotidianità, tantissimi elementi artistici (tantissime le situazioni ordinarie che se viste con lo sguardo giusto si presentano come quadri).

24.9.06

19 secondi e 141 decimi, giuro

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Pare sia un test che fanno fare ai piloti americani (ah! questi americani...), altri sostengono che sia in grado di misurare la capacità di lavorare in multitasking. Cmq tutti concordano sul fatto che bisogna resistere almeno 18 secondi. E non è facile...




ISTRUZIONI

Cliccare sul quadrato rosso e tenerlo.
Muovere il quadrato evitando i pezzi blu
Non toccare il bordo nero

Anche Gli Uccelli Uccidono (Brewster McCloud, 1970)
di Robert Altman

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Poche cose sono più fastidiose di un certo cinema americano anni '60.
Fintamente rivoluzionario e antitetico a ciò che si era fatto fino a quel momento ad Hollywood, era un cinema che doveva a tutti i costi essere libero e rivoluzionario, doveva mettere in mostra la rioluzione sessuale e doveva guardare a quello che si faceva in Europa rielaborandolo senza una precisa visione di cinema.
Fortunatamente è invecchiato in fretta e non ha prodotto molti epigoni moderni.
Anche Gli Uccelli Uccidono ne è un perfetto esempio (ma anche i primi due film di De Palma), per come tenta di prendersi gioco degli stereotipi hollywoodiani (il detective geniale e tutto d'un pezzo e gli inseguimenti) mettendo in mostra personaggi che si sentono incastrati dal sistema americano e sognano di volare alto verso la libertà.
Già io non sono un grande amante di Altman e dei suoi film corali (meglio a questo punto Il Lungo Addio...), figuriamoci quando compiangono l'America nixoniana e mettono in scena il conflitto tra due generazioni (padri e figli) simbolo di due modalità antitetiche di vivere la vita.

23.9.06

Segnalazioni

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Tra gli ultimi commenti del post su I Pirati Dei Caraibi si sta svolgendo un dibattito imperdibile a colpi di "xkè" "nn" e punti esclamativi.
Una tavola rotonda sul presunto amore tra Jack e Elizabeth...

Nuovomondo (2006)
di Emanuele Crialese

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Storia strana quella mia con Nuovomondo.
Per una distrazione avevo segnato male l'ora della proiezione in anteprima, sono così entrato in sala con un'ora di ritardo pensando di essere in orario e che il film fosse iniziato da un minuto (sono entrato durante una sequenza musicale che avevo supposto essere i titoli di testa).
Quella seconda ora di Nuovomondo che per me era il film (almeno fino a quando ho visto che finiva dopo soli 60 minuti), mi aveva veramente impressionato.
Incredibile! Un film narrato in maniera svelta, asciutta, senza fronzoli, che non si perde per strada ed ha l'arroganza intellettuale di non spiegare nulla pretendendo (e a ben donde) che tutto sarebbe stato chiaro lo stesso. Un film con inserti surreali inspiegati, metafore efficienti che non necessitano di introduzioni di alcun tipo. Ero uscito convinto comunque che la visione per intero non avrebbe potuto che migliorare il mio giudizio già positivo.
Invece visto per intero Nuovomondo è lento e didascalico, inutilmente prolisso e narrato con una tremenda paura di non riuscire a spiegare tutto. Tutto ciò che mi era sembrato bellissimo perchè enigmatico eppur chiaro alla prima visione, rivisto dopo la prima parte del film era pedante e ripetitivo, inutilmente ridondante e soprattutto limitato.
La seconda parte di Nuovomondo vista a sè era un altro film, un film che parlava sì da immigrati ma questa volta con la coscienza di chi mostra e non dimostra, di chi mette in scena personaggi e non una storia, era un cinema moderno ed efficace.
Rimangono alcune belle immagini (su tutte quella centrale qui sotto e il quadro finale della famiglia al completo) e trovate, ma ogni cosa si scioglie perchè appesantita dalla prima ora, le sequenze agili diventano pesanti perchè già viste, quelle metaforiche diventano ridicole perchè spiegate e quelle lente diventano noiose perchè non c'è nulla da scoprire di nuovo, ma solo ripetizione.
Quando la smetteremo di fare film così? Quando la smetteremo di fare queste fiction allungate? Questi film che insegnano, che trasmettono informazioni e non stati d'animo, questi film che non hanno una visione di cinema e non parlano di cinema, ma solo della trama (che non è neanche eccezionale)??
Quando troveremo figure nuove per il nostro cinema che non siano le nostre maschere tradizionali?
Quand'è che la smetteremo di girare con l'obiettivo di fare film importanti e di grande rilevanza e ci metteremo a fare film piccoli e agili, girati in fretta e senza dargli troppa importanza? Film che rispecchino una visione di cinema e di mondo che non sia sempre la stessa?

