30.11.05

I rivali a questo servono, a stare in compagnia

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Come è già successo nella lotta a Google Print, ora anche nella lotta all'iPod (due settori largamente dominati da un player) Microsoft ha deciso di combattere costituendo un'alleanza con tutti i concorrenti di minoranza.

L'Uomo Che Ho Ucciso (Broken Lullaby, 1932)
di Ernst Lubitsch

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Girato nello stesso anno di Mancia Competente (anno in cui Lubitsch girò altri tre film (la produzione di industriale di una volta...)), questo L'Uomo Che Ho Ucciso è completamete diverso, distante moltissimo, non solo dal precedente film, ma da tutta la filmografia in genere di Ernst Lubitsch.
Un dramma post-bellico sulla difficoltà di ricostruire un processo di pace e sul tema abbastanza scontato dell'uguaglianza dei popoli davanti al dolore per la morte.
Inizia alla grande, con dei dettagli da grande maestro che in un certo modo (per idee, sovraesposizione e delicatezza) mi ricordano un po' Eisenstein e Griffith, peccato che dopo l'inizio si perda questa componente estetica melodrammatica e si sconfini un po' nel patetico.
Tutto facile e tutto scontato il dramma del soldato francese, musicista sensibile, che si reca dalla famiglia del soldato tedesco che ha ucciso durante la guerra senza però avere il coraggio di dire di esserne l'omicida. Troppo scontata la diffidenza della gente del luogo verso un francese e troppo risolutivo l'innamoramento con la fidanzata dell'uomo ucciso, con relativa accettazione dei genitori.
L'unico elemento di complessità è la volontà alla fine di non dichiarare il proprio crimine, scegliere una soluzione di menzogna che però soddisfa i genitori, dimostrando la non universale verità del principio secondo il quale la menzogna è il male.
Curiosissimo il fatto che Lubitsch anche in questo che è un dramma, pur se dai toni pacati, dirige gli attori e redige la sceneggiatura come si trattasse di una commedia: piccoli gesti, piccole espressioni facciali e situazioni ad incastro sempre sul punto di esplodere. Un'operazione che in fondo fa anche Almodòvar quando gira dei drammoni, del resto anche lui ha iniziato con le commedie e si è formato con quelle. Dev'essere l'abitudine a concepire l'incastro come modalità espressiva...





Avviso ai naviganti

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A quanti se lo stiano perdendo e volessero contribuire al massacro su questo post si è sviluppato un dibattito sull'autorialità, le responsabilità di un autore riguardo la sua opera e quanto contino, siano importanti o determinanti i contributi di attori, montatori, direttori della fotografia ecc. ecc. nella realizzazione del film.
Mi raccomando prima di esprimersi considerare quali sono le basi da cui si è sviluppato il dibattito, cioè il post in questione!

Coperture totali gratuite

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Verrà ufficializzato oggi dal sindaco Ray Nagin il fatto che New Orleans sarà la prima città americana totalmente coperta da WiFi gratuito. Partirà subito la connettività nel centro e nel quartiere francese, il resto verrà piano piano.
Questa decisione non dev'essere stata semplice affatto, anche perchè c'è tutto un dibattito in America intorno a quanto senso abbia il lancio di sistemi locali di WiFi. Ci sarebbe anche un legge nella Louisiana che impedisce la creazione di reti locali a velocità superiore dei 144 Kb/s, e questa rete andrà a 512 Kb/s, un'eccezione dovuta all'eccezionalità della situazione della città distrutta dall'uragano. La motivazione ufficiale infatti del dono fatto alla città è che la copertura totale gratuita servirà ad aiutare la ricostruzione e renderà New Orleans più appetibile per imprese e nuovi abitanti.
Altre città in America sono totalmente o quasi totalmente coperte dal WiFi, su tutte Philadelphia (non è però gratuito) e San Francisco (grazie a Google).
In Italia invece si sta sviluppando un fenomeno interessante, che ignoro se sia già accaduto in altri paesi più WiFi-evoluti, cioè in molte zone di grandi città (almeno io so che vale per Roma e Milano, per il resto d'Italia lo ignoro) c'è effettivamente una copertura quasi totale e gratuita grazie alle singole reti installate negli uffici accessibili senza protezione. Lo segnalò tantissimo tempo fa Luca Sofri parlando di Milano, ma ora anche a Roma si sta molto diffondendo e non solo nei quartieri pieni d'uffici. Di fatto andando in giro con un portatile WiFi in molti posti si rileva più d'una connessione accessibile. E' uno dei classici contraccolpi di una tecnologia ancora poco diffusa.

Qualche notizia

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Il prossimo film di Tim Burton si chiamerà "Believe it or not!" dal nome della rubrica che teneva Robert Ripley, un noto esploratore/editorialista americano, sarà scritto dagli sceneggiatori di Ed Wood e avrà come protagonista Jim Carrey (e adesso chi lo dice a Johnny Depp?). Le riprese inizieranno ad ottobre 2006 ed il film uscirà a fine 2007.
Woody Allen dopo Match Point e Scoop girerà un terzo film a Londra sempre con Scarlett Johansson. Pare che Woody abbia dichiarato: "A Londra riesco a realizzare pellicole a basso costo senza farle apparire a basso costo". Sì, è proprio l'inizio di un nuovo periodo e io ancora devo vedere Match Point...
Viva Zapatero! a gennaio rappresenterà l'Italia nella sezione competitiva riservata ai documentari del Sundance Film Festival.

29.11.05

Tainted Love

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Qui la nuova pubblicità Levi's di Spike Jonze. Imperdibile.

via Emmebi

Broken Flowers (id., 2005)
di Jim Jarmusch

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Parla un non amante di Jarmusch.
Il film inizia in pieno stile dell'autore, abbastanza soporifero e volutamente poco accattivante. Fortunatamente la trama, per come si dispiega, rende tutto un po' più vivo, i viaggi di Don alla ricerca della fantomatica madre fanno subito pensare alle vite parallelle, lo straniamento di ritrovare le persone conosciute anni prima ora che conducono altre vite è reso benissimo ed affascina. Belle anche le caratterizzazioni delle ex, tutte sul filo del grottesco ma senza mai esagerare. Il film dunque procede un po' sul filo dell'incertezza tra l'inutile, l'ispirato ed il grottesco fino a poco dal termine, quando senza colpi di scena o rapide accelerazioni di eventi (come fanno i Dardenne o Zonca o Moodysson), Jarmusch riesce a tirare le fila di tutto il film, finalmente il personaggio di Bill Murray acquista tutto d'un botto uno spessore, delle emozioni, diventa interessante insomma. Quel finale perfetto e risolutivo degli intenti del film, nella sua volontà di non risolvere la trama, mi ha indotto decisamente a riconsiderare tutto. Durante la proiezione pensavo che tempo una settimana mi sarei dimenticato di questo film e invece ora non lo credo più.
Bill Murray interpreta sempre lo stesso personaggio, dalla sua rivalutazione in Lost In Translation è riuscito a staccarsene con difficoltà (e già aveva problemi a non fare personaggi cinici). Questa volta è un uomo cinico, di poche parole, che veste sempre uguale. Che strano.
Però come ho già detto Jarmusch riesce a tirare le fila di tutto nella lunga sequenza finale, tirando suori un'umanità insospettata a tutti i personaggi in gioco, a quel punto si che avrei voluto il film andasse avanti! E invece è finito. Chiaramente questa cosa mi ha comprato subito.
Altra cosa che ho apprezzato tantissimo è la volontà del regista di fidarsi dello spettatore (e di se stesso) ciecamente. Jarmusch non spiega nulla ma tutto si capisce, non insiste sui particolari ma tutti li notano ugualmente, non affida la spiegazione delle cose ai dialoghi ma sembra quasi le voglia trascurare o nascondere, tuttavia risultano evidenti ugualmente. Grande maestria davvero.
Incredibilmente a suo agio ed in parte Sharon Stone.





28.11.05

HA!

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Vedere per credere. L'ultimo commento fatto oggi al post sui telefoni Samsung disponibili anche in rosa.

Mancia Competente (Trouble in Paradise, 1932)
di Ernst Lubitsch

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Prima di Wilder c'era Lubitsch, ma molto prima. Mancia Competente non è certo il meglio del meglio, ma comunque un bel filmetto in pieno stile hollywood-contaminato, quelle produzioni fatte nei grandi studios americani (in questo caso Paramount) da registi stranieri. Queste opere si distinguono subito per il loro approccio assolutamente non ortodosso ai "soliti temi" hollywoodiani e soprattutto sono riconoscibili per il loro modo "trasversale" di parlare di argomenti tabù. In questo caso siamo ancora prima della ferrea applicazione del codice Hayes dunque Lubitsch non deve fare nemmeno troppa fatica per parlare di sesso e sessualità senza incorrere nelle ire dei produttori.
In Mancia Competente tutto l'intreccio sentimentale si basa sul sesso, su anzi una forte componente di carnalità. La contessa vittima designata dell'abile ladro non disdegna avventure sessuali estemporanee senza prendere impegni e i modi e gli oggetti che i due amanti ladri si rubano lasciano intuire molto su dove abbiano infilato le mani.
Siamo nel 1932, il sonoro esiste dal 1927 ma non fu applicato da subito nei film, quindi questo si colloca tra i primi film parlati ed è stupefacente il modo già dinamico, moderno e serrato con cui sono scritti i dialoghi.
Molti i virtuosismi di regia, poco diffusi all'epoca, su tutti il giantesco dolly iniziale che culmina sulla prima inquadratura del protagonista alla finestra nella sua stanza d'hotel a Venezia.





Blue

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via Giavasan

26.11.05

Separati in casa

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Vodafone svela finalmente il suo anti-Blackberry. Si chiama Vodafone Business Email, un nome con tutta probabilità frutto di folli riuoni e brainstorming.
In più, rispetto al rivale, ha un sistema di configurazione "over the air" cioè attivabile via SMS, da cui discende anche la possibilità di bloccare la SIM e tutto il telefono in caso di furto oltre a cancellare tutti i dati.
Visto che sono tutti equipaggiati con Windows Mobile, per un problema con l'attuale versione di Exchange, le mail non arriveranno in modalità push, cioè non saranno ricevute dal PDA/smartphone nel momento in cui sono nella casella, ma attraverso un controllo periodico. Problema al quale Microsoft conta di ovviare il prima possibile.
Niente filtro spam, supporto POP3, ma servizio mail gratuito, cosa invece non valida per la voce. Le foto ancora non sono disponibili ma c'è una grande attenzione al design a quanto dicono.
Il problema è che la Vodafone ancora commercializza un suo Blackberry. Non so ora come si regoleranno.

25.11.05

Vi ricorderete di me per film come....

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E' morto Noriyuki Morita detto "Pat", il maestro Miyagi!! Lo ricorderò per sempre così e non così o così.

La vita è fatta di priorità

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Invitati a Roma per la manifestazione Viaggio nel cinema americano promossa dall'auditorium, i Coen sono venuti con Frances McDormand, moglie di uno dei due. Ma perchè se hai a disposizione i fratelli Coen che stanno lì per rispondere alle tue domande ne fai più della metà alla McDormand, non tanto per l'evidente contrasto di competenza McDormand/Coen, ma per il fatto che hai due autori ed un esecutrice!
Ma che gli devi chiedere ad un attrice?? Come ti sei trovata con il personaggio? Ami fare questi ruoli? Quanto ti somiglia?
E pure se gli chiedessi Che ne pensi di questo film? Lei avrà l'autorevolezza di un qualsiasi altro lavoratore dello spettacolo! Foss'anche De Niro, non ci si trova di fronte ad uno che le scelte le fa, ma ad uno che le esegue. Discorso diverso per uno come Brando che le scelte le faceva anche se comunque in maniera limitata rispetto ad un autore.

24.11.05

Roba che neanche Ken il Guerriero

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Uno scorcio di Pyongyang: grattacieli svettano sopra una fitta coltre di nebbia nella capitale nordcoreana (Ap)

La finta intelligenza artificiale del turco meccanico di Amazon

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Loro la chiamano Artificial Aritificial Intelligence. Neanche a dirlo è un artificio, anche se il presupposto da cui partono non è affatto stupido: è cioè la consapevolezza che se il computer è in grado (anche tramite l'utilizzo di forme di intelligenza artificiale) di svolgere alcuni compiti, meglio e molto più velocemente dell'uomo, l'uomo è in grado di svolgere altri compiti moooolto meglio e con moooolta più facilità di un computer, esempio classico e usuratissimo: ci sono programmi che riconoscono i visi in una foto riuscendo anche a distinguere tra due gemelli, cosa che un essere umano fa al volo senza nessuna fatica e con pochissimo margine d'errore.
Questo il presupposto da cui parte Amazon Mechanical Turk, un servizio di Amazon, sul quale già si sono dilungati Sofri e Neri, che consente di richiedere servigi (a pagamento) ad esseri umani, le cifre offerte sono irrisorie come i compiti da assolvere (almeno per il momento) m adata la facilità dei compiti se ne possono soddisfare perecchie di richieste.
L'iniziativa è partita da poco percui le richieste presenti sul sito per ora sono solo quelle di Amazon e per lo più fanno riferimento ad un altro servizio di Amazon, A9 Block View, cioè a latere di una funzionalità di mappe Amazon consente di visualizzare anche immagini fotografiche dei due lati della strada. Cioè se clicco sulla quinta strada a Manhattan oltre a vedere la mappa dall'alto, vedrò anche delle immagini scattate ad altezza uomo dei negozi ai lati di quella strada. Lo hanno fatto girando con un furgone e scattando foto a ripetizione.
Le richieste in questione presenti su Mechanical Turk sono di identificare i negozi, le insegne e i palazzi sulle strade e darne una descrizione così che il servizio diventi un motore di ricerca per negozi, uffici, cinema, ristoranti ecc. ecc. in grado anche di visualizzarli.
Ma tornando al concetto di Amazon Mechanical Turk, di che si parla? Non è certo intelligenza artificiale, ma secondo me nemmeno intelligenza collettiva, poichè è solo l'unione di più sapienze particolari il cui aggregato non dà nessun valore aggiunto, in sostanza è solo la somma delle singole parti e nulla più. E non capisco nemmeno se sia una forma di collaborazione (pagata ma pur sempre collaborazione) in rete che possa funzionare, che possa cioè avere un futuro.
Per la cronaca per ora l'unico annuncio a pagamento che non riguarda A9 Block View è sempre di Amazon e richiede di individuare il nome di un artista dalla copertina del suo cd sul quale è già scritto il nome. Non lo so, mi sembra più come il SETI@Home Program, quel sistema attraverso il quale ognuno instalandosi un riposa schermo della Seti contribuiva ad analizzare piccole porzioni di segnali dallo spazio, di modo che milioni di computer lavorando solo con il riposa schermo riuscivano a fare dei calcoli impensabili per qualsiasi centro di calcolo.