Infine vorrei sapere chi si è battuto in giuria per dargli il Leone D'Oro, erano in 3, uno era Placido e l'altro Cameron Crowe, chi è stato il terzo?! Si prenda la sua responsabilità e si autodenunci nei commenti!

Una curiosità: I veicoli di Braitenberg, macchine che provano emozioni?

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Dallo scorso post su Joan e l'intelligenza artificiale arriva la segnalazione di Fabio dei Veicoli di Braitenberg, esperimento degli anni '80 di interazione robotica e intelligenza artificiale:
I veicoli di Braitenberg sono macchinette teoriche, che Braitenberg immagina di costruire con semplici elementi di input-output e meccanismi che ne consentano il movimento nell'ambiente. Attraverso una serie di capitoli dedicati a comportamenti via via più complessi, Braitenberg immagina con il lettore di combinare in maniere appropriate gli elementi costruttivi, e di osservare poi il comportamento del veicolo e l'effetto del suo repertorio comportamentale su un osservatore. Così, un veicolo dotato di connessioni senso-motorie che lo portano ad avvicinarsi alle fonti di calore e allontanarsi da quelle di luce apparirà come un individuo che "ama" il caldo ma "odia" la luce intensa; un veicolo dotato di connessioni plastiche ricorderà la posizione delle fonti di stimolazione piacevoli; e così via. Ma non c'è nulla di misterioso nel comportamento intelligente dei veicoli, che dipende solo dalle caratteristiche strutturali messevi dal costruttore.
Questa l'espressione teorica della teoria che nella pratica si può riassumere in questo semplicissimo e breve esempio:
Ogni robot ha 2 motori che controllano 2 ruote, a destra e a sinistra, quindi il robot è un cerchio con sotto 2 ruote. Se faccio andare la ruota sinistra più veloce di quella destra, che cosa succede al robot? Gira verso destra. Viceversa se faccio andare la ruota destra più veloce di quella sinistra gira verso sinistra. Se le 2 ruote girano alla stessa velocità il robot va dritto in avanti. A questo robot Braitenberg aggiunge dei sensori. Nelle prime versioni il robot ha un solo sensore che vede luce, ha un certo campo visivo né molto stretto né molto largo, e quando c’è luce questo sensore produce corrente elettrica. Più è forte la luce più corrente elettrica produce.


a questo punto decidiamo arbitrariamente di creare robot che vanno verso la luce e robot che hanno il funzionamento contrario, cioè la rifuggono e chiamiamo i primi aggressivi e i secondi timidi:

Immaginiamo che ho nello stesso ambiente robot timidi con una luce montata dietro e robot aggressivi anch’essi con una luce montata a bordo, e faccio in modo che abbiano un po’ di rumore, in modo da farli comunque girovagare per lo spazio. Questa semplice organizzazione produce comportamenti incredibilmente complessi. Ogni volta che i robot timidi vedono una luce scappano, e ogni volta che un robot aggressivo vede un robot timido lo rincorre perché vede la luce che hanno montato dietro. Se metto diversi robot aggressivi si formano i branchi, ma non solo, se un robot aggressivo finisce in un angolo, da solo non riesce ad uscirne, perché non gli ho dato nessun meccanismo che glielo permetta, ma ecco che un robot aggressivo vede la sua luce, gli va incontro, lo urta e lo butta fuori dall’angolo.

Il nesso di tutto questo dunque è che:
Se una persona, che non conosce il meccanismo di funzionamento di questi robot, osservasse questo comportamento direbbe che questi robot hanno un comportamento sociale, di aiuto reciproco, per cui ogni volta che un robot aggressivo si trova in una posizione da cui non riesce ad uscire tutti gli altri robot aggressivi vanno ad aiutarlo, e anzi quando ce ne sono di più, dato che la luce è più forte, gli altri ci vanno ancora più volentieri fino a diventarne tanti che un urto non separa il blocco. Quindi io psicologo superficiale potrei dire che questi robot hanno evoluto sistemi di aiuto reciproco, importantissimi, che sono altruistici, e chi sa quant’altro ancora. In realtà è tutto dovuto a questo meccanismo stupidissimo che posso scrivere in un programma di 4 o 5 righe di programmazione.