Una curiosità. Si chiama Mechanical Turk ispirandosi alla storia di un uomo che nel '700 sostenenva di aver inventato un essere artificiale in grado di fare calcoli e battere al gioco degli scacchi chiunque, il suo robot che aveva le fattezze di un manichino di un turco con il turbante (di cui l'inventore mostrava sempre molto fiero gli ingranaggi all'interno), aveva battuto anche gente come Benjamin Franklin e Napoleone, quest'uomo era diventato giustamente famosissimo. In realtà l'inganno era che all'interno c'era, ben nascosto, un grande campione di scacchi.

Quando Eravamo Re (When We Were Kings, 1996)
di Leon Gast

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Nato come un documentario sul grande concerto di 3 giorni di artisti afroamericani tenutosi a Kinshasa in occasione dell'incontro per il titolo dei pesi massimi tra il detentore George Forman e lo sfidante Mohammad Alì, Quando Eravamo Re durante la lavorazione è diventato, attraverso il recupero di materiale diverso e nuove interviste, una testimonianza non solo dell'incontro (incredibile di per sè) e nemmeno della personalità magnetica, aggressiva ed eroica di Alì, ma dell'intero spirito di un popolo. Quello dei neri d'America che si fondo con le loro radici africane.
Ad un certo punto Alì dice: "Questa è la nostra musica, questa è la nostra cultura. E questo non vuol dire che io voglia la guerra o che non vogliamo fare affari con i bianchi o integrarci ocn loro. Continueremo a volere la convivenza, ma questa è la nostra cultura, le vostre donne non vi abbandonano sulla porta perchè avete i soldi per tenerle.", il documentario ha anche l'immensa ragionevolezza di non sfociare nell'agiografia di Alì (compito difficilissimo) nè dell'evento. Il quadro che emerge è complesso e sfaccettato, un evento nato per fini meramente economici e pratici (Alì DOVEVA tornare ai vertici e Don King DOVEVA fare soldi), che prevedeva di sfruttare il ritorno in Africa (l'incontro si tenne alle 4 del mattino per farlo vedere alle 10 in America) e l'impatto emotivo che ne conseguiva.
Non si capisce se volutamente o meno, se con una certa coscienza oppure no, ma Leon Gast riesce a fare un film che è il prototipo di tutti i film perfetti. Una narrazione lineare di un fatto che tramite le singole storie (Alì, Foreman, il concerto, la dittatura, la politica) riesca a parlare di altro, stimolare tantissime riflessioni, con un coinvolgimento sentimentale altissimo.
Quando eravamo re forse non è il più bel documentario che abbia mai visto, sicuramente è un documento incredibile che riesce anche a parlare di se stesso nel momento in cui Spike Lee dice: "I ragazzi di oggi non sanno nulla di queste cose, e invece dovrebbero capire che cosa rara sia poter avere degli eroi". E lo era un eroe Alì, in maniera spontanea e genuina. In quel particolare momento storico lui era il simbolo di una riscossa che non c'è mai stata se non per una notte, ma ha canalizzato il desiderio di un popolo di riappropriarsi della loro cultura, dando unità e forma ai sentimenti sparsi dei singoli, facendoli sentire davvero parte di una comunità, dandogli dignità. Il vecchio campione sul viale del tramonto, arrogante e presuntuoso che si scontra in una lotta impari contro il giovane campione, nel pieno delle sue forze, potente e inesorabile, che ha battutto tutto e tutti. Un incontro impossibile vinto con la forza della disperazione (perchè ditemi se non è disperato puntare farsi menare per 5 round da una bestia, un toro che spacca tutto e tutti, sperando che si stanchi e sperando di avere poi la forza di dare il colpo di grazia). "Come puoi sparare al diavolo? E se poi lo manchi?"





23.11.05

Mary (id., 2005)
di Abel Ferrara

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Non che mi aspettassi Il Cattivo Tenente sia chiaro, sono conscio che certe cose non si ripetono (quasi) mai e che è difficile arrivare così in alto, certo perà che pure fare un film così non era facile...
Eppure Ferrara ce la mette tutta, la messa in scena è meticolosamente raffinata, frutto di scelte precise ed inesorabili, macchine attaccate ai volti ed agli oggetti, colori sabbiosi per le riprese del film e metallicamente grigio/bluastri per la città, musiche angosciosamente orchestrate ed un continuo senso di impellenza, come di una tragedia che stia per manifestarsi ma rischia sempre di non scoppiare mai (esemplare la scena del sasso scagliato contro la macchina, un fulmine a ciel sereno che poi si risolve in un nulla di fatto). Frankie666 ha avuto modo di dire: "Ma non capisco perchè tutta quest'atmosfera angosciosa!". Si, l'angoscia arriva immediatamente, da quell'immagine (forse la più bella del film) ferraramente inquietante degli angeli nel sepolcro di Cristo con cui il film si apre e per la quale io avrei voluto gridare "O MIO DIO IL CATTIVO TENENTE!!". Ma poi non succede nient'altro l'angoscia comincia a diventare uno stato del film e non più un motore che fa procedere la storia, la quale procede sì, ma sui tre binari paralleli dei tre protagonisti e con una lentezza esasperante.
Sono i personaggi stessi ad essere decisamente noiosi. Senza parlare dell'attrice che interpreta la Maddalena (Binoche) il cui personaggio non è assolutamente affrontato, il regista (Modine) è una sorte di personaggio/manifesto dell'esigenza e rivendicazione ferraresca di una visione indipendente e valida della religione e va poco più in là di quello (pietosa la scena in cui si chiude nella stanza con il proiettore), e l'anchor man (Whitaker) che si trova faccia a faccia con i suoi dubbi religiosi, non tanto quando li affronta in trasmissione, ma quando si trova di fronte ad una tragedia personale, dice poco e niente.
Mi sembra sostanzialmente che, non solo il film, si perda inutilmente in una narrazione che non arriva a nulla ma che soprattutto dal Cattivo Tenente (continuo a citarlo per affinità di argomento e perchè mi è sempre sembrato la punta di un cinema personale per Ferrara) ad oggi non ci sia stata evoluzione. Perchè ancora un pianto disperato in chiesa? Perchè ancora questa visione agosciosa delle effigi divine?
Una cosa interessante il sotterraneo parallelo (ma mica poi tanto sotterraneo) con il conflitto nella terra santa. Ma è comunque poca cosa.





Cazzo neanche 24 ore

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Nemmeno 24 ore dal momento in cui è stata messa sugli scaffali e già si è diffusa la notizia che la Xbox360, dà problemi e non pochi.
In molti stanno segnalando sui forum (preciso che io non li leggo, ma ho letto qui che lo stanno segnalando) che stanno avendo problemi di crash frequenti con la nuova console Microsoft. Il brutto è che i crash non avvengono tutti nel medesimo modo, ma sempre diversamente.
In linea di massima i problemi arrivano quando si gioca in modalità palyer 1, anche se molti hanno avuto problemi all'accensione e altri al momento di vedere DVD....
Le foto fanno parte di un galleria di Flickr creata apposta e c'è anche un filmato dei crash per il quale bisogna avere il codec Xvid.

Arriva l'onda, arriva l'onda!

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Gartner ha pubblicato i nuovi dati secondo i quali le vendite a livello mondiale di telefoni cellulari sono cresciute del 22% nel terzo trimestre del 2005. Un rialzo che non ha precedenti da quando esiste questo sistema di rilevazione, cioè dal 2001, e sempre secondo l'istituto questo fa parte di un trend, le vendite infatti dovrebbero continuare ad aumentare per tutto il 2005.
Non è difficile immaginare chi sia a tirare questo trend: i paesi dell'est e del Medio Oriente con un più 40% e l'America Latina con un più 46%. Ah! I mercati emrgenti... Per quanto ancora ci regalerete queste soddisfazioni?
Come sempre in testa ai venditori c'è Nokia seguita da Motorola.
Ma, squillino le trombe, l'Italia rimane in testa per penetrazione! Se la Cina vince con il maggior numero di sottoscrizioni 335 milioni, in percentuale noi siamo i numeri uno con un apercentuale fantasstica del 109%, seguita dal 103 inglese, il tondo 100 di Taiwan, il 94 della Spagna (ma che razza di paese latino siete??), l'86 della Germania, il 76 della Corea Del Sud e il 74 della Francia. Sono un po' preoccupato per la Finlandia, ma non era sempre in testa a queste classifiche?

Cade anche BitTorrent

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Braham Cohen, il fondatore e ideatore del sistema, ha stretto un accordo con la MPAA, un consorzio di studios di hollywood che riunisce Universal, Warner, MGM, Sony, Buena Vista e 20th Century Fox che lo impegna a rimuovere tutto il materiale pirata riguardante i loro film che gira sui suoi server.
L'obiettivo mal celato è diventare il veicolo ufficiale per la diffusione a pagamento dei film, cosa che è lì lì per partire.

Vittime illustri

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Oggi su Repubblica cartaceo, nella pagina della cultura c'è una bellissima intervista di Loredana Lipperini a Niccolò Ammaniti, il quale confessa undipendenza insospettabile dai videogiochi.
I toni non sono assolutamente pacati o conciliatori, addirittura Ammaniti non fa fatica ad ammettere che ad un certo punto si vedeva di schiena come la visuale tipica da videogame e che se avesse attaccato prima con World Of Warcraft non avrebbe fatto lo scrittore.
Ma ancora più bella è l'analisi che lo scrittore fa dei meccanismi della videoludica moderna e di come questi attraggano e poi incatenino il giocatore in un perverso meccanismo simil-narrativo.

22.11.05

E con questo chiudo il discorso

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Il pezzo su Repubblica.it chiude il discorso sul lancio della nuova Xbox360.

Nuove minacce, vecchi pericoli

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Sans ha pubblicato la sua lista delle 20 vulnerabilità più gravi del momento. Si tratta di un documentone che illustra tutte le tipologie principali di attacco, divise per sistemi operativi con le relative modalità di risoluzione.
La novità di quest'anno è che c'è tutta una sezione dedicata alle applicazioni, che sempre più sono diventate vettori di virus e worm. Cioè nel momento in cui le update dei sistemi operativi sono sempre più frequenti, gli attacchi cominciano a venire dai programmi meno aggiornati e soprattutto da quelli multipiattaforma come gli instant messenger, i software di file-sharing, i database e media player.
Così dopo i virus veicolati dai videogiochi pirata, i primi attacchi da internet e gli worm via mail, ora la minaccia principale individuata da Sans viene dalle applicazioni.
Di oggi la notizia di alcune vulnerabilità trovate in Quicktime e iTunes e poco tempo fa ne è uscita fuori una anche su Skype.
Nelle parole di Alan Paller, direttore delle ricerche di Sans: "Negli ultimi 12-15 mesi... chi attacca ha fatto un cambiamento massiccio. Il pacthing automatizzato ha iniziato infatti a rendere più difficile trovare nuovi sistemi vulnerabili e quindi sono migrati ad applicazioni che gli utenti non aggiornano. Altri attaccanti più sofisticati, alla ricerca di nuovi obiettivi, hanno poi scoperto che potrebbero usare vulnerabilità presenti nei dispositivi di rete per impostare posti di ascolto dove raccogliere informazioni critiche che permettano di entrare nei siti a cui puntano".

21.11.05

Il primo film in Blu Ray Disc

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E' ufficiale. Il primo film codificato con il nuovo standard Blu Ray è Charlie's Angels Più Che Mai.

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Mettendo insieme queste sue notizie da me segnalate (1|2) e questa di oggi si forma un quadro leggibile della politica di marketing della Microsoft per il lancio americano di Xbox 360 che avverrà domani.

Incastri digitali

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Da oggi con il TiVo (il decoder per canali digitali dotato di hard disk in grado di registrare, il cui corrispondente italiano è MySky) sarà possibile trasferire sull'iPod Video i programmi registrati.
Questo è un esempio niente male della libera circolazione domestica dei contenuti di cui si fa un gran parlare. Se io ho registrato una cosa, la devo poter trasferire su dispositivi portatili, computer ecc. ecc.

Manca l'Europa del cinema moderno come al solito

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Questo bellissimo spot Motorola per lanciare un nuovo telefonino ripercorre in maniera stranamente intelligente la storia del cinema (americano più che altro) attraverso immagini dai film più importanti, storici e di successo. Quelli cioè che in un modo o nell'altro hanno segnato la loro epoca.

Il Casanova di Federico Fellini (1976)
di Federico Fellini

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Grande fortuna quella di poter presenziare ad una proiezione di un film di Fellini restaurato. Cosa che già mi era capitata con 8 e mezzo all'Auditorium. Questa volta però non ho potuto godere del megaschermo e dell'audio incredibile della Sala Grande dell'Auditorium, ma mi sono accontentato dell'intimità della Sala Trevi.
Si dice che Fellini abbia voluto girare il Casanova per fare i conti con se stesso. Arrivato a 60 anni subì una terribile crisi. Lui stesso disse che aveva sempre vissuto in uno stato senza età, si era sempre sentito come se avesse avuto trent'anni e ora di colpo ne aveva 60. La sua visione del Casanova è più la più pessimista possibile. Un uomo la cui visione ed il cui rapporto con le donne Fellini disprezzava molto, poichè le riduceva ad un gioco, un passatempo, un'abilità (cosa perfettamente rappresentata nella scena della gara con il cocchiere). Diceva inoltre di Casanova che era un non-nato, prigioniero del feto materno.
Il film ha un'attenzione maniacale all'irrealtà dei particolari, fellinianamente si prende cura di creare ambienti, situazioni e scene che con la realtà abbiano poco a che vedere ma che comunichino, l'esempio più evidente è il mare intempesta (che già si era visto nell'immediatamente precedente Amarcord) fatto palesemente con della tela agitata dal vento, un effetto poverissimo che però rende l'idea di una marea irreale, onirica e malevola.
Nelle ambientazioni festaiole di corte in cui si muove Casanova e nei particolari barocchi del '700 Fellini ci sguazza, puntando su un cattivo gusto incredibilmente grottesco, che descrive un mondo sentimentalmente povero dove ogni infatuazione del grande seduttore finisce con un nulla di fatto o sfocia nel ridicolo, un continuo innamorarsi senza passione (come negli episodi della ragazza che sviene di continuo o del manichino).
In alcuni tratti il film però risente dei tipici difetti del cinema di Fellini: i grandi silenzi con il sottofondo del solo rumore del mare che sonorizzano lunghe scene monotono e una certa difficoltà a far procedere il film senza tenere una trama ma giustapponendo degli episodi (difetto che secodo me hanno anche La Dolce Vita e Amarcord e che invece non si riscontra in 8 e mezzo (bella forza è un film perfetto) Lo Sceicco Bianco e I Vitelloni).
Alla fine l'impressione è quella di un film irrisolto cominciato senza sapere che se ne sarebbe fatto (come molte volte capitava a Fellini) e che non è riuscito a dare una visione unitaria, chiara o anche solo forte del personaggio.