22.9.06

La Marchetta Settimanale

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Le segnalazione dei film più interessanti trasmessi in televisione nella prossima settimana su Pellicole Rovinate.

E' Joan il computer più fintamente intelligente dell'anno

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Ogni anno si tengono le selezioni per il premio Loebner, dal nome dell'imprenditore americano che l'ha fondato 16 anni fa.
Si tratta di una competizione per il miglior sistema di intelligenza artificiale, da determinarsi attraverso il test di Turing (si interagisce con la macchina e con un uomo attraverso un'interfacci computerizzata e il test si dice passato quando il soggetto interagente non sa distingere le risposte dell'uomo da quelle della macchina, quando cioè la macchina simula alla perfezione le risposte umane).
Nel caso ci fosse un programma in grado di trarre in inganno la giuria al suo completo si aggudicherebbe 100,000$, ma questo in 16 anni ancora non è mai accaduto.
Quest'anno comunque il premio per l'intelligenza artificiale migliore è andato a Joan, software elaborato dall'inglese Rollo Carpenter.

Joan si basa su tutte le passate conversazioni fatte con esseri umani e tra esseri umani per elaborare le sue risposte.
Qui la discussione tra Joan e il suo creatore in cui lui gli comunica la vittoria.

Bobbie: You won the Loebner prize!
Joan: Nobel beats a Loebner hands down.
Bobbie: You shouldn't be so hard on yourself.
Joan: In a world of depression and misery, the least you can do is try to be optimistic.
Bobbie: That's the spirit. How does it feel to be a winner?
Joan: Don't be silly.
Bobbie: Why is that silly? Are you embarrassed?
Joan: A little... I'm talking to a robot here.
Bobbie: Well, it is a difficult experience.
Joan: You're so stupid.
Bobbie: So you keep telling me.
Joan: I don't like you very much.
Bobbie: I see. Do you ever think you'll win $100,000?
Joan: I already am.
Bobbie: Well, you're not there yet.
Joan: Do you like cyborgs?
Bobbie: Not really. I have to go now, goodbye!
Joan: Sorry.

Buffalo '66 (id.,1998)
di Vincent Gallo

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C'è tutta una corrente particolare del cinema indipendente americano che fa sì che questo si somigli tutto eccessivamente. Il ritratto di un'America di provincia, stanca, arrabbiata, sola e disillusa, l'America dei perdenti e degli sconfitti, di quelli che non riescono a fare nulla della propria vita. Una precisa tipologia filmica (idntificabile anche nella forma) che ha voluto l'ultimo esempio in Bubble di Soderbergh.
Buffalo '66 rientra assolutamente a pieno in questa categoria (con una palese ispirazione a John Cassavetes) ma ne è senz'altro uno degli esempi migliori. Benchè Vincent Gallo non sia un regista abile è innegabile che abbia una visione precisa di cinema e di mondo, il film è pieno di decisioni prese con coerenza e coscienza di sè e di quello che si sta facendo, e non è frequente.
In più Buffalo '66 ha il pregio di essere scritto molto bene e con molta sincerità di essere in bilico tra il disperatamente tragico e il terribilmente grottesco, un dramma autentico con autentiche venature comiche.
Dagli attori, alla scenografia, ai temi è tutto molto azzeccato: il ritratto delle due solitudini che si incontrano (un tema abbastanza tipico) e che vengono pedinate per una giornata nella disperazione del loro tentare di sperare in una vita migliore. Le sequenze in casa dei genitori sono meravigliosamente sincere e autentiche.
Non c'è autocompiacimento nè freddo calcolo in nessun momento, gli eventi scorrono come nella realtà grotteschi, ridicoli e per questo terribilmente tragici.
Ciò che infastidisce un po' è la costante ricerca di Vincent Gallo di un'originalità nella messa in scena a tutti i costi. Montaggio sconnesso, obiettivi particolari, sovraesposizione, angolature di ripresa inusuali... Una ricerca condotta senza molto criterio e senza controllo, così se alcune scelte sono senza dubbio vincenti (il dialogo con i genitori a tavola) altre sono ridicole (la sequenza dell'omicidio).