19.11.05

La classifica definitiva

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Le classifiche.... Impossibile vivere con loro e impossibile vivere senza di loro.
Devo dire che questa volta è una classifica seria. Perchè aggrega 15 diverse classifiche fatte da giornali diversi e alla fine trae le conclusioni dei giochi preferiti di sempre aggrgandone i risultati.
Sono dunque fiero di annunciare la totale vittoria della Nintendo, che meritatamente si conferma la casa produttrcie che negli anni ha saputo fornire i giochi migliori per ogni console.
Infatti il gioco più amato in assoluto è risultato Tetris (la droga) seguito da Legend Of Zeld: Ocarina Of Time (io è una vita che lo sostengo). Poi ci sono Super Mario 64 (fu veramente un punto di svolta e giocabilissimo), Legend Of Zelda: A Link To The Past e Strett Fighter II (il mito).

Dark City (id., 1998)
di Alex Proyas

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Non soddisfatto de Il Corvo, Alex Proyas ha voluto spingere nel suo film successivo sulla fantascienza a sfondo psicologico. Così con il medesimo team (e si vede) di fotografo e montatore si è messo all'opera su Dark City. Il risultato è un simil Blade Runner con la fotografia di Linea Mortale e Batman Returns.
Non mi è piaciuto Dark City, non per altro, ma anche solo per la maniera di trattare il tema dell'alieno. Non ci sto a vederli così piatti e banali, intrsisi di una cattiveria non umana, tutti intenti a a capire cosa renda gli umani speciali. No non ci sto. E a poco servono i colpi di scena e il lento disvelarsi dei segreti del film.
Non amo questo futuro anni '40 che già si era l'anno prima in Gattaca (comunque meglio) e ancora prima (ma quello era un presente anni '40 ed era ben più geniale) in Batman. Non amo queste luci colorate stile-neon, nè le riprese storte di Proyas. No proprio no su tutta la linea.
Anche il personaggio di William Hurt non mi ha convinto, e nemmeno il classico incompreso, quello che ha sgamto tutto ma lo credono pazzo. Poi il tema dell'eroe onnipotente..... Non ce la posso fare.





Il numero 2 si dà sempre più da fare del numero 1

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L'operazione di evoluzione mediatica del Corriere.it è partita lenta e inutile, come spesso accade all'inizio di un simile progetto da parte di un colosso, ma si sta rivelando interessantissima.
L'offerta fino a pochi giorni fa si limitava ad una diversa veste delle fotonotizie o delle gallerie, con in più qualche video e trailer cinematografico; la solita riproposizione di contenuti che originariamente sono pensati per un'altra sede.
Da l'altro ieri credo, il Corriere.it ha cominciato a proporre invece contenuti prodotti appositamente per quella forma, piccoli video di 3 o 4 minuti in cui le grandi firme parlano di un tema. Per ora sono disponibili in forma video le rubriche TeleVisioni e Il Film di Aldo Grasso e Paolo Mereghetti. All'interno di uno studio piccolo, ma funzionale e sobrio, con il solo supporto di un televisore piatto i giornalisti fanno le loro recensioni o le loro riflessioni intervallati nel montaggio da immagini di ciò di cui stanno parlando (trasmissioni televisive per Aldo Grasso, trailer dei film per Mereghetti). Ancora i discorsi sono più che altro delle letture dei loro articoli, me quando invece partono solo dagli articoli per fare delle dissertazioni su tematiche che necessitano del supporto delle immagini (cinema e televisione), la cosa si fa più interessante.
I due sono anche abbastanza spigliati e accattivanti (e non è mai detto), per me è già una droga. La decisione di farli durare 3/4 minuti è determinante e riuscitissima, tipica del videoblog consente il massimo dell'attenzione per un tempo giustamente limitato. Sono riusciti a dare una forma a questo tipo di contenuti che mi sembra veramente adatta al medium.
Anni luce avanti alle proposte video di Repubblica.it (che al momento vanta una posizione dominante sul mercato in termini di utenti), il quale si limita a proporre una diretta video in streaming delle trasmissioni di RepubblicaRadio. Il risultato è un pastrocchio mediatico di contenuti assolutamente inadatti al medium. La radio su internet ha un suo senso e per dargli un valore aggiunto solitamente si pensa all'interazione, ma RepubblicaRadio non gode di nessuna interazione possibile e pretende anzi dall'utente il massimo dell'attenzione per un minimo di 15 minuti (tanto durano i blocchi di programmi). In più non c'è una regia in differita, cioè un montaggio con contenuti che siano extra-RepubblicaRadio, ma solo una regia in diretta che si limita a cambiare inquadratura tra i due conduttori, praticamente il minimo dell'appeal. Oltre tutto, per ora almeno Rapubblica Radio manca di protagonisti che attirino l'attenzione, perchè RepubblicaRadio (come tutti i programmi di approfondimento radiofonici) si basa su interviste telefoniche ai protagonisti dei fatti o agli opinionisti e al momento solo di rado sono presenti in studio le grandi firme (Paolo Garimberti a parte).
Eppure è un peccato, perchè il gruppo a cui appartinene Repubblica Radio per tanti versi è più avanti dal punto di vista tecnologico, basti guardare agli esperimenti di Mario Tedeschini sull'ipervideo, che sembravano poter portare qualcosa di mediaticamente nuovo. L'interazione con il video sarebbe un ottimo terreno di conquista, magari abbinato agli approfondimenti di RepubblicaRadio, potrebbe integrare finalmente i contenuti prodotti per la fruizione in rete con la rete stessa tramite link esterni o aggiunte interne al player.

18.11.05

Uscite programmate

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Martedì esce la nuova Xbox 360 e c'è qualcuno che già l'ha provata.
Anzitutto le cose che già si sanno: controller senza fili con batterie ricaricabili (c'è anche un cavo USB per ricaricare mentre si gioca), cuffia con microfono per chattare (necessaria connessione), connessione con Live (il nuovo portale web 2.0 di Microsoft).
In qualsiasi momento, qualsiasi cosa tu stia facendo (giocando, vedendo un film, girando su internet...) un pulsante al centro del controller visualizza un menù pop up dal quale si possono controllare messaggi, mail, gestire i pezzi di musica (c'è anche un hard disk da 20 GB) ecc. ecc.
Sul davanti ci sono entrate per connettere la Xbox360 ai lettori MP3 (iPod compreso) o al computer, per scambiare o gestire dati tipo foto o file musicali.
Ora la grafica. La360 pare sia stata concepita per l'HDTV, la televisione ad alta definizione, con la quale si ottengono grandissimi risultati in termini di grafica, soprattutto per gli elementi di sfondo e i particolari. Cmq funziona e bene anche con i televisori tradizionali.
Il punto pare essere che nonostante tutte queste esaltnti nuove funzionalità, la nuova Xbox non sia poi così rivoluzionaria, cioè tutte le le novità paiono essere dei piccoli goodies di contorno e non rivoluzioni sostanziali, come il fatto che sui controller c'è il pulsante di accensione (ma che idea geniale, perchè nessuno ci ha mai pensato???). La stessa idea di permettere in qualsiasi momento la connessione al portale Live di Microsoft non consente di fare nulla se non 4 cavolate.
In sostanza non sembra ci sia un effettivo mutamento dell'esperienza di gioco, che è quello che ci si aspettava per i 400$ dollari che vengono richiesti e l'infinità di componenti.

La visione di gruppo

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Sul blog di Achille è partita una bellissima discussione su un mio pallino da sempre, la visione di gruppo e le sue conseguenze. Come vedere un film insieme a moltissime altre persone cambi la tua esperienza.
In particolare si parla del momento in cui tutto il pubblico spontaneamente decide di appluadire. Alle volte accade per cause filmiche (momenti topici), ma le migliori sono le volte che accade per cause extra-filmiche (applausi spontanei all'inizio di Santa Maradona quando si vede il famoso gol del pibe de oro all'Inghilterra).
Quando tutto il pubblico piange (capita di rado, ma quando capita....), che ti puoi guardare intorno e vedere i soggetti più assurdi con il viso deformato dalle lacrime, o quando (più frequente) tutti ridono con te di gusto.
E' fantastica la visione di gruppo.

Manderlay (id., 2005)
di Lars Von Trier

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Innanzitutto Dogville.
Dogville mi era piaciuto anche se non eccessivamente. Avevo apprezzato tantissimo le scelte estetiche: i colori, le inquadrature ecc. ecc. Veramente all'altezza della situazione e non mi era dispiaciuta la trama anche se non mi avevano convinto troppo i personaggi.
Ora Manderlay.
Manderlay rispetto a Dogville (paragone obbligatorio) è decisamente più didascalico, cosa discretamente fastidiosa, c'è UNA chiara interpretazione del film, UNA chiara metafora, UNA chiara conclusione a cui giungere. Che peccato. Impossibile non rivalutare Dogville che invece poggiava su una complessità non indifferente!
Siamo di fronte ad un capitolo intermedio, di transizione, con il quale Von Trier vuole, costi quel che costi, attaccare la politica imperialista americana traendone facili morali e non proponendo visioni contraddittorie.
Anche qui Grace compie un percorso di autoritarismo/svelamento/vessazione che corrisponde ad un persorso amoroso infatuazione/consumo/disprezzo, che a questo punto mi sento legittimato a pensare siano sintomatici della trilogia, ma in Manderlay queste dinamiche sono molto più scontate e banali, anche perchè già le abbiamo viste in Dogville.
In compenso ci sono trovate estetiche forse anche migliori del precedente capitolo. Se il pavimento nero secondo me era meglio (ma qui se il pavimento era nero non si sarebbe distinti gli attori di colore), di sicuro in questo film viene fatta un'operazione di coerenza sui colori che nell'altro non c'è. Siamo sempre sulle tonalità del rosso, dalla sabbia, al terra di Siena, ai capelli di Grace, che ogni tanto sconfina nel verde acqua, come nella bellissima inquadratura della bambina morta. Impagabili le scene iniziali/finali con la grande mappa americana (ma dove diamine l'ha girata?) e quella del sesso furioso con il viso di Grace solo parzialmente coperto.
La scrittura è comunque sempre all'altezza del precedente.
Attendo fiducioso la chiusura in Wasington.
Ma Manderlay non era il nome della residenza di Laurence Olivier in Rebecca, La Prima Moglie?
Se si, ma che c'entra?





C'etait un rendez-vous

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E' qui disponibile il cortometraggio del 1976 di 8 minuti di Calude Lelouch "C'était un rendez-vous", in ciu un uomo al volante di una Ferrari attraversa tutto il centro di Parigi ad una velocità folle, sfiorando passanti, macchine e bruciando semafori rossi. E' un esempio di quello che Lelouch voleva definire come cinema-verità. Infatti è tutto vero, fu girato una mattina d'estate molto presto e si dice che alla guida ci fosse un pilota di formula 1, forse Jackie Ickx.
Il film era introvabile fino ad oggi, infatti dopo la su aprima proiezione fu sequestrato assieme al regista per scoprire chi era alla guida, ma nessuno parlò.
E' bellissimo. Ed è incredibile che lo sia dato il soggetto, eppure la scelta dell'ora (un alba un po' grigia in cui ancora ci sono alcune luci), i settaggi dell'esposizione, un obiettivo un po' deformante e la scelta del percorso (in alcuni punti bellissimo), lo rendono cinema anzi che una delle solite cazzatine che si trovano su internet.

Vi ricorderete di me per film come me...

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E' morto Stevan Larner. Lo ricorderò per La Rabbia Giovane.

17.11.05

Presentato il computer da 100 dollari

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E' stato presentato oggi all'interno del summit mondiale della società dell'informazione a Tunisi il computer per i paesi del terzo mondo ideato da Nicholas Negroponte in collaborazione con l'MIT di Boston di cui si era già parlato qui e poi qui.
Un po' tutti rosicano. Infatti Jobs aveva proposto di metterci sopra OS X gratis, ma Negroponte ha detto che voleva un software open source per motivi di costi di sviluppo e si sa che Gates l'ha incontrato a pranzo. Addirittura da Hong Kong una ditta rilancia dicendo che ne distribuirà uno gratis utilizzando uno sponsor. Io credo di più in quello da 100 dollari, mi sembra un progetto nettamente più serio e ragionevole.

La memoria digitale

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Ieri ho dimenticato il cellulare a casa ed è stato un giorno da incubo. Oggi però non è stato da meno, questa volta ho dimenticato a casa il protafogli ed ho dovuto ingegnarmi con trucchi da Chaplin per mangiare qualcosa e bere con a mia disposizione un euro rimasto in tasca senza che nessuno si accorgesse del mio stato di indigenza.
In questi casi (che tendono ad accadere con frequenza allarmante) mi sento la materializzazione del paradigma mcluhaniano per il quale gli strumenti tecnologici sono l'estensione dei nostri sensi e quindi, in alcuni casi, della nostra memoria.

I Fratelli Grimm e L'Incantevole Strega (The Brothers Grimm, 2005)
di Terry Gilliam

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L'eccitazione che era serpeggiata alla notizia di un nuovo film di Terry Gilliam (dopo le disastrose peripezie del suo don Chisciotte immortalate in Lost in La Mancha) con protagonisti i fratelli Grimm è stata seguita dalla grande delusione di quasi tutti i cineblogger e gran parte della critica. Il film, nonostante non sia valutato come brutto, viene accusato di essere altamente sotto le potenzialità geniali ed innovative del grande talento inglese. E non a torto.
I Fratelli Grimm mi è sembrato un film disneyano affidato a Gilliam. Il risultato allora non poteva che essere questo, una discrepanza tra contenuto e messa in scena. Gli effetti, le riprese e le ossessioni tipiche di Gilliam ci sono (una su tutte lo specchio, la visione della nobiltà militare francese e la bellissima scena sul tetto della torre!), ma in molti momenti accadono e si dicono delle cose che cozzano deicsamente con l'idea di un film adulto e complesso. Non che un film per essere bello debba essere per forza adulto e complesso, ma si sente il contrasto che effettivamente c'è stato tra la produzione ed il regista.
In molti momenti il film convince veramente, ma non emoziona mai. I personaggi sono abbastanza ridicoli, mentre la resa visiva è bellissima, anche molto più di Il mistero di Sleepy Hollow, che ne condividele medesime atmosfere. Non solo bella, la fotografia e la scenografia è molto personale, immediatamente Gilliam, la sceneggiatura è immediatamente Howard (l'Howard di Willow).
Niente da dire su Monica Bellucci, che sta lì. Agli americani piace, a me fa piacere che stia lì. Basta. Un po' più ci sarebbe da dire sulla traduzione del titolo, ma in fondo, se porta effettivamente (e questo lo vorrei davvero scoprire) più gente al cinema, ben venga.
Frankie666 l'infallibile alla prima apparizione del comandante francese ha riconosciuto in lui Jonathan Pryce il protagonista di Brazil. Tanto di cappello.
Ora con la stessa spasmodica attesa che ha preceduto i Fratelli Grimm si attende Tideland, il secondo film in quest'anno di Terry Gilliam. In sostanza è pronto e dovrebbe uscire di qui a poco. Niente blockbusterate si vocifera sia un Gilliam come piace a Gilliam, niente compromessi con la produzione, niente attoroni (solo Jeff Bridges). I Fratelli Grimm dovrebbe essere stato il dazio commerciale da pagare per poter girare Tideland.
Segnala goljadkin che sul sito c'è il trailer (cliccare su acces map). Per quanto mi riguarda l'aspettativa è alta.