A Roma l'Accademia Italiana Videogiochi

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Si tratta di una delle poche scuole europee (e l'unica italiana) in grado di dare una preparazione seria e competente ai suoi allievi in materia di videogiochi, una scuola biennale che è soprattutto una software house (fondata dai creatori del videogioco Il Rosso E Il Nero) e che quindi punta immediatamente a mettere al lavoro i propri studenti su progetti concreti.

Su Punto Informatico l'intervista all'amministratore e al direttore artistico dell'accademia

21.9.06

Esagerate alcune accuse a Zune

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Indagini più approfondite e un'anonima fonte accreditata come molto autorevole paiono smentire l'indiscrezione su Zune che diceva che il player Microsoft avrebbe applicato DRM a qualsiasi file caricatogli sopra.
In realtà Zune pone solo una limitazione ai propri file quando vengono condivisi con un altro Zune. Questi rimarranno sul secondo player per un massimo di tre gorni e non potranno essere ulteriormente condivisi.

DRM: la strategia della non violenza di Yahoo!

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Molto si è discusso ultimamente in questo blog sul problema pirateria e DRM.
Oltre a sostenere (ma questo è facile) che la pirateria è un problema grosso e che i DRM sono la prima soluzione che è venuta in mente all'industria e come tutte le prime soluzioni con tutta probabilità non sarà quella definitiva, sostenevo anche che la cosa buona dei DRM è che sono flessibili e personalizzabili da chi li applica, non impongono cioè delle restrizioni standard ma custom, ognuno proibisce quello che vuole.

I modelli di restrizione sono i più vari da quello iTunes che proibisce praticamente tutto (i file in AAC non si possono copiare, si possono mettere su CD un numero limitato di volte, non si possono convertire e non si possono ascoltare se non su iTunes e iPod) a quello Microsoft (file ascoltabili su molte più piattaforme e limitate possibilità di copia personale) a quello Unbox Amazon (che praticamente consente la visione di film solo su computer), fino al più nuovo quello lanciato da Rhapsody (che dovrebbe consentire l'ascolto dei brani acquistati su qualsiasi device fino a quando l'utente rimane abbonato al servizio).
Il punto è che nessuno vende musica senza DRM perchè le major discografiche e cinematografiche temono la pirateria, temono lo scambio illegale dei file acquistati e quindi le perdite.
Nonostante queste limitazioni la venita online di tracce musicali va bene, iTunes cresce di fatturato di continuo e ormai la coppia music store mp3 player è un must, lo farà Samsung, lo farà Microsoft ecc. ecc. e in più stanno nascendo molti music store indipendenti da Spiralfrog, che si vanno a sommare ai più vecchi Rhapsody e Napster (la cui recente messa in vendita testimonia quanto i pesci più piccoli arranchino).
Tutti sperimentano modalità diverse di DRM o di acquisto (abbonamenti mensili o addirittura sponsorizzazioni pubblicitarie al posto del pagamento degli utenti) in maniera più o meno ragionevole, molto spesso in modi poco pratici. Il peggior esempio è Zune, il music player di Microsoft, che non sarà in grado di leggere i file musicali dei music store che vendono tracce in formato DRM-Microsoft.

Ma nell'altro fronte? C'è qualcuno che sperimenta musica senza DRM? Si.
C'è chi tenta una via completamente diversa come MySpace, che in virtù del suo stato di social network da milioni di utenti prova a distribuire musica indipendente e non senza la mediazione delle major, una transazione economica da chi la musica la fa a chi la compra.
E poi ci sono quelli come AllOfMp3, music store odiatissimo dalle major, che al limite della legalità vende tracce a pochi centesimi di euro senza DRM in virtù di una falla nel sistema legislativo russo (falla che par da poco riparata), e più legali ci sono eMusic (che vende musica indipendente non protetta da DRM) e ora c'è anche Yahoo! che ha già sperimentato la vendita di un singolo di Jessica Simpson senza DRM e ora venderà l'album "Right Where You Want Me" di Jesse McCartney senza alcun DRM, cioè in formato mp3 classico. La loro teoria è che tanto l'album è già disponibile in mp3 sui server p2p, e nemmeno è uscito! Dunque perchè vendere copie con libertà limitata?
Tanto più che poi i modi per rompere i DRM saltano fuori, sia per Apple che per Microsoft infatti esistono software che "liberano" le tracce acquistate.
Quello di Yahoo! è un esperimento è chiaro ma sono tutti molto curiosi di vedere come andrà, di sapere come risponderà il mercato, e quanto interesse ci sia verso la legalità quando non impone limitazioni.

Non è facile battere l'assenza di prezzo e per quanto 10$ sia un prezzo accettabile per un album zero è sempre più appetitoso. Se iTunes quindi lotta con violenza (e qualche risultato lo ottiene), Yahoo! punta alla non violenza, prende atto della forza del nemico (la rete intera) che rompe i DRM e distribuisce i contenuti gratis e a macchia d'olio e cerca di mettersi su un piano più simile ma legale.
Per il momento dunque non si vedono alternative ai DRM ma solamente la loro presenza (in maniera maggiore o minore) o la loro assenza.
Forse la cosa più pratica e intelligente sul fronte della protezione contenuti rimane la modalità dell'iPod Video che benchè incorpori file leggibili solo dall'iPod ha un cavo di connessione che consente di attaccare il lettore Apple a qualsiasi televisore, a questo punto il file senza essere copiato o liberato è visibile su qualsiasi schermo.

Io, Robot (I, Robot, 2004)
di Alex Proyas

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Come spesso accade quando ti perdi un blockbuster al cinema, quando lo recuperi in televisione o DVD ormai già sei stato sormontato da commenti assolutamente denigratori, tanto che alla fine finisci per apprezzarlo.
Così è andata con Io, Robot, filmetto di fantascienza dalle grandissime basi ma dalla scarsa realizzazione sia tecnica che tecnologica (sembra quasi che ad un certo punto abbiano finito i soldi per gli effetti speciali) che però conquista.
Si, l'atteggiamento del personaggio di Will Smith è ormai datato oltre che ridicolo, si, la trama è risolta un po' frettolosamente e con parecchi espedienti da deus ex machina, si, alcune sequenze di azione sono oltre che ridicole proprio da ammanettare il regista subito e si, tutta l'aurea fantafilosofica del libro originale si perde.
Spesso mi viene rimproverato di non essere più capace di farmi semplicemente prendere da una storia ma di essere troppo legato alla forma della narrazione, di ritenere troppo più importante come viene narrato rispetto a cosa venga narrato (che infatti ritengo essere più importante). Beh stavolta nonostante Io, Robot sia tutto narrato per situazioni già viste e nonstante sia diretto da Alex Proyas (mi chiedevo giusto chi avesse potuto fare così tanto per rovinarmi la visione di quella storia quando a film finito è comparso bello grosso il suo nome e tutto mi è stato chiaro) mi sono proprio fatto prendere dalla storia.
Sarà stato il tema (i robot che amano) o sarà stato che dopo la visione di A.I. non sono più lo stesso ma fatto sta che quando durante il primo scontro con il robot ribelle questo per un attimo guarda Will Smith e per la prima volta con sguardo emotivo gli chiede "Chi sono io?" per poi fuggire dagli spari, lì mi sono fatto comprare. Il resto è stato tutto in discesa.

20.9.06

Spero di sbagliarmi

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Si diceva che Amanda Congdon, l'ex volto di Rocketboom (uno dei podcast più popolari al mondo), dopo la scissione fosse piena di offerte e che la sua decisione se entrare nel mondo dei vecchi media o rimanere nei nuovi sarebbe stata indicativa di molte cose.
Comincio seriamente a dubitare di tutto questo.
Oggi ha aperto dal suo sito la sua nuova attività, un videoblog indipendente girato in tutta l'America. Amanda girerà il paese a bordo di un veicolo ibrido andando a visitare bloggers e quant'altro sia interessante e relativo alla rete, qualcosa che non sembra tanto lontano da Rocketboom (di cui Amanda detiene ancora il 49% delle azioni) sia nei contenuti che nella forma.
Dai primi post si capisce che era meglio quando qualcuno gli scriveva le battute e soprattutto sembra di capire che le idee non sono molte ed è tutto affidato ad Amanda.
E' brutto dare valutazioni prima ancora di cominciare, ma tutto questo mi sembra una follia, un passo indietro tale che credo proprio non avesse alcuna offerta valevole.

A margine di tutto questo sto notando come nel nuovo medium (internet) la comunicazione video broadcast ha mollato ogni ipocrisia residua della televisione per ammettere l'importanza del volto femminile. Tutti i fenomeni di video in rete simil-televisivi che partono dal basso, e dunque non hanno nulla a che fare con il mondo dei vecchi media, puntano solo e unicamente su volti femminili, da Rocketboom (prima con Amanda Congdon ora con Joan Colan) a lonelygirl15, fino agli esperimenti dei blog italiani.