Un dado è per sempre

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16.11.05

Che cos'è Google Base?

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Il 26 ottobre è stato scoperto casualmente da un navigatore, non si capiva che fosse, si mormorava fosse un'alternativa ad eBay e già aveva fatto scoppiare un casino. Vittorio Zambardino gli aveva dedicato anche un Scene Digitali cercando di prefigurarne gli utilizzi.
Oggi Google Base diventa ufficialmente attivo (in versione Beta chiaramente (ma quand'è che i servizi Google escono dalla fase di beta-testing?)). Grandissimo clamore. "E' attivo Google Base, lo possiamo usare ora!" Si, ma cos'è? Cosa fa? Cosa cerca? Anzi è meglio dire: cosa indicizza?
Dopo una mattina di giri, test e prove qualcosa l'ho cominciata a capire.
Google Base è un'applicazione in pieno stile Google, che è predisposta per la massima personalizzazione possibile. Con Google Base gli utenti forniscono gli "item" da indicizzare, ma cosa si intenda per item è difficile da dire. Un item per Google Base può essere un indirizzo URL, un feed XML, o anche un file. Ci sono molte categorie sotto le quali mettere i propri item e altre se ne possono creare a piacimento.
La cosa strana di Google Base è che non è molto diverso dal normale servizio di ricerca, solo sembra migliore. Quando sarà a pieno regime si potrà cercare un po' di tutto (come ora su Google) ma gli elementi saranno categorizzati meglio. Ci saranno anche i file mandati dagli utenti (ogni utente poi ha una propria dashboard con i dati degli item mandati), le segnalazioni di articoli, le offerte di lavoro, le recensioni, gli oggetti in vendita, i servizi, le pubblicità (sto semplicemente elencando le categorie di Google Base)...
Ma sono sicuro che a Mountain View si aspettano di più di questo, si aspettano cioè che gli utenti decidano che farci e tirino fuori qualcosa di interessante, come sta accadendo con Google Earth, ogni giorno ne esce un applicazione nuova, o come è accaduto con Flickr che nel tempo è diventato un motore di ricerca per fotografie di privati attraverso i tag.
Non farà concorrenza ad eBay come si diceva, nè ad Amazon, non è una piattaforma per vendere oggetti.
Secondo me a grandi linee Google Base è una piattaforma (puro web 2.0) dei propri item che si vuole condividere, cioè di tutti i dati (foto, file, blog, articoli, oggetti da vendere ecc. ecc.) che si vuole condividere. I privati condivideranno le loro cose, le aziende condivideranno annunci, offerte o pubblicità.
La differenza con una normale ricerca su Google sarà che su Google trovi tutto quel che c'è, mentre su Base trovi tutto quello che la gente vuole ci sia, cioè vuole condividere, quindi sarà anche meglio categorizzato. Per esempio: questo blog è indicizzato da Google perchè io l'ho segnalato ed ogni ulteriore pagina che creo viene indicizzta in automatico, con Google base se segnalo un post solo quello rimane indicizzato, gli altri non ci saranno, perchè solo quello voglio condividere e posso specificare autore, data, tag, descrizione, titolo, se scade, dove si trova, mettere una foto ecc. ecc.
Non mi esalta la funzione che si prevede per Google Base, ma tutte quelle che non sono ancora prevedibili.

Condividere la propria musica con gli altri

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E' l'iPod Mega Helmet, un raffinatissimo prodotto che sfrutta tutte le ultime tecnologie per consentire a tutti di diffondere la musica del proprio iPod quando si è in giro.
Lo potete costruire tutti, qui le istruzioni.

15.11.05

C'Era Una Volta In Messico (Once Upon A Time In Mexico, 2003)
di Robert Rodriguez

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Non me l'aspettavo così. Nessuno aveva detto che è un grande omaggi o (e pure riuscito) al cinema di Hong Kong. Sono rimasto molto stupito.
Sempre più tarantinico (ma che regista sarebbe stato se non fosse nato nell'epoca di Tarantino?), Rodriguez fa un'operazione di contaminazione difficilissima, che rischiava di scadere nella porcata più totale e invece funziona. C'Era Una Volta In Messico ha proprio tutte le caratteristiche, i pregi e anche i difetti dell'action movie hongkonghese stile John Woo: epica/mito/ralenti/stilizzazione della violenza/doppie pistole/flashback/protagonisti dal carattere abbozzato/comprimari molto più interessanti/tradimenti/rivelazioni/agnizioni. In più c'è un gran tocco di ironia nel modo di vedere questo cinema, Rodriguez sembra celebrarne la grandezza e deriderne le cose più ridicole.
Tanti elementi sono veramente convincenti dalla colonna sonora (dello stesso Rodriguez) alla scena in pure stile "hong kong in America" di Salma Hayek/Antonio Banderas incatenati che fuggono dalla finestra, dai mille piccoli strategemmi attuati dai personaggi alla fine che fa ognuno. Esemplare il caso del personaggio di Johnny Depp che finisce cieco (la cecità è un cult grandissimo), e bellissima la scelta di lasciare sempre il sangue sulle guance. Queste sono idee!
Un action movie messicano, girato alla hongkonghese con influssi americani che convince. Peccato che Rodriguez ci metta davvero poco di suo. Il film è un po' un compendio dell'action movie moderno, ma non ha nulla di nuovo, non porta nulla al genere di innovativo. Peccato sul serio perchè è fatto molto bene, c'è una cura nella fotografia, negli scenari e nei set che sta a metà tra la grande produzione americana e l'estetica cinese, però poi tutta questa perizia si perde appresso ad una trama scritta per somigliare a qualcos'altro, una direzione degli attori fatta pensando a Chow Yun-Fat e una voglia di dire "A me è questo il cinema che piace!".
In questo si misura purtroppo tutta la distanza tra Rodriguez e Tarantino. Il primo al suo meglio riesce a fare un ottimo prodotto che guarda ad altre cinematografie traducendole in messicano, il secondo al suo meglio di mille diverse contaminazioni crea un prodotto nuovo e incredibilmente personale. Per Tarantino il cinema del passato o extra americano è una forma attraverso la quale passare i suoi contenuti originali e personali per farli uscire come piacciono a lui, per Rodriguez forma e contenuto sono entrambi una citazione da ambientare in un luogo diverso.




Vi ricorderete di me per film come....

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E' morto Agenore Incrocci (Age). Io lo ricoderò per Divorzio All'Italiana.

Donne e tecnologia

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Come vedete non ne parlo solo io ma anche Repubblica.it. E sostengono esattamente le stesse cose che dico io! Incredibile.