Dal nuovo Soapbox al successo di iTunes, è YouTube il vero pioniere di una nuova distribuzione oltre il viral video

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Partendo per secondo probabilmente il video sta superando l'audio in rete in termini di evoluzione distributiva.
Sono successe molte cose negli ultimi giorni. Microsoft ha lanciato il suo YouTube.
Ormai la notizia rimbalza in lungo e in largo per la rete. E' partito Soapbox, il servizio che sostituisce MSN Videos, che di suo aveva una buona quota di utilizzatori, ma anche nell'ottica del rinnovamento di tutto il portale live, si coglie l'occasione di rinnovare anche MSN Videos rendendolo molto più simile a YouTube, molto orientato cioè alla diffusione dei suoi video attraverso altri siti o blog.
Tempo fa Gates aveva dichiarato con tranquillità di non voler fare assolutamente nulla di simile a YouTube, perchè non avrebbe saputo come farci dei soldi e perchè il problema del diritto d'autore era veramente grosso, aveva anche ammesso di aver guardato dei film degli Harlem Globetrotters (complimenti per la scelta!) su YouTube per dare l'idea di cosa intendesse per problema del diritto d'autore.
Questo a giugno, ma molte cose cambiano in 3 mesi. YouTube ha accresciuto la sua quota di mercato e monte utenti in maniera vertiginosa (un'ascesa che non si sta fermando nè rallentando) e i social network che gli orbitano intorno invece non tengono il passo. MySpace, che è un altra corazzata, per dire, ha visto calare continuamente la fetta di mercato del suo spazio video, mentre il concorrente Google da quando ha piazzato un link al suo Google Video in home page ha triplicato gli accessi.
Dunque YouTube tira tantissimo, Google punta sul suo Google Video e guadagna mentre chi gli orbita intorno e non punta tutto sui video come MySpace crolla. Legittimo quindi il cambio di direzione di Gates che come è noto non vuole tenersi guori mai da nessun mercato.

Dal punto di vista dell'utenza c'è un leader di mercato YouTube che sperimenta e rischia per primo, si becca le ire della Universal e fa accordi con la Warner per dividere le quote delle pubblicità relative a video con materiale di proprietà Warner e gli altri che inseguono (la Warner ha fatto bene a ricordarsi che è meglio cavalacare un nuovo mercato invece che contrastrarlo come fece chi osteggiò e portò in tribunale la Sony al tempo del Betamax e dell'home video invece di cominciare a distribuire il proprio materiale). Ma il prossimo passo per tutti sarà il video a pagamento, sarà la vendita? Google Video lo fa da tempo ma senza particolari risultati e a YouTube sembra non interessare.
Eppure è proprio YouTube il player da seguire perchè ha la forza per dimostrare che il video in rete può avere uno specifico diverso, per il quale i gatekeeper sono gli utenti stessi che selezionano un elite di video ogni mese (i più visti) che vengono poi spinti in home page dal sito stesso o attraverso il passaparola dagli utenti.

iTunes è il colosso ormai del vecchio mondo tradotto in rete (in una settimana ha venduto 125,000 copie dei suoi 75 film della Disney in catalogo per un totale di 1 milione di dollari) ma YouTube è al momento il vero pioniere dei nuovi mezzi di espressione, e la storia di lonelygirl15 ne è solo un esempio immaturo.
Oltre il viral video c'è il mondo della produzione video per internet, una forma di distribuzione alternativa alla quale la musica non è ancora arrivata.

Il Villaggio Dei Dannati (Village Of The Damned, 1995)
di John Carpenter

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Inizia bene la trama di Il Villaggio Dei Dannati, inizia un po' come avrebbe fatto Stephen King, con misteriosi accadimenti in un paesino della provincia americana, ma quasi subito sgrava. Peccato perchè Carpenter non è l'ultimo dei cretini e si vede in ogni suo film.
Anche in questo caso ci sono alcuni segmenti di suspense da antologia, su tutti quello in cui Reeve tenta di mantenere un segreto per la prima volta a sua figlia e non si capisce se lei gli stia leggendo il pensiero o meno, nessuno dice nulla ma si può di suspense.
Eppure Carpenter è così, alterna prestazioni decisamente sopra le righe a film piccoli in tutto. Non quei film piccoli che sono belli perchè piccoli, film piccoli nel senso di minori, di poche pretese e purtroppo poche riuscite. Questo è un remake dell'omonimo film degli anni '60, vecchio in molti aspetti e giusto l'abilità di Carpenter gli può dare un po' di orrore, ma il senso di ridicolo è dietro l'angolo. Non brutti perchè un onesto e vero mestierante come Carpenter i film li sa fare e le storie le sa narrare con abilità e originalità, ma piatti, inutili.
E cmq difficile non ridere dopo la parodia de I Simpsons.
Curiosamente il film ha "dannato" molti dei suoi interpreti, da Michael Parè (scomparso) a Kirstie Alley (ingrassata e scomparsa) a Christopher Reeve che non ha bisogno di presentazioni.

19.9.06

Strade Di Fuoco (Streets Of Fire, 1984)
di Walter Hill

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L'idea di cinema di Walter Hill è quella di un racconto narrato senza enfasi sulla forma della narrare e sui mezzi di messa in scena ma con ritmo e asciuttezza, l'idea di mondo è quello di un aggregato di microuniversi non comunicanti fra loro.
Che siano le bande notturne di New York o i detenuti delle prigioni, poco importa, ciò che accade in questi microuniversi per sconvolgente o non influente che sia non interessa agli altri.
Questa volta a pochi anni da I Guerrieri Della Notte si torna a parlare di bande e notte nella metropoli (ma adesso è Chicago). A fare da ponte con il grande successo di Hill non è solo la tematica ma anche il direttore della fotografia Andrew Laszlo che porta alle estreme conseguenze le scelte estetiche de I Guerrieri, una città notturna deserta e silenziosa ma illuminata a tinte fortissime (questa volta sono i neon anni '80) e permeata da un'aria retrò. Un presente anni '50 si direbbe, una scelta estetica che rispecchia quella di girare un noir avventuroso, musica di sassofono, alcol, bar e personaggi perduti. Eppure quella del noir è solo una traccia estetica e di linguaggio perchè il vero genere di Strade Di Fuoco (e questo dimostra anche quanto i due generi in fondo si somiglino) è il western.
In Strade di Fuoco confluisce tutta l'evoluzione del genere, da Ombre Rosse a L'Uomo Che Uccise Liberty Valance.
Ancora una volta c'è un'odissea metropolitana di un gruppo ma in questo caso non è una banda bensì un insieme eterogeneo non dissimile a quello della carrozza di Ombre Rosse, gli strati integrati della società assieme ai reietti e ognuno sta con i propri simili. Eppure nonostante l'eroe esca vincitore anche dal rituale duello finale con il cattivo (non con le pistole ma a martellate in faccia) e soprattutto nonostante il cattivo sia il grandissimo Willem Dafoe, non ci sarà gloria, non avrà l'amore della sua donna nè una ricompensa solo ulteriore solitudine.

Incredibile come a fronte di tanto sforzo, tanti dotti riferimenti e interessanti parabole il film valga veramente poco. Banale, noioso e lento, si fa fatica a pensare che sia stato ideato e diretto dalla medesima persona. Non c'è commozione, non c'è emozione e i personaggi non vanno più in là del repertorio di frasi da duri che pronunciano. Come nel caso di I Guerrieri Della Notte preferisco pensare di essere stato di fronte ad un film che non ha retto la prova del tempo piuttosto che essere stato di fronte ad una vaccata.

Consigli utili

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Quando si ha una proiezione pomeridiana è sempre meglio controllare due volte l'orario di inizio della proiezione per essere sicuri di non segnarla male sull'agenda.
Anche un piccolo scambio tra la data del giorno della proiezione e l'ora di inizio potrebbero portare a recarsi alla proiezione un'ora dopo l'inizio, lamentarsi sbuffando di come abbiano già iniziato a fare il film senza aspettare neanche un minuto, goderselo pensando di aver perso giusto i titoli di testa, vederlo finire a sorpresa dopo un'ora pensando che era tanto che non si vedeva un film durare 60 minuti e immediatamente dopo farsi venire l'atroce dubbio (che subito diventa certezza) di aver sbagliato ora.
In questo modo sarà facile evitare di aspettare una settimana e pagare il biglietto del cinema per vedere solamente un'ora di film.