Arredamento geek

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E' un tavolo la cui superfice è un vecchio Hard Drive del 1970. La parte centrale è in alluminio così come il piedistallo creato per l'occasione.



via BoingBoing

14.11.05

Don Quijote (Don Quijote de Orson Welles, 1992)
di Orson Welles

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Questo Don Quijote di Welles è datato 1992 perchè si tratta di un recupero e montaggio del materiale che Orson aveva girato in svariati anni e mai finito di fare. Già quasi tutti i film di Welles hanno avuto lavorazioni difficilissime per problemi con la produzione e mancanza di fondi, ma il con Chisciotte in particolare fu un dramma, tanto che ad un certo punto Orson voleva modificare il titolo in "Don Quijote, when are you gonna to be finished?".
E' indubbio che tutto questo si veda nel risultato finale, e come sempre accade in questi casi è inevitabile chiedersi se il risultato sia solo una brutta copia degli intenti del regista o un continuo adattarsi ai problemi.
Il film infatti parte con voce narrante e immagini tipiche da film su Don Chisciotte (eccetto per il fatto che sono spesso sovraesposte o in negativo), nel corso del film però si capisce che nonostante il Don Chisciotte ed il sancho Panza che vediamo siano in costume, la vicenda si svolge nell'attualità. Ci sono motorini, macchine, televisori e molte scene rubate alla strada (manifestazioni e feste popolari). Più si va avanti però più la storia comincia a ripiegarsi su se stessa, Don Chisciotte, dopo una classica peregrinazione nella campagna della mancia e dopo qualche classico delirio sul tema del cavaliere errante, si imbatte nella modernità e nello stesso Welles, che interpreta se stesso mentre gira un film su Don Chisciotte in Spagna. Ci sono anche immagini da telegiornali (franchisti) che parlano della presenza del regista americano per la lavorazione di questo film su una grande opera spagnola.
Separato dal padrone, Sancho Panza vaga per feste popolari, tra cui anche quella famosa di San Firmino a Pamplona, ed entra in contatto con i mezzi della modernità di cui (parzialmente) ignora l'esistenza e il film diventa quasi un documentario sulla Spagna di Franco ed il suo attaccamento alle tradizioni.
Ma Welles non si ferma e se Don Chisciotte in sè è una varazione sui temi della finzione e della realtà, Welles allarga la riflessione al cinema come fornitore di menzogne. Il film nel film, il metacinema, mette Don Chisciotte (che già è visionario di suo) a confronto con un sistema di narrazione a lui sconosciuto che però rifiuta, nonostante egli sia in cerca continuamente di qualcuno che narri le sue gesta, lo disprezza perchè appunto menzognero.
Un film vario varissimo, (chissà se per vera intenzione dell'autore) povero (ci sono scene che prevedono inquadrature da feste popolari in cui tramite il doppiaggio si mettono in bocca alla gente frasi non loro per farli interagire con gli attori e mandare avanti la trama) ma geniale (alcune inquadrature della campagna spagnola, dei cieli e del rapporto Don Chisciotte/natura sono pazzesche!), che dimostra come l'arte non si fermi davanti a nessuna difficoltà (nonostante i difetti tecnici evidentissimi il film è forte comunque).
Di certo un film non riuscito e a tratti noioso, ma per tanti altri versi impressionante.





La tecnologia migliora la vita

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Non mi ha mai sfiorato nemmeno il dubbio che la tecnologia, anzi il progresso tecnologico, corrispondesse ad un regresso romantico, o anche solo ad un aumento della mole di lavoro.
Lo dico perchè ho letto quest'articolo di Wired nel quale l'autorevole direttore della sezione News, sostiene che non solo le tecnologie hanno inaridito la vita (fa anche la classica contrapposizione tra i "meravigliosi" tempi d'attesa spasmodica di una lettera tradizionale contro la fredda immediatezza dell'email), ma la contrazione temporale di molte operazioni, il fatto cioè che si possano fare le medesime cose in minor tempo, ci avrebbe anche portato moli di lavoro maggiori. Ci ritroveremmo così asfissiati da moli di lavoro storicamente improponibili da eseguire con freddi macchinari.
Premetto che ho letto anche io "Ironies in the household" il testo di Ruth Schwarz Cowan in cui viene dimostrato come il progresso tecnologico abbia portato sempre più lavoro e problemi per la casalinga spostando di fatto l'asse produttivo sempre più verso la casa (prima la casalinga era solo il terminale di un lungo processo di produzione che culminava con la vendita del prodotto finito), e rendendo contemporaneamente la donna di casa solo un anello di un sistema del quale non sempre comprende o conosce il funzionamento, così che se una sua parte subisce un intoppo non è in grado di fare nulla. Ma il discorso qui mi sembra diverso.
Non solo se penso ai lavori che si facevano nell'800 (per non andare più indietro), mi sembrano cento volte più faticosi e meno poetici (gente addetta alla manutenzione del tornio, spegnimento e accensione delle luci pubbliche ecc.ecc.), ma soprattutto mi sembra che oggi, proprio in virtù della contrazione dei tempi di comunicazione si abbia la possibilità di portare la nostra vita sul posto di lavoro. In primis con il telefono, con il quale posso sentire "i miei cari" dal lavoro, fino ai sistemi di messagistica istantanea, con i quali posso stare in contatto con molte più persone contemporaneamente mentre lavoro. E proprio questi sistemi come l'SMS hanno dimostrato come la fredda tecnologia sia in realtà un vettore di emozioni e sentimenti.
Riguardo poi la storia delle moli di lavoro trovo (e chiaramente non sono certo l'unico nè tantomeno il primo) che l'aumentare dell'uso di tecnologie nel lavoro svincoli progressivamente l'uomo dai compiti monotoni e ripetitivi lasciando campo libero alla creatività.
Insomma trovo indubitabilmente vero che la tecnologia migliori la qualità della vita, sotto tutti i punti di vista.

Alternative al P2P

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Salvatore Aranzulla segnala alcuni modi alternativi per scaricare musica sfruttando il web e i motori di ricerca. Ho provato. Funziona.

Non ci posso credere

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Eddie Guerrero (1967 - 2005)

Qui un ricordo affettuoso di Michele Posa (uno dei commentatori).

12.11.05

E' una cosa che proprio non sta nè in cielo nè in terra

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Ronaldinho dichiara che quello che fa nel noto filmato che gira in rete (di cui ho parlato qua) è tutto vero: "Tutto vero. Le immagini non sono state modificate. Quello che si vede nel video è reale, sono cose che io faccio in allenamento. Non ci sono montaggi, non ci sono trucchi."
Non ci credo. O lo fa durante il riscaldamento di una partita o non ci crederò mai.

Circoli virtuosi

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La National Academy of Television Arts and Sciences, ha deciso di creare una nuova categoria per i premi Emmy, gli Oscar della televisione. Non sono proprio l'equivalente dei Telegatti, sono una cosa super partes tenuta molto più in considerazione, anche perchè serve a fare da pubblicità alle serie televisisve che si danno battaglia in categorie simili a quelle dei film.
Da ora ci sarà una categoria specifica che premierà i video girati specificatamente per dispositivi portatili o comunque "non-traditional delivery paltforms". Chiaramente non saranno valide le riproposizioni di contenuti televisivi, cioè le puntate di Lost per iPod Video non saranno considerate elegibili. I filmati che potranno partecipare dovranno durare meno di 20 minuti ed essere stati prodotti per quel tipo di fruizione.
Questo, anche a detta di chi ha partorito questo premio, dovrebbe instuarare un circolo virtuoso. Nel senso che al momneto la produzione di video specifico per handhelds (smartphones, iPod, PSP ecc. ecc.) sta nascendo, non è esplosa ma è in crescita. Un riconoscimento ufficiale come questo (dato all'interno di una serata di gala vista in tutto il mondo) è un incentivo niente male alla produzione. Inoltre definisce una volta per tutte che questo tipo di contenuti ha un suo valore, li istituzionalizza, segnando in un certo modo un punto dal quale non si torna indietro. Per dire: annullare un premio del genere sarebbe una figuraccia orrenda.
Inoltre c'è da dire che con tutta probabilità dietro a questo fenomeno ci dovrebbe essere Sony, non foss'altro per il fatto che produce la PSP, produce Smartphones e produce film, video e musica. Da una cosa del genere ne traggono beneficio almeno la metà delle sue sezioni...

Come eravamo

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1975, un hard disk da 500Kb. Bisognava indossare quel tipo di tutina per lavorarci e ci voleva qualche giorno per la formattazione.