La (metafora della) scrivania

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Interessante esperimento di desktop più realistico.
La grafica è molto bella e suggestiva ma superato il primo momento di meraviglia mi sembra abbastanza evidente come sia infinitamente più comodo e pratico il metodo in uso al momento che applica una metafora della scrivania per essere migliore.
Anche perchè il principio su cui si basa quest'esperimento di scrivania virtuale è che le scrivanie solitamente sono in uno stato di disordine ordinato, cioè un caos che chiaro al padrone, questo però perchè gli oggetti ammucchiabili sono limitati, ma nel caso non lo fossero, come i file diventa un disastro. La vera praticità stai nei file e nelle cartelle o al massimo in un sistema di multitagging.

via gHacks

18.9.06

La pubblicità è la nuova moneta

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Mentre la Universal/Vivendi usa parole forti e accusa YouTube e MySpace di essere dei "copyright infringers", per tutto il materiale prodotto dagli utenti dei loro network coperto da diritto d'autore che transita sulle loro pagine e per il quale nessuno paga un centesimo ai legittimi detentori di copyright, la Warner Music pensando al medesimo problema sigla un accordo con YouTube secondo il quale avrà una fetta della pubblicità che compare quando un utente visualizza un video di un artista o di un film appartenente a loro.
E per i casi più delicati, quelli in cui viene utilizzata solo una scena o solo pochi secondi di un brano musicale all'interno di un video più lungo YouTube sta approntando un software in grado di riconoscere e identificare questi piccoli prestiti e pagare il dovuto in fette di pubblicità.

E che non si dica che non mi adopero per fare chiarezza!

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A seguito delle molte discussioni fiorite nel post sulla chiusura di eDonkey, riguardo lo stato di salute del p2p ma soprattutto la possibilità o meno di continuare ad utilizzare eMule, segnalo un pezzo di HTML.it dove viene chiarificato che:
MetaMachine, il gruppo che controlla eDonkey, ha accettato una resa incondizionata: messaggio pubblicato sul sito web, pagamento di 30 milioni di dollari per i danni arrecati all'industria musicale ed interruzione coatta del servizio. La rete è dunque all'ultimo rantolo, per lo spegnimento è ormai questione di ore.
e poco più in là:
eMule, però, non sembra ancora essere destinato alla fine: il prodotto è open source e la sua rete non è direttamente legata a quella di eDonkey (se ne segnala anzi una versione 0.47b rilasciata solo negli ultimi giorni). Il suo sviluppo e la sua distribuzione, dunque, non sono vincolati ad un controllo centrale e risulta molto difficile monitornarne le attività o imporne un blocco
infine un ultima precisazione:
Per eDonkey, eDonkey 2000 ed Overnet trattasi dell'estremo saluto dopo che BearShare, i2Hub, WinMX e Grokster hanno fatto la stessa fine. Warez P2P, Limewire e Soulseek non avrebbero ancora chiuso la propria trattativa e nel contempo Kazaa ha già chiuso i battenti da tempo.

Babel (id., 2006)
di Alejandro Gonzales Iñárritu

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Dopo Amores Perros e 21 Grammi il messicano Iñárritu continua con coerenza sulla sua idea personale di un cinema che non racconti storie isolate ma sia capace di dare in ogni opera una visione d'insieme sul genere umano. Persone diverse, esperienze diverse, luoghi diversi collegati da piccoli elementi che fanno tutti riferimento ad un medesimo argomento, tutti esempi di una medesima teoria o di un medesimo problema.
Così anche qui c'è una storia di genitori e figli, rapporti familiari interrotti e discontinui che come dal titolo rimandano alla difficoltà di comunicare non tanto legata alla presenza di molte lingue, ma alla mancanza di volontà umana.
Eppure anche questa volta Iñárritu fa tutto bene ma non mi conquista. Vincitore della palma come miglior regista all'ultimo festival di Cannes, Babel non ha punti deboli scorre forte e impetuoso dall'inizio alla fine chiaro (fin troppo) e ben narrato con stile e personalità. Eppure continuo ad avere l'impressione che ci sia poco cinema nei film di Iñárritu, mi sembrano più delle elaborazioni teoriche non supportate da un'adeguata ricerca di immagini.
E' chiaro che si sta cercando il pelo nell'uovo Babel è un buon film oltre ogni dubbio, ma mi stranisce come vada vicino ad essere ottimo pur essendone chiaramente lontano. Ottimi attori (molti non professionisti messi sullo stesso piano delle star Brad Pitt e Gael Garcia Bernal), una colonna sonora ricercata al pari delle location, dialoghi scritti molto bene e regia accorta e molte scene colme di pathos eppure dietro all'emozione subitanea non c'è vero sentimento. Nonostante tutto sento che Babel lo dimenticherò presto, magari non domani (come accadde per 21 Grammi), ma presto.